Evelina Cattermole

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« Le rose che de' suoi baci hanno odore
Non mi bastano più: lui solo io voglio. »
(Contessa Lara, Nuovi versi, 1894)

Evelina Cattermole, 1875, Collezione Francesco Paolo Frontini

Evelina Cattermole (Firenze, 26 ottobre 1849Roma, 30 novembre 1896) è stata una poetessa italiana.

Scrisse anche novelle e opere in prosa. La parte più rilevante della sua produzione è firmata con lo pseudonimo Contessa Lara.

Nacque a Firenze dallo scozzese Guglielmo Cattermole, che in terze nozze aveva sposato a Firenze Elisa Sandusch, eccellente pianista. Alterò la sua data di nascita, spostandola al 1858, per vanità.

Eva ebbe una sorella, Eufrosina, e un fratello, Guglielmo (come il padre), che sposò la figlia di un compositore e musicografo belga, e che fu lui stesso musicista, e più precisamente violinista nell'orchestra di Montecarlo.

Il luogo e la data in cui nacque Eva sono stati per molti anni controversi: Angelo De Gubernatis in Dictionnaire international des écrivains du jour diceva che sarebbe nata a Cannes, in Provenza, il 23 ottobre 1858, e lo stesso diceva Guido Mazzoni in Ottocento. Invece, Eugenia Levi in Dai nostri poeti viventi e, dopo di lei, Benedetto Croce e altri affermavano che sarebbe nata a Firenze nel 1851. Nel 1892, nella rubrica femminile che teneva sulla "Tribuna illustrata", Eva dichiarava di essere nata sul suolo di Francia, ed anche sull'atto di morte risulta nata a Cannes nel 1854. Tuttavia, Maria Borgese ha ritrovato a Firenze il certificato originale di nascita, che pone incontrovertibilmente la sua nascita a Firenze il 26 ottobre 1849.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] L'infanzia

Una descrizione dell'infanzia di Eva è proposta da lei stessa nella novella La Rosona che fa parte di Storie d'amore e di dolore.

Eva fu molto precoce nell'apprendimento della musica e delle lingue straniere: imparò fin da giovanissima l'inglese, il francese, lo spagnolo e l'italiano. Andava a lezione di italiano da Marianna Giarrè, che era sua volta una poetessa amica di Pietro Giannone, Aleardo Aleardi, Niccolò Tommaseo, Francesco Dall'Ongaro, Giovanni Prati, Giosuè Carducci.

[modifica] I primi versi e Canti e Ghirlande

Come vuole la storia da lei stessa divulgata, i primi versi di Evelina furono scritti spontaneamente come accompagnamento ad un mazzo di fiori offerto in regalo alla madre.

Nel 1867 è pubblicata la sua prima raccolta Canti e Ghirlande per l'editore Cellini a Firenze, con poesie di carattere occasionale molto ingenue, che mostrano chiare influenze di Aleardi, Prati, Dall'Ongaro. La pubblicazione è successiva alla morte della madre di Evelina.

La prima parte della raccolta è dedicata al padre; la seconda alla sorella Eufrosina; la terza a Pietro Giannone, martire repubblicano; la quarta alla Principessa Elisa Poniatowska, che teneva un salotto frequentato anche da Gaetano Donizetti; la quinta all'amica Elvira Spannocchia; la sesta a Marianna Giarrè.

[modifica] La giovinezza e il matrimonio

Evelina frequentava alcuni salotti prestigiosi, tra cui quello di Laura Beatrice Oliva, detta la Corinna Italica, moglie del giureconsulto e conte Pasquale Stanislao Mancini dei marchesi di Fusignano: Eva divenne amica delle loro figlie e, frequentando la loro cerchia di amici, conobbe il tenente dei bersaglieri Francesco Saverio Eugenio Mancini del quale si innamorò.(lui era nato nel 1842)

Si sposarono nel 1871, soggiornarono brevemente a Roma, quindi si stabilirono a Napoli per un breve periodo, e poi definitivamente a Milano.

A Milano, Eva frequentò diversi salotti, tra cui quello di casa Maffei, e cominciò a tenerne uno suo. Conobbe anche Emilio Praga, che le regalò un libro apponendovi una dedica: Evelina lo conservava tra gli oggetti che le erano più cari.

Attorno a Evelina si creò una corte di ammiratori, che la adoravano per la sua bellezza e la sua grazia ammaliante, mentre il marito disertava sempre più spesso la casa per giocare d'azzardo o incontrare donne di teatro.

