Enzo Carra
| on. Enzo Carra | |
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| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Roma |
| Data nascita | 8 agosto 1943 |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Professione | Giornalista |
| Partito | Partito Democratico, Unione di Centro |
| Legislatura | XIV, XV, XVI |
| Gruppo | Unione di Centro |
| Coalizione | Unione di Centro |
| Circoscrizione | XIX - Campania 1 (XIV Legislatura), XV - Lazio 1 (XV Legislatura), XVI - Sicilia 1 (XVI legislatura) |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Enzo Carra (Roma, 8 agosto 1943) è un giornalista e politico italiano, già esponente teodem della Margherita e del Partito Democratico, aderisce in seguito all'UDC.
Indice |
[modifica] Biografia
Dopo la maturità classica, si è laureato in giurisprudenza.
È stato portavoce di Arnaldo Forlani. Giornalista professionista, lavorò dal 1970 al 1987 come redattore politico ed editorialista per Il Tempo. Dal 1989 al 1992 è stato capoufficio stampa della Democrazia Cristiana.
Dal 1994 al 2001 è stato autore di numerosi reportage televisivi, tra cui l'ultima intervista a Madre Teresa di Calcutta.
Nel 2001 viene eletto alla Camera dei Deputati nella lista della Margherita, nel collegio di Napoli e provincia. Nel 2006 è rieletto alla Camera nella lista dell'Ulivo, nel collegio di Roma 1.
Nel 2008 viene eletto per il Partito Democratico nel collegio Sicilia 1 (Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Trapani). Alle primarie di ottobre 2009 è eletto, nella lista "Democratici per Franceschini", all'assemblea nazionale del PD nel collegio romano Trastevere-Gianicolense. Fa parte del gruppo dei teodem.
Il 14 gennaio 2010 ha dichiarato di abbandonare insieme a Renzo Lusetti il PD in favore dell'Unione di Centro in quanto entrambi delusi dal progetto politico[1].
[modifica] Provvedimenti giudiziari
Durante l'inchiesta Mani Pulite viene ascoltato come persona informata dei fatti dal Procuratore Antonio Di Pietro, sulla base delle rivelazioni di Graziano Moro, braccio destro del vicesegretario Dc Silvio Lega, su 5 miliardi ricevuti dal Partito per l'operazione Enimont[2]. Carra, Moro e Lega appartengono alla corrente del Grande centro capeggiata da Forlani. Carra nega di avere mai parlato a Moro di questi 5 miliardi e continua a sostenere questa posizione anche dopo che gli viene ricordato l'obbligo di dire la verità. Dopo le prime ammissioni ricomincia a negare tutto e viene incriminato per falsa testimonianza e arrestato in flagranza[2].
Il 4 marzo 1993 viene condotto dal carcere al tribunale con gli schiavettoni ai polsi, insieme ad altri arrestati. La foto del suo ingresso in aula suscita un vasto clamore[3]. Il Tribunale convalida l'arresto, dispone la custodia in carcere e decide per il giudizio per direttissima; la pubblica accusa nega il consenso al rito abbreviato (che prevede uno sconto di pena). Il processo si celebra all'inizio di marzo e Moro conferma la sua versione mentre Carra riprende ad alternare limitate ammissioni con recise negazioni. Alla fine, Carra viene condannato in primo grado a due anni con la sospensione condizionale per false dichiarazioni al pubblico ministero (la richiesta dell'accusa era di due anni e sei mesi)[4]. Per i giudici, la reticenza di Carra sulla questione della maxitangente Enimont è una “grave condotta antigiuridica” per «assicurare l’impunità a colpevoli di corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito».
In secondo grado la Corte d'appello concede a Carra il rito abbreviato, con relativo sconto che fa scendere la pena a 1 anno e 4 mesi (la richiesta dell'accusa era stata di 2 anni e 8 mesi)[5]. La sentenza, del 28 giugno 1994, riconosce a Carra “un raro senso della dignità quando conferma di essere stato e di essere ancora amico di Moro” ma ribadisce la gravità dei fatti e del comportamento omertoso tenuto da Carra.
In terzo e ultimo grado, il 5 aprile 1995 la Corte Suprema di Cassazione conferma la sentenza di condanna.
[modifica] Note
- ^ Pd: Lusetti e Carra passano all'Udc. ANSA. URL consultato il 14-01-2010.
- ^ a b Luca Fazzo, Stefano Marroni. «IN CELLA L' UOMO DI FORLANI». la Repubblica, 20 02 1993, p. 7. URL consultato in data 06-11-2010.
- ^ «Carra fa pace con Di Pietro: non volle lui quelle manette». Corriere della Sera, 18 01 2003, p. 8. URL consultato in data 06-11-2010.
- ^ «CARRA CONDANNATO A DUE ANNI DI CARCERE». la Repubblica, 10 03 1993, p. 6. URL consultato in data 06-11-2010.
- ^ «CARRA, PENA RIDOTTA». la Repubblica, 29 06 1994, p. 7. URL consultato in data 06-11-2010.
[modifica] Bibliografia
- Il caso Citaristi, Palermo, Sellerio Editore, 1999. ISBN 88-389-1542-3
- P. Gomez, M. Travaglio, Se li conosci li eviti, Chiarelettere, ISBN 9788861900547.
[modifica] Collegamenti esterni
- Il Blog di Enzo Carra
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