Eruzioni dell'Etna

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1leftarrow.pngVoce principale: Etna.

Colata lavica del 2002 a Linguaglossa

Le eruzioni dell'Etna sono gli eventi eruttivi che si sono verificati sul vulcano Etna, in Sicilia, dalla sua formazione ai tempi odierni.

Storia eruttiva[modifica | modifica sorgente]

Carta geologica della città di Catania, di Carmelo Sciuto Patti[1]. Sono messe in evidenza con diversi colori le principali eruzioni etnee che giunsero fino a Catania.

Eruzioni pre-etnee[modifica | modifica sorgente]

L'inizio del processo formativo dell'Etna si fa risalire al Quaternario, a partire da 600.000 anni fa, dove si ritiene esistesse un grande bacino, il Golfo pre-etneo. Qui, nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, vi furono le prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici. Prove di queste prime eruzioni sono da ricercarsi nelle colonne basaltiche di Acitrezza e Motta Sant'Anastasia, nonché nei pillows di Acicastello. Una seconda serie di eruzioni, stavolta di tipo alcalo-basaltiche, è ritenuta compresa tra i 200 e i 100.000 anni fa, dando forma al cosiddetto Monte Calanna, il principale dei coni vulcanici preistorici. Di questa struttura oggi rimangono dei dicchi (residui dello "scheletro" del cono vulcanico) lungo il versante orientale.

Nascita del Trifoglietto[modifica | modifica sorgente]

Circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, di tipo esplosivo[2], che emetteva lave di tipo viscoso, pertanto altamente pericoloso. Un secondo cono, sempre più ad ovest, (Trifoglietto II), sorse dal precedente, collassando in seguito con esso 64.000 anni fa dando origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila.

Nascita del Mongibello[modifica | modifica sorgente]

Le eruzioni successive furono alternativamente di lava basaltica e di violente esplosioni tufacee. A seguito di queste nacque, dopo circa 30.000 anni, il Mongibello Antico, cono laterale occidentale ai precedenti. Le fasi di vita del Mongibello sono, dalla sua nascita, piuttosto altalenanti, con fasi di stanca e fasi di attività eruttiva. Tra gli ottomila e i settemila anni fa vi fu un collasso del cono occidentale, testimoniato indirettamente anche dalle fonti antiche[3]. Secondo un'ipotesi a seguito a questo collasso scaturì un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale[4]. Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale, ma non è chiaro se fosse dovuto a cause sismiche ovvero eruttive. Secondo altre tesi non vi fu un solo collasso ma una serie di collassi nel corso del tempo.

Le lave da quest'epoca tornarono ad essere di tipo fluido basaltico e gli eventi eruttivi, seguendo il processo di spostamento verso ovest, diedero vita al nuovo edificio vulcanico del Mongibello.

Mongibello Recente[modifica | modifica sorgente]

Dal collasso del Mongibello Antico, fino ad oggi l'Etna ha raggiunto una fase di quiescenza che alterna con eruzioni di tipo basaltico. Il vulcano attuale presenta diverse piccole bocche laterali, dette crateri avventizi, prodotti dalle varie eruzioni nel tempo. Esistono poi dei centri eruttivi eccentrici caratterizzati dalla non condivisione del condotto vulcanico con il vulcano principale, ma del solo bacino magmatico, quali i monti Rossi e il monte Mojo.

Tuttavia, non si è in grado di fare una cronologia completa delle eruzioni etnee nel periodo storico, in quanto mancano fonti certe e pertanto risultano scarse attività testimoniate e solo dal XVI secolo in poi esse sono maggiormente descritte.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Ingrottato della chiesa rupestre di S. Maria la Grotta entro le lave del Larmisi[1].

Gli eventi eruttivi che hanno interessato l'area ionica più antichi sono certamente quelli pre-etnei, caratterizzati da lave colonnari, pillows e neck. Tali fenomeni eruttivi vengono datati a partire da 600.000 anni a.C.

Dall'80.000 al 60.000 a.C. circa lo scheletro costruito nei millenni precedenti permette la nascita del Trifoglietto.

