Enrico II d'Inghilterra

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Enrico II
Enrico II
Ritratto immaginario del re risalente al 1620.
Re d'Inghilterra e Duca di Normandia
Stemma
In carica 25 ottobre 1154 -
6 luglio 1189
Incoronazione 19 dicembre 1154
Predecessore Stefano I
Successore Riccardo I
Nascita Le Mans, Francia, 5 marzo 1133
Morte Chinon, Francia, 6 luglio 1189
Casa reale Plantageneti
Padre Goffredo V d'Angiò
Madre Imperatrice Matilde
Consorte Eleonora d'Aquitania
Figli Guglielmo, conte di Poitiers
Enrico il giovane
Matilde d'Inghilterra
Riccardo I
Goffredo II di Bretagna
Leonora d'Aquitania
Giovanna d'Inghilterra
Giovanni
Goffredo, arcivescovo di York (illeg.)
Guglielmo Longespée (illeg.)

Enrico II Plantageneto (Le Mans, 5 marzo 1133Chinon, 6 luglio 1189) fu duca di Normandia dal 1150, conte d'Angiò e del Maine dal 1151, duca consorte del ducato d'Aquitania, e del ducato di Guascogna dal 1152, e infine re d'Inghilterra dal 19 dicembre 1154 sino alla sua morte, il 6 luglio 1189; come regnante inglese ebbe anche autorità su alcune regioni in Galles, Scozia e Irlanda orientale.

Fu il primo re della dinastia plantageneta (o angioina) ed ebbe diversi soprannomi.[1]

Era figlio di Goffredo il Bello o Plantageneto, conte di Angiò e del Maine e futuro duca di Normandia, e dell'erede al trono d'Inghilterra e al ducato di Normandia, Matilde d'Inghilterra[2] In seguito al discusso regno di re Stefano, il regno di Enrico vide un efficiente consolidamento e su di lui si è consolidato il positivo giudizio degli storici. "Uomo fiero, energico, instancabile, [Enrico fu] un intellettuale che seppe utilizzare la cultura europea del suo tempo e le dottrine giuridiche nate nelle Università italiane per dare al suo regno un sistema giudiziario e amministrativo molto avanzato ai suoi giorni e che costituì la base per le riforme costituzionali d'avanguardia che seguirono dopo la sua morte nel 1189"[3]. Proprio lui, "di nascita e di lingua francese"[3], è "da considerare uno dei più grandi re inglesi"[3].

I possedimenti francesi di Enrico II.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nacque il 5 marzo 1133 a Le Mans, dall'unione di Matilde,[4] figlia ed erede del re d'Inghilterra, Enrico I, col suo secondo marito, il conte d'Angiò e del Maine, Goffredo il Bello, detto Plantageneto.[5] Con la sua nascita, Enrico (battezzato col nome del nonno) poneva la questione della successione al riparo da ogni polemica.

Sua madre, Matilde, nel 1135, si oppose all'incoronazione a re d'Inghilterra di suo cugino, Stefano di Blois, adducendo il giuramento[6] preteso da suo padre. Tentò di fare ricorso al papa Innocenzo II per il giuramento violato; ma dopo circa due anni il papa, influenzato dal potente arcivescovo di Winchester, Enrico di Blois, fratello di Stefano, ritenne il giuramento nullo in quanto la clausola sul consenso della nobiltà al matrimonio era stata violata. Si aprì dunque in Inghilterra un periodo di guerre e contese, conosciuto come l'“Anarchia (o guerra civile) inglese”. All'età di nove anni venne portato in Inghilterra da Robert di Gloucester, figlio illegittimo del re Enrico I, e dunque suo zio, per ricevere un anno di educazione da Mattew di Bristol. Nel 1144, suo padre, Goffredo Plantageneto, conquistò definitivamente la Normandia, e venne riconosciuto duca di Normandia.

La guerra civile tra sua madre e Stefano di Blois proseguì senza risultati fino alla morte per malattia di Roberto di Gloucester nel 1147. L'anno successivo Matilde cedette i propri diritti al primogenito Enrico Plantageneto e fece ritorno in Normandia, perché senza il fratellastro non sarebbe stata in grado di comandare le truppe.