Eva conobbe proprio tramite Francesco Saverio il giovane veneziano Giuseppe Bennati Baylon, impiegato al Banco di Napoli, e se ne innamorò, tradendo il marito. La scoperta del tradimento, per circostanze che non sono mai state completamente chiarite, avvenne verso metà maggio 1875, a Milano.

« lo t' amo, t' amo. Oh, ch' altra donna mai

Non susurri al tuo cor questa parola:
Per quanta ne incontrasti e ne vedrai
Anco nei sogni, vo' bastarti io sola.
Io saprei tramutarmi in che vorrai,
Mentre com'or tra i baci il dì s'invola:
Frine, Saffo, Maria chiedi, ed avrai

Quanto fibra, intelletto, alma consola »


[modifica] Il divorzio scandaloso e la povertà

Trovare la moglie in flagranza di adulterio dava a Francesco Saverio Eugenio Mancini il diritto, secondo le implicite norme sociali dell'epoca, di sfidare a duello l'amante, cosa che egli prontamente fece.

Il duello terminò tragicamente con il ferimento e quindi la morte (7 giugno 1875) del giovane Giuseppe Bennati Baylon.

A questa vicenda seguì (30 luglio) un penoso processo in cui Francesco Saverio fu assolto per l'omicidio d'onore.

Contemporaneamente, egli aveva fatto richiesta di divorzio e scacciato la moglie da Milano. Lo scandalo che ne seguì presso l'opinione pubblica fu enorme, e Evelina fuggì dalla città coperta di vergogna.

Sua padre non volle accoglierla a Firenze, in seno alla nuova famiglia che aveva formato con Clementina Lazzeri dopo la morte della moglie Elisa.

Dopo un breve ritorno a Milano, per i funerali di Giuseppe Bennati Baylon, cui partecipò di nascosto e stando lontana dagli occhi della folla, visse poveramente in camere ammobiliate a Firenze, e poi si spostò presso la nonna, sempre a Firenze.

Le ristrettezze economiche per un lungo periodo la tormentarono, e la condussero a pubblicare poesie e articoli su riviste per poter guadagnare qualcosa.

Lentamente, riuscì a uscire dall'ostracismo in cui era stata posta, e tornò a frequentare salotti. Anche i rapporti con il padre e la sua nuova famiglia migliorarono, e Evelina poté incontrare talvolta i suoi nuovi fratellini, ai quali si legò molto (vedi le sue liriche Ricordo d'Aprile per il fratellino Fausto e Parvula per la sorellina Esterina).

In questo periodo (nell'estate del 1875) conobbe il poeta Mario Rapisardi: sulla loro amicizia nel tempo furono insinuate molte cose, ma la tesi oggi prevalentemente accettata è che da parte di Evelina questa fosse senz'altro soltanto un'amicizia e nulla di più, non tenendo conto delle testimonianze di uno dei migliori biografi e amici del Poeta, infatti Alfio Tomaselli sostiene che la Contessa fu l'amante del Vate.

« A Evelina.....................Catania, S.ta Maria di Gesù, 24 marzo 1885.

Oh dignitosa coscienza e netta ! Se mi avessi scritto " Imbastisco il mio millesimo amore e sono a' comandi del tal dei tali „ ti disprezzerei meno.

Addio. Mario Rapisardi  »
([1])


Nel 1880 la vita di Eva è funestata dalla morte della nonna amatissima, che è ricordata nelle poesie Stanza chiusa e Il rosario della nonna

[modifica] Il periodo del successo e la sua morte

Nel 1884 Eva era una scrittrice affermata, e vari poeti più o meno dotati scrivevano versi a lei dedicati. La sua fama e la sua bellezza le procurarono anche una serie di legami sentimentali con persone non sempre disinteressate. Tra il 1884 e il 1894, Eva compose la sua raccolta di liriche Nuovi versi.

Durante questo periodo, Evelina collezionò diversi flirt e storie d'amore più o meno stabili, sempre cercando la felicità e il vero amore, ma, per sua sfortuna, incontrando anche persone che approfittavano della sua ingenuità e generosità. Dal 1886 al 1894, però, Eva ebbe una relazione stabile con un giovane siciliano con cui lei aveva collaborato per lavoro presso una rivista, il Nabab, nel gennaio del 1885. Fu per lei come ritrovare le gioie di una vera famiglia cui aveva sempre anelato. Questa relazione era da lei considerata come un matrimonio vero e proprio, come si vede dalle sue liriche sull'argomento.

