Eyalet d'Egitto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Eyalet d'Egitto
Eyalet d'Egitto – Bandiera
Eyalet d'Egitto - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Eyalet-i Mısır
Nome ufficiale إيالة مصر
Lingue ufficiali arabo egiziano
Lingue parlate turco ottomano, arabo egiziano, copto
Capitale Il Cairo
Dipendente da Impero Ottomano
Politica
Forma di Stato Provincia
Forma di governo monarchia costituzionale
Capo di Stato Sultani ottomani
Nascita 22 gennaio 1517
Fine 8 giugno 1867
Causa Formazione della provincia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Egitto-Sudan
Territorio originale Egitto
Popolazione 6.076.000 nel 1867
Economia
Valuta Lira egiziana (ghiné)
Risorse cotone, oro, avorio
Commerci con Impero Ottomano
Religione e società
Religioni preminenti Islam - Cristianesimo copto
Religione di Stato Islam
Religioni minoritarie Ebraismo
Evoluzione storica
Preceduto da Mameluke Flag.svg Sultanato mamelucco
No flag.svg Sultanato del Sennar
Succeduto da Flag of Muhammad Ali.svg Khedivato di Egitto
Flag of the First Saudi State.svg Emirato di Dirʿiyya
Ottoman flag.svg Vilayet di Hejaz

L'Eyalet d'Egitto (in in arabo: إيالة مصر) era una provincia dell'Impero ottomano, nell'area dell'Egitto.

L'Egitto venne conquistato dall'Impero Ottomano nel 1517 a seguito della Guerra ottomano-mammelucca e la perdita della Siria da parte dei turchi nel 1516.[1] L'Egitto venne amministrato come un eyalet dell'Impero Ottomano (in turco:Mısır Eyaleti) dal 1517 sino al 1867, con un'interruzione durante l'occupazione francese tra il 1798 ed il 1801.

L'Egitto fu da sempre una provincia difficilmente amministrabile da parte dei sultani ottomani, soprattutto a causa della continua e potente influenza dei mamelucchi, la casta militare egiziana che per secoli aveva dominato l'area. Per questo l'Egitto rimase de facto sempre semi-autonomo sotto i mamelucchi sino all'invasione delle truppe francesi dell'allora console Napoleone Bonaparte nel 1798. Dopo che i francesi vennero espulsi, il potere venne preso nel 1805 da Muhammad Ali Pasha, un comandante militare albanese al servizio dell'armata ottomana in Egitto.

L'Egitto sotto la dinastia di Muhammad Ali rimase nominalmente una provincia dell'Impero ottomano. Esso ottenne lo status di stato vassallo autonomo, detto anche Khedivato nel 1867.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo periodo ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista dell'Egitto, il sultano ottomano Selim I lasciò il paese e ne rimandò il governo al suo viceré Khair Bey con una guardia di 5.000 giannizzeri, ma fece alcuni cambiamenti nell'amministrazione del paese. Lo stato divenne infatti una provincia, non uno stato vassallo, dell'Impero.

La storia della prima dominazione ottomana in Egitto si riassume essenzialmente in una competizione di poteri tra mamelucchi e rappresentanti dei sultani turchi.

Gran parte delle terre erano ancora infeudate ai mamelucchi, permettendo quindi a questi di tornare ben presto in posizione di grande influenza. Gli emiri mamelucchi vennero tenuti in carica come capi dei 12 sanjaks, nei quali l'Egitto era suddiviso; sotto il governo del sultano successivo, Solimano il Magnifico, vennero create due camere parlamentari chiamate Grande Divan e Piccolo Divan ove erano rappresentate sia le autorità dell'esercito che quelle religiose, con competenza di assistere il pascià nelle sue deliberazioni. Selim aveva costituito sei reggimenti permanenti, mentre un settimo venne aggiunto da Solimano, di circassiani.

1527 - 1610[modifica | modifica wikitesto]

L'Eyalet d'Egitto nel 1609

Nel 1527 era ormai completata la prima fase della presenza ottomana in Egitto. Le terre egiziane erano divise in quattro classificazioni: le terre di dominio diretto del sultano, i feudi, le terre per mantenere l'esercito e le terre di proprietà religiosa. Era di diritto alla Sublime porta quello di cambiare il governatore dell'Egitto dopo circa un anno di servizio. Il terzo governatore, Ahmad Pasha, avendo sentito che da Costantinopoli era giunto l'ordine di esecuzione a suo danno, tentò di rendersi sovrano indipendente dell'Egitto e coniò monete a suo nome. I suoi schemi vennero interrotti da due degli emiri che egli aveva fatto imprigionare e che, fuggiti, lo attaccarono nel suo bagno e lo uccisero.

I costanti cambiamenti nel governo dell'area causarono spesso problematiche con l'esercito ed all'inizio del XVII secolo gli ammutinamenti erano ormai molto frequenti; nel 1604 il governatore Ibrahim Pasha venne ucciso dai suoi stessi soldati e la sua testa venne posta sul Bab Zuwaylah. La ragione di questa rivolta era stata il tentativo di estorsione chiamato tulbah, un pagamento forzato richiesto dalle truppe agli abitanti del paese per il loro mantenimento.

