Etruridelphis giulii

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Etruridelphis giulii
Etruridelphis giulii.jpg
E. giulii
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EX it.svg
Estinto (Pliocene sup. - Specie fossile)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Cetacea
Sottordine Odontoceti
Superfamiglia Delphinoidea
Famiglia Delphinidae
Genere Etruridelphis
Bianucci, Vaiani & Casati, 2009
Specie E. giulii
Nomenclatura binomiale
Etruridelphis giulii
Lawley, 1876
Sinonimi

Delphinus giulii Lawley, 1876
Steno bellardii (Portis, sensu Ugolini, 1899)
Steno giulii (Lawley, 1876)
Stenella giulii (Lawley, 1876)

Etruridelphis giulii (Lawley, 1876) è un delfino estinto della famiglia dei Delphinidae, i cui reperti fossili risalgono al Pliocene. È l'unica specie nota del genere Etruridelphis Bianucci, Vaiani & Casati, 2009, di recente definizione.

Indice

[modifica] Inquadramento sistematico

La specie raggruppa quattro esemplari fossili scoperti nell'entroterra della Toscana nella seconda metà dell'Ottocento. Tali esemplari erano classificati come appartenenti al genere Stenella, prima di essere formalmente descritti nel 2009 come appartenenti ad un nuovo genere, sulla rivista paleontologica Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie [1]. A seguito infatti del recente ritrovamento di un nuovo esemplare fossile[2], inventariato dalla Soprintendenza alle Antichità della Toscana [3] è stato istituito il genere monotipico Etruridelphis per includervi gli esemplari della specie descritta da Lawley nel 1876.

[modifica] Dati storici

Nuovo esemplare fossile di Delfino Etrusco: Etruridelphis giulii esposto al pubblico presso la sede del Museo Geopaleontologico GAMPS a Badia a Settimo (Firenze)[4]

Sebbene i ritrovamenti di delphinidae fossili siano relativamente scarsi in tutto il mondo, sono invece abbondanti in Italia. Il delfinide scoperto dai ricercatori del Museo Geopaleontologico GAMPS[4] fa eccezione. Gli esemplari ad oggi rinvenuti di questa specie si contano sulle dita di una mano. Attualmente infatti si conoscono solo quattro esemplari di questo cetaceo preistorico rinvenuto nei sedimenti pliocenici del bacino toscano. Uno di questi fu scoperto nel 1876 da Roberto Lawley[5] presso il Poggetto dei Greppioli che si trova a circa 1 km a sud-est di Lorenzana (Pisa). Originariamente, del fossile di Lawley era conservato il cranio quasi completo, numerose vertebre, molte costole, lo sterno e un arto e per la sua completezza fu considerato l’olotipo di questa specie. Il reperto apparteneva al naturalista toscano, ma andò perduto per sempre dopo la sua morte nel 1881. Venne dunque preso come olotipo il calco in gesso del reperto di Lawley, realizzato prima della scomparsa dell’originale. Il calco è attualmente conservato presso il Museo di Geologia e Paleontologia, Università di Bologna, ed è stato descritto in dettaglio da Bianucci (1996).

[modifica] La scoperta

Il recente ritrovamento del Delfino Etrusco: Etruridelphis giulii

Le analisi dei quattro reperti fossili attribuiti a questa specie fossile, il confronto con esemplari attuali del genere Stenella e l’integrazione dei nuovi dati forniti dall’esemplare scoperto, che è stato studiato anche grazie ad una serie di tomografie assiali computerizzate (TAC) eseguite dallo staff di radiologia presso l'ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, per meglio definire i caratteri anatomici, hanno permesso ai ricercatori di riferire la specie Stenella giulii al nuovo genere Etruridelphis. Questa scoperta ha consentito di definire meglio le conoscenze su questo nuovo genere di mammifero marino, attualmente estinto.

