Epistole (Orazio)

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Testa di Augusto, un destinatario delle epistole

Le Epistole (Epistulæ, in latino) sono una raccolta di lettere fittizie scritte dal poeta latino Quinto Orazio Flacco. Furono comunque pubblicate nel 20 a.C.

L'opera consta di due libri, il primo di 20 epistole e il secondo di 2 lunghi componimenti su questioni letterarie.

È un'opera a sé stante l'Epistola ai Pisoni, chiamata Ars Poetica, comunque inserita nella raccolta.

La poesia delle epistole è più bassa e intima, incline alla meditazione pacata e definitivamente depurata dall'invettiva satirica. I due componimenti del secondo libro sono indirizzati a personaggi importanti della Roma del tempo: il primo è indirizzato ad Augusto e tratta dell'evoluzione della storia della letteratura romana; il secondo è indirizzato a Giulio Floro, e ritorna sui motivi che hanno condotto l'autore ad abbandonare la poesia spingendosi alla ricerca della saggezza, invitandolo a cercare il giusto mezzo tra l'avidità e la dissipazione e a ritirarsi dalla vita pubblica prima di diventare ridicolo.

Al secondo libro viene spesso associata l'Ars Poetica, poiché Orazio disegna una sintesi teorica della natura, degli scopi e degli strumenti della poesia.

Egli sottolinea l'importanza del labor limae (il lavoro di cesello, e per questo elogia il poeta Cornelio Cinna che aveva del tutto revisionato la sua opera prima di pubblicarla) e della callida iunctura, cioè l’accorta disposizione delle parole e l’accurata articolazione del periodo. Orazio dà suggerimenti su come ottenere un perfetto stile di scrittura e su come il poeta non debba mai spingersi al di là delle proprie capacità.

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