Eremo di Santo Spirito a Majella

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Coordinate: 42°10′12.74″N 14°05′24.57″E / 42.170206°N 14.090159°E42.170206; 14.090159

Eremo di Santo Spirito a Majella
Eremo di Santo Spirito a Majella
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Località Roccamorice
Religione Chiesa cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Chieti-Vasto
Stile architettonico Romanico, rinascimentale
Inizio costruzione XI-XVII secolo

L'eremo di Santo Spirito è stato un monastero della Congregazione dei Celestini che si trova sulla Majella, nel comune di Roccamorice, ed è un monumento nazionale italiano.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La data dell'origine dell'eremo non è nota, anche se si crede sia anteriore all'XI secolo. La prima fonte storica risale al 1053 e riporta la presenza del futuro papa Vittore III, che vi costruì una chiesa. Nel 1246 vi dimorò Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino V, che ristrutturò l'eremo e vi costruì l'oratorio ed una prima cella, seguite da un secondo oratorio ed altre celle al crescere della comunità.[2]

Su richiesta di Pietro da Morrone, con una lettera del 1º giugno 1263 il papa Urbano IV chiese al vescovo di Chieti di incorporare i monaci dell'eremo nell'Ordine di San Benedetto e nel 1278 all'eremo venne concessa l'autonomia ed il titolo di monastero, rimanendo a capo dell'Ordine fino al 1293, quando la funzione di monastero principale dell’ordine passò all’Eremo di Sant'Onofrio al Morrone. Tra il 1310 ed il 1317 fu priore del monastero Roberto da Salle, mentre nel 1347 vi fu ospitato Cola di Rienzo.

Seguì un periodo di declino fino al 1586, quando l'eremo ottenne il titolo di Badia. Venne costruita la Scala Santa per l’accesso all'oratorio di Santa Maria Maddalena e l'11 aprile 1591 furono traslate a Santo Spirito le ossa di Stefano del Lupo dal monastero di Vallebona di Manoppello. Alla fine del XVII secolo il Principe Caracciolo di San Buono fece costruire l’edificio di tre piani della foresteria.

Con la soppressione degli ordini monastici del 1807, il monastero fu definitivamente abbandonato ed i beni al suo interno portati a Roccamorice.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Nicchia con santo lungo la balconata.

Attualmente dell'eremo risultano conservati la chiesa, la sagrestia ed i resti del monastero distribuiti su due piani, con la foresteria e delle celle.

La chiesa molto probabilmente aveva un portico composto da due archi. Sull'ingresso, restaurato alla fine del XVI secolo si nota la scritta "Ecclesia haec S. Spiritui ab Angelis consecrata, Aegris Medicina est, et Christi Fidelibus Dimittit Peccata Omnia" ed al centro "Porta Coeli".

Il portale in legno, insieme alla statua di San Michele Arcangelo ed al tabernacolo, risalgono al 1894 quando la chiesa fu riaperta al culto.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno dell'oratorio della Maddalena.

La parte più antica della chiesa è il presbiterio, che presenta archi a sesto acuto caratterizzati da costoloni e due porte a lato dell'altare che conducono al coro. Con la riapertura al culto della chiesa furono riportate all’eremo le opere che erano state trasferite nella chiesa di Roccamorice, come i dipinti della Madonna, la Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo, una statua di Cristo in legno ed un busto di papa Celestino V. A queste si aggiungono due tele dell’Ottocento con San Giuseppe e Sant'Elena.

Il nucleo originario dell'eremo si trova nella parte bassa della chiesa, scavato nella roccia. Ha due ingressi, il primo dei quali fa accedere a quella che viene chiamata la stanza del Crocifisso da dove, tramite alcuni gradini, si accede ad un'altra stanza che potrebbe essere il giaciglio di Pietro da Morrone; il secondo ingresso conduce a due stanze per la sepoltura dei principi Caracciolo di San Buono. Seguono un primo blocco di stanze di servizio al piano terra e di camere al piano superiore, mentre un secondo settore è formato da sei grossi locali allo stato di rovine.

Il terzo edificio è la foresteria, o Casa del Principe, che si sviluppa su tre piani. È possibile accedervi tramite un corridoio scavato nella roccia. Vicino all'ingresso della foresteria si trova la Scala Santa che, con 31 gradini, porta tra i ruderi di altri edifici. Un'altra scala di 76 gradini arriva ad una balconata coperta di notevoli dimensioni. Due brevi scale portano all'oratorio della Maddalena, ricavato nello sperone interno alla balconata.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autori Vari, Eremo di Santo Spirito a Majella, Regione Abruzzo. URL consultato il 23/04/2012.
  2. ^ Autori Vari, Eremo Celestiniano di Santo Spirito a Majella - Roccamorice, Abruzzo promozione turismo. URL consultato il 23/04/2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico Santangelo, L'Abbazia di Santo Spirito a Majella in Roccamorice e gli Eremi Celestiniani, guida storico-artistica, Pescara, Carsa Edizioni, 2006, pp. 32-73, ISBN 88-501-0105-8.
  • Edoardo Micati, Santo Spirito a Majella, Roccamorice (PE) in Eremi d'Abruzzo, guida ai luoghi di culto rupestri, Pescara, Carsa Edizioni, 2000, pp. 12-19, ISBN 88-85854-74-5.

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