Solo a partire dalle eruzioni del V millennio a.C., a seguito del crollo del Trifoglietto, si possono invece stabilire le eruzioni relative al Mongibello. Le più antiche eruzioni note sono ricordate con accenni sporadici presso le fonti antiche, relative alla storia dell'Isola redatta in antico. Le uniche note sono:

Tali colate, tuttavia, non sono ancora state ben identificate. Le diverse colate del Mongibello che possiamo riconoscere con relativa precisione di epoca preistorica, tuttavia poco databili, sono:

  • lave di Santa Sofia, di incerta datazione, sviluppatesi nel rione omonimo (presso il quartiere di Cibali di Catania) e sepolte sotto le eruzioni del 693 a.C. e del 252;
  • lave del Larmisi, risalente alla formazione di Monpeloso, di molto posteriore alla precedente, forse la prima eruzione a raggiungere il territorio catanese ancora non abitato. Prende il nome dall'omonimo Capo dove terminò il suo percorso incontrando il mare;
  • lave dell'Ognina, della stessa epoca delle lave del Larmisi e della stessa conformazione, per questo spesso confuse con esse. Tuttavia si riconoscono dalle altre a causa della loro facile alterabilità da parte degli agenti esterni (salsedine). È probabile l'esistenza di una grande insenatura tra queste lave, il Porto Ulisse ricordato dalle fonti;
  • lave del Ponte, forse prossima all'età della colonizzazione e della fondazione di Katane, si estende al di sotto del porto di Ognina.

Eruzioni in periodo storico[modifica | modifica sorgente]

Eruzioni tra il VII secolo a.C. e il V secolo[modifica | modifica sorgente]

  • Eruzione dell'Etna del 737 a.C. - menzionata da Tucidide assieme ad altre eruzioni avvenute negli anni 477 e 427 a.C.[5];
  • Eruzione dell'Etna del 693 a.C. - Detta anche "Colata dei Fratelli Pii", così chiamata a causa di una leggenda ambientata proprio durante questa eruzione. I Pii Fratres divennero tanto celebri che a Roma vennero venerati come semidei e lo stesso Virgilio vi si ispirò per la stesura dell'Eneide, nell'immagine di Enea che trae in salvo il cieco padre. I residui della colata li si sono trovati in pieno centro storico, al di sotto degli strati ellenistici e in alcuni casi coprenti ruderi arcaici. L'eruzione coprì in parte il fiume Amenano, forse dando luogo alla nascita del Lago di Nicito;
  • Eruzione dell'Etna del 424 a.C. - In questa eruzione si formò il cratere Mompileri. Durò dal 425 a.C. all'anno successivo. Si tratta di una eccentrica regionale scaturita a nord di Nicolosi la cui conformazione è ancora una volta simile a quella del 693 a.C.;
  • Eruzione dell'Etna del 396 a.C. - Le lave arrivarono sino al mar Ionio, impedendo al cartaginese Imiclone di giungere a Catania da Naxos secondo Diodoro Siculo[5];
  • Eruzione dell'Etna del 122 a.C. - Secondo alcuni autori durò dal 121 al 122 a.C., secondo altri dal 122 al 123 a.C.;l'eruzione fu di tipo esplosivo. Durante l'eruzione una grande quantità di prodotti piroclastici, cenere e lapilli, coprì il versante sud-orientale del vulcano causando notevoli danni all'antica città di Catania[6]. La città venne esonerata per dieci anni dal pagamento delle tasse;,
  • Eruzione dell'Etna del 252 - Secondo gli Acta Sanctorum, uno dei miracoli di Sant'Agata, postumo, fu quello di fermare una violenta eruzione con il velo sindonico esplosa l'anno dopo la morte della Santa[7], salvando così la città. Tale eruzione la si vuole originata dal cratere Monpeloso, situato tra Nicolosi e Tarderia (zona di villeggiatura di Pedara). Secondo la tradizione la lava che ne scaturì venne fermata alle porte della città, dunque secondo alcuni autori presso l'Anfiteatro che venne raggiunto, ma non distrutto. Tuttavia recenti analisi geologiche hanno potuto stabilire che l'eruzione che ha generato il monte Monpeloso risalgono al 300±100, confermandone quindi il periodo, ma le sue lave si fermarono nel territorio di Mascalucia[8], a notevole distanza dalle porte (fisiche) della città. Il concetto di città in epoca greca e romana era più ampio di quanto non si intenda oggi e comprendeva anche i territori (in greco antico chora) e i casali (le statio latine) del circondario. Nulla di strano dunque che si intendesse Mascalucia quale porta del territorio di Catania.
  • Eruzione dell'Etna del 475.