Nel 1609 scoppiò una guerra civile tra l'esercito ed il pascià, che aveva dalla sua parte dei reggimenti lealisti e dei beduini. I soldati vennero sconfitti dal governatore Mahommed Pasha il quale, il 5 febbraio 1610, entrò trionfante al Cairo, decapitando i capi della rivolta e bandendo gli altri nella regione dello Yemen. Gli storici sono soliti definire questo evento come la seconda conquista dell'Egitto da parte degli ottomani. Muhammad Pascià introdusse fin dall'inizio una riforma finanziaria che rimise in sesto le tasse imposte con un sistema proporzionato alle possibilità di ciascuno.

1623 - 1656[modifica | modifica wikitesto]

Coi problemi nelle principali metropoli dell'Impero ottomano, il rispetto degli egiziani nei confronti dei loro governatori divenne sempre più flebile. Nel luglio del 1623, un ordine pervenne dalla Sublime Porta per dimettere Mustafa Pasha e nominare al suo posto governatore Ali Pasha. GLi ufficiali incontrarono il nuovo deputato governatore e gli chiesero gli omaggi necessari, ma questi rifiutò e loro inviarono lettere a Costantinopoli dichiarando la loro preferenza per Mustafa Pasha, invece che Ali Pasha, come governatore. Nel frattempo, Ali Pasha era arrivato ad Alessandria ed aveva incontrato una delegazione del Cairo che gli comunicò la notizia che egli era divenuto persona non gradita in Egitto. Per tutta risposta egli fece arrestare ed imprigionare il capo della delegazione. La guarnigione di Alessandria attaccò dunque il locale castello e riprese il prigioniero, pertanto Ali Pasha venne costretto ad imbarcarsi nuovamente. Poco dopo giunse da Costantinopoli la notizia che Mustafa Pasha era stato confermato quale nuovo governatore. Mustafa venne succeduto da Bayram Pasha nel 1626.

Gli ufficiali dell'esercito ottomano in egitto vennero nominati tra le file delle varie milizie locali, profondamente legate all'aristocrazia locale.[2] Ridwin Bey, un emiro mamelucco, fu in grado di esercitare de facto la propria autorità sull'Egitto dal 1631 al 1656.[2] Nel 1630 Moussa Pasha venne prescelto quale nuovo governatore ma venne sopraffatto e deposto dall'esercito, indignato per l'esecuzione di Kits Bey, un ufficiale che aveva comandato le forze egiziane in Persia. Nel 1631 uno scritto proveniente da Costantinopoli approvava la condotta dell'esercito e nominava Khalil Pasha quale successore di Moussa. Il paese in questo periodo conobbe molte carestie e pestilenze al punto che nella primavera del 1619 erano già morte 635.000 persone e nel 1643 aveva lasciato desolati già 230 villaggi.

L'ultimo periodo ottomano[modifica | modifica wikitesto]

1707 - 1755[modifica | modifica wikitesto]

Dal XVIII secolo l'importanza del pascià venne surclassata da quella dei bey mamelucchi; due di questi ultimi, lo sceicco di al-Balad e l'emiro di al-Hajj rappresentarono i veri capi della comunità egiziana. Il processo di come ciò avvene è rimasto ad oggi oscuro in quanto le cronache turche dell'epoca quasi non ne parlano per questioni propagandistiche. Nel 1707 lo sceicco di al-Balad, Qasim Iywaz, che era a capo delle fazioni mamelucche dei qasimiti e dei fiqariti, si portò con le sue armate appena fuori del Cairo, rimanendovi per otto giorni. Dopo la fine di quel periodo, Qasim Iywaz venne ucciso ed il suo incarico passò al figlio Ismail che ne mantenne l'incarico per i successivi 16 anni, mentre i pascià tentavano in ogni modo di riconciliare le fazioni avverse. Nel 1724, Ismail venne assassinato per le macchinazioni del pascià in carica e Shirkas Bey (dell'opposta fazione) venne elevato all'incarico di sceicco di al-Balad al suo posto. Questo ben presto concesse il affidamento il suo incarico al fido Dhu-'l-Fiqar e si recò nell'Alto Egitto. Dopo un breve periodo di tempo, egli fece ritorno alla testa di un grande esercito col quale si scontrò col governatore, perendo. Lo stesso Dhu-'l-Fiqar venne assassinato nel 1730. Al suo posto venne nominato Othman Bey, che aveva prestato servizio come generale durante quell'ultima guerra.

Nel 1743, Othman Bey venne forzato ad abbandonare l'Egitto per le macchinazioni di due avventurieri, Ibrahim e Ridwan Bey, i quali avevano programmato di spodestarlo e di uccidere tutti coloro che si opponevano a questo progetto. I due procedettero dunque al governo dell'Egitto insieme, ricoprendo rispettivamente gli incarichi di sceicco di al-Balad e di emiro di al-Hajj ad anni alternati. Il tentativo del pascià di rimuovere i due mamelucchi tramite un colpo di stato fallì ed anzi lo stesso pascià venne costretto a recarsi a Costantinopoli. Il suo successore, sulla base di un ordine segretamente ricevuto da Costantinopoli, riuscì ad uccidere i due nel 1755.