Quindi, a sedici anni, Enrico lasciò di nuovo l'Angiò, per recarsi in Inghilterra e proseguire la disputa con Stefano per il trono inglese (1149). Nel 1150, appena Enrico raggiunse l'età di diciassette anni, suo padre Goffredo abdicò a suo favore dal ducato di Normandia, mantenendo i titoli di Angiò e Maine.

Nel 1151, nel mese di giugno, il figlio di Stefano di Blois, l'erede al trono inglese, il conte di Boulogne, Eustachio IV, alleatosi col cognato, il re di Francia, Luigi VII, attaccò il Caux (la zona dell'Alta Normandia compresa tra la Senna ed il mare), dove riuscirono a sconfiggere Enrico e suo padre Goffredo e proseguendo nella loro azione, in luglio, giunsero a Sées, che fu messa a fuoco. Nel mese di agosto, mentre si preparavano a rientrare in Normandia con un nuovo e più grande esercito, Luigi VII si ammalò e le operazioni furono sospese.

Suo padre, Goffredo morì all'improvviso, il 7 settembre 1151, a Château-du-Loir (nel Maine attuale dipartimento de Sarthe), non ancora quarantenne, per via di una febbre che lo colpì dopo aver fatto un bagno nella Loira. Gli successe, nella contea del Maine il fratello, Elia II del Maine, liberato dalla prigionia, e nella contea d'Angiò, Enrico, già duca di Normandia. Dopo pochi mesi, alla morte di Elia II, Enrico ereditò anche il Maine

Nel 1152, Eustachio ancora una volta accorse a sostenere il re di Francia, nella sua lotta contro Enrico, duca di Normandia e conte d'Angiò, ma anche questa volta il re Luigi VII, non riuscì a sconfiggere Enrico ed in agosto accettò una tregua, che permise poi ad Enrico di portare la guerra in Inghilterra contro il padre di Eustachio, il re Stefano. Nel 1152 su consiglio della madre, Matilde, sposò Eleonora d'Aquitania, non appena fu dichiarato nullo il matrimonio di lei con il re di Francia, Luigi VII.

Il matrimonio con Eleonora d'Aquitania, l'incoronazione e il rapporto con Luigi VII[modifica | modifica sorgente]

Re d'Inghilterra
Duchi di Normandia
Plantageneti

Arms of Geoffrey of Anjou.svg

Enrico II (1154–1189)
Riccardo I (1189–1199)
Giovanni (1199–1216)
Enrico III (1216–1272)
Edoardo I (1272–1307)
Edoardo II (1307-1327)
Edoardo III (1327-1377)
Riccardo II (1377-1400)

Il 18 maggio 1152, Enrico sposò Eleonora, di 11 anni più vecchia, la quale gli portò in dote vasti territori in suolo francese, il ducato d'Aquitania, e il ducato di Guascogna, che si andarono ad aggiungere ai territori già controllati da Enrico, la Normandia, l'Angiò ed il Maine. Eleonora era anche pretendente alla contea di Tolosa. Secondo le cronache dell'epoca, la cerimonia avvenne senza alcuno sfarzo.

Enrico tornò in Inghilterra pochi mesi dopo il matrimonio, liberando Wallingford a cui Stefano aveva messo l'assedio e subito dopo fu conclusa una tregua. E proprio mentre Enrico aveva ottenuto una tregua da Stefano, Eustachio IV di Boulogne, morì all'improvviso, a Bury St Edmunds, nell'agosto del 1153. Stefano che, circa un anno prima aveva perso la moglie, la devota, Matilde di Boulogne, si sentì vecchio e stanco, senza più voglia di continuare la lotta per conto del secondo figlio, Guglielmo di Boulogne. Stefano, con il trattato di Wallingford, riconobbe come proprio successore Enrico Plantageneto al posto del figlio, Guglielmo. Per la Pasqua del 1154, Enrico rientrò in Normandia e dopo alcuni mesi, come pattuito, alla morte di Stefano (ottobre 1154), Enrico, in dicembre, fu incoronato re d'Inghilterra.

