Fa' la cosa giusta

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Fa' la cosa giusta
Fa' la cosa giusta (1989).png
Titoli di testa
Titolo originale Do the Right Thing
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1989
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Spike Lee
Soggetto Spike Lee
Sceneggiatura Spike Lee
Produttore Spike Lee, Zimmie Shelton, Monty Ross, Joe Kilik
Casa di produzione 40 Acres & a Mule Filmworks
Fotografia Ernest Dickerson
Montaggio Barry Alexander Brown
Musiche Bill Lee, Branford Marsalis, Terence Blanchard
Scenografia Wynn Thomas
Costumi Ruth Carter
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Fa' la cosa giusta (Do the Right Thing) è un film del 1989 scritto e diretto da Spike Lee.

È considerato uno dei migliori film del regista afroamericano.[1] Ha ricevuto due nomination agli Oscar: come migliore sceneggiatura originale e come miglior attore non protagonista (Danny Aiello).

Nel 1999 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2] Nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaseiesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi (nella classifica originaria del 1998 non era presente).[3] La rivista Sight and Sound ha inserito il film al sesto posto della classifica dei film più belli degli ultimi venticinque anni.[4]

Alla sua uscita nelle sale statunitensi il film suscitò grandi discussioni. Per alcuni, infatti, il film istigava i giovani afroamericani dei quartieri popolari alla rivolta.[1]

Alla base del film ci sono alcuni fatti realmente accaduti: una rivolta ad Harlem avvenuta negli anni quaranta, l'uccisione da parte di otto poliziotti bianchi di un uomo di colore e soprattutto il cosiddetto Howard Beach Incident, ossia il pestaggio da parte di alcuni giovani italoamericani ai danni di tre afroamericani, con l'ausilio di mazze da baseball e tirapugni, davanti a una pizzeria. Uno di loro venne inseguito fino all'autostrada, dove morì investito da un'auto. La reazione della comunità afroamericana fu durissima.[1]

La canzone Fight the Power, dei Public Enemy, dal testo fortemente critico verso la società statunitense, il capitalismo, i mass media e il fallimento dell'integrazione razziale, ottenne un gran successo. Dopo la fine delle riprese del film, Lee ne diresse il videoclip.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sulle note di Fight the Power dei Public Enemy, una ragazza portoricana, con indosso dei guantoni da boxe, balla freneticamente.

La voce del disc jockey Mister Señor Love Daddy, che trasmette dalla stazione We-Love Radio, dà il buongiorno agli abitanti del quartiere di Bedford-Stuyvesant.

Sal è un italoamericano che gestisce una pizzeria, insieme ai figli Pino, razzista e manesco, e Vito, timido e calmo. La pizzeria di Sal è tappezzata di fotografie raffiguranti celebrità italoamericane, come Al Pacino, Robert De Niro, Frank Sinatra e Sylvester Stallone, ed è un luogo di ritrovo per molti abitanti del quartiere. Sal e i suoi figli sono gli unici abitanti bianchi. Di fronte alla loro pizzeria c'è un fruttivendolo coreano, e la loro clientela è soprattutto afroamericana. Anche il loro garzone è afroamericano, e si chiama Mookie, fidanzato con Tina, la ragazza portoricana dell'incipit. Il "Sindaco" è un anziano afroamericano alcolizzato, che parla con chiunque, soprattutto con Mother Sister, un'anziana signora che osserva dalla sua finestra tutto il viavai di gente. Radio Raheem è un giovane afroamericano robusto e pacioccone, che se ne va in giro con uno stereo sulle spalle, che spara a tutto volume Fight the Power. Nel quartiere si aggira anche Smiley, un ragazzo balbuziente che cerca di vendere a tutti delle immagini di Martin Luther King e di Malcolm X.

In pizzeria arriva Buggin Out, attivista politico che accusa Sal di essere razzista, perché non ha nemmeno una fotografia di un afroamericano nel proprio locale. Pino replica che i suoi personaggi preferiti sono Magic Johnson, Eddie Murphy e Prince che, a suo dire, sono così in gamba da essere più che neri. La frase innesca una discussione animata. Sal, che è segretamente innamorato di Jade, la sorella di Mookie, cerca di intervenire, dicendo a Buggin Out che quando avrà una pizzeria sua potrà attaccare alle pareti tutte le fotografie che vuole. Buggin Out allora tenta invano di boicottare la pizzeria di Sal, dicendo ad ogni afroamericano che incontra di non servirsi più da lui.

