Epodo

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L'epòdo (dal greco epoidós, composto di epi-, «in aggiunta», e un derivato di oidé, «canto»), nella metrica classica, è il secondo verso di una strofa distica più breve del primo (per esempio un dimetro giambico successivo a un trimetro giambico) e, per estensione, la poesia formata da strofe distiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Comparve nel teatro greco con l'evoluzione della lirica corale, quando i due cori, che in precedenza si trovavano a destra e a sinistra del palco, si combinarono per cantare insieme all'unisono, o diedero la possibilità al corifeo di cantare per loro, rimanendo in centro.

Nelle odi compare dopo ogni coppia di strofe/antistrofe, da cui si differenzia metricamente, rispondendo invece agli altri epòdi della stessa ode. Al contrario, nei canti corali della tragedia e della commedia non è sempre presente dopo la coppia strofe/antistrofe.

Secondo la tradizione, questa struttura metrica fu inventata da Archiloco, ma in ogni caso si diffuse nelle odi della citarodia e divenne un elemento fisso della lirica corale a partire da Stesicoro. Si estese anche al di fuori di queste forme di letteratura. Ad esempio nella poesia latina fu coltivato, come arcaismo, sia come poesia a sé stante sia come parte dell'ode. Ad esempio, gli epitalami di Catullo riportano sequenze di strofe, antistrofe e epòdo.

Ispirandosi sia allo stile sia al contenuto delle opere di Archiloco, Carducci chiamò giambi ed epòdi una raccolta di poesie satiriche e polemiche.

Gli Epòdi di Orazio[modifica | modifica wikitesto]

Gli Epòdi sono una raccolta di diciassette poesie di Orazio, anche se il nome non fu scelto dall'autore, bensì dai grammatici dell'epoca, proprio per la caratteristica struttura metrica in distici, col secondo verso più breve del primo.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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