Erica carnea
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Erica carnea |
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Sottoregno | Tracheobionta |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Ericales |
| Famiglia | Ericaceae |
| Genere | Erica |
| Specie | E. carnea |
| Nomenclatura binomiale | |
| Erica carnea L. |
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| Nomi comuni | |
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Erica carnicina |
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L' Erica carnea si presenta come una pianta con fusto strisciante a livello del terreno, alta fino a 40 cm. È pianta perenne e forma dei cuscini fioriti dato il suo sviluppo per lo più in larghezza. Tipica delle Alpi, Appennini settentrionali ed Alpi Apuane; vive a quote fino ai 2500 m s.l.m. in prati e pascoli, su pendii rocciosi e soleggiati e nelle zone luminose al limitare dei boschi di conifere. Appartiene alla famiglia delle Ericaceae.
Indice |
[modifica] Descrizione
Dal fusto sottile e legnoso spuntano foglioline aghiformi dal colore verde vivo, che lo ricoprono per la sua totalità. Possono presentarsi anche di color bronzeo o giallo scuro, in particolari condizioni di esposizione alla luce.
I fiori riuniti in grappoli apicali sono di colore rosa più o meno sfumato. Forma della corolla richiama una botte ed è formata dalla fusione dei singoli petali fra loro. Dalla sommità della corolla si intravedono 8 stami scuri e uno stilo più lungo, che viene urtato dagli insetti che si posano sul fiore, favorendone l'impollinazione. Esiste anche una mutazione naturale dai fiori molto chiari, a volte totalmente bianchi, e classificata come Erica carnea var. albina. Fiorisce da febbraio a giugno. È una pianta molto robusta e spesso capita di vedere i fiori rosei spuntare nella neve, annunciando la primavera.
[modifica] Utilizzi del fiore
I fiori hanno proprietà diuretiche assai potenti e servono per la preparazione di tisane urinarie. Hanno inoltre azione antisettica dovuta alla presenza di arbutina; sono usati in casi di cistiti, specie quelle prostatiche, preferiti ad altri preparati, in quanto non tossici.
[modifica] Etimologia
Erica deriva dal verbo greco " Ερεικέιν = rompere" (già usato da Teocrito), poiché le sue radici sono capaci di frantumare le rocce silicee.
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