Eugenio Balzan

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Francobollo che ritrae Eugenio Balzan

Eugenio Francesco Balzan (Badia Polesine, 20 aprile 1874Lugano, 15 luglio 1953) è stato un giornalista e imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Eugenio Balzan nacque in una famiglia di proprietari terrieri della provincia di Rovigo, ebbe una giovinezza difficile a causa dell'alluvione del Polesine che nel 1882 mandò in rovina la sua famiglia.[1]

Si trasferì a Milano e lavorò al Corriere della Sera, dove fu assunto nel 1897 come correttore e poi come giornalista. In breve ricoprì i ruoli di redattore, capocronaca ed inviato speciale, firmò celebri reportages sugli italiani emigrati nelle Americhe.[1][2]

Nel 1903 Balzan ne divenne il potente direttore amministrativo, avendo anche acquisito parte della proprietà stessa del giornale, seppur si trattasse di una piccola quota.[2] Braccio destro del direttore Luigi Albertini contribuì alla crescita economica del giornale che divenne il principale quotidiano italiano passando dalle 75 000 copie del 1900 alle 150 000 del 1906, alle 275 000 cinque anni dopo ed alla fine della prima guerra mondiale a quasi 400 mila. Nel 1920 la tiratura arrivò a 600 000 copie.[1]

Grazie alla sua iniziativa la vendita di pubblicità venne gestita direttamente dal "Corriere" che oltre al quotidiano avviò dei periodici collegati che ebbero un grande successo: nel 1899 "La Domenica del Corriere", nel 1901 "La Lettura", nel 1903 il "Romanzo mensile" e nel 1908 il "Corriere dei Piccoli".[1]

Balzan si preoccupò di innovare il "Corriere" dotandolo delle macchine rotative tecnologicamente più avanzate e automatizzate, gestendo anche al meglio la distribuzione e la rivendita.[1]

La collaborazione con Luigi e Alberto Albertini ebbe fine nel 1925 quando a causa del fascismo furono costretti ad abbandonare la proprietà e la guida del giornale a favore dei fratelli Aldo, Mario e Vittorio Crespi che rimasero gli unici proprietari. Balzan restò al suo posto nel "Corriere" e per questo venne considerato un traditore ma, come ebbe modo di scrivere, affermava:[1]

« Se non temessi di arrecare un danno all'azienda cui ho dato per quasi trent'anni il meglio delle mie forze, e alle tante famiglie che da essa traggono il necessario sostentamento, e se non temessi di essere giudicato male dai colleghi e amici che si fidano di me, specialmente nel periodo critico che stiamo attraversando non esiterei un momento a lasciare il mio posto »
(Eugenio Balzan[1])

L'ambizione e il ritorno economico della sua posizione lo portò a vivere quel periodo come gli anni del compromesso: da un lato il punto più alto della carriera e dall'altro le continue tensioni con l'ambiente che lo circondava.[1]

Accusato dai fascisti ed in particolar modo da Roberto Farinacci di essere contrario al Duce, si avvalse dell'amicizia del fratello di Mussolini, Arnaldo Mussolini, giornalista, che però morì improvvisamente nel 1931.[1]

Nel 1933 Balzan cedette alle pressioni e lasciò il "Corriere" autoesiliandosi, emigrando in Svizzera, dove negli anni aveva accumulato una fortuna.[1][2]

Tra Lugano e Zurigo visse fino al 1950, anno del suo rientro ufficiale in Italia, anche se non tornò mai a stabilirvisi. Morì a Lugano nel 1953.[1][2]

La Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sua morte l'unica figlia ed erede, Angela Lina, diede vita alla Fondazione Internazionale Premio Eugenio Balzan, che dal 1961 conferisce il Premio Balzan in varie discipline scientifiche, umanistiche ed artistiche.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Renata Broggini, Eugenio Balzan: 1874 - 1953, un vita per il Corriere, un progetto per l'umanità, Milano, Rizzoli, 2001.
  2. ^ a b c d dal sito del Premio Balzan

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renata Broggini, Eugenio Balzan: 1874 - 1953, un vita per il Corriere, un progetto per l'umanità, Milano, Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-86884-1.
  • Eugenio Balzan in Renata Broggini (a cura di), L'emigrazione in Canada nell'inchiesta del «Corriere» 1901, Milano, Fondazione Corriere della Sera, 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 22373957 LCCN: nr2002006082

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie