Omicidio di Enrico Pedenovi
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L'omicidio di Enrico Pedenovi è stato un atto terroristico perpetrato il 29 aprile 1976 a Milano da un commando di Prima linea, una organizzazione di estrema sinistra.
Pedenovi, nato nel 1925 e all'epoca cinquantenne, era un avvocato e uomo politico militante nell'MSI, partito per cui era anche consigliere alla Provincia di Milano. Pur non essendo un personaggio di primo piano, il suo nome era comparso in una lista di militanti neofascisti pubblicata su Lotta continua per via del suo ruolo nella struttura milanese.
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[modifica] L'omicidio
Pedenovi il 29 aprile si sarebbe dovuto recare alla commemorazione di Sergio Ramelli, un giovane militante di destra appartenente al Fronte della Gioventù ucciso il 13 marzo 1975 in un agguatto da militanti di Avanguardia Operaia, armati di chiavi inglesi: la manifestazione era prevista nel pomeriggio.
Alle 7.45 di mattina venne assalito in Viale Lombardia, dove abitava, da un gruppo di uomini armati. A bordo della propria automobile aveva percorso un centinaio di metri verso Piazza Durante, fermandosi ad un distributore di carburante.
Un commando di tre uomini, a bordo di una Simca poi risultata rubata, avevano atteso l'avvocato presso il distributore. Mentre l'uomo era a bordo dell'auto, il commando si avvicinò e aprì il fuoco contro la vettura, uccidendo Pedenovi, per poi fuggire a bordo dell'auto rubata.[1]
In seguito all'omicidio, militanti dell'MSI si recarono sul luogo, e allo stesso modo vi si recarono numerosi membri dei gruppi di estrema sinistra: la copresenza dei due gruppi antagonisti sfociò in tafferugli e scontri, che resero difficile l'intervento delle forze dell'ordine.
L'omicidio venne rivendicato dai Comitati Comunisti Rivoluzionari, un'organizzazione paramilitare riconducibile a Prima Linea.
[modifica] Le condanne
Nell'ambito del maxiprocesso a Prima Linea celebrato nel 1984 a Milano, la Corte d'Assise del capoluogo lombardo emise due condanne all'ergastolo per Bruno La Ronga e Giovanni Stefan, ritenuti esecutori materiali dell'omicidio. Il terzo membro, Enrico Galmozzi, ricevette una condanna a 27 anni grazie al pentimento dimostrato.
Piero del Giudice, un altro membro dell'organizzazione, venne condannato a 28 anni come concorrente morale nell'omicidio.
Dagli atti del processo emerse che Pedenovi era stato scelto come vittima per via della facilità con cui lo si sarebbe potuto attaccare. Dopo un primo esame di alcuni dei nomi pubblicati sulla lista di Lotta Continua, si scoprì che probabilmente il commando aveva scelto Pedenovi per via delle sue azioni metodiche e per la sua sostanziale assenza di sospetti e difese[2]..
La sentenza della Corte di Cassazione modificò in parte le sentenze: ridusse a 29 anni l'ergastolo di La Ronga, confermò i 27 anni di Galmozzi e l'ergastolo a Stefan, ed assolse Del Giudice.
Al momento della sentenza, Stefan risultava latitante [3].
[modifica] Situazione attuale
Giovanni Stefan era stato arrestato in Francia e rilasciato. Il 28 giugno 2005 la Corte d’appello gli ha concesso le attenuanti generiche, riducendo il massimo della pena e dichiarando prescritto il reato.[4]
Il 29 aprile 2006, nel trentesimo anniversario dell'omicidio, è stata posta una targa commemorativa sul luogo dell'omicidio [5].
[modifica] Note
- ^ Benito Bollati, Il delitto Pedenovi, Lasergrafica Polver, Milano, 2001
- ^ http://www.lorien.it/sergioramelli/caduti_pedenovi.asp
- ^ http://www.lorien.it/sergioramelli/caduti_pedenovi.asp
- ^ http://www.micciacorta.it/articolo.php?id_news=207
- ^ http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/scheda.asp?ID=4813