Nel corso del 1886 Eva si spostò molto, toccando Parma, Milano, Firenze, per poi stabilirsi a Roma, dove poteva più facilmente trovare lavoro. Proprio durante questo anno la sua amicizia con il giovane siciliano Giovanni Alfredo Cesareo (di 12 anni più giovane di lei) si tramutò in amore.

Tra il 1886 e il 1895 Eva scrisse molte delle sue opere di prosa (Così è, L'innamorata, Novelle di Natale, Una famiglia di topi e Il romanzo della bambola) e ripubblicò Storie d'amore e di dolore. Inoltre, nel 1886 pubblicò E ancora versi a Firenze, per i tipi di Sersale.

A Roma Evelina tenne un salotto musicale che aveva molto successo: lo frequentarono, tra gli altri, Arturo Graf, Angelo De Gubernatis, lo scultore americano Moë Ezekiel, il pittore Boggiani, lo scultore Niccolini, la pittrice Anna Forti, Luigi Capuana, lo scrittore Pierre Loti, e anche alcuni parlamentari. D'estate si recava in vacanza a Riva Trigoso. In questo periodo, Eva manteneva buoni rapporti con la Serao, nonostante quest'ultima avesse pubblicato una propria recensione negativa ai Versi di Cattermole, usciti nel 1883.

Nel novembre del 1894 terminò la relazione di Eva con l'uomo che era suo convivente ormai da quasi dieci anni: questa decisione portò la scrittrice a lasciarsi un po' andare e le fece vivere dei momenti di lieve depressione. Nello stesso anno, però, De Gubernatis mandò a casa di Eva un suo collaboratore alla rivista Vita italiana, un pittore di Napoli che doveva adattare per la rivista i figurini francesi alla sensibilità italiana. Cattermole collaborava, infatti, con la rivista, sulla quale teneva una rubrica di moda. L'uomo, che aveva 25 anni all'epoca, era un pittore di scarso talento e conduceva una vita di stenti: Eva cominciò ad aiutarlo, raccomandandolo ai suoi amici e invitandolo sempre a cenare da lei. Nel febbraio del 1895 la relazione tra i due diventa di natura sentimentale e intima.

Convissero nella casa di Eva, con i soli introiti derivanti dal lavoro di Cattermole, e lei ebbe modo di ricredersi più di una volta sulla propria generosità che l'aveva spinta ad aiutare con ogni mezzo quest'uomo: egli si rivelò scarsamente propenso al lavoro, manesco e possessivo. Eva non riusciva ad allontanarsi da lui, nonostante l'avesse persino chiuso fuori di casa in un'occasione: l'uomo era rientrato con la forza passando da una finestra, e lei non poteva liberarsene (maggio 1896). Alcuni amici la consigliarono di recarsi alla Questura e di denunciarlo, ma lei non si fidava e temeva che lui poi si vendicasse.

Nell'estate del 1896, lei si recò in villeggiatura in Liguria, dove ebbe modo di incontrare un amico di sempre, Ferruccio Bottini, che stava raggiungendo la propria nave a La Spezia: Eva gli confidò i propri problemi, e lui la invitò a lasciare il convivente e a rifugiarsi a Livorno, ospite della famiglia Bottini. Inoltre, le comprò un revolver da tenere in borsetta per maggior sicurezza. Ad ottobre 1896 Eva tornò a Roma, decisa a smontare la propria casa lì e a trasferirsi a Livorno dai Bottini, ma la fine tragica della sua vicenda sentimentale con il pittore napoletano fu quasi inevitabile: il 30 novembre, durante l'ennesima litigata in cui Eva gli intimava di andarsene, fu fatale la presenza nella stanza del revolver, che l'uomo, infine, in circostanze mai ben accertate, usò contro di lei colpendola all'addome.

La pistola era un modello da signora, di piccole dimensioni, e il colpo non provocò la morte immediata di Evelina. Però Eva non fu immediatamente soccorsa: l'uomo e la cameriera, che nel frattempo era accorsa, impiegarono diverso tempo prima di chiamare un medico, e le forze dell'ordine furono sul posto ad indagare solo parecchie ore dopo, quando Eva era già agonizzante. Secondo varie testimonianze, fino all'ultimo, a chi si recò al suo capezzale, Eva insisté nel dire che l'omicidio era stato dettato solo ed esclusivamente da interesse economico: infatti, in caso di omicidio dettato da motivi passionali, le giurie dell'epoca tendevano ad applicare molte attenuanti alla pena.