Il film procede in maniera orizzontale, descrivendo nel corso di una giornata alcune scene di vita nel quartiere e i caratteri di alcuni dei suoi abitanti.

La sera, a chiusura ormai avvenuta Sal fa entrare nel locale alcuni ragazzi che chiedevano di mangiare, poco dopo entrano anche Buggin Out e Radio Raheem, con il suo gigantesco stereo a tutto volume. Sal gli chiede di spegnerlo, ma Radio Raheem rifiuta. Sal allora prende una mazza da baseball e sfascia lo stereo. Radio Raheem gli salta addosso. Pino e Vito tentano di difendere il padre, mentre i clienti cercano di calmare Radio Raheem. Ma lui è scatenato, così scoppia una rissa. Interviene la polizia, che uccide Radio Raheem strangolandolo con un manganello.

La gente del quartiere si reca alla pizzeria, osservando Radio Raheem morto. Mister Señor Love Daddy annuncia alla radio il decesso del ragazzo, morto per mano di poliziotti bianchi per proteggere un bianco. Mookie osserva tutto impietrito, diviso tra la paura di perdere il posto di lavoro e fare la cosa giusta. Improvvisamente si decide e afferra un bidone della spazzatura, quindi lo scaglia contro la vetrina della pizzeria. Tutti sembrano impazziti, ed entrano nel negozio per distruggerlo. Smiley, finalmente, può appendere alle pareti le fotografie di Malcolm X e di Martin Luther King.

« Gente mia, gente mia. Cosa posso dirvi? Cosa posso dirvi? Ho visto, ma non ho creduto. Non ho creduto a quello che ho visto. Riusciremo mai a vivere insieme? Insieme riusciremo mai a vivere? »
(Mister Señor Love Daddy, dopo la rivolta)

La mattina seguente Mookie si reca alla pizzeria ormai distrutta, e vi trova Sal disperato. Nonostante questo gli chiede i soldi che gli deve. Sal, dopo un dialogo acceso, glieli tira in faccia. Mookie li prende e si allontana.

Prima dei titoli di coda scorrono sullo schermo due citazioni:

« La violenza come mezzo per raggiungere la giustizia razziale è insieme un sistema impraticabile e immorale. »
(Martin Luther King)
« Io non invoco la violenza, ma allo stesso tempo non sono contro il fatto di usare la violenza per difendere se stessi. Io non la chiamo violenza. Se si tratta di autodifesa la chiamo intelligenza. »
(Malcolm X)
Martin Luther King e Malcolm X. Una loro fotografia appare nel film

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Spike Lee scrisse per la prima volta il titolo del film il 25 dicembre 1988, sul suo diario.[1] Lee aveva cercato di girare un film intitolato Heatwave (Ondata calda), ambientato nella giornata più calda dell'anno. Lee si domandò cosa sarebbe successo se un afroamericano fosse stato assassinato dalla polizia proprio in quella giornata. Riscrivendo la sceneggiatura il regista si ispirò a fatti di violenza contro afroamericani realmente accaduti. Inoltre Lee voleva girare un film che si svolgesse nel giro di ventiquattro ore.

Il regista scrisse la prima stesura della sceneggiatura in dodici giorni. Il film fu prodotto dalla casa di produzione del regista, la 40 Acres & a Mule Filmworks. Per la distribuzione del film Lee pensava alla Paramount Pictures, ma lo studio, letta la sceneggiatura, impose di cambiare il finale. Lee rifiutò e propose il copione alla Touchstone Pictures, che però lo rifiutò. Alla fine il copione arrivò alla Universal Pictures, che distribuì il film.[4]

Lee sperava di avere a disposizione un budget di dieci milioni di dollari, ma la Universal arrivò a sei milioni e cinquecentomila dollari. Per risparmiare sui costi la Universal propose al regista di girare a Baltimora o a Filadelfia, con una troupe non iscritta al sindacato, ma Lee voleva girare a tutti i costi a Brooklyn, e dopo varie trattative ci riuscì.[4]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente Spike Lee avrebbe voluto Robert De Niro per il ruolo di Sal, Laurence Fishburne per il ruolo di Radio Raheem e Matt Dillon per il ruolo di Pino, ma nessuno di essi accettò. De Niro disse che il personaggio di Sal era troppo simile ad altri che aveva interpretato. A Fishburne non piaceva il copione, mentre per quanto riguarda Matt Dillon fu il suo agente a sconsigliargli la parte.[4]

