Eric Shipton

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Eric Earle Shipton (Hatton, 1º agosto 1907Wiltshire, 28 marzo 1977) è stato un alpinista ed esploratore britannico. Infaticabile viaggiatore, si distinse per l'esplorazione e l'ascensione di numerose montagne dell'Himalaya, dell'Africa e della Terra del Fuoco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Eric Earle Shipton nacque nel 1907 a Ceylon, attuale Sri Lanka, da Cecil Shipton e Isobel Earle; il padre, un piantatore di , morì prima che Eric compisse tre anni e la madre decise presto di spedirlo a studiare in Inghilterra.[1] Dopo aver fallito l'ingresso alla Harrow School, Shipton fu mandato alla Pyt House School, in Wiltshire; il suo primo incontro con le montagna avvenne all'età di 15 anni, quando visitò i Pirenei con la famiglia.[2] L'estate successiva viaggiò in Norvegia con un compagno di scuola, appassionandosi all'alpinismo e all'esplorazione.[3]

Fallito l'ingresso all'Università di Cambridge a causa della dislessia, Shipton si trasferì nel 1928 in Kenya, dove cercò di fare fortuna come piantatore di caffè; qui ebbe modo di conoscere il funzionario coloniale Percy Win-Harris, anch'egli appassionato alpinista. Insieme rivolsero le loro attenzioni al monte Kenya, scalato fino ad allora una sola volta. Nel 1929 i due raggiunsero la vetta per una nuova via e scalarono per primi il picco chiamato Nelion, di pochi metri più basso della vetta principale del monte, denominata Batian. La relazione dell'ascensione che Shipton scrisse sul East Africa Standard attrasse l'interesse di un altro piantatore di caffè con la passione dell'alpinismo, Bill Tilman; i due insieme salirono per primi la cresta occidentale del monte Kenya e aprirono nuove vie sul Ruwenzori.[4]

La notizia delle sue ascensioni gli valsero un invito da parte di Frank Smythe ad entrare nella spedizione all'Himalaya del 1931; nell'occasione Shipton salì 11 delle 12 cime raggiunte dai componenti, inclusa la vetta del Kāmet, che con i suoi 7816 m rappresentava all'epoca la più alta cima raggiunta dall'uomo.[5] Nel 1933 fu chiamato da Hugh Ruttledge a partecipare alla quarta spedizione britannica sull'Everest; in questa occasione fu posto un campo ad un'altitudine di 8354 m, mentre il vecchio compagno di Shipton, Percy Wyn-Harris, ritrovò una piccozza appartenuta a Mallory o Irvine.[6] L'anno successivo, Shipton e Tilman riuscirono a trovare il passaggio per raggiungere attraverso le gole del Rishi Ganga il santuario di Nanda Devi,[7] ritenuto la dimora della dea Parvati.

Negli anni trenta Shipton prese parte a tutte e quattro le spedizioni britanniche sull'Everest. Nel 1936 rischiò di essere travolto da una valanga, mentre tornò sul luogo con le spedizioni del 1938 e del 1939.[8] Nel 1937, invece, insieme con Tilman esplorò la valle del Shaksgam fino a raggiungere la parete nord del K2; la spedizione gli ispirò quello che è considerato da molti il suo miglior libro, Blank on the Map.[9]

Durante la seconda guerra mondiale Shipton fu nominato console generale britannico a Kashgar, dove rimase tra il 1940 e il 1942; al suo ritorno in Inghilterra sposò Diana Channer, per poi venire presto inviato in Iran con incarichi diplomatici. Dopo aver fatto parte della missione militare britannica in Ungheria, tornò a Kashgar e in seguito fu nominato console generale a Kuming, in Cina.[10] Nel 1951 guidò una nuova spedizione sull'Everest, nella quale individuò la via attraverso il ghiacciaio Khumbu e il Western Cwm che sarebbe stata seguita due anni dopo per la prima ascensione. Candidato naturale a guidare la spedizione del 1953, fu invece scelto al suo posto dall'Alpine Club e dalla Royal Geographical Society il colonnello John Hunt.[11]

Successivamente, Shipton prese parte ad altre esplorazioni in zone inesplorate del pianeta. Nel 1960 scoprì il primo vulcano attivo della Patagonia, chiamato Cerro Lautaro;[12] nel 1962 scalò la vetta più alta della Terra del Fuoco, che porta oggi il suo nome, con i cileni Cedomir Marangunic, Eduardo García e Francisco Vivanco.[13]

Nel 1976, al ritorno da un viaggio in Bhutan, gli fu diagnosticato un tumore, che lo portò alla morte nel 1977. Fu cremato a Salisbury e le sue ceneri furono disperse.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Perrin, pp. 32 – 36
  2. ^ a b Steele
  3. ^ Bevis, p. 137
  4. ^ Royal Geographical Society, p. 123
  5. ^ Perrin, p. 140
  6. ^ Royal Geographical Society, p. 124
  7. ^ John Roskelley, Nanda Devi: The Tragic Expedition, The Mountaineers Books, 2000, p. 7. ISBN 9780898867398.
  8. ^ Royal Geographical Society, p. 130
  9. ^ Jim Curran, K2: The Story Of The Savage Mountain, Hachette UK, 2013. ISBN 9781444778359.
  10. ^ (EN) Eric E. Shipton, 1907-1977. In Memoriam, American Alpine Journal. URL consultato il 21 aprile 2014.
  11. ^ Alan Weber, Because It's There: A Celebration of Mountaineering from 200 B.C. to Today, Taylor Trade Publications, 2003, p. 352. ISBN 9780878333035.
  12. ^ (ES) Mateo Martinić, Registro Histórico de antecedentes volcánicos y sísmicos en la Patagonia Austral y la Tierra del Fuego, The Scientific Electronic Library Online. URL consultato il 21 aprile 2014.
  13. ^ (EN) John Shipton, Monte Shipton or Monte Darwin? (PDF), The Alpine Journal, 2004. URL consultato il 19 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Richard Bevis, Images of Liberty: The Modern Aesthetics of Great Natural Space, Trafford Publishing, 2010, ISBN 9781426986437.
  • (EN) Jim Perrin, Shipton and Tilman, Random House, 2013, ISBN 9781409021407.
  • (EN) Jim Perrin, The Climbing Essays, Neil Wilson Publishing Ltd, 2006, ISBN 9781903238479.
  • (EN) Royal Geographical Society, Everest: Summit of Achievement, Simon and Schuster, 2003, ISBN 9780743243865.
  • (EN) Peter Steele, Eric Shipton: Everest and Beyond, Mountaineers Books, 1998, ISBN 9780898866599.