Esselunga

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Esselunga
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1957 a Milano
Sede principale Limito di Pioltello (MI)
Filiali
  • 147 punti vendita
  • 36 EsserBella
  • 70 Bar Atlantic
Persone chiave Bernardo Caprotti
Settore Grande distribuzione organizzata
Prodotti Alimentari e beni di largo consumo
Fatturato Green Arrow Up.svg 6,9 miliardi di [1] (2013)
Risultato operativo 300 milioni (2013)
Dipendenti 20.600 (2013)
Slogan «Famosi per la qualità»
Sito web www.esselunga.it

Esselunga S.p.A. è una società italiana della grande distribuzione organizzata operante nell'Italia settentrionale e centrale con supermercati e superstore. È una controllata di Supermarkets Italiani. Esselunga controlla[2] circa l'8,7% delle vendite in supermercati e ipermercati italiani con oltre 140 punti vendita per la maggior parte concentrati in Lombardia, Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna, oltre che in Veneto, Liguria e Lazio.

Nell'anno 2007 la Supermarkets Italiani S.p.A. è, grazie alla sua controllata, la ventitreesima azienda italiana per fatturato, e prima nella grande distribuzione organizzata italiana, seguita da Auchan, al quarantasettesimo posto.[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita di supermarket italiani[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi "Supermarket" a Milano, in viale Zara

A metà degli anni cinquanta l'imprenditore Nelson Rockefeller, fondò, assieme ad alcuni soci (tra cui i fratelli Caprotti che cominciarono con una quota del 18% e oggi ne sono i proprietari; la famiglia Crespi, con il 16%; Marco Brunelli,[4] con il 10%), quella che fu la prima catena italiana di supermercati, la Supermarkets Italiani S.p.A.

La nascita della società avvenne casualmente: nel 1957 Guido Caprotti e Marco Brunelli si trovavano per il fine settimana a Saint Moritz. Nei saloni dell'hotel Palace ascoltarono i due fratelli Brustio (che erano nel top management del gruppo La Rinascente) discutere sul fatto che alcuni americani erano in trattative con Rockefeller per aprire dei supermercati in Italia. I Brustio pretendevano di avere la maggioranza della società che sarebbe nata. A seguito di attriti sopravvenuti con Rockefeller, i Caprotti accettarono di sostituire i Brustio acquisendo una quota di minoranza (18% in tre fratelli).

Il primo punto vendita della Supermarkets Italiani S.p.A. fu inaugurato il 27 novembre 1957 in una ex-officina di viale Regina Giovanna a Milano dai Rockefeller. L'insegna costituita dalla scritta "Supermarket", disegnata da Max Huber, era caratterizzata da una S la cui parte superiore era molto allungata. Quell'insegna darà poi il nome all'"Esselunga".

Esselunga[modifica | modifica wikitesto]

Superstore Esselunga di La Spezia

Il 9 febbraio 1961 il gruppo sbarca in Toscana con il primo supermercato aperto a Firenze in via Milanesi.[5]

I fratelli Caprotti (Bernardo, Guido e Claudio) nel '61 acquistarono il 51% detenuto da Rockefeller, pagando 4 milioni di dollari.

Nel 1988, sul modello degli store americani, venne inaugurato il primo Superstore della catena a Firenze in via di Novoli e nel 1991 il primo centro commerciale a Marlia (LU).

Esselunga in seguito introdusse programmi di fidelizzazione della clientela (risale al 1994 l'introduzione della Fidaty card) e i prodotti a marchio proprio (prima Fidèl, reposizionato poi come marchio a primo prezzo, poi Esselunga Top).

Nel 1989 si aprì il primo reparto profumeria. In seguito quel settore diventerà una catena a parte e il 26 giugno 2002 viene inaugurata la prima profumeria (con marchio EsserBella), nella galleria di via Ripamonti a Milano.[6]

Nel 2003, a Pantigliate (MI), si ebbe l'apertura del primo bar del gruppo, solitamente associato ai Superstore più grandi, con marchio Bar Atlantic.[7]

Da un'idea imprenditoriale[8] di Giuseppe Caprotti (figlio di Bernardo), la catena è stata tra le prime nella GDO italiana a vendere prodotti biologici[9].

Filippo Astone attribuisce a Giuseppe Caprotti la paternità della creazione in Esselunga del settore non food (e di conseguenza l’impostazione dei superstore), la normalizzazione dei rapporti con i sindacati, la creazione dell’ufficio stampa e comunicazione, la nascita del biologico e dell’equo e solidale, le promozioni Fidaty e la possibilità di fare la spesa on–line.