Naturalmente, seguì un processo che fece scalpore. Non fu possibile provare precisamente la dinamica dei fatti, né le motivazioni economiche sottostanti al gesto dell'omicida.

Il testamento indicava come unico erede l'amico Ferruccio Bottini, che però rifiutò il lascito.

I funerali ebbero un gran concorso di folla, e furono molte le manifestazioni di affetto. In seguito, però, si verificò un brutto scandalo: i fondi che erano stati raccolti per la sepoltura svanirono nel nulla e i resti della scrittrice non poterono mai avere sepoltura adeguata.

Versi, ed. Sommaruga, 1883 – Collezione Francesco Paolo Frontini

[modifica] Opere

[modifica] Le collaborazioni letterarie

Eva, con lo pseudonimo di Contessa Lara, fu collaboratrice di diverse riviste, che le davano una retribuzione in base al suo contributo: questo ha portato la sua produzione talvolta a scadere di qualità.

Gli editori meno scrupolosi sfruttavano spesso l'aura di scandalo che le avevano dato le sue vicende sentimentali e di vita, soprattutto quando lanciavano una sua nuova pubblicazione, lasciando intendere ai lettori che tra le righe del nuovo libro di Contessa Lara avrebbero potuto leggere i particolari delle sue storie amorose.

In particolare Eva collaborò con scritti in prosa o in poesia a:


[modifica] La sua poetica e la sua fortuna letteraria

La sua vita tormentata fece scalpore e destò critiche controverse mentre lei era viva e subito dopo la sua tragica morte, nuocendo alla sua memoria e gettando fino ad oggi un alone di sensazionalismo e sospetto sulle sue opere. Sono in commercio sue biografie che descrivono la vicenda in maniera più o meno obiettiva e scandalistica, perciò documentandosi sulla sua vita e sulla sua produzione è necessario fare molta attenzione alle fonti, che non sempre sono molto attendibili e neutrali.

In realtà, una delle tematiche che si ripresentano di frequente nelle sue opere poetiche è quella della famiglia, come desiderio e aspirazione di pace. Nella sua produzione è presente anche il tema della ricerca dell'amore, un amore certo fatto anche di sensualità, ma decisamente orientato ad una relazione stabile e duratura. Addirittura, in una lirica Cattermole si immagina vecchia, seduta accanto al fuoco, impegnata nelle attività tranquille e domestiche di una vita familiare condivisa con il suo uomo. Nonostante le sue molte relazioni amorose, dalla sua opera emerge che aspirava ad un rapporto sentimentale tradizionale, e alla sicurezza dell'ambiente domestico.

Un altro tema delle sue liriche è quello del desiderio di rifugiarsi lontano dal mondo e trovare la pace. A volte questa tematica si configura come una ricerca di annullamento e morte, ma più spesso si traduce con sogni di evasione dalla vita di città, per rifugiarsi in località isolate ed impervie.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Poesia

Senza Baci parole della Contessa Lara –– Collezione Francesco Paolo Frontini
  • Canti e ghirlande, Cellini, Firenze, 1867
  • Versi, Sommaruga, Roma, 1883
  • E ancora versi, Sersale, Firenze, 1886
  • Nuovi versi. Edizione postuma, Milano, Galli, 1897
  • Senza Baci, con versi della Contessa Lara, musica di Francesco Paolo Frontini Forlivesi, 1898 Musica

[modifica] Prosa

  • Storie d'amore e di dolore, (raccolta di novelle)
  • Così è, (raccolta di novelle)
  • L'innamorata , (romanzo)
  • Novelle di Natale
  • Una famiglia di topi, (per bambini)
  • Il romanzo della bambola , (per bambini)

[modifica] Altri progetti

[modifica] Fonti e critica

  • Maria Borgese, La Contessa Lara. Una vita di passione e di poesia nell'Ottocento italiano, Milano, Treves 1930.
  • Achille Macchia, Prefazione, in Contessa Lara, Novelle della Contessa Lara,Bideri, Napoli 1914.
  • Benedetto Croce, La Contessa Lara-Annie Vivanti, in La letteratura della nuova Italia. Saggi critici, II, Laterza, Bari 1943.
  • Poesie, a cura di Marco Amendolara, Edizioni dell'Oleandro, Roma, 1998

[modifica] Collegamenti esterni


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