Erato
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Nella mitologia greca Erato, figlia di Zeus e di Mnemosine è una delle Muse, precisamente quella del canto corale e della poesia amorosa.
Viene raffigurata come una giovane, con una corona di mirti e di rose, con in una mano una lira e nell'altra il plettro, collocato vicino a lei c'è un Amorino armato d'arco e di turcasso.
Il suo nome sembra significare "Amabile" e deriverebbe da Eros, dando ascolto a quanto suggerisce Apollonio Rodio nella sua invocazione ad Erato che apre il III libro delle Argonautiche. Erato viene citata insieme alle altre Muse nella Teogonia di Esiodo e veniva invocata nel proemio di un poema ora perduto, la Radina, ricordato e brevemente citato da Strabone.[1]. La romantica storia di Radina, fece sì che la sua supposta tomba, che si trovava sull'isola di Samo, all'epoca di Pausania fosse meta del pellegrinaggio degli innamorati infelici.[2] Erato fu rappresentata come una figura collegata all'amore anche nel Fedro di Platone[3] Tuttavia, all'epoca in cui Apollonio scriveva, il III secolo a.C., le Muse non erano ancora viste come figure così strettamente legate ad una specifica arte come avvenne in seguito.[4]
Da lei nacquero Tamiri (suonatore di lira, quindi poeta e cantore) e Cleomene (che divenne poi sposo di Flegias). Inoltre dalla sua unione con Arcade nacque Azan.
[modifica] Note
- ^ Strabone, Geografia, 8.3.20; L'attribuzione di questo poema a Stesicoro che Strabone fa è stata confutata da H. J. Rose in "Stesichoros and the Rhadine-Fragment", The Classical Quarterly 26.2 (Aprile 1932), pag. 88-92.
- ^ Pausania, Descrizione della Grecia 7.5.13.
- ^ Platone, Fedro, 259
- ^ Richard Hunter, Jason and the Golden Fleece (Oxford:Clarendon Press, 1993), p. 66 note.
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