A dicembre 2012 L'Espresso afferma che Giuseppe Caprotti migliora i profitti introducendo sugli scaffali prodotti diversi da cibo e detersivi, intuisce il potenziale del mercato bio e della spesa on-line di “Clicca il pomodoro”[10][Giuseppe nel 2012 era estromesso da anni!]. Secondo Andrea Montanari, Caprotti è stato “forte di capacità manageriali e gestionali comprovate dalle tante iniziative (Fidelity e altre)[11]. Mario Portanova ricorda invece che con Giuseppe Caprotti, Esselunga, oltre ad introdurre la linea di prodotti equo e solidali ha raggiunto, con la linea bio e Naturama, nel 2003 il fatturato di 598 miliardi di lire, pari al 10% di tutto l’alimentare presente in Esselunga[12].

Le polemiche e le vicende societarie[modifica | modifica wikitesto]

Supermarket Esselunga di via Losanna a Milano

Bernardo Caprotti nel 1996 patteggiò 9 mesi di condanna, come cita l'articolo del Corriere della Sera dal titolo: "Armani patteggia condanna a 9 mesi - Krizia: fu rapina" più una multa pari all'importo della bustarella pagata alla Guardia di Finanza.[13]

Il 25 maggio 1996 Bernardo Caprotti indisse la sua prima conferenza stampa all'Hotel Principe di Savoia a Milano per presentare uno studio della Arthur Andersen. Nella medesima si dichiarò "schiacciato dal fisco"[14].

All'incontro erano presenti Savona, Tremonti, Giovanardi e anche il presidente dell'ANNC Giorgio Riccioni che, sentendosi preso di mira dallo studio che evidenziava una minor tassazione per le coop rispetto a Esselunga (vedi pagina 25 dello studio della Arthur Andersen[15].), prese la parola per difendere il mondo della cooperazione.”[14].

Nel febbraio del 2000 un articolo su Il Mondo intitolato "La guerra dei Caprotti"[16] stigmatizzò il rapporto tra padre e figlio. Nel 2002 un'inchiesta giornalistica del settimanale Diario accusò Esselunga di angherie continue sui dipendenti e di comportamenti antisindacali[17].

Nel 2004 Giuseppe, il figlio di Bernardo Caprotti allora amministratore delegato, fu estromesso dalla gestione dal padre che riprese personalmente la gestione della società[18] con un rapporto conflittuale coi sindacati (i cui iscritti sono aumentati del 25% nel 2005)[senza fonte], riducendo da cinquecento a trecento i prodotti biologici venduti, decidendo un taglio del 9% sul prezzo di vendita di 8.000 articoli (marzo 2005), limitando il servizio di acquisto in rete a Parma e Milano in quanto questo si era dimostrato economicamente non remunerativo.[2]

Fra il 2005 e il 2006 il gruppo fu riorganizzato: gli immobili di Esselunga (circa 150, per un valore di oltre 2 miliardi di euro)[19] confluirono in parte nella neo-costituita società "La Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo S.p.A.", e il resto (circa quaranta immobili) in Orofin SpA, entrambe controllate da Supermarkets italiani[20].

Il Sole 24 ore interpretò le operazioni di riassetto societario come segnale di una possibile cessione dell'attività operativa al gruppo britannico Tesco o a un altro gruppo estero.[21] In seguito alle preoccupazioni espresse da una parte della classe politica italiana per la cessione a proprietà straniera di un gruppo italiano della GDO, furono fatte ipotesi di un interessamento da parte di Coop. Tuttavia Bernardo Caprotti smentì entrambe le ipotesi, dichiarando in particolare – con un'inserzione pubblicitaria in 32 quotidiani nazionali – che «Esselunga e Coop sono due aziende inconciliabili e incompatibili».[22] Bernardo Caprotti dichiarò il 21 settembre 2007 che la sua azienda non era in vendita, perlomeno non in tempi brevi, ventilando la possibilità di una quotazione in Borsa della società.[23] A oggi i conflitti tra la visione di Bernardo e quella del figlio Giuseppe non si sono ancora sopiti come racconta l'inchiesta de L'espresso[24] dell'estate del 2008. Nell'estate del 2009 uscì nelle librerie italiane il libro di Filippo Astone "Gli Affari di Famiglia"[25] sulle vicende della famiglia Caprotti.

Punti vendita[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda opera prevalentemente nel nord-ovest dell'Italia, con una forte concentrazione soprattutto in Lombardia.

