Paretimologia

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In linguistica, s'intende per paretimologia o pseudoetimologia un'etimologia errata o falsa.

In pratica, viene indicato come paretimologia o pseudoetimologia , ogni tentativo non linguisticamente fondato di stabilire relazioni di parentela fra voci di una stessa lingua, o di lingue diverse, sia a fini di carattere (pseudo)scientifico (illustrare l'origine di una parola o avallare una forma di parentela linguistica e culturale), sia a fini espressivi (in quest'ultimo caso la paretimologia diviene una vera e propria figura retorica, sconfinando nel bisticcio).

Con lo stesso significato, a volte, si adopera l'espressione etimologia popolare, in quanto gran parte degli etimi diffusi per via popolare sono fantasiosi tentativi di ricostruzione a posteriori. Un classico esempio è la leggenda della fondazione di Roma da parte dell'eroe eponimo Romolo, quando in realtà è il nome di quest'ultimo a derivare da Roma.

Indice

[modifica] Origine del termine

La parola è un composto di tre termini greci: étymon, ("vero significato di una parola") e logos (da cui l'elemento compositivo -logìa) avevano già dato origine al greco etymología ("scienza del vero significato delle parole"); in epoca moderna si è aggiunto il prefisso pseudo- (dal tema del verbo greco pséudein, dire il falso) per indicare quelle ipotesi su un'origine della parola che non corrispondano alla verità, per un errore deliberato o inconsapevole da parte di chi le avanza.

[modifica] Retorica

Col termine pseudoetimologia o paretimologia, o più propriamente bisticcio si indica anche, in retorica, il procedimento con cui nel discorso si accostano parole che abbiano una somiglianza formale, ma una radice diversa. Per esempio, nel verso di Torquato Tasso

« Girò tre volte a l'orïente il vólto »

la parola vólto richiama il participio del verbo volgere, sinonimo di girare, anche se in realtà è un sostantivo maschile con una radice etimologica ben diversa.

Tale procedimento stilistico è caro ai poeti sin dal tempo dei greci.

Un esempio di paretimologia e di bisticcio a fini espressivi è infatti dato già dai nomi (il cui reale etimo è incerto) degli eroi omerici Akhillèus (Achille) - ricondotto artificiosamente alla parola àkhos, "angoscia, sofferenza" (Achille come eroe della sofferenza, per l'onore leso e per il compagno caduto) - e Odyssèus (Ulisse, Odisseo) - ricondotto artificiosamente al verbo odýssomai "odiare" (Ulisse, Odisseo, cioè l'eroe "odiato" dagli dèi, e in particolare da Poseidone) e odýromai, "gemere di dolore", poiché Odisseo è l'eroe afflitto dalla lontananza. Un altro esempio è dato dalle false etimologie proposte da Esiodo e da Eschilo per il nome del dio supremo Zeus. Esiodo collega l'accusativo di Zeus, cioè Dia alla preposizione dià, per mezzo di, poiché tutto avviene per mezzo di (dià) Zeus; Eschilo collega l'accusativo dialettale ( ionico) di Zeus, cioè Zen o Zena, al verbo greco Zen, vivere, poiché Zen è il dio principio di ogni vita. Sempre Esiodo, nella Teogonia, collega il nome dei Titani al verbo greco titaino, tendere (le braccia), poiché "avrebbero tese le braccia a compiere un grande delitto".

« Il padre, il grande Urano, chiamava col nome di Titani

I figli che aveva generati egli stesso, così insultandoli;

e soleva dire che protendendosi per follia avrebbero compiuto un delitto

grande, di cui poi sarebbe venuta la pena »
(Teogonia vv. 207-210)

[modifica] Pseudoetimologie del pionierismo e del dilettantismo linguistico

Le paretimologie di carattere pseudolinguistico caratterizzano invece il metodo proprio dello studio prescientifico del linguaggio, concepito come entità immutabile e astorica e portatrice di simbologie al limite dell'oracolare, in base a una visione che è tipica dell' età antica e ancor più dell'enciclopedismo rozzo dell'alto Medioevo, ed è in ogni caso anteriore allo studio controllabile e sistematico (inaugurato dalla linguistica comparativa fra la metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento) della regolarità dei mutamenti fonetici e morfosintattici e all'analisi della distribuzione geografica delle varianti dialettali.

Il pionierismo linguistico del tardo rinascimento e dell'età barocca produsse paretimologie in quantità. Ad esempio l'espressione "A bizzeffe" secondo l'umanista Paolo Minucci (1688) sarebbe derivata dal latino Bis F ("due volte effe"); in realtà proveniva dall'arabo bizzēf. Nella cultura italiana contemporanea, un linguista eterodosso, il cui metodo è fondato sulla pseudoetimologia ed è contrario al metodo scientifico della linguistica moderna, è Giovanni Semerano. Un caso analogo sono le paretimologie di Martin Bernal, nel suo libro Atena nera.

[modifica] Pseudoetimologie umoristiche

Nella raccolta di racconti umoristici Parlare a vanvera, della scrittrice italiana Bianca Pitzorno,[1] ogni racconto "svelerebbe" l'etimologia di un modo di dire della lingua italiana, come ad esempio avere la stoffa del campione, filare all'inglese, o proprio parlare a vanvera, che dà il titolo alla raccolta. Tuttavia, come l'autrice avverte nella prefazione, tutti gli aneddoti riportati sono completamente inventati da lei, così come l'origine delle frasi che fanno loro da titolo. Ad esempio, il racconto Scendere a patti fa riferimento alla città di Patti in Sicilia, non alla vera etimologia della parola patto. I racconti sono dunque pseudoetimologie intenzionali, ideate appositamente per divertire il lettore, senza alcuna pretesa di scientificità.

[modifica] Note

  1. ^ Bianca Pitzorno. Parlare a vanvera. Milano, Mondadori, 1993. ISBN 8804328339

[modifica] Voci correlate

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