Eschine Socratico

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Eschine Socratico (Atene, 430 a.C. circa – Atene, 360 a.C. circa) è stato un oratore e filosofo greco antico.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Detto anche Eschine di Sfetto, dal nome del demo di Atene al quale apparteneva, fu uno dei più devoti allievi di Socrate e fu presente alla condanna e alla morte del maestro. Dopo essere vissuto in povertà, si rifugiò alla corte di Siracusa, non sappiamo se all'epoca di Dionisio I o a quella di Dionisio II. Certamente tornò ad Atene dopo l'espulsione, nel 356 a.C., del secondo sovrano.

Non fondò scuole filosofiche, ma si dice che sia stato maestro di Senocrate.

Insegnò oratoria e scrisse orazioni giudiziarie, ma è ricordato soprattutto per i suoi dialoghi socratici.

Secondo Diogene Laerzio, anche Platone sarebbe stato geloso di Eschine:

« Dicono anche che [Platone] fu geloso di Eschine, perché godeva buona reputazione presso Dionisio. Quando Eschine giunse spinto dall'indigenza alla corte del tiranno, dicono che fu negletto da Platone, ma fu aiutato da Aristippo. Idomeneo sostiene che i discorsi che Platone attribuisce nel carcere a Critone che vuol persuadere Socrate alla fuga sono di Eschine, ma Platone li attribuì a Critone per malevolenza verso Eschine[1] »

Opere[modifica | modifica sorgente]

Tra i dialoghi scritti da Eschine, sette sono considerati genuini:

  • Milziade,
  • Callia,
  • Assioco,
  • Aspasia,
  • Alcibiade,
  • Telange,
  • Rinone.

Ce ne restano numerosi frammenti, per più di quattromila parole complessive.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Heinrich Dittmar, Aischines von Sphettos. Studien zur Literaturgeschichte der Sokratiker [Philologische Untersuchungen vol. 21. Berlin: Weidmann, 1912]: pp. 266-281, 283-296.
  • Livio Rossetti, Corpus dei papiri filosofici greci e latini, vol. 1.1: Autori noti. Firenze: Olschki, 1989: pp. 123-128, 135-136, 140-142.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Diogene Laerzio, Vite dei filosofi,II, 60-64; III, 36.
  • William Smith, Dictionary of Greek and Roman antiquities, Boston, 1870, s. v.

Heinrich Dittmar, "Aischines von Sphettos", Berlin 1912

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, III, 36

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