Eric Edgar Cooke

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Eric Edgar Cooke (Perth, 25 febbraio 1931Fremantle, 26 ottobre 1964) è stato un criminale e serial killer australiano. Dal 1958 al 1963 ha attaccato 20 persone nella città di Perth, Australia Occidentale, uccidendone otto[1].

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia di Cooke non fu facile, nacque infatti con una deformazione delle labbra chiamata labioschisi e subì per questo molti atti di bullismo. Spesso veniva picchiato anche dal padre quando cercava di difendere la madre dalle violenze che il coniuge impartiva alla donna. Da adulto è stato sposato e fu padre di sette figli.

Omicidi[modifica | modifica wikitesto]

Cooke si delinea come un serial killer atipico, in quanto uccideva a caso[2], sia in mezzo alla strada che penetrando silenziosamente nelle case delle vittime.

Il 2 febbraio 1959, Pnena Berkman fu uccisa mentre dormiva nel suo appartamento di Perth, pugnalata ripetutamente e fatalmente prima ancora di avere la possibilità di reagire; non fu violentata, e nulla era stato rubato[2]. La sua opera più nefasta avvenne durante il lungo fine settimana che si creò durante la festività dell'Australia Day del 1963, quando sparò e uccise ben cinque persone a caso in una sola notte[3].

Due settimane più tardi rubò una macchina e investì ed uccise la diciassettenne Rosemary Anderson. Per questo omicidio fu, però, incolpato e condannato il di lei fidanzato diciannovenne John Button[2].

Jillian Brewster, ventiduenne, fu rinvenuta nel letto della sua casa uccisa a colpi di coltello e ascia; ma anche per questo omicidio si incolpò un innocente, tale Daryl Raymond Beamish, sordomuto[2].

Fu catturato quando venne rinvenuta la pistola utilizzata per uccidere Shirley McLeod; l'arma non fu spostata e la polizia attese che Eric Edgar andasse a recuperarla per trarlo in arresto. Alla sua cattura confessò 8 omicidi e 14 tentati omicidi.

Condanna[modifica | modifica wikitesto]

Cooke fu condannato per omicidio alla pena capitale, il 28 novembre 1963, dalla Corte suprema di Perth. Egli fu l'ultima persona ad essere impiccata nella prigione di Fremantle, il 26 ottobre 1964. Dopo il suo arresto Cooke affermò di aver commesso più di duecento furti, cinque investimenti d'auto a danno di giovani donne, più di cinque attacchi a donne dormienti nei loro letti e due omicidi per i quali Darryl Beamish e John Button erano già stati condannati e imprigionati. Tuttavia la confessione di questi due ultimi crimini non convinse del tutto il giudice Sir Albert Wolff, che lo definì un "villano senza scrupoli e bugiardo"[4].

Darryl Beamish e John Button[modifica | modifica wikitesto]

Darryl Beamish è rimasto in carcere per ben 15 anni nonostante la confessione di Cooke. Solo nel 2005 la condanna è stata annullata perché sono sorti degli indizi che dimostravano la correttezza della confessione di Edgar Eric.
John Button scontò i cinque anni della pena inflittagli ingiustamente e fu riabilitato solo nel 2002.

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Robert Drewe scrisse The Shark Net, divenuto poi un film, che rende le impressioni che gli omicidi generarono nella Perth di tale epoca. Secondo il libro, molte persone acquistarono cani per protezione personale e porte e finestre furono da allora sempre ben chiuse e sprangate.

Tim Winton scrisse "The Nedlands Monster".

Estelle Blackburn, giornalista, impiegò sei anni per scrivere il libro biografico Broken Lives su Cooke e la sua vita criminale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christian, Brett, Police decoy used in killer hunt sting in Post Newspapers. URL consultato il 31 luglio 2008.
  2. ^ a b c d Eric Edgar Cooke - The Night Caller in www.trulyunusual.com. URL consultato il 31 luglio 2008.
  3. ^ Blackburn, Estelle, Broken lives, Hardie Grant, 2005, ISBN 1-74064-073-X.
  4. ^ Australian Dictionary of Biography -- Edgar Eric Cooke http://www.adb.online.anu.edu.au/biogs/A130543b.htm

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