Nel 1159, Enrico invase la contea di Tolosa, per conto di Eleonora che era pretendente alla contea, appellandosi ai diritti ereditari della nonna Filippa di Tolosa e poi del padre, Guglielmo X d'Aquitania; Enrico arrivò a Tolosa e la cinse d'assedio quando Luigi VII intervenne, con parte delle sue truppe e si rinchiuse in Tolosa, col conte, Raimondo V di Tolosa. Enrico non osò continuare l'assedio al suo signore, il re di Francia, e rientrò in Normandia. Fu firmata una tregua e poi la pace (1160).

Enrico II, allora fece sposare suo figlio, Enrico il Giovane con Margherita, la figlia del re Luigi VII di Francia e della seconda moglie Costanza di Castiglia. Il matrimonio, avvenuto il 2 novembre 1160, quando i bambini avevano rispettivamente 5 e 2 anni, era stato anticipato da Enrico II, allo scopo di prendere il controllo della dote[7] di Margherita, i castelli strategicamente importanti della regione del Vexin normanno, tra la Normandia e Parigi.

Quando Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, alla fine del 1164, fuggito dall'Inghilterra, trovò rifugio in Francia, Enrico II, in una lettera di Protesta a Luigi VII, gli chiese perché dava rifugio all'ex arcivescovo di Canterbury appellandosi ad una clausola del trattato del 1162, che impegnava i due sovrani a non accogliere sudditi ribelli all'altro sovrano, Luigi rispose che Thomas era sempre vescovo di Canterbury e l'avrebbe accolto; il contrasto portò a una guerra che fu solo di frontiera e, con diverse tregue, durò dal 1167 al 1169. Il 16 gennaio 1169 i due sovrani si incontrarono a Montmirail, sul confine del Maine, Enrico si tenne il Vexin di cui si era appropriato, e in cambio, i figli, Enrico il Giovane e Riccardo, prestarono omaggio a Luigi rispettivamente per Normandia, Bretagna, Maine e Angiò, il primo e per l'Aquitania il secondo. Il caso di Thomas Becket rimase aperto e fu risolto solo dopo parecchi mesi.

La notoria relazione di Enrico con Rosamund Clifford, la "bella Rosamunda" della leggenda, probabilmente ebbe inizio nel 1165, durante una delle sue campagne gallesi, e continuò fino alla morte di lei nel 1176. Comunque, non fu solo nel 1173, attorno all'epoca della sua rottura politica con Eleonora, quando iniziò le trattative per un eventuale divorzio, che Enrico riconobbe Rosamunda come sua amante. Nello stesso tempo, dal 1169, a seguito della pace di Montmirail aveva la custodia della novenne Adele, figlia di Re Luigi VII di Francia, promessa al figlio Riccardo. Enrico fece di questa fanciulla la sua concubina in una relazione che continuò per alcuni anni e apparentemente ebbe da lei un figlio illegittimo.

Infine, nel 1177, poco prima che il re di Francia, Luigi VII, morisse, Enrico II, oltre che discutere delle loro controversie sul Vexin, il Berry e l'Alvernia, propose al re di Francia di partire assieme per la Terra Santa, per portare aiuto al regno di Gerusalemme che si trovava in difficoltà. E quando, nel 1185, gli fu offerto il regno da salvare dall'imminente caduta, Enrico declinò l'invito perché i problemi di Inghilterra, Normandia, Angiò e Aquitania, per lui, erano più urgenti e assolse il suo impegno con la crociate facendo costruire delle chiese.

Durante il suo regno Enrico II divenne[8] effettivamente più potente del re di Francia, con un impero (l'Impero angioino) che si allungava dal Solway Firth fino al mare Mediterraneo e dal Somme ai Pirenei. Come re d'Inghilterra, oltre al Galles[9] e alla Scozia[10] estese il suo protettorato all'Irlanda. Mantenne buoni rapporti, oltre che con Guglielmo II di Sicilia, sovrano di origine normanna, con l'imperatore di Bisanzio, Manuele I Comneno.

