Factoring

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Il factoring[1] è una figura negoziale di matrice anglosassone.

Con questo termine, si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il quale un imprenditore (denominato "cedente") si impegna a cedere tutti i crediti presenti e futuri scaturiti dalla propria attività imprenditoriale ad un altro soggetto professionale (denominato factor) il quale, dietro un corrispettivo consistente in una commissione, assume l'obbligo a sua volta a fornire una serie di servizi che vanno dalla contabilizzazione, alla gestione, alla riscossione di tutti o di parte dei crediti che quest'ultimo vanta in relazione alla propria attività, fino alla garanzia dell'eventuale inadempimento dei debitori, ovvero al finanziamento dell'imprenditore cedente sia attraverso la concessione di prestiti, sia attraverso il pagamento anticipato dei crediti ceduti.

La cessione dei crediti non rappresenta il fine ultimo dell'accordo, ma lo strumento attraverso cui è possibile l'erogazione dei servizi da parte del factor.

I crediti affidati in amministrazione al factor non devono di norma essere ceduti allo stesso; tuttavia nella maggior parte dei casi dietro il contratto di factoring si cela un'operazione di finanziamento dell'impresa cliente, infatti è prassi costante che il factor conceda all'impresa cliente anticipazioni sull'ammontare dei crediti gestiti.

La cessione può avvenire in due modi differenti:

  • pro soluto: il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente;
  • pro solvendo: lasciando al cliente il rischio dell'eventuale insolvenza dei crediti ceduti.

Tipologie di factoring[modifica | modifica sorgente]

  • Full Factoring: vengono acquistati, continuativamente, i crediti commerciali dei clienti man mano che essi sorgono;
  • Maturity Factoring: vengono mantenuti uguali le componenti gestionali e assicurative; il factor si astiene dal fornire supporto finanziario al cliente;
  • International Factoring: rivolto a clienti e debitori di Paesi differenti.

La legge n. 52 del 1991 ha previsto l'istituzione di un albo delle imprese che praticano la cessione dei crediti d'impresa (albo tenuto a cura dalla Banca d'Italia). Tale legge non ha introdotto nell'ordinamento italiano la disciplina giuridica del factoring, che perciò continua ad essere considerato un contratto atipico, ma si è limitata a modificare la disciplina tradizionale della cessione dei crediti, ovviando alle problematiche (seguenti) legate alla disciplina codicistica della cessione dei crediti (Artt. 1260 e ss. Cdo.Civ.):

  • cessione di crediti futuri;
  • notifica al debitore ceduto ai fini dell'opponibilità;
  • non contempla la "componente finanziaria" dell'operazione di trasferimento del credito.

Le norme della legge n. 52 del 1991 si applicano alle cessioni verso corrispettivo di soli crediti pecuniari e quando sussistano le seguenti condizioni:

  • che il cedente sia un imprenditore;
  • che i crediti ceduti siano pecuniari e siano imputabili a contratti stipulati dal cedente nel corso della sua attività imprenditoriale;
  • che il cessionario sia una BANCA o un INTERMEDIARIO FINANZIARIO disciplinato dal testo unico in materia bancaria (D.Lgs. 230 del 1993), il cui oggetto sociale preveda l'acquisto di crediti d'impresa.

La legge n. 52 del 1991 introduce l'efficacia della cessione verso terzi, il concetto di "finanziabilità" del cliente attraverso il pagamento anticipato del corrispettivo, introduce altresì la cessione di crediti futuri ed in massa all'interno di un arco temporale ben definito di 24 mesi.

Salvo patto contrario, questo tipo di cessione si considera pro solvendo.

I contratti stipulati dalle società di factoring sono assoggettati alla disciplina sulla trasparenza delle operazioni bancarie e finanziarie prevista dal decreto legislativo n. 385 del 1993, in quanto dette società sono comprese tra i soggetti che esercitano professionalmente attività di prestito e finanziamento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ si tratta di una tipologia contrattuale introdotta nel nostro ordinamento sulla scorta dell'esperienza giuridica propria di altri Paesi, in base al generale principio dell'autonomia negoziale (art. 1322 cod. civ. ). È stata recepita per effetto della legge 21 febbraio 1991 n. 52 (Disciplina della cessione dei crediti di impresa) nonché della legge 14 luglio 1993, n. 260, che ha ratificato la convenzione sul factoring internazionale di Ottawa (Convenzione in data 28 maggio 1988), la quale appunto si riferisce soltanto ai contratti internazionali, ponendo una disciplina per lo più derogabile dalle parti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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