[modifica] Il recente ritrovamento

Etruridelphis giulii durante le prime fasi di restauro

I resti fossili del delfino preistorico sono stati scoperti vicino a Pienza (Siena) dal Gruppo Avis mineralogia paleontologia di Scandicci (Gamps). I ricercatori hanno estratto lo scheletro dal terreno argilloso di uno dei calanchi della Val d'Orcia. Il fossile è lungo circa 2 metri ed appartenne a un delfino giovane del tipo Etruridelphis giulii. La scoperta iniziò col ritrovamento casuale di un piccolo dente e di un frammento osseo che l'acqua piovana fece emergere dal fango della campagna senese, come è possibile osservare nella foto a lato, scattata dai ricercatori proprio in quelle prime fasi del ritrovamento. Si tratta del reperto più completo finora trovato per questo tipo di delfino preistorico che abitò i mari tropicali". Un'osservazione scientifica sui resti ossei ha evidenziato i segni di alcuni morsi indicativi probabilmente di un attacco subito da uno squalo, un esemplare di grandi dimensioni. Altri esami paleontologici e paleoambientali hanno permesso di datare il delfino a 4,8 milioni di anni fa. I reperti sono attualmente custoditi ed esposti al pubblico presso il Museo Geopaleontologico GAMPS a Badia a Settimo (Firenze) grazie alle concessioni della Soprintendenza per i Beni Culturali della Toscana, insieme a molti altri interessanti reperti fossili di mammiferi marini unici al mondo.

[modifica] Differenze con il genere Stenella attuale

Particolare del cranio del Delfino Etrusco Etruridelphis giulii

Le differenze tra Etruridelphis e tutte le specie attuali di Stenella spp. si possono riassumere in:

  • Maggior dimensione del cranio,
  • Area premascellare più ampia e più piatta sul rostro,
  • Processo superiore del periotico più stretto,
  • Inferiore processo muscolare del malleus.

[modifica] Riferimenti bibliografici dei sinonimi

1876. Delphinus giulii Lawley, p.108
1899. Steno bellardii (Portis) - Ugolini, p. 130-143, pl. 7.
1987. Steno giulii (Lawley) - Pilleri p. 22-27, pl. 4, figs. 3-4, pl. 5.
1996. Stenella giulii (Lawley) - Bianucci, p.77-83, figs. 4-9, pl. 1-3.

[modifica] Note

  1. ^ Giovanni Bianucci, Stefano Claudio Vaiani; Simone Casati (novembre 2009). A new delphinid record (Odontoceti, Cetacea) from the Early Pliocene of Tuscany (Central Italy): systematics and biostratigraphic considerations. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen 254 (3): 275-292. DOI:10.1127/0077-7749/2009/0018. URL consultato il 2010-01-25. (Abstract).
  2. ^ Leggi il racconto del ritrovamento e dello scavo effettuato dai ricercatori del GAMPS.
  3. ^ (numero di registrazione: 256664)
  4. ^ a b Portale del Museo Geopaleontologico - Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia (Scienze della Terra). URL consultato il 2010-01-24.
  5. ^ Natura Mediterraneo. URL consultato il 2010-01-24.

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Bianucci, Stefano Claudio Vaiani & Simone Casati (2009). A new delphinid record (Odontoceti, Cetacea) from the Early Pliocene of Tuscany (Central Italy): systematics and biostratigraphic considerations. Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen 254 (3): 275–292. URL consultato il 24-01-2010. (Abstract).
  • Lawley R. (1876) Nuovi studi sopra i pesci ed altri vertebrati fossili delle colline Toscane. – 122 pp.; Florence (Tipografia dell’Arte della Stampa).
  • Ugolini R. (1899) Lo Steno bellardii Portis del Pliocene di Orciano Pisano. – Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Memorie, 17: 132-143.
  • Ugolini R. (1902) Di un resto fossile di Dioplodon del giacimento pliocenico di Orciano. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Memorie, 18: 10-21 - Una copia in formato digitale è consultabile on line su Archive.org
  • Pilleri G. (1987) The Cetacea of the Italian Pliocene with a Descriptive Catalogue of the species in the Florence Museum of Paleontology. – 160 pp.; Ostermundigen, Berne (Brain Anatomy Institute).
  • Bianucci G. (1996): The Odontoceti (Mammalia, Cetacea) from Italian Pliocene. Systematics and phylogenesis of Delphinidae. – Palaeontographia Italica, 83: 73-167.

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