Ali Bey, che si era distinto in un primo momento per la difesa delle carovane in Arabia contro i bandini, decise di vendicare la morte dell'amico Ibraihim e trascorse otto anni della sua vita nel cercare di guadagnarsi la fiducia dei mamelucchi ed altri sostenitori della sua causa, attirandosi il sospetto dello sceicco di al-Balad, Khalil Bey, che infatti tentò di farlo uccidere nelle strade del Cairo, ragione per cui Ali fu costretto a recarsi nell'Alto Egitto. Qui egli incontrò anche Salib Bey che serbava rancori antichi nei confronti di Khalil Bey, ed i due organizzarono un'armata per tornare al Cairo e sconfiggere Khalil. Khalil venne forzato ad abbandonare la capitale per recarsi a Iaifla dove per un breve periodo di tempo rimase solo ma al sicuro. Scoperto poi dai suoi nemici venne portato ad Alessandria ed infine strangolato. Dopo la vittoria di Ali Bey nel 1750, egli divenne il nuovo sceicco di al-Balad, ponendo come proprio primo obbiettivo l'uccisione dei carnefici del suo maestro Ibrahim, ma il risentimento che questo atto gli causò poi presso i vari beys gli causò l'allontanamento in Siria ove egli seppe guadagnarsi la fiducia del governatore di Acri, Daher El-Omar, che intercedette per lui presso il governo ottomano e lo ristabilì al suo posto di sceicco di al-Balad.

1766 - 1798[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1766, dopo la morte dei suoi sostenitori, il gran visir Raghib Pasha, venne nuovamente costretto a lasciare l'Egitto alla volta dello Yemen, ma l'anno successivo una ripresa di potere del suo partito al Cairo gli concesse di ritornare in sicurezza. Riprendendo il suo incarico, egli elevò 18 dei suoi più stretti collaboratori al rango di bey (tra i quali vi erano anche Ibrahim e Murad, che prenderanno poi le redini dello stato) come fece con Muhammad Abu-'l-Dhahab, che era legato alla fazione di Ali Bey. Ali Bey utilizzò misure severe per reprimere il brigantaggio dei beduini nel Basso Egitto.

Nel 1769, ad Ali Bey pervenne la richiesta di 12.000 uomini da inviare presso Costantinopoli per la Guerra russo-turca del 17681774. La risposta che egli diede a Costantinopoli fu che avrebbe provveduto a trovare gli uomini necessari se ne avesse avuto un surplus di quanti gli erano necessari per difendere ed assicurare l'indipendenza del proprio governatorato. La risposta di Costantinopoli fu di uccidere Ali e lo stesso Ali fece quindi uccidere il messaggero da Costantinopoli. La presa di posizione di Ali portò alla dichiarazione d'indipendenza dell'Egitto ed al pascià vennero concesse 48 ore per abbandonare il paese. Daher El-Omar, pascià di Acri, promise l'aiuto necessario.

L'Impero ottomano non fu in grado di prendere misure attive contro il movimento di Ali Bey e come tale l'operazione iniziata da quest'ultimo ebbe successo. Ali iniziò un programma di riforma delle finanze e della giustizia. Suo genero Abu-'l-Dhahab, venne inviato ad assoggettare gli Hawwarah, che avevano occupato i territori tra Assuan e Asyūṭ, ed una forza di 20.000 uomini venne inviata a conquistare lo Yemen. Un ufficiale di nome Ismail Bey venne inviato con 8.000 uomini ad acquisire la sponda orientale del Mar Rosso, e Ilasan Bey venne inviato ad occupare Jidda. In sei mesi gran parte della Penisola araba era stata assoggettata ad Ali Bey ed egli nominò suo cugino in qualità di Sceriffo di La Mecca ed egli stesso si proclamò Sultano d'Egitto e Khan dei Due Mari. Nel 1771, in virtù di questo, egli coniò monete col suo nome e fece apporre la sua firma su tutti i decreti pubblici.

Abu-'l-Dhahab venne inviato con una forza di 30.000 uomini in quello stesso anno ad occupare la Siria ed alleati vennero inviati per negoziare alleanze con la Repubblica di Venezia e con la Russia. Rinfrzato dall'aleato di Ali Bey, Daher El-Omar, Abu-'l-Dahab prese facilmente le principali città della Palestina e della Siria, raggiungendo infine Damasco, punto al quale dovette fermarsi pena entrare in contatto diretto coi domini dell'Impero ottomano. Egli iniziò ad evacuare dunque la Siria e marciò con tutte le forze che poté trovare nell'Alto Egitto, occupando Asyūṭ nell'aprile del 1772. Avendo ottenuto truppe ulteriori dai beduini, egli marciò verso il Cairo. Imail Bey venne inviato da Ali Bey con una forza di 3.000 uomini per controllare l'avanzata nemica, ma Bastin Ismil e le sue truppe preferirono aderire a quelle di Abu-'l-Dhahab. Ali Bey in un primo momento pensò ad una strenua difesa dall'interno della cittadina del Cairo, ma ricevendo poi informazioni dall'amico Daher El-Omar di Acri che era intenzionato a concedergli rifugio, lasciò il Cairo per la Siria l'8 aprile 1772, il giorno prima dell'entrata trionfale in città di Abu-'l-Dhahab.

