Enron

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Enron Corporation
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Stato Stati Uniti Stati Uniti
Fondazione
Chiusura 2001 per bancarotta fraudolenta
Settore energia

La Enron Corporation è stata una delle più grandi multinazionali statunitensi, operante nel campo dell'energia e fallita nel 2001.

In seguito il nome è stato modificato in Enron Creditors Recovery Corp. (ECRC) dopo che la United States Bankruptcy Court approvò il piano di riorganizzazione aziendale. La missione della "nuova" società è quella di liquidare i creditori di Enron Corporation.

Storia del fallimento[modifica | modifica wikitesto]

L'andamento del prezzo delle azioni della Enron tra il 23 agosto 2000 e l'11 gennaio 2002

Nel 2001 la Enron improvvisamente fallì. L'avvenimento giunse del tutto inaspettato poiché ufficialmente l'azienda negli ultimi dieci anni aveva avuto una crescita molto rapida, decuplicando il proprio valore e raggiungendo il 7º posto nella classifica delle più importanti multinazionali degli USA. Tuttavia nel giro di pochissimo tempo le azioni Enron, da tutti considerate solidissime, persero tutto il loro valore, passando dalla quotazione di 86 dollari a 26 centesimi, bruciando così circa 60 miliardi di dollari nel giro di tre mesi.

Ciò portò numerosi dipendenti a gravi difficoltà, poiché era stata fatta loro una proposta che permetteva loro di acquistare le azioni della società e non poterono far nulla per ripararsi dal disastro. I più alti dirigenti della società invece non subirono alcuna perdita, poiché avevano venduto le loro azioni prima del crac, realizzando così enormi guadagni[senza fonte]; per essi infatti non era prevista alcuna clausola che impedisse loro di liberarsi delle proprie quote.

L'opinione pubblica pretese chiarimenti, poiché pareva inspiegabile che una multinazionale che aveva un fatturato di circa 130 miliardi di dollari all'anno crollasse così rapidamente senza segnali premonitori.

I rapporti con la politica[modifica | modifica wikitesto]

Indagando più a fondo si scoprì che la Enron innanzitutto manteneva alto il livello dei suoi redditi con trucchi contabili, ma anche ottenendo agevolazioni da parte del governo, ottenute in cambio di aiuti nelle campagne elettorali o donazioni a numerosi uomini politici in denaro o in pacchetti azionari. Comportamenti di questo tipo non erano adottati a vantaggio solo di esponenti del partito repubblicano, ma anche di quello democratico.

Grazie a queste consuetudini la società ottenne numerosi aiuti sotto forma di ammorbidimenti della legislazione contro l'inquinamento. Ad esempio la decisione statunitense di non aderire al protocollo di Kyōto venne probabilmente influenzata anche da pressioni della Enron. Manovre di questo tipo non erano nuove per la società: ad esempio il permesso di costruire un oleodotto in Mozambico fu ottenuto anche grazie all'aiuto di Bill Clinton, che minacciò lo stato africano di interrompere gli aiuti economici se non avesse acconsentito alle richieste della multinazionale.[senza fonte]

Le società create dalla Enron[modifica | modifica wikitesto]

Ad aggravare la situazione contribuì la scoperta della rete di società legate alla Enron che i dirigenti avevano costruito in alcuni paradisi fiscali. Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman. In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, riuscì ad evadere una parte considerevole delle sue tasse ed a gonfiare i profitti, mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi. L'episodio più significativo avvenne nel 2000, quando una tassa di 112 milioni di dollari si trasformò in un credito di 278 milioni.

Un aiuto in queste attività venne fornito dalla Arthur Andersen, una multinazionale americana specializzata nella certificazione dei bilanci. Un partner della stessa Andersen, David Duncan, fu accusato nel 2002 di aver distrutto documenti riguardanti alcune delle attività della Enron. Tale vicenda giudiziaria si concluse alla fine di novembre del 2005, quando il Dipartimento di Giustizia americano mise fine alle indagini su Arthur Andersen senza alcun esito.

Conseguenze del fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Un fallimento di tali proporzioni fu piuttosto grave, ma non tanto da minare l'intera economia degli USA, che nel complesso resse abbastanza bene, benché la Enron avesse accumulato un debito di circa 10 miliardi di dollari, distribuito in varie banche in tutto il mondo e principalmente negli Stati Uniti.

Gli istituti di credito che avevano concesso prestiti alla multinazionale si trovarono in difficoltà ed esercitarono una pressione maggiore su altre società che erano ricorse a loro per avere prestiti, causando il fallimento di alcune, come nel caso della catena di supermercati Kmart. Numerose società di assicurazione si trovarono inoltre a dover rimborsare delle perdite, crollando e dichiarando bancarotta.

I problemi maggiori si comunque riscontrarono tra gli azionisti e soprattutto tra i dipendenti dell'azienda, che vennero licenziati in massa. Anche i fondi pensione dei dipendenti vennero toccati (gran parte del patrimonio era investito in azioni della stessa Enron), e 20.000 impiegati si ritrovarono senza pensione, perdendo la possibilità di usufruire dei contributi già versati.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la bancarotta fraudolenta, il Congresso aprì una commissione d'inchiesta e gli amministratori vennero rinviati a giudizio e condannati a pene detentive comprese tra i 18 mesi e i 24 anni. Jeff Skilling, amministratore delegato e "regista" della colossale truffa finanziaria venne condannato a 24 anni di reclusione, successivamente parzialmente ridotti, mentre Ken Lay, presidente ed amministratore delegato a seguito delle dimissioni di Skilling, morì d'infarto prima della condanna. Gli altri responsabili che collaborarono con la giustizia non riuscirono ad evitare pene comunque severe (2, 3 e 10 anni di reclusione).

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