Ernest Wilimowski

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Ernest Wilimowski
Mecz Warta Ruch 1937.jpg
Wilimowski (in primo piano) durante una partita nel 1937
Dati biografici
Nome Ernest Otton Wilimowski
Nazionalità Polonia Polonia
Germania Germania (dal 1941)
Altezza 172 cm
Peso 68 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Attaccante
Ritirato 1959 - giocatore
Carriera
Giovanili
1927-1934 Kattowitz Kattowitz
Squadre di club1
1934-1939 Ruch Chorzow Ruch Chorzów 86 (112)
1939-1940 Kattowitz Kattowitz  ? (?)
1940-1942 Chemnitz Chemnitz  ? (?)
1942-1944 Monaco 1860 Monaco 1860  ? (?)
1946-1947 Ascota Chemnitz Ascota Chemnitz  ? (?)
1948-1950 Augusta Augusta 6 (3)
1950-1952 Offenburger Offenburger  ? (?)
1952-1953 Singen Singen 30 (16)
1953-1955 VfR K'lautern VfR K'lautern 90 (70)
1956-1959 Kehler Kehler  ? (?)
Nazionale
1934-1939
1941-1942
Polonia Polonia
Germania Germania
22 (21)
8 (13)
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Ernest Otton Wilimowski (nato Ernst Otto Pradella; Katowice, 23 giugno 1916Karlsruhe, 30 agosto 1997) è stato un calciatore tedesco, dal 1922 polacco.

Giocò per due Nazionali, quella polacca e quella tedesca;[1] è ricordato dalle statistiche per essere stato il primo giocatore a segnare quattro reti in una partita del campionato mondiale di calcio. Ricoprì occasionalmente anche il ruolo di giocatore di hockey su ghiaccio per la squadra del Pogoń Katowice.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Kattowitz (l'odierna Katowice), nella regione della Slesia, all'epoca appartenente all'Impero tedesco, crebbe in una famiglia della zona al confine con la Polonia. Nel 1922 la parte est dell'Alta Slesia venne annessa alla Polonia e Wilimoski ne divenne cittadino. Suo padre Ernst-Roman morì sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale, e sua madre Paulina si risposò. All'età di tredici anni fu legalmente adottato dal patrigno, prendendone così il cognome. In casa si parlava prevalentemente tedesco, mentre a scuola e fuori casa parlava un locale dialetto polacco. Ufficialmente cittadino polacco, era uso definirsi slesiano (Górnoślązak in polacco, Oberschlesier in tedesco). Con la divisione della Polonia, riottenne la cittadinanza tedesca e divenne un agente di polizia, evitando così il servizio di leva e potendo continuare a giocare a calcio, dato che, in seguito all'occupazione nazista, ai polacchi non era permesso praticare sport. Nei primi giorni della seconda guerra mondiale Wilimoski fu costretto a nascondersi dai nazisti, in quanto ricercato da un kreisleiter del NSDAP di nome Georg Joschke, che si era opposto al trasferimento del calciatore dal 1. FC Kattowitz, squadra di origine tedesca, al polacco Ruch Chorzów.[2] Pare che Joschke lo avesse minacciato di costringerlo a indossare la lettera P (iniziale, appunto, di "polacco"), ma ciò non avvenne, poiché l'abilità calcistica di Wilimoski gli aveva procurato il favore di altri ufficiali. Fu la madre, invece, a essere deportata ad Auschwitz (riuscendo però a sopravvivere alla prigionia), poiché era coinvolta in una relazione con un ebreo russo. Wilimowski, che più avanti divenne amico del pilota Hermann Graf, riuscì a salvare la madre, anche con l'aiuto dello stesso Graf.[2] Finita la guerra fu considerato un traditore dal governo polacco e durante il comunismo gli fu proibito di recarsi in Slesia; si stabilì così a Karlsruhe, aprendovi un ristorante. Sylvia Haarke, moglie dell'autore della biografia del calciatore, Karl-Heinz Haarke, sostiene che Wilimoski era un devoto cattolico, fiero del suo incontro con Karol Wojtyła, avvenuto sui monti Tatra, e che uno dei suoi maggiori rimpianti era quello di non aver preso parte alla vittoria tedesca del campionato del mondo 1954. L'ex commissario tecnico della selezione polacca Kazimierz Górski, che era stato ammiratore di Wilimoski, negli anni 1970 gli rimproverò di non aver chiarito la sua posizione in seguito al suo mancato ritorno in Polonia; l'ex calciatore gli rispose che, per paura, era rimasto in Germania.[2] Una volta terminata l'attività calcistica lavorò, oltre che nel ristorante, in una fabbrica della Pfaff, andando in pensione nel 1978.[2] In occasione del campionato del mondo 1974 giocatosi in Germania Ovest, Wilimoski espresse l'intenzione di far visita alla Nazionale polacca, in ritiro a Murrhardt, ma gli fu impedito dalla PZPN. Nel 1995 fu invitato dal Ruch Chorzów per la celebrazione del settantacinquesimo anno del club; nonostante la sua volontà (mai sopita) di tornare in patria, la malattia della moglie Klara gli impedì di presenziare. Morì a Karlsruhe lasciando quattro figli (tre femmine, Sylvia, Sigrid e Ulle e un maschio, Rainer).