Lee scelse Danny Aiello per la parte di Sal subito dopo averlo incontrato, consigliato da De Niro. Aiello gli disse: «Spike, tu sei la persona più di sinistra che conosca, io sono bianco, italiano e di destra. Cosa mai potremmo fare di buono, io e te insieme?». In seguito Aiello dichiarò che Lee l'aveva scelto anche per il fatto di essere un buon giocatore di baseball.[4]

Per la parte di Radio Raheem fu scelto Bill Nunn, che aveva già interpretato un ruolo nel precedente film di Lee, Aule turbolente. Poco prima dell'inizio delle riprese, Lee aveva notato John Turturro nella parte di un sociopatico nel film Dentro la grande mela. L'interpretazione di Turturro lo impressionò a tal punto da volerlo incontrare. Lee chiese a Turturro quale ruolo voleva interpretare, e lui scelse subito quello di Pino, poiché lo riteneva il più interessante e controverso dei due fratelli. Con Fa' la cosa giusta iniziò tra il regista afroamericano e l'attore italoamericano una lunga amicizia, e un duraturo sodalizio artistico.

Lee scelse per sé il ruolo di Mookie, colui che dà il via alla rivolta, e scelse la sorella Joie per il ruolo di Jade. Per quanto riguarda il ruolo di Tina, la ragazza portoricana di Mookie, Lee incontrò in un nightclub di Los Angeles una ballerina, Rosie Perez. Al loro primo incontro la Perez non rimase molto colpita da Spike Lee, e rifiutò la sua offerta, poiché non aveva nessuna intenzione di diventare un'attrice. Lee continuò ad insistere, a ripeterle che era il destino che li aveva fatti incontrare, e finalmente la Perez accettò la parte. Letto il copione, rimase molto colpita dal linguaggio dei personaggi, perché si esprimevano come lei.[4]

La parte di Smiley fu scritta appositamente per Roger Guenveur Smith, che chiedeva un ruolo nel film e ideò il personaggio che vendeva immagini di Malcolm X e Martin Luther King, come se fossero icone. Durante la stesura della sceneggiatura il personaggio di Smiley continuò a crescere, e Lee ha dichiarato che se fosse dipeso da Smith, sarebbe apparso in ogni scena del film.[4]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film iniziarono il 18 luglio 1988 e terminarono il 9 settembre dello stesso anno. Il budget era di 6.500.000 $.

Le location furono i quartieri Bedford-Stuyvesant (dove Lee aveva girato la sua tesi di laurea, Joe's Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads), a Brooklyn. Per quasi due mesi, quindi, la troupe si appropriò di un intero quartiere. La maggior parte degli abitanti reagì con curiosità a quell'"invasione di campo", anche se ci furono isolate lamentele. Alcuni abitanti del quartiere parteciparono attivamente alla realizzazione del film, come un operaio disoccupato e un ragazzo che diventò l'autista di Spike Lee.[5]

Per quanto riguarda la protezione del set, Lee prese una decisione inconsueta, rifiutando l'aiuto della polizia e rivolgendosi ai vigilantes del Fruit of Islam (Foi), ossia il reparto sicurezza della Nation of Islam, il movimento separatista di Louis Farrakhan. L'arrivo del Foi allontanò gli spacciatori, che sparirono dal quartiere fino alla fine delle riprese.[4]

Rosie Perez non restò molto soddisfatta delle riprese, poiché Spike Lee le faceva ripetere la scena iniziale, in cui balla al ritmo di Fight the Power, molte volte, tanto che alla fine dovette camminare con l'aiuto delle stampelle. Inoltre la Perez era imbarazzata, per via della lunga scena di sesso tra lei e Spike Lee, durante la quale il regista, nei panni di Mookie, le accarezza con un cubetto di ghiaccio tutto il corpo. La Perez trovò la scena molto sessista. Il direttore della fotografia Ernest Dickerson ha dichiarato che per quella scena promosse la sua apprendista primo operatore, così durante le riprese della scena erano presenti solo lui, Spike Lee, la Perez e l'apprendista. Ma nonostante questo la Perez era sconvolta, e alla fine si mise a piangere. A questo punto Dickerson mise fine alla ripresa della scena, poiché il materiale era già buono.[4]