Ad Acri la fortuna di Ali sembrò tornare all'antico splendore. Un vascello russo ancorato al porto rientrava negli accordi previsti tra Egitto e Russia e gli avrebbe fornito tutti i rifornimenti necessari oltre che munizioni ed una forza di 3.000 guerrieri albanesi al suo servizio. Egli inviò uno dei suoi ufficiali, Ali Bey al-Tantawi, a riprendere possesso dei villaggi siriani evacuati da Abu-'l-Dhahab ora in possesso degli ottomani. Egli personalmente guidò la presa di Giaffa e Gaza che cedette formalmente all'amico Daher El-Omar di Acri. Il 1º febbraio 1773, egli ricevette informazioni dal Cairo che Abu-'l-Dhahab si era autoproclamato sceicco di al-Balad, e con quel potere stava ora praticando estorsioni tali che il popolo egiziano acclamava il ritorno di Ali Bey. Egli partì dunque alla volta dell'Egitto alla testa di 8.000 uomini ed il 19 aprile si scontrò con l'esercito di Abu-'l-Dhahab a Salihiyya. Le forze di Ali riuscirono a vincere la prima battaglia, ma quando gli scontri ripresero due giorni dopo, egli venne disertato da molti ufficiali e, gravato da una malattia, non poté occuparsi direttamente delle questioni belliche. Il risultato fu una sconfitta completa per la sua armata, ed Ali stesso venne catturato e portato al Cairo ove morì sette giorni dopo.

Dopo la morte di Ali Bey, l'Egitto tornò ad essere una provincia dipendente dall'Impero ottomano, governata da Abu-'l-Dhahab come sceicco di al-Balad col titolo di pascià. Poco dopo egli ricevette il permesso dal sultano ottomano di invadere nuovamente la Siria con l'intento di punire il sostenitore di Ali Bey, Daher El-Omar, e lasciando Ismail Bey e Ibrahim Bey quali suoi rappresentanti al Cairo. Dopo aver preso possesso di molte città della Palestina, Abu-'l-Dhahab morì per cause ancora oggi sconosciute; Murad Bey, disertore della battaglia di Salihiyya, riportò le forze in Egitto il 26 maggio 1775.

Ismail Bey divenne a quel punto sceicco di al-Balad, ma venne presto coinvolto in una disputa con Ibrahim e Murad che dopo alcuni tentativi riuscirono ad espellere Ismail dall'Egitto ed installarono una diarchia così come era stata in precedenza (come sceicco di al-Balad ed emiro di al-Haji rispettivamente). Il governo congiunto perdurò sino al 1786, quando gli ottomani inviarono in Egitto una spedizione militare per restaurare il loro pieno potere sull'area. Murad Bey tentò di opporre resistenza, ma venne facilmente sconfitto. Egli, assieme ad Ibrahim, decise di abbandonare l'area nord per passare nell'Alto Egitto ed attendere un cambio degli eventi in loro favore. Il 1º agosto, il comandante turco fece il suo ingresso al Cairo dopo che violente misure erano state prese per restaurare l'ordine e fu lui a consentire al detronizzato Ismail Bey di riottenere il titolo ed il ruolo di sceicco di al-Balad, con la conseguente installazione di un nuovo pascià come governatore. Nel gennaio del 1791, una terribile epidemia di peste colpì il Cairo e altrove nell'Egitto, nella quale Ismail Bey e gran parte della sua famiglia caddero vittime. Necessitando di governanti competenti, Ibrahim e Murad Bey vennero richiamati dall'esilio e ripresero il loro governo duale, rimanendo in carica sino al 1798 quando Napoleone Bonaparte invase l'Egitto.

L'occupazione francese[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia delle Piramidi, Francois-Louis-Joseph Watteau, 1798–1799
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna d'Egitto.

Oggetto d'invasione[modifica | modifica wikitesto]

Il motivo dell'invasione francese dell'Egitto era rivolta a diminuire l'autorità della Sublime Porta e sopprimere i mamelucchi; nella proclamazione, stampata in caratteri arabi dopo poco la presa di Alessandria, il Bonaparte dichiarò la sua intenzione di riverire Allah, il profeta Maometto ed il Corano più di quanto non avessero fatto i mamelucchi, aggiungendo che tutti gli uomini erano uguali e si distinguevano solo per il loro intelletto e le loro eccellenze morali. Nel futuro sotto l'occupazione francese tutti gli incarichi in Egitto sarebbero stati aperti a tutte le classi di abitanti; la conduzione degli affari di stato sarebbe stata concessa a uomini noti per talento, virtù e conoscenze e per dar prova che i francesi fossero sinceri musulmani, il Bonaparte propose anche la detronizzazione dell'autorità papale a Roma (che poi mise effettivamente in pratica per ben altri scopi).

Non erano dubbi inoltre dell'amicizia tra Francia e Impero ottomano in quanto villaggi e città che capitolavano sotto i francesi dovevano portare sia la bandiera ottomana che quella della repubblica francese. Sembra ad ogni modo che questa proclamazione non convinse molto gli egiziani. Dopo la Battaglia di Embabeh (nota comunemente col nome di Battaglia delle Piramidi), nelle quali sia le forze di Murad Bey che quelle di Ibrahim Bey vennero disperse, la popolazione prontamente si gettò a saccheggiare le case dei beys.

