Ezechiele 25:17

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1leftarrow.pngVoce principale: Pulp Fiction.

Il vero testo biblico (Ezechiele 25,17; versione CEI)

«Farò su di loro terribili vendette,
castighi furiosi,
e sapranno che io sono il Signore,
quando eseguirò su di loro la vendetta».

Ezechiele 25:17[1] è un passo biblico di fantasia che il personaggio Jules Winnfield recita tre volte nel film Pulp Fiction di Quentin Tarantino.

Aspetti filologici[modifica | modifica sorgente]

Manoscritto ebraico, da vocalizzazione babilonese, contenente il passo 34,23 del Libro di Ezechiele (Fonte: Paul Kahle, Masoreten des Ostens, Leipzig 1913, lastra 5).

Nella maggior parte delle sequenze, Jules proclama il versetto immediatamente prima di uccidere qualcuna delle sue vittime. Sono utilizzate le seguenti parole:

Ezechiele 25:17. “Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.”

Esegesi e sinossi[modifica | modifica sorgente]

Com'è agevole notare, le due ultime frasi di questa supposta citazione biblica sono effettivamente abbastanza vicine al testo reale delle Scritture. Le due frasi iniziali sono invece il risultato di una sorta di collage di altri brani sacri.[2] Il brano di Ezechiele precedente il versetto 17 indica che l'ira di Dio è in relazione "retributiva" con l'ostilità dei filistei. Nella Bibbia di re Giacomo, di cui il discorso di Jules rappresenta un obiettivo adattamento, Ezechiele (25,17) suona letteralmente così:

And I will execute great vengeance upon them with furious rebukes; and they shall know that I am the LORD, when I shall lay my vengeance upon them.[3]

La fonte principale d'ispirazione per Tarantino è qui il divo delle arti marziali Sonny Chiba. Il suo testo effettivamente deriva da un "credo" quasi identico impiegato in uno dei film di Chiba (o in entrambi) Bodigaado Kiba[4] (Bodyguard Kiba o The Bodyguard; 1973) e Karate Kiba (The Bodyguard; 1976).[5] Nella serie televisiva anni ottanta Kage no Gundan (Shadow Warriors),[6][7] il personaggio di Chiba "catechizza", prima di ucciderlo, il cattivo della settimana sul tema di come si debba ripulire il mondo dai malvagi.[8] Un killer ammannisce un sermone simile pure in Modesty Blaise,[9] il romanzo di genere pulp che in due riprese si vede tra le mani di Vincent Vega.[10]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Nel commento ed analisi del testo di cui trattiamo, si sono distinti soprattutto Adele Reinhartz[11] e Paul Gormley[12] (vedasi bibliografia in calce). Sono stati ravvisati dei nessi tra la trasformazione di Jules e la questione del postmodernismo. Gormley afferma che a differenza degli altri personaggi principali del film (con l'eccezione di Marsellus Wallace) Jules è

legato ad una "cosa" oltre la simulazione postmoderna […] Questo è più evidente forse quando smette di atteggiarsi a predicatore battista, declamando Ezechiele solo per «avere qualcosa di "fico" da dire…» Nella sua conversione, Jules sembra avere consapevolezza di un posto oltre questa simulazione, che, in questo caso, il film costruisce come Dio.[13]

Adele Reinhartz scrive che la "profondità della trasformazione di Jules" è indicata nella differenza delle due recitazioni del passo: "Nella prima, è una figura maestosa e terrificante, proclamante la profezia con indignazione e superbia… Nella seconda… sembra un uomo affatto diverso… . In modo autenticamente postmoderno, riflette sul significato del suo discorso e propone diversi modi in cui potrebbe essere coerente con la situazione del momento.[14] Analogamente a Gormley, Conard sostiene che quando Jules medita sul passo, gli diviene chiaro "che si riferisce ad un'obiettiva cornice di valore e significato che è assente nella sua vita"; per Conard, ciò contrasta con ciò che prevalentemente il film prefigura quale rappresentazione di una cultura nichilistica.[15] Rosenbaum si lascia incantare assai meno dalla rivelazione di Jules: "Il risveglio spirituale nel finale di Pulp Fiction, graziosamente interpretato da Jackson, è una nota di colore sfacciatamente ispirata ai film di kung-fu. Può farti sentire meglio, ma certo non accresce di un grammo la tua saggezza."[16]

Ricorrenze letterarie[modifica | modifica sorgente]

Il testo che commentiamo è riportato (con esplicito riferimento a Pulp Fiction), pressoché integralmente, in Gomorra di Roberto Saviano, pagina 277.[17]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La scrittura con i due punti (:) separatori è utilizzata qui per rispetto alla tradizione cinematografica, anche se nel nostro Paese l'uso è normalmente diverso (si adopera la virgola tra l'indicatore del capitolo e quello del versetto).
  2. ^ Reinhartz (2003), p. 108.
  3. ^ The Book of the Prophet Ezekiel, 25 in The Holy Bible: King James Version. URL consultato il 13 settembre 2007.
  4. ^ Scheda su IMDB
  5. ^ Thomas (2003) riferisce che il credo compare nella scena iniziale di Karate Kiba, sostituendo la frase "...and they shall know that I am Chiba the Bodyguard..." (pp. 61–62). Conard (2006) riferisce che proviene da Bodigaado Kiba e che la frase finale è "And you will know my name is Chiba the Bodyguard..." (p. 135, n. 4).
  6. ^ (JA) Sito ufficiale
  7. ^ Scheda IMDB
  8. ^ Enhanced Trivia Track, ch. 4, Pulp Fiction DVD (Buena Vista Home Entertainment).
  9. ^ Modesty Blaise homepage
  10. ^ Enhanced Trivia Track, ch. 25, Pulp Fiction DVD (Buena Vista Home Entertainment).
  11. ^ Reinhartz, Adele 1953
  12. ^ Paul Gormley - Authors - Intellect
  13. ^ Gormley (2005), p. 167.
  14. ^ Reinhartz (2003), pp. 106, 107.
  15. ^ Conard (2006), p. 130.
  16. ^ Rosenbaum, Jonathan. "Allusion Profusion (Ed Wood, Pulp Fiction)", Chicago Reader, October 21, 1994.
  17. ^ Per l'esattezza, è stato omesso l'avverbio "infine".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Conard, Mark T. (2006). "Symbolism, Meaning, and Nihilism in Pulp Fiction", in The Philosophy of Film Noir, ed. Mark T. Conard (Lexington: University Press of Kentucky). ISBN 0-8131-2377-1
  • Gormley, Paul (2005). The New-Brutality Film: Race and Affect in Contemporary Hollywood Cinema (Bristol, UK, and Portland, Ore.: Intellect). ISBN 1-84150-119-0
  • Morsiani, Alberto (2004). Quentin Tarantino, Gremese Editore, ISBN 88-8440-296-4, 9788884402967
  • Reinhartz, Adele (2003). Scripture on the Silver Screen (Louisville, Ky.: Westminster John Knox Press). ISBN 0-664-22359-1
  • Sinibaldi, Marino (1997). Pulp: la letteratura nell'era della simultaneità, Donzelli Editore, ISBN 88-7989-308-4, 9788879893084
  • Thomas, Brian (2003). VideoHound's Dragon: Asian Action & Cult Flicks (Canton, Mich.: Visible Ink Press). ISBN 1-57859-141-4
  • Zaccuri, Alessandro (2000). Citazioni pericolose: il cinema come critica letteraria, Fazi Editore, ISBN 88-8112-141-7, 9788881121410

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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