Eritrea (nave appoggio)

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RN Eritrea
Nave Eritrea
Nave Eritrea
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Civil and Naval Ensign of France.svg
Tipo nave coloniale
Classe Eritrea
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Civil and Naval Ensign of France.svg Marine Nationale
Ordinata 1935
Costruttori Navalmeccanica
Cantiere Castellammare di Stabia
Impostata 25 luglio 1935
Varata 20 settembre 1936
Completata 28 giugno 1937
Entrata in servizio Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina: 28 giugno 1937
Civil and Naval Ensign of France.svg Marine Nationale: 12 febbraio 1948
Radiata cessione: 1948
radiazione: 1966
Destino finale ceduta alla Francia in conto riparazione danni di guerra e affondata come bersaglio
Caratteristiche generali
Dislocamento normale 2 969
Stazza lorda 3 117 tsl
Lunghezza 96,9 m
Larghezza 13,3 m
Pescaggio 4,7 m
Propulsione diesel
  • 2 motori diesel Fiat da 7 800 hp
  • 2 propulsori elettrici da 1 300 hp
Potenza totale 9 100 hp
Velocità 20 nodi
Autonomia 6 950 miglia a 12 nodi
Equipaggio 234
Armamento
Armamento artiglieria:

[senza fonte]

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La Eritrea fu una nave della Regia Marina che prese parte alla seconda guerra mondiale.

La costruzione dell'unità, progettata nel 1934 per il servizio nei climi caldi delle Colonie, avvenne negli stabilimenti della Navalmeccanica di Castellammare di Stabia dove lo scafo venne impostato il 25 luglio 1935. Varata il 20 settembre 1936, la nave, consegnata alla Regia Marina il 10 febbraio 1937 entrò in servizio il 28 giugno successivo.

La propulsione era costituita da due motori diesel da 7.800 cavalli, accoppiati sugli stessi assi a due motori elettrici alimentati due gruppi diesel-dinamo dalla potenza totale di 1.300 cavalli, che consentivano con il funzionamento contemporaneo dei due sistemi una velocità massima di 20 nodi e 18 nodi con la sola propulsione diesel. L'autonomia con la propulsione diesel era di 6.950 miglia a 12 nodi. La nave, classificata inizialmente incrociatore e successivamente nave appoggio, era dotata di un armamento bellico multiruolo ed attrezzata per essere in grado di assolvere funzioni di Avviso-Scorta, per l'appoggio ai sommergibili e adatta per la posa delle mine. L'armamento era costituito da 4 cannoni da 120 mm in due torrette binate, parzialmente scudate, una prodiera e una poppiera, da 2 cannoncini semiautomatici da 40mm antiaerei e da due mitragliere da 13,2 mm antiaeree. L'equipaggio della nave era formato da 13 ufficiali e 221 marinai.

Servizio nella Regia Marina[modifica | modifica sorgente]

Appena entrata in servizio la nave svolse sua prima missione durante la guerra civile spagnola nel giugno del 1937, inviata nel Mediterraneo Occidentale. Sul finire dell'anno, venne destinata a Pola.

All'inizio del 1938 venne destinata al porto di Massaua, nel Mar Rosso, presso il Comando Navale dell'Africa Orientale Italiana, in appoggio ai Sommergibili della Base, rimanendovi fino al 18 febbraio 1941 quando, con la caduta dell'Eritrea in mani britanniche, Supermarina diede l'ordine di raggiungere l'Estremo Oriente forzando il blocco inglese.

La notte del 19 febbraio 1941, al Comando del Capitano di Fregata Marino Iannucci, in tutta segretezza, lasciò Massaua con l’ordine di forzare il blocco navale anglo-francese e raggiungere l’alleato Giappone.

Il viaggio in Estremo Oriente[modifica | modifica sorgente]

L'unità, al comando del capitano di fregata Marino Iannucci, lasciata Massaua la sera seguente superò agevolmente lo stretto di Bab el-Mandeb, sfuggendo alla ricognizione aerea inglese di base ad Aden. Il 22 quando la nave si trovava a circa 250 miglia dalla costa somala venne avvistata un'unità sconosciuta, presumibilmente un incrociatore ausiliario inglese che dopo avere, a sua volta, avvistato l'Eritrea effettuò un'improvvisa manovra di allontanamento, dando la chiara impressione di volere evitare lo scontro. Tuttavia, alle 19,23 del giorno successivo le vedette dell'Eritrea avvistano, al largo dell'isola di Socotra, un'altra unità inglese. Il comandante Iannucci per sganciarsi dall'unità inglese, accostò a dritta verso sud, azionando i fumogeni che in pochi minuti avvolsero completamente l'Eritrea. La nave inglese anziché aprire il fuoco cercò di aggirare la cortina per riprendere successivamente il contatto, ma la manovra fallì in quanto l'Eritrea riuscì a dileguarsi nella notte.[1]