Al Cairo venne fondato un consiglio municipale composto da persone tratte dai ranchi di sceicchi, mamelucchi e francesi. Poco dopo vennero aggiunti anche delegati da Alessandria e da altre città importanti dell'Egitto. Questo consiglio non fece altro se non ratificare i proclami ed i decreti emessi dal comandante militare francese, che continuava ad esercitare un potere di tipo dittatoriale.

La Rivolta del Cairo contro gli occupanti francesi.

La battaglia del Nilo[modifica | modifica wikitesto]

La distruzione della flotta francese nella Battaglia del Nilo ed il mancato arrivo di nuove forze francesi nell'Alto Egitto (ove avevano raggiunto la prima cataratta) per catturare Murad Bey, fece capire agli egiziani che anche gli europei non erano invincibili. Come conseguenza anche di una serie di innovazioni non benvolute, le relazioni tra conquistatori e conquistati si deteriorarono giorno dopo giorno sino alla goccia che fece traboccare il vaso. L'imposizione di una nuova tassa sulle case datata al 22 ottobre 1798 portò allo scoppio di un'insurrezione al Cairo. Il quartier generale della rivolta si trovava presso l'Università al-Azhar e fu proprio in quest'occasione che il generale francese Dupuy, luogotenente-governatore del Cairo, venne ucciso. Le pronte misure del Bonaparte, aiutato dall'arrivo del generale Jean-Baptiste Kléber da Alessandria, riuscirono a sopprimere la rivolta ma provocarono ulteriori danni e mancanze di rispetto per la popolazione come lo stabilire il quartier generale della cavalleria francese nella moschea di Azhar che provocò verso i francesi il risentimento anche dei capi religiosi locali.

Di conseguenza a questi eventi, il consiglio deliberativo del Cairo venne soppresso, ma il 25 dicembre 1798 venne creato un proclama col quale si ricostituivano i due "divan" che erano stati creati dai turchi; i nomi vennero cambiati in "Divan speciale" (composto da 14 persone prescelte per estrazione e da 60 nominate dal governo che si riunivano giornalmente in assemblea) ed il "Divan generale" (composto prettamente da funzionari e si riuniva in caso di emergenza).

Il 3 gennaio 1799 Napoleone ricevette un dispaccio secondo il quale l'Impero ottomano aveva manifestato l'intenzione di voler invadere l'Egitto per riprendersi ciò che gli spettava e perciò optò per una spedizione in Siria, nominando dei governatori per le aree del Cairo, di Alessandria e dell'Alto Egitto durante la sua assenza.

La sconfitta dell'esercito turco[modifica | modifica wikitesto]

Murad Bey in un'incisione di Dutertre nella Description de l'Égypte, 1809.

Napoleone fece ritorno in egitto dalla sua spedizione all'inizio di giugno del 1799. Murad Bey e Ibrahim Bey avevano colto l'occasione dell'assenza del generale francese per attaccare il Cairo con delle forze che avevano raccolto, ma il Bonaparte giunse in tempo per sconfiggerli. Nelle ultime due settimane di luglio, egli riuscì ad infliggere una pesante sconfitta all'armata turca sbarcata ad Aboukir, aiutati dalla flotta inglese comandata da sir Sidney Smith.

Poco dopo questa vittoria, il Bonaparte lasciò l'Egitto dopo aver nominato Kléber quale suo governatore, informando gli sceicchi locali che non sarebbe rimasto distante per più di tre mesi. Kléber riteneva che la condizione dei francesi in Egitto fosse estremamente pericolosa e scrisse al governo francese per esporre le sue ragioni. Dopo la partenza di Napoleone giunsero due spedizioni ottomane in Egitto per riprendere il controllo dell'area, una intercettata all'altezza di Damietta, mentre l'altra sotto il controlloo di Yousuf Pasha riuscì a prendere possesso dell'area di Damasco. La prima di queste ebbe un certo rilievo in quanto i turchi riuscirono a firmare una convenzione il 24 gennaio 1800 secondo la quale i francesi dovevano lasciare entro breve l'Egitto. Le truppe turche avanzarono intanto a Bilbeis dove vennero ricevute dagli sceicchi del Cairo; nella capitale fecero ritorno anche i mamelucchi che nel frattempo erano stati costretti all'esilio.

Prima che i preparativi per la partenza dei francesi fossero completati, a Smith pervennero ordini dal governo inglese di trattare i soldati francesi come prigionieri di guerra. Quando questi ordini vennero comunicati a Kléber, egli cancellò l'ordine precedentemente dato ai suoi uomini e pose il paese in stato di difesa. La sua partenza, con gran parte dell'esercito, per attaccare i turchi a Al-Matariyyah portò allo scoppiare di rivolte al Cairo, nel corso delle quali molti cristiani vennero uccisi barbaramente. Il partito nazionale non fu in grado di prendere possesso della cittadella della capitale, e Kléber dopo aver sconfitto l'armata turca, fu presto in grado di fare ritorno al Cairo. Il 14 aprile di quell'anno egli bombardò Bulaq e passò a bombardare Il Cairo stesso, che venne presa quella stessa notte. L'ordine venne in breve tempo ristabilito ed un totale di 12 milioni di franchi vennero imposti sui rivoltosi come taglie. Murad Bey ebbe un colloquio con Kléber e riuscì ad ottenere per sé il governo dell'Alto Egitto. Murad Bey morì poco dopo e venne succeduto da Osman Bey al-Bardisi.

