Evagrio Pontico

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Evagrio Pontico (a sinistra), Giovanni Climaco e santo sconosciuto in un'icona del XVII secolo.

Evagrio Pontico (latino: Evagrius Ponticus greco: Εὐάγριος ὁ Ποντικός; Ebora, 345Egitto, 399) fu un monaco, asceta e scrittore cristiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diacono e teologo, Evagrio nacque a Ebora, nella regione del Ponto (Asia minore), nel 345. Amico di Basilio il Grande e di Gregorio di Nazianzo, visse a Costantinopoli, prima di ritirarsi tra i Padri del deserto (nel 385) come discepolo di Macario l'Egiziano. Nei suoi scritti, in particolare nel Trattato sulla preghiera e nel Praktikos, racchiuse il suo insegnamento sulla vita monastica.

A lui si deve la prima classificazione dei sette peccati o vizi capitali, e dei mezzi per combatterli. In particolare, egli divise la Tristezza come vizio a sé, successivamente accorpata come già effetto di Accidia o di Invidia, stessa cosa accadde per la Vanagloria, accorpata successivamente nell'unico vizio della Superbia. Gli altri vizi sono gli stessi giunti a noi (Ira, Lussuria, Avarizia, Gola, Invidia).

Molte sue opere furono condannate al concilio di Costantinopoli II nel 553 come origeniste. Ma, nonostante la condanna, Evagrio è venerato ancora oggi in tutto l'Oriente cristiano come un padre della vita monastica e un teologo di primo piano, ispiratore dell'esicasmo. La Filocalia gli dedica ampio spazio.

Le sue opere più importanti, oltre a quelle già citate, sono le Sentenze sulla conoscenza (Kephalia gnostika) e il Libro delle confutazioni (Antirrhetikos), composte di aforismi e di brevi annotazioni. Morì nel 399.

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