Riforme civili e finanziarie[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Stefano i baroni avevano sovvertito gli affari di stato per minare il controllo del monarca sul reame; Enrico II vide come suo primo compito quello di ribaltare questo spostamento di potere. Ad esempio, Enrico fece abbattere i castelli che i baroni avevano fatto costruire senza autorizzazione durante il regno di Stefano mentre lo scutagium, un tributo pagato dai vassalli in sostituzione del servizio militare, divenne entro il 1159 una caratteristica centrale del sistema militare del re. La gestione delle registrazioni migliorò notevolmente, allo scopo di ottimizzare la riscossione di questa tassa.

Enrico agevolò i commerci e già nel, 1157, offrì protezione ai commercianti provenienti da diverse città della Vestfalia e da Colonia per fondare e far prosperare la loro hansa di Londra.

Enrico II fondò corti in diverse parti d'Inghilterra e per primo istituì la pratica reale di concedere ai magistrati il potere di prendere decisioni legali su un'ampia gamma di questioni civili nel nome della Corona e con l'Assise di Clarendon (1166), il processo giudiziario divenne la norma. Fin dalla conquista normanna, i processi davanti ad un giudice erano stati in gran parte rimpiazzati dall'ordalia o "duello di Dio" o Giudizio di Dio (che la legge inglese non abolì fino al 1819). La garanzia della giustizia e la sicurezza del territorio vennero ulteriormente rinforzate nel 1176 con l'Assise di Northampton, sviluppata sui precedenti accordi di Clarendon[11]. Questa riforma si rivelò uno dei principali contributi di Enrico alla storia sociale dell'Inghilterra. Il suo regno vide anche la produzione del primo manuale legale scritto, che fornì le basi per l'odierna Common Law.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assise di Clarendon.

Politica matrimoniale e alleanze[modifica | modifica sorgente]

Per migliorare i suoi rapporti con l'imperatore, Federico Barbarossa, Enrico, nel 1168, diede in moglie la sua figlia primogenita, Matilde (1156-1189), al cugino di Federico, il duca di Baviera e di Sassonia Enrico il Leone (1130-1195).

Per migliorare i rapporti con il regno di Castiglia, che si trovava abbastanza vicino al ducato di Guascogna, la figlia secondogenita, Eleonora (1161-1214), sposò, nel 1170, Alfonso VIII di Castiglia (1155-1214).

Nel 1173, ristabilita la pace col conte di Tolosa, Raimondo V, Enrico, in un incontro, a Montferrand, coi principi meridionali riuscì a combinare il matrimonio di suo figlio, Giovanni Senza Terra, di sei anni con Alice (o Agnese), figlia del conte di Savoia, Umberto III, che avrebbe garantito a Giovanni il controllo dei passi alpini e il diritto di successione in Savoia. Il contratto però non fu mai onorato, per la morte di Alice, nel 1174.

Durante la disputa con Thomas Becket, Enrico II entrò in contatto col re di Sicilia, Guglielmo II (1153-1189), che, nel 1177, sposò la figlia più giovane di Enrico, Giovanna (1165 - 1216), migliorando notevolmente i rapporti tra i due stati di origine normanna.

Il conflitto con Thomas Becket[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tommaso Becket.
Rappresentazione di una disputa fra Enrico II e Thomas Becket.

Come conseguenza dei miglioramenti nel sistema legale, sfociato nell'Assise di Clarendon, il potere delle corti ecclesiastiche svanì. La chiesa si oppose a ciò, e trovò il suo portavoce più veemente in Tommaso Becket, l'Arcivescovo di Canterbury, precedentemente stretto amico di Enrico e suo Cancelliere, sino al 1162, avendo più potere[12] di Richard de Luci, detto il Leale, Gran Giustiziere d'Inghilterra dal 1154 al 1179. Enrico aveva nominato Becket, pare riluttante, nel 1162 (il predecessore Teobaldo era morto, nell'aprile del 1161), all'arcivescovado proprio perché voleva evitare conflitti.