Insieme all'Eritrea da Massaua erano partite altre due navi, la RAMB I, affondata il 27 febbraio dall'incrociatore neozelandese HMNZS Leander e la RAMB II. Per la riuscita della missione dell'Eritrea e della RAMB superstite era necessaria la collaborazione giapponese e la disponibilità a cooperare da parte del Giappone legato all'Italia dal Patto tripartito era quasi certa. Tuttavia tra il febbraio e il marzo 1941, il governo di Tokio decise di fare un passo indietro, costringendo la Regia Marina a modificare alcuni dettagli dell'operazione. Concordato con i giapponesi la unità italiane, durante la traversata, dovevano astenersi da qualsiasi azione corsara nei confronti di isolati piroscafi britannici, minacciando in caso contrario di rifiutare qualsiasi collaborazione. Questo poiché il Giappone non voleva inimicarsi il Regno Unito e gli Stati Uniti vista anche la presenza nell'oceano Indiano di navi corsare tedesche che già da tempo si appoggiavano, più o meno segretamente, a basi giapponesi del Pacifico. Anche i comandi della Kriegsmarine avevano mostrato la loro preoccupazione che navi corsare italiane interferissero in acque battute dalle proprie navi corsare e invitarono i comandi della Regia Marina a far desistere le proprie unità di compiere qualsiasi azione corsara durante il trasferimento, un invito che il Comando della Regia Marina, fortemente dipendente dai tedeschi per le forniture di nafta, non poteva ignorare, per cui alle due navi che erano impegnate nella missione di trasferimento l'11 marzo venne dato da Supermarina l'ordine di astenersi da qualsiasi azione corsara.

Proseguendo il viaggio, dovendo poi obbligatoriamente transitare nelle acque della Malesia attraverso lo Stretto di Malacca per passare dall'Oceano Indiano al Pacifico, per sfuggire alla caccia di unità nemiche l'equipaggio ricorse al camuffamento della nave rendendola quasi completamente somigliante al Pedro Nunez un avviso-scorta portoghese che somigliava parecchio all'Eritrea. Il Portogallo possedeva la metà orientale dell'Isola di Timor (mentre quella occidentale era sotto dominio olandese) e come nazione non belligerante poteva inviare in quelle acque qualsiasi nave militare senza che la Royal Navy se ne preoccupasse più di tanto.

Il 14 marzo, passando lungo il canale tra Timor e l'isola di Alor entrando nel Mar di Banda l'Eritrea dopo aver doppiato la costa occidentale dell'isola di Buru entrò finalmente nell'Oceano Pacifico puntando verso Nord-Est. Dopo aver lasciato alla propria destra il 16 marzo le Yap, un gruppo di isole delle Caroline l'Eritrea raggiunse il 18 marzo una zona sotto il controllo della Marina Imperiale giapponese, approdando pochi giorni dopo a Kobe riuscendo così ad arrivare indenne in Giappone. Ad accogliere e a festeggiare l'Eritrea e il suo equipaggio fu solamente una piccola e discreta delegazione diplomatica e militare italiana su un molo. La conclusione dell'epica missione dell'Eritrea non doveva suscitare infatti troppo clamore.[1]

In Giappone la nave venne sottoposta nei Cantieri Navali Mitsubishi a dei lavori di cui aveva assoluto bisogno, trasferendosi successivamente a Shanghai alle dipendenze del Comando Navale dell'Estremo Oriente fino a giugno del 1943 quando, su ordine di Supermarina, l'unità venne dislocata a Singapore per fornire il supporto logistico ai sommergibili italiani che operavano tra Bordeaux e Singapore. Nel luglio 1943 la nave si trasferì prima a Penang, base dei sommergibili tedeschi e poi a Sebang, sede del comando sommergibili della Kriegsmarine.

Armistizio[modifica | modifica sorgente]

Il 9 settembre 1943 l'equipaggio della nave, che era in navigazione nello Stretto di Malacca apprese via radio della firma dell'armistizio. L'Eritrea, sempre al comando di Marino Iannucci riuscì a fuggire nuovamente sfuggendo questa volta al blocco navale della Marina Imperiale Giapponese, che proprio in quelle acque aveva dislocato unità di superficie e sommergibili e riuscendo ad eludere la caccia germanica, il successivo 14 settembre raggiunse Colombo, nell'isola di Ceylon consegnandosi alle autorità marittime britanniche. Il Comandante Jannucci, giocando d’astuzia, anziché costeggiare il Golfo del Bengala, che era una scelta quasi obbligata per una nave di scarsa velocità come l'Eritrea e per di più con un apparato di propulsione in una condizione di efficienza precaria, scelse la più rischiosa rotta diretta per raggiungere l’isola di Ceylon.