Eruzioni tra il XII secolo e il XV secolo[modifica | modifica sorgente]

Lave del Rotolo[1] presso l'estinta piazza Europa, su cui venne eretta nel XVI secolo una torretta d'avvistamento secondo il piano di difesa del Regno, chiamata popolarmente Torre Saracena.

Eruzioni tra il XVI secolo e il XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Eruzione osservata da Athanasius Kircher nel 1637 e riprodotta nel 1664.
L'eruzione del 1669 secondo Giacinto Platania

Eruzioni nel XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

L'eruzione dell'Etna del 1766, in una stampa di Alessandro D'Anna.

Eruzioni del XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Eruzioni del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

La città di Mascali, rovinata dalla lava emessa dall'Etna nel 1928.
  • Eruzione dell'Etna del 1911 - Localizzata sui crateri sommitali, caratterizzata da una forte attività stromboliana. Nasce il cratere di nord-est. La lava sfiora il villaggio di Solicchiata, nel comune di Castiglione di Sicilia, in località Imboscamento;
  • Eruzione dell'Etna del 1923 - Tra il 17 e il 29 giugno la lava coprì circa 3 km² di terreno coltivato a vigneto e noccioli, distrusse la stazione ferroviaria di Castiglione di Sicilia della ferrovia Circumetnea, le case di Cerro e parte del villaggio Catena[9];
  • Eruzione dell'Etna del 1928 - Il 2 novembre si apre una frattura sotto il cratere centrale; il 3 novembre si attiva una seconda frattura da cui viene emessa una colata che si riversa in una zona disabitata; il 5 novembre una terza frattura si apre sopra Ripa della Naca. Da qui viene emessa una colata lavica che il 6 novembre taglia la ferrovia Circumetnea e il 7 novembre raggiunge e distrugge Mascali in pochi giorni. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata. L'eruzione termina il 20 novembre dopo che il fronte lavico più avanzato ha raggiunto quota 25 metri sul livello del mare. In quei giorni di panico dovuto all'avanzare della lava verso le abitazioni due persone perdono la vita[10];
  • Eruzione dell'Etna del 1947 - Colate sul versante settentrionale nei comuni di Castiglione di Sicilia e Randazzo;
  • Eruzione dell'Etna del 1949 - Originatasi sui crateri sommitali;
  • Eruzione dell'Etna del 1950-1951 - Eruzione a nord di Milo: durò 372 giorni da quota 2800 e 2250 m s.l.m. est; Minaccia ai centri di Milo e Zafferana Etnea. Produsse 171 milioni mm³ di materiale effusivo[11];
  • Eruzione dell'Etna del 1955 - Con origine dal cratere di nord-est;
  • Eruzione dell'Etna del 1957-1958 - Originatasi dal cratere di nord est;
  • Eruzione dell'Etna del 1960-1961 - Eruzione dal cratere centrale e dal cratere di nord-est;
  • Eruzione dell'Etna del 1961-1964 - Eruzione dal cratere centrale e dal cratere di nord-est;
  • Eruzione dell'Etna del 1966-1967 - Eruzione dal cratere centrale e dal cratere di nord-est;
  • Eruzione dell'Etna del 1971 - Dal 5 aprile al 7 maggio diverse bocche intorno a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Dal 7 maggio al 12 giugno, ben 7 fessure da quota 2800 m a quota 1800 m nella valle del Leone. La colata che partì dalla quota più bassa, appena sopra il rifugio Citelli, spinse un imponente fronte lavico fino ai margini dell'abitato di Fornazzo (Milo). Si forma il cratere di Sud-Est;
  • Eruzione dell'Etna del 1974 - Originatasi lungo il versante Ovest, ha formato i Monti De Fiore;
  • Eruzione dell'Etna del 1975-1976;
  • Eruzione dell'Etna del 1979 - Dal cratere di sud-est. Caratterizzata da fenomeni esplosivo-effusivi al cratere subterminale di sud-est e con lave che dalla Valle del Bove arrivano a minacciare Fornazzo. Nove morti e trenta feriti per un'improvvisa esplosione di massi presso la voragine ovest del cratere centrale;
  • Eruzione dell'Etna del 1981 - L'eruzione di Randazzo ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette un disastro ecologico per tutta la pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m;
  • Eruzione dell'Etna del 1983 - Dura 131 giorni e distrugge gli impianti sportivi, la funivia dell'Etna, vari ristoranti ed attività commerciali oltre che lunghi tratti della S.P. 92. È nota anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole sacrificio date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata ma i pareri sulla reale riuscita furono discordi. L'eruzione ebbe comunque termine entro un paio di mesi dall'intervento dopo aver prodotto circa 100 milioni di m³ di materiale lavico;
  • Eruzione dell'Etna del 1985 - L'eruzione cominciò il 10 marzo con un violento parossismo al cratere di Sud-Est; successivamente alcune fratture si formarono sul fianco meridionale del vulcano, nella zona già interessata dalla precedente eruzione del 1983. Il 12 marzo ebbe inizio l'attività effusiva da tali fratture, nei pressi del Piccolo Rifugio, il quale, già gravemente danneggiato due anni prima, venne completamente distrutto. L'attività fu piuttosto modesta e caratterizzata da un basso tasso di emissione lavico: per questo motivo le colate si estesero soltanto per 2–3 km in direzione sud-ovest. L'eruzione si concluse il 13 luglio;
  • Eruzione dell'Etna del 1986 - 1987 - L'eruzione cominciò il 29 ottobre 1986 con l'emissione di colate laviche e di fontane di lava nella parte settentrionale della Valle del Bove, a quota 2600 m; successivamente le fratture si estesero verso E - NE, a quote via via inferiori e l'emissione di colate avvenne da una bocca posta a quota 2300 m (l'attuale Monte Rittmann). L'eruzione durò fino al 27 febbraio del 1987 e produsse un esteso campo lavico confinato nella zona settentrionale della Valle del Bove; il fronte più avanzato si arrestò a quota 1400 m, nei pressi di Monte Fontane;
  • Eruzione dell'Etna del 1991-1993 - Il 14 dicembre ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione venne giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e pertanto venne messa in opera, con un vero tour de force, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio si rivelò efficace anche nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di équipe internazionali, tra cui tecnici giapponesi. Tuttavia queste azioni non diedero i risultati finali sperati per arrestare il fronte lavico. Quando queste si rivelarono inefficaci, furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nella valle del Bove riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte di lava avanzante. L'operazione riuscì perfettamente, fu utilizzata una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione.