L'assassinio di Kléber[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 giugno di quell'anno, Kléber venne assassinato da un fanatico di nome Solimano di Aleppo, il quale agì secondo sua spontanea confessone per incitazione di un giannizzero rifugiatosi a Gerusalemme che aveva inviato delle lettere degli sceicchi di Azhar. Pur non avendogli concesso supporto, tre sceicchi vennero uccisi dai francesi per rappresaglia. L'assassino stesso venne torturato ed impalto, malgrado la promessa di perdono che era stata fatta a lui e ad i suoi associati. Il comando dell'armata venne passato al generale barone Jacques-Francois Menou, uomo che si era convertito all'Islam e che stava operando per la conciliazione della popolazione musulmana con varie misure, tra cui l'esclusione dei cristiani (con l'eccezione di un francese) dal divan, rimpiazzandoli coi copti.

Durante le prime settimane del marzo 1801, gli inglesi al comando di Sir Ralph Abercromby effettuarono uno sbarco ad Abu Qir e procedettero verso Alessandria dove vennero attaccati da Menou; i francesi vennero respinti, ma il comandante inglese venne mortalmente ferito durante l'operazione. Il 25 marzo giunsero nuove truppe turche di rinforzo con la flotta di Kapudan Pasha Hüseyin. Forze combinate inglesi e turche presero la città di Rosetta. Il 30 maggio, il generale Augustin Daniel Belliard, comandante francese al Cairo, venne assalito su due fronti dalle forze inglesi al comando del generale John Hely Hutchinson e dalle forze turche al comando di Yusuf Pasha; dopo alcuni negoziati, Belhiard concordò di evacuare il Cairo e salpò coi suoi 13.734 uomini alla volta della Francia. Il 30 agosto, Menou venne costretto ad accettare condizioni simili e le sue forze di 10.000 uomini lasciarono Alessandria per l'Europa nel settembre di quello stesso anno. Questi due atti insieme segnarono la fine dell'occupazione francese dell'Egitto. Uno dei monumenti più significativi di questo periodo fu l'opera scritta Description de l'Égypte, compilata da un servo francese che accompagnò la spedizione.

L'Egitto sotto il governo Muhammad Ali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mehmet Ali e Khedivato d'Egitto.

La presa di potere di Muhammad Ali[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'evacuazione francese dell'Egitto, il paese divenne teatro di molti altre problematiche che ebbero l'apice nel tentativo degli ottomani di distruggere il cresciuto potere dei mamelucchi. Malgrado le promesse del governo inglese, venne trasmesso da Costantinopoli a Hüseyin Pasha l'ordine di epurare i principali beys mettendoli a morte. Secondo lo storico egiziano contemporaneo al-Jabarti, i bey vennero invitati ad una festa a bordo di una nave da guerra turca e qui vennero attaccati; ad ogni modo, sir Robert Wilson e M.F. Mengin riportarono che i bey vennero uccisi su una nave presso la Baia di Abukir. I bey si batterono ma vennero sopraffatti e alcuni di loro vennero uccisi, altri vennero fatti prigionieri. Tra i prigionieri vi era anche Osman Bey al-Bardisi, che era stato pesantemente ferito. Il generale inglese Hutchinson, informato di questo inganno, immediatamente prese dei provvedimenti contro i turchi, consentendo di avere sotto la propria protezione tutti i feriti e i prigionieri. Allo stesso tempo, Yusuf Pasha arrestò tutti i bey del Cairo, ma presto gli inglesi lo costrinsero a consegnarglieli per venire rilasciati.

Husrev Pasha fu il primo governatore ottomano dell'Egitto dopo l'espulsione dei francesi. La forma di governo, ad ogni modo, non era ad ogni modo la stessa prima dell'invasione francese ed i mamelucchi non vennero mantenuti al potere. Il pascià, ed attraverso di lui il Sultano, ripetutamente tentò di sanare le problematiche interne, spingendo Husrev a scontrarsi in campo aperto con 7.000 uomini contro i mamelucchi a Damanhur ma non solo i primi vennero sconfitti ma nelle mani dei mamelucchi caddero anche munizioni, cannoni e molte armi degli egiziani. Questo fatto portò ad una guerra civile tra albanesi, mamelucchi e ottomani.

La campagna contro i sauditi (1811–1818)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra turco-saudita.

Muhammad Ali preparò un esercito di 20.000 uomini (tra cui 2.000 cavalieri) al comando di suo figlio Tusun, ragazzo di soli sedici anni, e lo inviò contro i sauditi innecando la Guerra turco-saudita. Dalla fine del 1811, Tusun aveva ricevuto rinforzi ed aveva catturato Medina dopo un prolungato assedio. Egli prese successivamente Jeddah e La Mecca, sconfiggendo i sauditi e catturando il loro generale.

Dopo la morte del capo dei sauditi, Saud, Muhammad Ali concluse un trattato col suo figlio e successore, Abdullah I, nel 1815.