Lee ebbe dei battibecchi anche con Giancarlo Esposito, che non gradiva come era scritta la scena in cui Buggin Out litiga con John Savage, che interpreta un ragazzo bianco reo di avergli sporcato le scarpe da basket nuove di zecca. Lee ascoltò i suoi suggerimenti, ma alla fine diresse la scena così come l'aveva scritta.[4]

Numerosi furono i diverbi con Danny Aiello, che non voleva usare il termine "negro" poiché non era mai stato razzista. Durante la sequenza della rissa nella pizzeria, Aiello si rifiutò di farsi lanciare oltre il bancone, in una sequenza che avrebbe voluto citare le liti dei western. Dopo la fine delle riprese, in un'intervista alla rivista Film Comment, Aiello sostenne che la parte di Sal l'aveva riscritta lui.[4]

John Turturro si sentiva intimidito e imbarazzato, poiché il suo era il personaggio più razzista del film. Durante le prove le sue battute quasi le sussurrava, tanto era l'imbarazzo e la paura di offendere il resto del cast. Via via si sciolse, ma c'era soprattutto una ragazza che non gli rivolgeva mai la parola.[4]

Durante la post produzione la scena finale del film, che aveva causato la rottura con la Paramount, causò nuovamente dei problemi con la Universal, che era molto preoccupata della scena finale. Non volevano assolutamente che Mookie andasse via dopo aver preso i soldi di Sal. Lee fu irremovibile: «A Mookie interessano solo i soldi. Il denaro è il suo Dio. Sal glieli getta in faccia, e se Mookie avesse avuto un po' di rispetto per sé stesso non li avrebbe mai raccolti. Ma lui pensa solo ai soldi, quindi li prende». Ma la Universal insisteva, così a Barry Alexander Brown, il montatore del film, venne l'idea della foto che ritrae insieme Malcolm X e Martin Luther King e le due citazioni. Quella foto, prima dell'uscita del film, era quasi sconosciuta, in seguito divenne un'icona.[4]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Fa' la cosa giusta venne presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes, nel maggio 1989. Il film era in concorso, ed era ritenuto dai critici cinematografici uno dei candidati alla Palma d'oro. Ma nessun premio andò al lungometraggio di Spike Lee, che non nascose il suo risentimento verso Wim Wenders, presidente della giuria in quell'edizione. Lee dichiarò alla stampa: «A casa ho una mazza da baseball, e sopra c'è scritto il nome di Wim Wenders».[4]

Durante la cerimonia di premiazione degli Oscar, il 26 marzo 1990, Kim Basinger, mentre presentava uno spezzone di L'attimo fuggente, nominato come miglior film, smise di leggere il discorso per lamentarsi della mancata nomination per Fa' la cosa giusta: «Il miglior film dell'anno, Fa' la cosa giusta, non è in elenco», disse.[4]

Il film incassò complessivamente 27.545.445 $ negli Stati Uniti.[6]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

La critica cinematografica accolse il film con grandi polemiche: i critici delle riviste New York, TIME e Usa Today dichiararono che Fa' la cosa giusta era una vera e propria provocazione, che incitava disordini presso la comunità afroamericana. Usa Today arrivò a definire il film «un gossip comunista», e molte trasmissioni televisive aprirono dei dibattiti sul film.[4]

La rivista francese Première scrisse che una volta visto il film era difficile dimenticarlo. In Europa Fa' la cosa giusta fu accolto con più calore, rispetto agli Stati Uniti. Molti furono i critici che fecero riferimento all'errore di non assegnare la Palma d'oro al film di Spike Lee, che fu definito come l'unico vero film shock dell'edizione di quell'anno.[1]

Subito dopo le riprese del film ci furono infinite polemiche per un'intervista rilasciata da Professor Griff, uno dei componenti dei Public Enemy, al Washington Post. Nell'intervista Professor Griff attaccava gli ebrei, ritenendoli «responsabili di gran parte della malvagità del mondo. Sono gli ebrei che finanziano gli esperimenti sull'AIDS, condotti sui neri in Africa». L'intervista preoccupò molto i dirigenti della Universal, poiché la canzone Fight the Power aveva, anche dal punto di vista dei contenuti, un'importanza fondamentale nel film. Spike Lee telefonò più volte a Chuck D, altro componente del gruppo, per cercare di capire cosa fosse accaduto. Questo fu uno dei motivi per i quali Professor Griff fu espulso dalla band, anche se in seguito il cantante sostenne che le sue parole furono estrapolate dal contesto.[4]