Eruzioni nel XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Etna, Cratere di Sud-Est, eruzione del 2006
Eruzione di settembre 2010. L'attività eruttiva della fine del periodo estivo del 2010 è stata percepita con una prima emissione di gas e ceneri il 25 agosto, per poi riprendere la notte del 4 settembre.
Forte attività stromboliana del 23 novembre 2013. Ha interessato con la caduta di ceneri e lapilli tutto il territorio orientale del vulcano e intensamente i centri di Piedimonte Etneo e Linguaglossa; ha provocato l'interruzione dell'autostrada Catania-Messina per alcune ore.
  • Eruzione dell'Etna del 2001 - Forte attività stromboliana ai crateri sommitali; soprattutto il cratere di sud-est è interessato da violente fasi parossistiche. Le sue fontane di lava raggiungono un'altezza di oltre 1000 metri. In aprile forti sciami sismici annunciano la risalita del magma. Il 12 luglio comincia una crisi sismica; nei giorni successivi si conteranno oltre 2400 eventi sismici. Profonde fratture si aprono a Pian del Lago, sopra la Montagnola. L'eruzione comincia nella notte tra il 17 e il 18 luglio, sul versante meridionale. La prima bocca si apre a quota 2100 m, a un centinaio di metri dal rifugio Sapienza: fortunatamente questa struttura verrà risparmiata. Il 19 si apre la più grande delle bocche, a Pian del Lago; le sue colate laviche distruggono il terminale della funivia. Successivamente le colate si fermano a quattro chilometri da Nicolosi. Grande il disagio causato dalla continua ricaduta di cenere su Catania e sui centri pedemontani, che inoltre causa la chiusura dell'aeroporto di Fontanarossa. L'eruzione termina il 9 agosto; il volume di lava e cenere emesse stimato a fine eruzione è di circa 60 milioni di metri cubi;
  • Eruzione dell'Etna del 2002 - Grande eruzione durata dal 27 ottobre al 29 gennaio 2003. Questa eruzione è stata denominata l'eruzione perfetta. Essa è da considerarsi tra le più esplosive degli ultimi 100 anni. È da considerarsi anche la più distruttiva dal punto di vista infrastrutturale. Nella notte del 26 ottobre 2012 una forte scossa sismica avviò la fase eruttiva, che distrusse tutta la zona turistica di Piano Provenzana sul versante Etna-Nord in località di Linguaglossa. Tutte le infrastrutture turistiche-ricettive e sportive furono ricoperte dalla colata lavica, che in una nottata azzerò trent'anni di investimenti e progetti di una intera comunità. Le ferite della colata sono tuttora visibili non appena si raggiunge la località Piano Provenzana, dove uno scenario lunare ha preso il posto del un paesaggio che offriva la vista della pineta incastrata ai piedi dell'enorme montagna.
  • Eruzione dell'Etna del 2004-2005 - Eruzione laterale all'interno della Valle del Bove;
  • Eruzioni dell'Etna del 2006 - Nella tarda serata del 15 luglio si aprì una fessura eruttiva sul fianco orientale del cratere di sud-est, da cui cominciò a fuoriuscire una colata che si riversà all'interno della Valle del Bove fino al 24 luglio. Il 16 novembre l'attività del cratere di sud-est aumentò; ciò causò alcuni crolli nel suo fianco orientale, dando origine a piccoli flussi piroclastici che avanzarono per qualche centinaio di metri;
  • Eruzione dell'Etna del 2007-2009 - Parossismi del Cratere di Sud-Est ed eruzione laterale all'interno della Valle del Bove.
  • Eruzioni dell'Etna del 2010-2013 - Parossismi dal Nuovo Cratere di Sud-Est più o meno violenti. In questa fase il cratere cresce notevolmente di qualche centinaio di metri: record per un vulcano attivo.
  • Eruzioni dell'Etna 2014 - cambia lo stile delle eruzioni, più lunghe come durata ma meno potenti con esplosioni stromboliane e eruzioni laterali all'interno delle valli del Bove e del Leone

