Erwin Piscator

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Erwin Friedrich Maximilian Piscator (Ulm, 17 dicembre 1893[1]Starnberg, 30 marzo 1966[1]) è stato un regista teatrale tedesco.

Erwin Piscator nel 1931 nel Caucaso

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente di una antica famiglia protestante tedesca, suo avo era Johannes Piscator (27 marzo 1546 – 26 luglio 1625) noto teologo che tradusse la bibbia in lingua tedesca nel 1600.[2]

Piscator, il secondo da sinistra, fotografato assieme alla sua famiglia nel 1906

Nel 1913 frequenta l'università a Monaco e lavora come volontario allo Hoftheater della città.[3] Partecipa alla prima guerra mondiale come soldato sul fronte di Ypres, fa parte del Consiglio dei Soldati del suo reparto.[3] sensibile alle avanguardie dei primi anni del novecento, aderì al movimento contestatore dadaista, insieme al pittore George Grosz. Nel 1919 apre e conduce il teatro Das Tribunal a Könisberg, in cartellone opere di August Strindberg, Frank Wedekind, Heinrich Mann e Carl Sternheim.[3]

Si trasferisce a Berlino dove, nel 1920 fonda il Ploretarisches Theater, dove rappresenta, tra le altre, opere di Maksim Gorkij (Die Feinde, i nemici), di Franz Jung, Die Kanaker (I Canachi).[3]

Con Hans J. Rehfisch prende, nel 1922, in gestione il Central Theater di Berlino. In cartellone opere di Maksim Gorkij, Romain Rolland e Lev Tolstòj. Nel 1924 rappresenta Fahnen (Bandiere), di Alfons Paquet (26 gennaio 1881 Wiesbaden, 8 febbraio 1944 Francoforte), al teatro Volksbühne di Berlino (Theater am Bülowplatz), la sua prima, di una lunga serie di rappresentazioni, fino al 1927, dove lascia per dissidi con la direzione del teatro,[3] dovuti alla radicale originalità delle messe in scena e ai pesanti cambiamenti attuati da Piscator ai testi rappresentati.[1]

Fonda, nello stesso anno il teatro Piscator-Bühne (un collettivo di scrittura teatrale del quale fecero parte Bertolt Brecht e Alfred Döblin) nella Nollendorfer Platz di Berlino dove rappresenta Hoppla, wir leben! (Oplà, noi viviamo!) di Ernest Toller. Seguono numerose rappresentazioni fra cui Der Abenteuer des braven Soldaten Schwejk (Il buon soldato Sc'vèik) di Max Brod e Max Reinmann, basato sulle opere di Jaroslav Hašek.[3] Utilizzò nelle sue messe in scena macchinari teatrali e costruzioni sceniche complesse. In Le avventure del prode soldato Schwejk (Die Abenteuer des braven Soldaten Schwejk) gli attori camminavano su tapis roulant, in senso inverso, con l’intenzione di esprimere l’ansia e l'inevitabilità degli eventi bellici. In collaborazione con l'architetto Walter Gropius, progetta un 'Teatro totale' in cui lo spettatore si trovi coinvolto all'interno di una macchina teatrale mobile e tecnologicamente avanzata.

Di impostazione marxista, nel 1929 scrisse Il teatro politico (Das Politische Theater), un testo in cui espresse la sua idea di realizzazione teatrale. Il suo teatro, propagandistico ed 'educativo', aveva l'intenzione di risvegliare la coscienza politica dello spettatore.

Nel 1931, dopo un breve fermo di polizia,[2] si reca in Unione Sovietica dove gira il film Der Aufstand der Fischer von St. Barbara (La rivolta dei pescatori di S. Barbara) (1936) basato sull'opera di Anna Seghers.[3]

Il capodanno del 1939[1] si trasferisce negli Stati Uniti, a New York, dove crea la scuola di arte drammatica Dramatic Workshop, tra i suoi allievi Tennesse Williams, Marlon Brando e Tony Curtis. Dirige i teatri President Theater e Roof top Theater.[3]

Incontrando difficoltà nel suo lavoro per l'azione della commissione McCarthy torna in Germania (Berlino Ovest) nel 1951 dove lavora come regista ospite in numerosi teatri.[3]

Il teatro "Freien Volksbühne" a Berlino nel 1964

Nel 1956, viene nominato accademico della Detusche Akademie der darstellenden Künste (Accademia tedesca delle arti visive). Nel 1962 assume l'incarico di sopraintendente del teatro Volksbühne di Berlino, dove vengono rappresentate molte prime assolute tra cui Die Ermittlung (L'istruttoria) di Peter Weiss (1965)[3] con la collaborazione musicale di Luigi Nono. Muore a Starnberg nel 1966 ed è sepolto nel cimitero della Potsdamer Strasse di Berlino.[3]

Autografo di Piscator


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d John W. Frick e Stephen M. Vallillo, Theatrical Directors: A Biographical Dictionary, Westport, Connecticut, Greenwood, 1994, p. 311, Accesso condizionato via Questia.
  2. ^ a b Judith Malina, The Piscator Notebook, Routledge, 14 giugno 2012, ISBN 978-0-415-60074-3. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k Paolo Chiarini, Erwin Piscator, Officina Edizioni Roma, 1978, pp. 46-47.

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