Questo è il dettaglio della presenza di Esselunga:[26]

Regione Numero
di negozi
Bar
Atlantic
Profumerie
EsserBella
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 11 6 4
Lazio Lazio 1 1 0
Liguria Liguria 1 1 0
Lombardia Lombardia 90 42 22
Piemonte Piemonte 14 11 3
Toscana Toscana 28 9 7
Veneto Veneto 2 0 0

Concorrenza e prezzi[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti della concorrenza tra Esselunga e Coop ebbero ripercussioni dirette sull'andamento dei prezzi al consumo: nel settembre 2007 l'associazione Altroconsumo rese noti i risultati di un'indagine di mercato dalla quale emerse come la concorrenza tra le grandi catene di distribuzione, Esselunga e Coop in testa, sia stata strettamente legata a una sostanziale riduzione dei prezzi rispetto alla media italiana.[27].

False accuse di mobbing[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 febbraio 2008 una dipendente del punto vendita Esselunga di Viale Papiniano a Milano affermò che le fosse stato impedito di recarsi alla toilette per un intero turno di lavoro. Al termine del turno, recatasi in ospedale, le venne diagnosticata una cistite emorragica. Tornata al lavoro dichiarò d'essere stata aggredita da uno sconosciuto nei bagni del supermercato[28]. La donna intentò una causa,[29] e i sindacati indirono uno sciopero.

Un articolo di un giornalista di "Tempi" di marzo 2008 affermò che il bagno oggetto della presunta aggressione fosse così angusto da lasciare a malapena lo spazio per una persona. Ma i clienti del supermercato solidarizzarono con i dipendenti, boicottando l'esercizio commerciale e stracciando le tessere fedeltà. Esselunga rispose acquistando una pagina su alcuni quotidiani nazionali minacciando querele per il danno d'immagine subito e sminuendo le dimensioni dell'accaduto.[30]

A novembre 2009 la vicenda venne archiviata dalla magistratura perché la donna mentì; decisiva fu la perizia dell'ex psichiatra nella quale venne dichiarata affetta da disturbi psichici.[29] L'archiviazione era stata richiesta a ottobre dallo stesso pubblico ministero.[31]

La dipendente fu anche colta in flagranza di reato dal personale di sorveglianza per aver sottratto diversi pacchetti di pile dagli scaffali e alcune confezioni di alimentari. La donna avrebbe ammesso la propria responsabilità e la società di Bernardo Caprotti, dopo aver presentato una denuncia-querela, la licenziò il 15 ottobre.[32]

Falce e carrello e le vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pubblicazione del libro Falce e carrello nel quale Bernardo Caprotti sostenne di aver incontrato ostacoli all'espansione del suo gruppo nelle regioni «rosse» e accusato Coop locali di gravi scorrettezze commerciali, oltre che di intrecci indissolubili con la politica, Coop Liguria e Coop Estense citarono in giudizio Esselunga e il suo proprietario.

Nel 2010 e 2011 le prime sentenze diedero ragione a Bernardo Caprotti ed Esselunga, sollevandoli dalle accuse di diffamazione.[33][34]

Il 16 settembre 2011, il Tribunale di Milano condannò Esselunga per "concorrenza sleale", accogliendo il ricorso presentato tre anni prima a seguito della pubblicazione del volume edito da Marsilio, "Falce e carrello".[35]

Il 21 dicembre 2011 però, il giudice della prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano accolse la richiesta di sospensiva presentata da Esselunga contro la precedente sentenza che, nel condannare Caprotti per concorrenza sleale contro la Coop, aveva disposto il ritiro del libro. Conseguentemente, in attesa del giudizio di secondo grado, il libro edito da Marsilio è stato ristampato e ridistribuito nel circuito commerciale. Venne sospeso anche il risarcimento da 300 000 euro a favore di Coop Italia disposto dallo stesso Tribunale di Milano sempre a metà settembre. Nell'ordinanza la Corte rilevò tra l'altro che il ritiro delle copie di Falce e carrello e il divieto di pubblicazione aveva «una sostanziale valenza di sequestro e censura», provvedimenti che possono essere attivati solo in presenza di stampa oscena, plagio, apologia del fascismo e scritti privi dei requisiti per individuare i responsabili.[36]

Il 28 giugno 2012 si aggiunge un ulteriore capitolo alla vicenda con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che sanziona Coop Estense con 4,6 milioni di Euro per aver sistematicamente ostacolato i tentativi effettuati dalla concorrente Esselunga di avviare punti vendita di medie e grandi dimensioni nella Provincia di Modena. Come pena accessoria Coop Estense viene condannata a sbloccare la situazione di stallo che si è creata e (a) farsi promotrice di iniziative che, entro sei mesi, consentano l’avvio di attività commerciali da parte del concorrente.[37]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La catena e il suo fondatore e proprietario Bernardo Caprotti sono stati protagonisti del cortometraggio di Giuseppe Tornatore: "Il mago di Esselunga", distribuito gratuitamente dal 10 ottobre 2011 in 5 milioni di copie a tutti i clienti della catena[38].