Il conflitto iniziò per una disputa sul caso in cui una corte secolare avrebbe potuto processare un ecclesiastico che avesse commesso un reato. Enrico tentò di assoggettare Becket e gli altri prelati facendogli giurare di obbedire ai "costumi del reame", ma la controversia si sviluppò attorno a cosa costituisse tali costumi, e la chiesa, nel concilio di Westminster (ottobre 1163) si mostrò riluttante a sottomettersi. Prima della fine di quell'anno, Enrico ottenne che diversi vescovi rivedessero le loro posizioni e, alla fine, intervenne[13] anche Papa Alessandro III, a convincere lo stesso Becket, che promise il suo assenso alle consuetudini (le approvò con la riserva salvo ordine nostro et jure Ecclesiae). Al concilio di Clarendon, vicino a Salisbury, (gennaio 1164), Becket approvò le consuetudini, ma quando dovette porre la firma sullo scritto che le codificava si rifiutò di firmarle, non condividendo alcuni dei 16 articoli delle Costituzioni di Clarendon.

A seguito di un acceso scambio[14] alla corte di Enrico, Becket lasciò l'Inghilterra per la Francia, il 2 novembre 1164, per sollecitare di persona l'appoggio di Papa Alessandro III, che si trovava in esilio in Francia a causa di dissensi tra il collegio dei cardinali ed il re Luigi VII di Francia. A causa della sua posizione precaria, Alessandro rimase neutrale nel dibattito, anche se Becket rimase in esilio sotto la protezione di Luigi e di Papa Alessandro, che profuse molte energie nel sostenere Becket, campione dei privilegi clericali, fino al 1170. Dopo una riconciliazione tra Enrico e Thomas, a Fréteval in Normandia, il 22 luglio 1170, Becket fece ritorno in Inghilterra, il 1º dicembre di quell'anno. Becket si confrontò di nuovo con Enrico, questa volta circa l'incoronazione di Enrico il Giovane, fatta dal suo avversario, il vescovo di York, Ruggero.

Enrico promise di riparare all'offesa, ma rifiutò di dargli il bacio della pace; Becket chiese di sospendere tutti i prelati che avevano preso parte all'incoronazione e il giorno di Natale, nella chiesa di Canterbury denunciò tutti i suoi nemici, specialmente quelli che avevano approfittato della sua assenza. La molto citata, ma probabilmente apocrifa frase di Enrico II riecheggia nei secoli: "Chi mi libererà da questi preti turbolenti?" Anche se i violenti attacchi di Enrico contro Becket nel corso degli anni sono ben documentati, questa volta quattro dei suoi cavalieri presero il re alla lettera (in quanto egli avrebbe voluto ciò, anche se in seguito negò[15]) e si recarono immediatamente in Inghilterra, dove assassinarono Becket nella Cattedrale di Canterbury, durante gli uffici divini, il 29 dicembre 1170.

L'arcivescovo di Sens, il 25 gennaio 1171, pubblicò l'interdetto contro gli stati di Enrico II, a cui fu proibito l'ingresso in chiesa, ed inoltre i vescovi che si erano ribellati a Tommaso Becket, vennero scomunicati. Papa Alessandro, in aprile, confermò le condanne. Il 21 maggio 1172, ad Avranches, Enrico II ricevette la soluzione dai legati papali.

Come parte della penitenza per la morte di Becket, Enrico accettò di inviare denaro agli Stati crociati in Palestina, che i Cavalieri Ospitalieri ed i Templari avrebbero difeso fino al momento in cui Enrico vi fosse giunto, per impiegarli in un suo pellegrinaggio o in una crociata. Enrico ritardò la sua crociata per molti anni ed, alla fine, non partì mai, nonostante una visita da parte del Patriarca di Gerusalemme e arcivescovo di Cesarea, Eraclio, nel 1184, e l'offerta della corona del regno di Gerusalemme. Nel 1188 introdusse la Decima del Saladino per pagare una nuova crociata: il cronista Giraldus Cambrensis suggerì che la sua morte fu una punizione divina per la tassa, imposta per raccogliere denari per una fallita crociata per la riconquista di Gerusalemme, che era caduta nelle mani di Saladino nel 1187.