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Affetto da polidattilia (il suo piede destro aveva sei dita), iniziò a giocare nel club di radici tedesche del 1. FC Kattowitz, trasferendosi, ancora diciassettenne, al polacco Ruch Wielkie Hajduki, l'attuale Ruch Chorzów. "Ezi", il suo soprannome, divenne presto il miglior elemento della squadra: alla sua prima stagione, infatti, la portò al titolo con trentatré reti. Poche settimane dopo il suo debutto in Ekstraklasa, avvenuto l'8 aprile 1934, ricevette anche la prima chiamata in Nazionale. A fianco di altri giocatori come Teodor Peterek e Gerard Wodarz, il Ruch vinse il campionato dal 1933 al 1936 e nel 1938. Wilimowski segnò 112 reti in 86 partite, vincendo il titolo di capocannoniere nel 1934, nel 1936 e nel 1939 (era il miglior realizzatore prima dell'invasione tedesca della Polonia, in seguito alla quale il campionato fu interrotto); il 21 maggio 1939 segnò il numero record di dieci reti in una sola partita, nel 12-1 contro l'Union Touring Łódź.

Per ragioni di propaganda, i nazisti trasferirono tutti i migliori giocatori della Slesia al 1. FC Kattowitz, con lo scopo di renderlo il club che rappresentasse al meglio l'intera regione: oltre a Wilimowski vi furono mandati Erwin Nyc, Ewald Dytko e Paweł Cyganek. "Ezi" giocò con tale squadra fino al febbraio 1940, quando, assunto come poliziotto a Chemnitz, militò nel locale Polizei-Sportverein Chemnitz (1940-1942). Durante la guerra giocò per il TSV 1860 München (1942-1944), con il quale vinse la Coppa di Germania 1942, realizzando il primo gol della vittoria nella finale, giocata all'Olympiastadion di Berlino. Negli ultimi anni di guerra giocò per una formazione della Luftwaffe, chiamata Rote Jäger, allenata da Hermann Graf.[2]

Nonostante superasse già i trent'anni d'età quando i campionati ricominciarono, continuò a giocare fino al 1959, ormai quarantatreenne; tra i club di questa sua seconda parte di carriera ci sono Augusta, FV Offenburg e VfR Kaiserslautern.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Polonia[modifica | modifica sorgente]

Le formazioni di Polonia-Brasile del campionato del mondo 1938

Poco dopo l'inizio della sua carriera venne convocato nella Nazionale polacca, debuttando a Copenaghen contro la Danimarca il 21 maggio 1934, a diciassette anni e 332 giorni. In ventidue presenze con la selezione marcò ventuno reti,[1] avvicinandosi alla media di un gol a partita. A causa di problemi disciplinari, però, venne sospeso dall'attività per un anno dalla federazione calcistica della Polonia, proprio poco prima dell'inizio del torneo di Berlino 1936.

Due anni dopo, in occasione del campionato del mondo 1938, durante l'incontro contro il Brasile giocatosi a Strasburgo, regalò una leggendaria prestazione: segnò quattro reti e procurò un rigore alla sua squadra (fallo del portiere brasiliano Batatais), realizzato da Fritz Scherfke. La partita terminò però 6-5 per i sudamericani e la Polonia fu eliminata; il record resistette fino alle cinque reti del russo Oleg Salenko contro il Camerun di Stati Uniti 1994.

Il 27 agosto 1939, a Varsavia, tre reti di Wilimoski segnarono la rimonta contro l'Ungheria, guadagnandosi anche un rigore, tirato e marcato da Leonard Piątek, suggellando la vittoria per 4-2 della sua Nazionale: la partita si giocò solo quattro giorni prima dell'inizio della Seconda guerra mondiale.

Germania[modifica | modifica sorgente]

Come molti altri ufficiali Sepp Herberger, CT della Nazionale tedesca, fu colpito dal talento di Wilimoski; lo fece dunque debuttare il 1º giugno 1941 contro la Romania a Bucarest, e l'attaccante segnò subito due reti. A quella partita seguì una tripletta contro la Finlandia a Helsinki del 5 ottobre dello stesso anno. Giocò l'unico incontro nella sua natia Alta Slesia il 16 agosto 1942 a Bytom, nuovamente contro la Romania, segnando una rete. Il 18 ottobre, a Berna, la Germania vinse per 5-3 contro la Svizzera, con quattro reti di Wilimoski e una di Fritz Walter.[1]

Wilimowski ebbe dunque otto presenze con la Germania, con tredici reti all'attivo (1,63 gol a partita). La sua ultima apparizione con la maglia tedesca fu la vittoria per 5-2 contro la Slovacchia a Bratislava del 22 novembre 1942, poiché la nazionale tedesca non giocò più amichevoli a causa del conflitto mondiale.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

Ruch Chorzów: 1934, 1935, 1936, 1938, 1939
Monaco 1860: 1942

Individuale[modifica | modifica sorgente]

1934, 1936, 1939

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Ernest Otton Wilimowski - International Goals, RSSSF. URL consultato il 21-6-2010.
  2. ^ a b c d e (PL) Roman Kolton, Wprost weekly. The two fatherlands of Ernest Wilimowski. URL consultato il 21-6-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Karl-Heinz Harke, Georg Kachel, Fußball – Sport ohne Grenzen. Die Lebensgeschichte des Fußball-Altnationalspielers Ernst Willimowski., Dülmen, Laumann-Verlag, 1996, pp. 99, ISBN 3-87466-259-4.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 50966776