Design[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei supermarket e superstore della catena sono stati disegnati da architetti famosi come Mario Botta, Luigi Caccia Dominioni, Norman Foster, Ignazio Gardella, Jacopo Gardella, Angelo Lorenzi, Carlo Alberto Maggiore, Vico Magistretti, Fabio Nonis, Renzo Piano e Giò Ponti.

Sul grande schermo[modifica | modifica wikitesto]

Nelle canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Esselunga viene citata nelle seguenti canzoni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ corriere.it
  2. ^ a b stime di IriInfoscan in L'Espresso n. 43 anno LII del 2 novembre 2006 (o archiviato).
  3. ^ Reuters, le Imprese del 2007.
  4. ^ che con Guido Caprotti fonderà in seguito la Romana supermarkets, oggi GS,
  5. ^ Esselunga in Toscana. Insieme da 50 anni
  6. ^ Esselungajob - EsserBella
  7. ^ Foodweb - Bar Atlantic, l’altra faccia di Esselunga
  8. ^ Acquisti online Esselunga leader mentre Coop rilancia il sito 11 novembre 2009
  9. ^ Corriere della sera.it - Italia sempre più biologica
  10. ^ Caprotti dynasty, segreti e liti L'Espresso 13-12-2012
  11. ^ Andrea Montanari, MF 9-04-2006
  12. ^ Mario Portanova, l'8 settembre della globalizzazione
  13. ^ Corriere della Sera 11/05/1996"Armani patteggia condanna a 9 mesi - Krizia: fu rapina"
  14. ^ a b Commercio schiacciato dal fisco Corriere Della Sera 16/03/1999
  15. ^ Rapporto Arthur Andresen Coop per Esselunga marzo 1999
  16. ^ La Guerra dei Caprotti Il Mondo 4 febbraio 2000
  17. ^ Esselunga, diritti corti corti, di Alessandro Gilioli, Diario.it 1 agosto 2002
  18. ^ Esselunga, torna il vecchio Caprotti: licenziati tre delegati di Giampiero Rossi, da L'Unità del 9 ottobre 2004
  19. ^ Sole 24 Ore, scorporo immobili Esselunga.
  20. ^ Esselunga - Dopo la riorganizzazione, la struttura e i ruoli con i quali il retailer affronta le sfide del futuro
  21. ^ Riorganizzazione societaria e smentita della vendita alla Tesco e Rifiuto di vendere alle Coop.
  22. ^ La Repubblica del 21 ottobre 2006, p. 41.
  23. ^ Caprotti rimanda la vendita: mai a Wal-Mart e Tesco, Affari Italiani, 21 settembre 2007
  24. ^ Esselunga Dynasty L'Espresso 26-06-2008
  25. ^ Gli affari di Famiglia Capitolo sesto
  26. ^ Elenco punti vendita sul sito aziendale
  27. ^ La concorrenza tra Esselunga e Coop fa abbassare i prezzi
  28. ^ Repubblica.it - Cassiera, mobbing
  29. ^ a b TgCom.it Mobbing, cassiera Esselunga mentì
  30. ^ Repubblica.it - Esselunga minaccia querela
  31. ^ La Repubblica - Esselunga, chiesta l'archiviazione, la cassiera non subì mobbing
  32. ^ (Da Il Sole 24 Ore pagina 26 del 19-10-2011 "Dal falso mobbing al furto: licenziata").
  33. ^ (Tribunale di Milano,Corriere della Sera 22 aprile 2010, Corriere della Sera 2 aprile 2011)
  34. ^ Coop Liguria perde la causa contro “Falce e carrello”
  35. ^ Corriere della Sera - «Falce &Carrello», vince la Coop Esselunga concorrente sleale
  36. ^ 'Falce e carrello', Caprotti torna in libreria (Lettera 43 - 26 dicembre 2011)
  37. ^ Comunicato stampa ACGM
  38. ^ Il Giorno Milano, pagina 17, del 5-10-201 e Il Sole 24 Ore, pagina 23, del 4-10-2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]