Intervento in Irlanda[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Enrico II
Stemma
Re d'Inghilterra
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore

Dopo l'assassinio di Thomas Becket, Enrico intervenne in Irlanda, come aveva progettato nel 1155. L'Irlanda era un regno in cui il re aveva una supremazia solo nominale ed era divisa in cinque circoscrizioni, Ulster, Munster, Leinster, Connaught e Meath, con i propri re sempre in guerra tra loro, quindi coi confini delle circoscrizioni sempre mutevoli; inoltre vi erano alcuni insediamenti scandinavi (Vichinghi) lungo le coste: Dublino, Limerick, Waterford e Wexford, con cui gli irlandesi commerciavano. Enrico aveva permesso ad alcuni suoi sudditi, guidati dal conte di Pembroke, Riccardo di Clare, soprannominato Strongbow (arco forte), di aiutare il re di Leinster, in esilio,[16] Dermot MacMurrough, di riconquistare il suo regno di Leinster, ma Strongbow aveva sposato nel 1170 la figlia di Dermot, Eva MacMurrough e, nel 1171, alla morte di Dermot, Enrico dovette intervenire per impedire che un suo suddito divenisse re d'Irlanda. Strongbow andò incontro a Enrico e in Galles fu raggiunto l'accordo: Strongbow lasciava il controllo dei porti del suo regno ad Enrico che lo omaggiò come re di Leister. Dopodiché Enrico si recò in Irlanda e vi rimase circa sei mesi, dove ricevette l'omaggio di molti capi irlandesi e organizzò un concilio della Chiesa irlandese a Cashel, autorizzando una riforma ecclesiastica, che gli valse un riconoscimento della Chiesa stessa, che da quel momento fu sempre dalla sua parte. Il paese, non conquistato, fu governato da avventurieri inglesi a cui furono contrapposti capi indigeni e quando nel 1185 Enrico cercò di conquistarlo, affidando una grande spedizione al figlio, Giovanni Senza Terra, incorse in un colossale fallimento.

Figli e conflitto per la successione[modifica | modifica sorgente]

Enrico II d'Inghilterra, Illustrazione dalla storia d'Inghilterra di Cassell (1902)

Il primogenito di Enrico, Guglielmo, conte di Poitiers, era morto nell'infanzia. Nel 1170 il figlio quindicenne di Enrico ed Eleonora, anch'egli chiamato Enrico, venne incoronato re, ma non governò mai realmente e non compare nella lista dei monarchi d'Inghilterra; egli divenne noto come Enrico il giovane, per distinguerlo dal nipote Enrico III d'Inghilterra.

Il tentativo di Enrico II di dividere i suoi titoli tra i figli, ma di mantenere il potere ad essi associato, provocò il tentativo di questi di prendere il controllo delle terre ad essi assegnate ed Enrico il Giovane, debole di carattere e mal consigliato si rifiutò di accettare una nuova suddivisione dell'eredità paterna e si recò a Parigi, da dove, su consiglio del re di Francia, Luigi VII, lanciò accuse e calunnie contro il proprio padre, il re Enrico II; quindi si recò segretamente in Aquitania, dove i fratelli Riccardo e Goffredo vivevano alla corte di Poitiers, presso la madre; Enrico il Giovane incitò i fratelli, sembra col consenso della madre, ad unirsi a lui nella ribellione. Eleonora poi spinse i suoi vassalli Aquitani e Guasconi ad unirsi ai suoi figli. La relazione, tra Enrico ed Eleonora, era stata sempre difficile ma, dopo che Eleonora aveva incoraggiato i figli a ribellarsi, Enrico, catturatala sulla via di Parigi, la rinchiuse in prigione, dove rimase per circa sedici anni, a Rouen, a Winchester ed infine a Sarum.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta del 1173-1174.

La ribellione, che, agli occhi di Enrico, equivaleva al tradimento[17], venne domata, i tre figli gli resero omaggio ed Enrico il Giovane ricevette una rendita adeguata dal padre, ma dovette rinunciare a partecipare al governo sia del regno che dei feudi francesi, pur mantenendo i titoli. I due figli guerrieri, Riccardo e Goffredo, furono inviati nei loro feudi, rispettivamente in Aquitania e Bretagna, dove diedero prova della loro capacità di combattere e governare. Goffredo, nel 1181, sposò Costanza di Bretagna, l'erede del ducato di Bretagna.

