Erucastrum

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Erucastro
Erucastrum nastutiifolium ENBLA03.jpg
Erucastrum nasturtiifolium (Erucastro comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Erucastrum
C.Presl, 1826
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Specie
(Vedi: Specie di Erucastrum )

Erucastrum C.Presl, 1826 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, dall’aspetto di piccole erbacee dai tipici fiori disposti a croce.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) è una delle più numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Erucastrum comprende una trentina di specie, quattro delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano.
Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Erucastrum era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae.


Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica wikitesto]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l’elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche[2].

  • Gruppo 1A: le foglie basali sono imparipennate e il lobo apicale è molto più grande di quelli laterali; il colore della pagina inferiore è glauco;
  • Gruppo 1B: le foglie basali sono imparipennate e il lobo apicale è appena più grande di quelli laterali; il colore della pagina inferiore è verde;
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Erucastrum.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Erucastrum), definito dal botanico boemo Karel Borivoj Presl (1794 – 1852), è stato ripreso da un altro genere della stessa famiglia: Eruca (tipico nome latino usato da Plinio nei suoi testi)[3].

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.
L'altezza delle piante di questo genere oscilla da 20 a 80 cm. Il ciclo biologico è biennale o perenne. La forma biologica prevalente è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e con poche foglie.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici possono essere sia del tipo a fittone che di tipo rizomatoso.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I fusti sono ascendenti e ramoso soprattutto nella parte alta.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglia (Erucastrum nasturtiifolium)
Località: Cortina (BL), 1400 m s.l.m. - 29/07/2008

Le foglie sono del tipo imparipennato con numero di segmenti per lato variabile tra 3 - 8. I segmenti sono o completamente oppure parzialmente divisi e a loro volta possono essere lobati o dentati grossolanamente. Le foglie in genere sono verdi su entrambe le facce.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è un racemo di tipo ombrellifero con fiori gialli portati da lunghi peduncoli. In alcune specie i peduncoli partono dall'ascella delle foglie, in altre no. In questa infiorescenza non esiste un fiore apicale. Durante la fruttificazione il racemo si allunga.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realtà sono fiori dissimmetrici – a due piani di simmetria) e tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti).

* K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[4]

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una siliqua (non divisa in logge sovrapposte) contenente numerosi semi. All'apice può essere presente un becco (quasi un uncino). Le valve del frutto sono carenate sul dorso. La siliqua è portata da un breve peduncolo. Il portamento dei frutti è più o meno divergente (quasi patente) dall'asse principale del fusto.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Delle 4 specie spontanee della flora italiana solo 2 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine[5].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
E. gallicum 2 collinare Ca Ca/Si basico
neutro
basso secco B1 B2 B5 C3 AO BS TN BL UD
E. nasturtiifolium 3 montano
collinare
Ca Ca/Si basico
neutro
medio medio B2 B5 C3 tutto l'arco alpino
(escl. VA CO BG BL)

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:


2 = comunità terofiche pioniere nitrofile
3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
Ambienti:
B1 = campi, colture e incolti
B2 = ambienti ruderali, scarpate
B5 = rive, vicinanze corsi d'acqua
C3 = ghiaioni, morene e pietraie



Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Vol.2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 841, ISBN 88-7287-344-4.
  2. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Vol.1, Bologna, Edagricole, 1982, p. 475-476, ISBN 88-506-2449-2.
  3. ^ Botanical names. URL consultato il 18 agosto 2009.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 19 agosto 2009.
  5. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 606.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 1, Bologna, Edagricole, 1982, p. 475-476, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume 1, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 606.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 841-842, ISBN 88-7287-344-4.

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