Enrico Riziero Galvaligi

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Enrico Riziero Galvaligi

Enrico Riziero Galvaligi (Solbiate Arno, 11 ottobre 1920Roma, 31 dicembre 1980) è stato un generale italiano, dei Carabinieri, ucciso dalle Brigate Rosse durante gli anni di piombo. Medaglia d'oro al Valor civile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre, Paolo, era un operaio e aveva sposato una donna di Brinzio. Dopo essersi diplomato all'Istituto Magistrale di Varese, Riziero decise di intraprendere la carriera militare nel 1939. Tre anni più tardi, all'età di 22 anni, entrò a far parte dell'Arma dei Carabinieri.

Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Grecia, dove in maniera eroica salvò la vita ad un comandante dei Carabinieri. Dopo l'8 settembre 1943, decise di non aderire alla Repubblica Sociale e fu quindi arrestato dai tedeschi e trasferito nel carcere di Trieste.

Riuscì fortunatamente a fuggire dalla prigione pochi giorni prima della deportazione in Germania, ritornando quindi nella zona delle Prealpi Varesine, dove iniziò ad operare come partigiano.

Stabilitosi a Brinzio, Riziero conobbe Federica Bergami, una donna di origini bolognesi, sfollata dall'Emilia con i suoi familiari, che sposò nel dopoguerra. Da lei avrà un figlio, Paolo, anch'egli divenuto in seguito carabiniere.

Durante tutto l'arco della sua vita il generale ebbe un rapporto speciale con Brinzio: nella sua casa, situata in via Vittorio Veneto, in mezzo al paese, Riziero veniva a trascorrere i momenti di riposo dal lavoro. Tutti i brinziesi che ebbero modo di conoscerlo ne serbarono un buon ricordo. Don Serafino Faletti, parroco del paese dal 1955 al 1996, disse di lui:

« Per noi era una figura gigantesca, un esempio di vita. Gli volevamo bene, e non tanto perché fosse un personaggio importante, ma in ricordo di tutta la sua vita, a partire da quando, giovanissimo partigiano, si adoperava in tutti i modi per proteggere la sua gente dagli orrori della guerra civile. »

Dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della guerra Galvaligi fu insignito di numerose decorazioni per il valore dimostrato.

Nel 1949 egli conobbe a Roma Carlo Alberto Dalla Chiesa, del quale diventò buon amico. Durante gli anni cinquanta, sessanta e settanta Galvaligi fu dislocato ad operare a Roma, a Palermo, a Torino e poi di nuovo a Roma, collaborando spesso col generale Dalla Chiesa e ricevendo continue promozioni di grado: capitano, maggiore, tenente colonnello, colonnello e infine generale di brigata.

Dalla Chiesa lo volle al suo fianco, nominandolo vice comandante del Coordinamento dei Servizi di sicurezza per gli istituti di prevenzione e pena, incarico mantenuto poi alle dipendenze del generale Renato Risi, che aveva sostituito Dalla Chiesa nel comando. La sua mansione consisteva infatti nel coordinare la sorveglianza delle carceri di massima sicurezza dove erano detenuti i più pericolosi terroristi d'Italia, tra cui i penitenziari di Trani, Fossombrone, l'Asinara, Nuoro e Cuneo.

Nel dicembre del 1980 Galvaligi si occupò di dirigere, da Roma, un'operazione delicata: in seguito a una rivolta scoppiata nel carcere di Trani per mano di alcuni esponenti dell'eversione armata, egli ordinò ai GIS, un reparto speciale dei Carabinieri, di stroncare la sommossa con un blitz, che si concluse senza spargimento di sangue.

I terroristi decisero quindi di vendicare quella sconfitta e di attaccare l'importanza simbolica dell'incarico che Galvaligi ricopriva.

Pochi giorni dopo, esattamente il 31 dicembre 1980, Galvaligi fu ucciso nell'androne del palazzo ove risiedeva a Roma, da due terroristi delle Brigate Rosse, Remo Pancelli e Pietro Vanzi, che si erano finti fattorini di un corriere espresso, arrivati a recapitare una strenna di Capodanno. Il comunicato di rivendicazione collegava l'assassinio al sequestro del giudice D'Urso.[1]

Le esequie furono celebrate pochi giorni dopo a Brinzio, officiante mons. Teresio Ferraroni, vescovo di Como, alla presenza di molte autorità delle forze armate e delle istituzioni italiane. La sua salma fu tumulata nel piccolo cimitero di Brinzio (VA), dove riposa tuttora accanto alla moglie Federica, morta nel 2011.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Addetto all'Ufficio di Coordinamento dei servizi di sicurezza degli Istituti di Previdenza e Pena, in un momento caratterizzato dal riacutizzarsi della violenza contro il l'intero sistema carcerario da parte della criminalità eversiva organizzata, perseverava, nonostante le ripetute minacce a lui rivolte, nella propria missione con assoluta dedizione e sprezzo del pericolo, in difesa delle istituzioni e nell'interesse della comunità. Nel corso di proditoria imboscata, tesa con estrema efferatezza da un gruppo di terroristi, veniva trucidato con numerosi colpi d'arma da fuoco, esplosigli da distanza ravvicinata, sublimando col supremo sacrificio una vita spesa al servizio della collettività. Roma, 31 dicembre 1980.»
— 14 maggio 1982 [2]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le intitolazioni alla sua memoria. Tra queste:

  • Associazione Nazionale Carabinieri - Sez. Gen. E. Galvaligi di Monza [2]
  • Associazione Nazionale Carabinieri - Sez. Gen. E. Galvaligi di Settimo Milanese [3]
  • Associazione Nazionale Carabinieri - Sez. Gen. E. Galvaligi di Magenta
  • Associazione Nazionale Carabinieri - Sez. Gen. E. Galvaligi di Ternate
  • Associazione Nazionale Carabinieri - Sez. Gen. E. Galvaligi di Cuvio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sergio Flamigni, La sfinge delle Brigate rosse, Milano, Kaos edizioni, 2004, p.276
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.[1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]