Lee fu criticato anche per aver "nascosto" il problema della droga nel film. Il regista si difese affermando: «Questo è un film sul razzismo. Le droghe sono un problema troppo grande per condividere lo stesso spazio di un film sul razzismo».[4]

Nonostante Fa' la cosa giusta fosse all'epoca il miglior incasso di un film diretto da Spike Lee, il regista non fu soddisfatto del risultato, in termini di incassi, e diede la colpa alle troppe critiche negative: «Tutta quella pubblicità negativa ci ha danneggiati. Il pubblico bianco si è spaventato e non è andato a vedere il film».[4]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora del film contiene i seguenti brani:

  1. Fight the Power (Public Enemy)
  2. Don't Shoot Me (Take 6)
  3. Can't Stand It (Steel Pulse)
  4. Tu y Yo (Rubén Blades)
  5. Why Don't We Try (Keith John)
  6. Hard to Say (Lori Pelly e Gerald Alston)
  7. Party Hearty (EU)
  8. Prove to Me (Perri)
  9. Feel So Good (Perri)
  10. My Fantasy (Teddy Riley)
  11. Never Explain Love (Al Jarreau)
  12. WE LOVE Radio Jingles (Take 6)
  13. Lift Every Voice and Sing (James Weldon Johnson e Rosamond Johnson)

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Raheem sulla maglieta ha scritto "Bed-Stuy", chiaro riferimento al cortometraggio diretto da Spike Lee intitolato Joe's Bed-Stuy Barbershop.
  • I due pugni di ferro placcati in ottone, che riproducono lo scritte "hate" e "love", sono un riferimento ai due tatuaggi che Robert Mitchum portava sul dorso delle mani in La morte corre sul fiume, diretto da Charles Laughton nel 1955.
  • La prima parola che dice Mister Señor Love Daddy è «Wake Up!» (Svegliatevi!), la stessa parola che chiude Aule turbolente, diretto da Spike Lee nel 1988.
  • Il bambino che riceve dei soldi dal "Sindaco", per comprargli una bottiglia di vino, indossa una maglietta con la scritta Da Butt. In Aule turbolente, Da Butt è il titolo di una canzone che fa da sottofondo a una scena musicale.
  • In Jungle Fever, diretto da Spike Lee nel 1991, in una sequenza un uomo legge un giornale che titola Do the Right Thing.
  • In Inside Man, diretto da Spike Lee nel 2006, in una scena si intravede la scritta Sal's, sul cartone di una pizza.

Riferimenti politici e culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • In alcune sequenze del film appare il graffito Tawana told the truth! (Tawana ha detto la verità!), riferimento al caso della quindicenne Tawana Brawley, una ragazza afroamericana presunta vittima di un rapimento e stupro da parte di un gruppo di uomini bianchi, alcuni dei quali portavano distintivi della polizia. Gli esami medici però non rilevarono alcun segno di violenza sul corpo della ragazza.[4]
  • Spike Lee rese omaggio a Mike Tyson, commissionando un enorme murales che raffigurava il pugile, e che appare di fronte alla pizzeria di Sal.
  • Molti sono i riferimenti e le citazioni tratti dall'Autobiografia di Malcolm X, e dai discorsi di Martin Luther King. Oltre alle citazioni finali, infatti, l'Autobiografia di Malcolm X viene chiamata in causa nella scena del fruttivendolo coreano, che per evitare la distruzione del suo negozio durante la rivolta finale urla alla folla «Sono anch'io un nero!». Questo è un chiaro riferimento al racconto che fa' Malcolm X nella sua autobiografia, quando durante una rivolta tutti risero guardando un cartello appeso in un negozio cinese, su cui vi era scritto: «Me colored too».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Fernanda Moneta. Spike Lee. Milano, Il Castoro Cinema, 1998.
  2. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 16 novembre 1999. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t . Spike Lee, Kaleem Aftab. Questa è la mia storia e non ne cambio una virgola. Milano, Kowalski editore, 2005.
  5. ^ .The Making of Do The Right Thing, documentario presente nel DVD del film.
  6. ^ "Fa' la cosa giusta", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 25 agosto 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Spike Lee, Lisa Jones, Do the Right Thing: A Spike Lee Joint, Fireside - Simon & Schuster, Stati Uniti, 1990.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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