Enrico il giovane morì nel 1183. Goffredo morì calpestato da un cavallo (1158—1186). Il terzo figlio di Enrico, Riccardo cuor di leone (1157—1199), alleato di Filippo II Augusto di Francia, attaccò e sconfisse Enrico il 4 luglio 1189, a Ballans[18], in Aquitania; Enrico morì nel castello di Chinon il 6 luglio, 1189 e oggi giace nell'Abbazia di Fontevraud, vicino Chinon e Saumur nella regione dell'Angiò. Il figlio illegittimo di Enrico, Goffredo, restò con lui tutto il tempo e fu l'unico figlio ad essere presente alla morte di Enrico.

Riccardo Cuor di Leone diventò allora re d'Inghilterra, e, alla sua morte, gli succedette Giovanni, il figlio più giovane di Enrico II, trascurando i reclami di Arturo ed Eleonora di Bretagna, figli di Goffredo, il quartogenito di Enrico II.

L'aspetto fisico[modifica | modifica sorgente]

Pietro di Blois lasciò una descrizione di Enrico II nel 1177: "...il re ha avuto finora i capelli di color rosso, salvo che con l'arrivare a tarda età i capelli grigi si alternano con quel colore. La sua altezza è media, cosicché non appaia grande ai piccoli né piccolo ai grandi... gambe storte, grande torace, ed i compagni d'arme lo ritengono un uomo forte, agile e ardito... non si siede mai, a meno che non mangi o monti un cavallo... In un solo giorno, se necessario, può fare l'equivalente di quattro-cinque giorni di marcia scombinando così i piani dei suoi nemici, schernisce frequentemente i piani con i suoi arrivi a sorpresa... Nelle sue mani c'è sempre l'arco, la spada, la lancia e le frecce, a meno che non sia a dormire o abbia in mano un libro."

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Enrico da Eleonora ebbe otto figli:

Enrico ebbe anche diversi figli illegittimi da altre donne ed Eleonora vide diversi di questi allevati nella nursery reale assieme ai suoi. Alcuni rimasero a far parte della famiglia anche in età adulta. Tra questi ci furono Guglielmo Longespée, III conte di Salisbury, la cui madre era Ida, Contessa di Norfolk; Goffredo, arcivescovo di York, figlio di una donna di nome Ykenai; Morgan, Vescovo di Durham; e Matilda, Badessa di Barking.


Stemma reale[modifica | modifica sorgente]

Stemma reale di Enrico II.

Lo stemma reale di Enrico II è rosso con un leone rampante (sfondo rosso con un leone d'oro alzato sulle zampe posteriori).

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Enrico II d'Inghilterra Padre:
Goffredo V d'Angiò
Nonno paterno:
Folco V d'Angiò
Bisnonno paterno:
Folco IV d'Angiò
Trisnonno paterno:
Geoffroy II, Counte di Gâtinais
Trisnonna paterna:
Ermengarde d'Angiò
Bisnonna paterna:
Bertrada di Montfort
Trisnonno paterno:
Simon I de Montfort
Trisnonna paterna:
Agnes, Contessa d'Evreux
Nonna paterna:
Eremburga del Maine
Bisnonno paterno:
Elia I del Maine
Trisnonno paterno:
John de Beaugency
Trisnonna paterna:
Paule del Maine
Bisnonna paterna:
Matilda di Château-du-Loir
Trisnonno paterno:
Gervais II, Lord di Château-du-Loir
Trisnonna paterna:
Éremburge
Madre:
Matilda d'Inghilterra
Nonno materno:
Enrico I d'Inghilterra
Bisnonno materno:
Guglielmo I d'Inghilterra
Trisnonno materno:
Roberto I di Normandia
Trisnonna materna:
Herleva
Bisnonna materna:
Matilde delle Fiandre
Trisnonno materno:
Baldovino V di Fiandra
Trisnonna materna:
Adele di Francia
Nonna materna:
Matilde di Scozia
Bisnonno materno:
Malcolm III di Scozia
Trisnonno materno:
Duncan I di Scozia
Trisnonna materna:
Suthen
Bisnonna materna:
Margaret di Scozia
Trisnonno materno:
Edoardo l'esiliato
Trisnonna materna:
Agata di Kiev

