Eufemio di Messina

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Eufemio di Messina (800 circa – Castrogiovanni, 828) fu un turmarca della flotta bizantina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Forse nato a Messina, ricco e colto, con i suoi successi militari si guadagnò un consenso tale da attirare la preoccupata ostilità dell'impero; così fu accusato di aver sposato una suora novizia, Omoniza[1].

Eufemio si ribellò contro i bizantini, con l'aiuto di vari nobili conseguì alcuni successi militari, forse uccise il generale Fotino; attorno all'823 in Siracusa si proclamò imperatore indipendente da Costantinopoli. In pratica, fu un capo carismatico, rispettato come un re, il titolo di imperatore indicava il suo dominio sull'intero territorio dell'isola. Ma il suo dominio fu effimero, due suoi governatori si ribellarono e lo sconfissero, entrarono in Siracusa costringendo Eufemio a fuggire in Ifriqiya (all'incirca l'attuale Tunisia). Lì trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati bizantini.

I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione delle Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihād marittimo il maggior numero di volontari, ufficialmente per assolvere a un obbligo morale ma di fatto per allontanare dall'Ifrīqiya il maggior numero possibile di sudditi facinorosi, che non avevano mancato di creare gravi tensioni, iniziò così la conquista islamica della Sicilia. Nell'827 egli tornò in Sicilia con una grande flotta comandata da Asad ibn al-Furat.

Eufemio fu assassinato a Castrogiovanni, durante l'assedio (828), dai cittadini con cui aveva cercato di riprendere contatto, dopo che gli Arabi lo avevano estromesso[2][3]. Con successive iniziative militari e fino alla fine del secolo, gli Arabi porteranno avanti la conquista dell'isola.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Amari,  p. 241
  2. ^ Scheda su treccani.it.
  3. ^ Peter Sammartino, William Roberts, Sicily: An Informal History, Associated University Presse, 2001, p. 43.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]