Eustace Lycett

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Statuetta dell'Oscar Oscar ai migliori effetti speciali 1962
Statuetta dell'Oscar Oscar ai migliori effetti speciali 1965

Eustace Lycett (Stoke-on-Trent, 21 dicembre 1914[1]Fullerton, 16 novembre 2006[1]) è stato un artista degli effetti speciali cinematografici statunitense di origine britannica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce in Gran Bretagna, figlio di Martha Constance Walley e dell'ingegnere minerario William Arden Lycett. A causa del lavoro del padre viaggia molto e ha vissuto a lungo in Cile per trasferirsi infine in California all'inizio degli anni 30.[1]

Si laurea in ingegneria meccanica presso il Caltech di Pasadena nel 1937, tre giorni dopo va a lavorare presso i Walt Disney Studios.[2]. Sempre lo stesso anno sposa Mary Ethel Goddard con la quale ha avuto 4 figli[1].

Per la Disney lavora sulla camera multipiano, un sistema che permette di aggiungere profondità alle animazioni[2].

Nel 1940 diventa assistente di Ub Iwerks supervisore alla stampa ottica della Disney[2].

Viene nominato capo del dipartimento degli effetti speciali fotografici della Disney nel 1958[1].

Durante la sua carriera qurantennale nella Disney lavora in più di 30 film vincendo 2 premi Oscar ai migliori effetti speciali, nel 1965 per Mary Poppins e nel 1972 per Pomi d'ottone e manici di scopa ed è nominato altre 2 volte nel 1962 per Un professore fra le nuvole e nel 1980 per The Black Hole - Il buco nero.

Muore il 16 novembre 2006 a Fullerton

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Effetti speciali[modifica | modifica sorgente]

Effetti visivi[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Eustace Lycett, 91, Designer of Special Effects for Disney Movies, Dies in nytime.com. URL consultato il 28 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2014).
  2. ^ a b c (EN) Eustace Lycett, 91; Oscar-winning special effects expert in latimes.com. URL consultato il 24 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2014).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]