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Carmelo Sciuto Patti, Carta geologica della città di Catania, Catania 1873, Tav. II.
  2. ^ Come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie
  3. ^ Diodoro V,6,1-3. Lo storico siracusano riporta un passo di Timeo in cui si dice che i Sicani furono sospinti nelle parti occidentali a seguito di una forte eruzione dell'Etna che ricoprì vaste zone dell'isola. In effetti in alcuni casi si è potuto verificare l'abbandono di taluni siti da parte delle popolazioni ivi residenti, forse proprio intorno al V millennio a.C.; cfr. P. Orsi, «Caverne di abitazione a Barriera presso Catania», in BPI, XXXIII, 1907, pp. 53-99.
  4. ^ La ricerca, curata dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), è stata pubblicata sul Geophysical research letters (vedi Corriere della Sera del 1º dicembre 2006)
  5. ^ a b c d e f g Bernardo Gentile-Cusa, Sulla eruzione dell' Etna di Maggio-Giugno 1886, Catania, Tipografia Francesco Martinez, 1886.
  6. ^ Coltelli, M., Del Carlo, P., Vezzoli, L. The discovery of a Plinian basaltic eruption of Roman age at Etna volcano, Italy. (1998). Geology, 26, 1095-1098. citato in [1]
  7. ^ La morte di Sant'Agata viene riportata sia nel 251, che nel 252, pertanto non tutti i vulcanologi del passato concordano l'anno per questa eruzione.
  8. ^ Esattamente nella frazione di Massannunziata.
  9. ^ AA VV, Dizionario Enciclopedico Moderno, vol.II, lemma Etna, pag.552, Milano, Edizioni Labor, 1938.
  10. ^ L'eruzione del 1928
  11. ^ Servizio Speciale Cinegiornale LUCE sulla eruzione del 1950

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carmelo Sciuto Patti, Carta geologica della città di Catania, Catania 1873.
  • Centro Speleologico Etneo, Dentro il Vulcano, Nicolosi (CT), 1999.
  • Bernardo Gentile-Cusa, Sulla eruzione dell' Etna di Maggio-Giugno 1886, Catania, Tipografia Francesco Martinez, 1886.
  • Guglielmo Manitta, "Il nuovo cratere di SE e i parossismi del 2011-2012, (aggiornato al mese di giugno 2012)", pagine 64,2012.

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