Durante la cobelligeranza l'attività operativa dell'unità fu intensa. In un primo momento l'Eritrea venne utilizzata per il supporto ai sommergibili alleati, alternando la sua presenza tra Colombo e Trincomalee.[2] Successivamente dopo essere stata richiamata in Italia l'11 settembre 1944, giungendo a Taranto il successivo 23 ottobre, dopo meno di sei mesi di sosta la nave riprese il mare, per trasferirsi, nuovamente, in Estremo Oriente, proseguendo la collaborazione con le Forze Navali alleate. durante la sosta a Taranto l'unità trascorse due mesi in Arsenale, dove le armi ed i macchinari vennero accuratamente revisionati, prima di riprendere il mare il 12 aprile 1945 al Comando del Capitano di Fregata Ugo Giudice.[2] Nella sua nuova avventura in Estremo Oriente l'Eritrea svolse sia il ruolo usuale di appoggio sommergibili che quello di scorta alle navi militari e mercantili alleate. Durante il trasferimento la nave fece delle soste logistiche ad Alessandria d'Egitto ed Aden giungendo a Colombo il successivo 3 maggio. Al termine della guerra contro il Giappone la nave continuò la sua attività svolgendo varie missioni fra Singapore, Batavia, Penang e Colombo rientrando a Taranto nel febbraio 1946 e ripartire il successivo 1 aprile sempre per l'estremo oriente, questa volta con il compito di recuperare gli internati italiani nei campi di concentramento asiatici.[2] Al termine della missione, in cui la nave si spinse sino ad Hong Kong e Shangai, l'Eritrea fece ritorno in Italia restando a Taranto fino a gennaio 1948 per essere ceduta alla Francia in conto riparazione danni di guerra in ottemperanza alle clausole del trattato di pace.

Servizio nella Marine Nationale[modifica | modifica sorgente]

La nave, con la sigla E1[3] ed armata con personale della Marina mercantile, il 28 gennaio 1948 passò ufficialmente alla Francia Marine Nationale e il 12 febbraio 1948 la venne ribattezzata Francis Garnier in onore di un esploratore ed ufficiale della Marina Militare francese nato nel 1839, che nel 1860 partecipò alla conquista della Cocincina e fu a capo di una spedizione scientifica ed esplorativa lungo il corso superiore del fiume Mekong e che, dopo aver preso alla guerra franco-prussiana, morì ad Hanoi nel 1873 nel corso di un’azione contro le bande musulmane che assalivano la città.

Il Francis Garnier venne utilizzato in un primo momento come nave appoggio con la matricola A 04, successivamente venne classificato Aviso ed ebbe assegnato il distintivo ottico F 730 partecipando alla guerra d'Indocina con compiti di scorta. Sottoposto a lavori di ammodernamento dal 1951 al 1953, con la fine della dominazione francese in Indocina prese parte dal 1954 alle operazione di evacuazione dei cittadini francesi dal Tonchino lasciando Saigon nel 1955. Dal 1956 al 1957 svolse dei lavori in un cantiere del Giappone prima di essere destinato ad operare nelle colonie francesi del Pacifico. Dal 1959 al 1960 venne sottoposto ad un nuovo ciclo di lavori alla base britannica di Diego Garcia. Destinato a Papeete nell'isola di Tahiti nella Polinesia francese, il Francis Garnier venne collocato in riserva il 1º gennaio 1966 per essere radiato il successivo 5 ottobre. Usato come bersaglio in un esperimento nucleare svolto nell'atollo di Mururoa, il Francis Garnier affondò il 29 ottobre 1966 alle 16:15 ora di Mururoa. Il relitto giace a circa 1300 metri di profondità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b COME LA NAVE COLONIALE "ERITREA" GABBÒ LA MARINA BRITANNICA. URL consultato il 4-10-2008.
  2. ^ a b c L'avventurosa vita della regia Nave " ERITREA ". URL consultato il 17-4-2009.
  3. ^ Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla alfanumerica. Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera 'Z': Cesare Z11 Artigliere Z 12, Marea Z 13, Nichelio Z 14, Duca d'Aosta Z15, Animoso Z16, Fortunale Z17, Colombo Z18, Ardimentoso Z19, Fuciliere Z20; le navi consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Oriani O3, Regolo R4, Scipione Africano S7; per le navi consegnate a Yugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere 'Y' e 'G': l'Eugenio di Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2. Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente all'aliquota di naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - Erminio Bagnasco, La Marina Italiana. Quarant'anni in 250 immagini (1946-1987) in supplemento "Rivista Marittima", 1988, ISSN 0035-6984.

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