Tusun fece ritorno in Egitto dopo aver sentito dello scoppio di rivolte militari al Cairo, ma morì nel 1816 all'età di 20 anni. Muhammad Ali, insoddisfatto della conclusione del trattato coi sauditi, e non completamente soddisfatto della sua posizione, si determinò ad inviare un nuovo esercito in Arabia Questa spedizione, comandata dal suo figlio primogenito Ibrahim Pasha, lasciò l'Egitto nell'autunno del 1816 e catturò la capitale saudita di Dirʿiyya nel 1818.

Riforme[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'assenza di Muhammad Ali in Arabia i suoi rappresentanti al Cairo avevano completato la confisca, iniziata nel 1808, di gran parte delle terre appartenenti ai grandi proprietari terrieri della zona che vennero forzati ad accettare una corrispondente pensione. Con questo rivoluzionario metodo di nazionalizzazione della terra, Muhammad Ali iniziò a divenire fisicamente proprietario di tutto il suolo egiziano.

Il pascià inoltre tentò di riorganizzare le sue truppe secondo linee europee, ma questo portò a non pochi ammutinamenti proprio nella capitale. La vita di Muhammad Ai era in pericolo ed egli cercò rifugio di notte nella cittadella, mentre i suoi soldati commettevano saccheggi in tutta la regione. La rivolta venne ridotta di furore con la presa di alcuni capi e insorgenti e fu lo stesso Muhammad Ali a prevedere che quanti fossero stati danneggiati venissero rimborsati dei danni subiti. Il progetto del Nizam Gedid (Nuovo Sistema) venne però, come conseguenza di questo ammutinamento, abbandonato per il momento.

Mentre Ibrahim venne coinvolto nella seconda campagna araba, il pascià rivolse la sua attenzione nel rafforzare l'economia egiziana. Egli creò dei monopoli di stato sui prodotti principali del paese. Costruì diverse fabbriche e dal 1819 iniziò l'escavazione di un nuovo canale ad Alessandria d'Egitto, chiamato Mahmoudiyah (dal sultano regnante in Turchia all'epoca). Il vecchio canale è rimasto per lungo tempo in disuso e la necessità di un nuovo canale tra Alessandria ed il Nilo era operazione molto sentita dalla popolazione. La conclusione nel 1838 del trattato commerciale con la Turchia, negoziato da Sir Henry Bulwer (Lord Darling), diede un duro colpo al sistema dei monopoli, anche se l'applicazione dei termini del trattato per l'Egitto venne rimandata di alcuni anni.

Altro fatto notabile nel progresso economico del paese fu lo sviluppo della coltivazione del cotone lungo il Delta del Nilo a partire dal 1822. Il cotone piantato proveniva dal Sudan ed era acquistato da Maho Bey, dando vita ad una nuova industria che nel giro di pochi anni fece guadagnare a Muhammad Ali introiti considerevoli.

Molti sforzi vennero fatti per promuovere l'educazione e lo studio della medicina. Ai mercanti europei, dai quali dipendeva per le sue esportazioni, Muhammad Ali mostrò particolare favore e sotto la sua influenza il porto di Alessandria crebbe notevolmente per importanza. Fu sempre su incoraggiamento di Muhammad Ali che vennero ripresi stabili collegamenti commerciali tra Europa e India attraverso l'Egitto.

L'invasione della Libia e del Sudan[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1820 Muhammad Ali diede ordine di iniziare la conquista della parte orientale della Libia. La sua prima spedizione (febbraio 1820) conquistò ed annetté l'oasi di Siwa. L'intento di Ali per il Sudan era quello di estendere i suoi domini verso sud per trarre ampi commerci dalle carovane che si dirigevano verso il Mar Rosso ed assicurarsi le ricche miniere d'oro presso Sennar. Egli sperava conseguentemente di riuscire a costituire un nuovo esercito anche con l'uso di reclute locali.

Le forze destinate a quest'impresa erano guidate da Isma'il Pascià, figlio minore di Muhammad Ali. Esse consistevano di 4000-5000 uomini tra turchi ed arabi. Le truppe lasciarono il Cairo nel luglio del 1820 sconfiggendo poco dopo la Nubia, la provincia di Dongola ed i rimanenti mammelucchi dispersi.

Mahommed Bey, con forze di eguale consistenza, venne inviato da Muhammad Ali contro Kordofan sempre con risultati positivi per l'Egitto, ma non senza sanguinosi scontri. Nell'ottobre del 1822, Ismail, assieme ai suoi uomini catturati, venne arso vivo da Nimr, il mek (king) di Shendi, e Mahommed Bey che era noto per la sua crudeltà rispose a questo atto con atti terribili e richieste di tasse sulla popolazione. In questo periodo venne fondata la città di Khartum, e negli anni successivi il governo degli egiziani venne esteso sino al controllo del Mar Rosso tramite l'ottenimento dei porti di Suakin e Massaua.

La campagna greca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'indipendenza greca.

Muhammad Ali era conscio del fatto che l'impero che aveva laboriosamente costruito era di fatti dipendente da quello che era anche il suo padrone, ovvero il sultano turco Mahmud II, la cui politica era orientata a piegare gli eccessi di potere dei suoi sottoposti con la forza, sfruttando se necessario anche i nemici del pascià in Egitto, tra i quali spiccava il grand visir Husrev Pasha, che non aveva dimenticato l'umiliazione del 1803.

Mahmud stava nel frattempo pianificando delle riforme sul modello occidentale e Muhammad Ali, che aveva avuto diverse occasioni per osservare la superiorità dei metodi europei, era determinato ad anticipare il sultano nella creazione di una flotta e di un esercito moderno e sul modello europeo, in parte come misura precauzionale, in parte come strumento per la realizzazione del suo schema di ambizioni. Prima dello scoppio della Guerra d'indipendenza greca nel 1821, egli aveva già speso tempo ed energie nell'organizzare una propria flotta sotto la supervisione di istruttori fracesi di modo da formare ufficiali ed artificieri locali anche se si dovette attendere sino al 1829 perché nel porto di Alessandria venisse costruito un vero e proprio arsenale in grado di costruire ed equipaggiare vascelli da guerra. Dal 1823, ad ogni modo, egli ebbe successo nel riorganizzare l'esercito rimpiazzando i turbolenti turchi ed albanesi al suo servizio con sudanesi e fellahin. La forza delle nuove unità venne dimostrata nella soppressione della rivolta del 1823 degli albanesi al Cairo con l'uso di sei reggimenti disciplinati di sudanesi; dopo quell'evento Mehemet Ali non venne più disturbato da rivolte interne.

La sua preparazione e la sua forza portò il sultano a richiedere l'intervento dell'Egitto nella soppressione della rivolta degli insorgenti greci, offrendo come ricompensa i pascialiti di Morea e Siria. Mehemet Ali era già dal 1821 governatore di Creta, isola che era stata occupata per mano di una piccola forza militare greca. Nell'autunno del 1823 una flotta di 60 navi da guerra egiziane con un carico di 17.000 uomini si concentrarono nella Baia di Suda e nel marzo successivo il comandante Ibrahin sbarcò in Morea.

Malgrado le vittorie navali dettate dalla superiorità della flotta egiziana, le truppe di terra non ebbero egual fortuna dal momento che la presenza di molte bande di insorgenti greci che bene conoscevano il loro territorio rese difficile organizzare uno scontro in campo aperto come le truppe egiziane erano state abituate ad affrontare. La storia degli eventi che portarono poi alla Battaglia di Navarino ed alla liberazione della Grecia è spiegata altrove, ma il ritiro delle forze egiziane dalla Morea fu l'ultima azione che l'Egitto compì all'estero per conto dell'Impero ottomano.

Le guerre contro i turchi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra turco-egiziana e Seconda guerra turco-egiziana.

Anche se Muhammad Ali aveva ottenuto il solo titolo di wali, egli si era autoproclamato Chedivè, ovvero viceré ereditario, già durante il suo periodo di incarico. Il governo ottomano, sebbene irritato, non fece nulla per contrastare questo potere sin quando Muhammad Ali non invase la Siria governata dagli ottomani nel 1831. La Siria era stata promessa a Muhammad dal sultano Mahmud II per la sua assistenza durante la Guerra d'indipendenza greca, ma dopo la conclusione nefasta della guerra il territorio non gli era stato corrisposto come da contratto.[3] Questo fatto portò ad un'alleanza degli ottomani con gli inglesi per il contrattacco del 1839.

Nel 1840, gli inglesi bombardarono Beirut e le forze anglo-ottomane sbarcarono ad Acri.[4] Gli egiziani vennero costretti a ritirarsi verso l'Egitto e la Siria tornò ad essere nuovamente una provincia ottomana. Come risultato della Convenzione di Londra del 1840, Muhammad Ali rinunciò a tutte le conquiste ad eccezione del Sudan ed in cambio si vide riconosciuto dal sultano turco il titolo di governatore ereditario dell'Egitto per sé e per i propri eredi.

I successori di Mehmet Ali[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1848, per Mehmet Ali ormai vecchio ed affetto da demenza senile, il figlio Ibrāhīm chiese le dimissioni da governatore e promosse la sua ascesa al trono. Il sultano ottomano accettò questa richiesta e Mehmet Ali venne rimosso dal potere. Ad ogni modo, Ibrāhīm morì di tubercolosi il mese successivo, mentre suo padre morirà poi nel 1849.

A Ibrāhīm succedette suo nipote ʿAbbās I che venne poi assassinato da due suoi schiavi nel 1854 e lasciò la successione al quarto figlio di Mehmet Ali, Saʿīd. Questi portò avanti molti dei progetti iniziati da suo padre ma il suo fu un regno secondario e non denso di eventi come quello del genitore.

Saʿīd governò per soli nove anni, e suo nipote Ismāʿīl, altro nipote di Mehmet Ali, gli succedette alla sua morte. Nel 1867, il sultano ottomano consentì a Ismāʿīl l'uso del titolo di khedive.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Saraiya Faroqhi, The Ottoman Empire: A Short History, Shelley Frisch, translator, Princeton, New Jersey, Markus Wiener Publishers, 2008, p. 60, OCLC 180880761, ISBN 978-1-55876-449-1.
  2. ^ a b Raymond, André (2000) Cairo (translated from French by Willard Wood) Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, page 196, ISBN 0-674-00316-0
  3. ^ Private Tutor, Infoplease.com. URL consultato il 31/10/2010.
  4. ^ Egypt - Muhammad Ali, 1805-48, Country-data.com. URL consultato il 31/10/2010.