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore:
Stefano I
Re d'Inghilterra
1154–1189
Successore:
Riccardo I
Goffredo V Duca di Normandia
1150–1189
Conte d'Angiò
con Goffredo II e poi
Enrico il Giovane

1151–1189
Predecessore:
Elia II
Conte del Maine
con Goffredo II e poi
Enrico il Giovane

1151–1189
Luigi e Eleonora Duca d'Aquitania
con Eleonora
1152–1189
Conte di Poitiers
con Eleonora
1152 – 1189

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tra i suoi soprannomi vi erano: FitzEmpress (si veda Norman Davies, Isole. Storia dell'Inghilterra, della Scozia, del Galles e dell'Irlanda, Bruno Mondadori, 2007, p. 266) e "Cortomantello" (in francese "Courtmanteau", per gli abiti e mantelli corti che usualmente indossava: si veda Norman Davies, Isole. Storia dell'Inghilterra, della Scozia, del Galles e dell'Irlanda, 2007, p. 273) "Leone di giustizia"[senza fonte], che era anche il soprannome del nonno Enrico I
  2. ^ Matilde d'Inghilterra, detta "l'imperatrice Matilde" era figlia primogenita del re d'Inghilterra e duca di Normandia, Enrico I e di sua moglie Matilde di Scozia, figlia del re di Scozia Malcolm III e di Margherita, discendente del casato dei Wessex.
  3. ^ a b c Giosuè Musca, La nascita del parlamento dell'Inghilterra medievale, Edizioni Dedalo, 1994, p. 37
  4. ^ Matilde o Matilda, essendo stata la moglie dell'imperatore Enrico V, per circa dodici anni ci tenne a farsi chiamare imperatrice, per tutta la vita.
  5. ^ Goffredo il Bello, conte d'Angiò e del Maine, fu detto Plantageneto a causa del ramo di ginestra con cui soleva ornarsi il copricapo e che divenne il suo simbolo.
  6. ^ Nel 1127, Enrico I aveva convocato un grande concilio con tutti i nobili sia laici che ecclesiastici più importanti, tra cui suo cognato, Davide I di Scozia, suo nipote, Stefano di Blois, e il suo primogenito (illegittimo), Robert di Gloucester e da tutti pretese il giuramento che avrebbero accettato Matilde come regina.
  7. ^ Enrico II d'Inghilterra e Luigi VII di Francia si erano incontrati a Gisors, il 31 agosto 1158, e avevano fidanzato i due bambini, Enrico il Giovane e Margherita di Francia che era stata consegnata a Enrico II, mentre la dote, il Vexin normanno, veniva consegnato ai Cavalieri templari.
  8. ^ Nel 1156, alla morte del fratello, il conte di Nantes, Goffredo VI d'Angiò, annesse all'Angiò la contea di Nantes e pochi anni dopo estese il suo protettorato anche al ducato di Bretagna.
  9. ^ Enrico II fece una sola spedizione in Galles, nel 1165, poi si limitò a rinforzare i castelli di confine ed ebbe la fedeltà dei principi gallesi.
  10. ^ Nel 1153, il re Malcolm IV di Scozia, subentrato a Davide I di Scozia, rese omaggio a Enrico II.
  11. ^ Con queste Assise Enrico prese posizione anche in materia di eresia. Chi fosse eretico o dava ospitalità agli eretici veniva frustato, marchiato a fuoco ed esiliato.
  12. ^ Tommaso Becket, divenuto cancelliere di Enrico II, subito dopo l'incoronazione, era la persona più vicina al re e, custode del sigillo reale, era la persona di maggior fiducia (Pietro, abate di Troyes, in una lettera gli scrisse: «Chi non sa che voi siete secondo al re in quattro regni?»)[senza fonte] che fu anche accusato di trascurare i suoi doveri di arcidiacono di Canterbury.
  13. ^ Papa Alessandro III era riconoscente a Enrico II per averlo appoggiato apertamente nello scisma del 1159; infatti, dopo il mancato incontro di Saint-Jean-de-Losne su un ponte del fiume Saona, al confine tra Francia e Borgogna, tra lo stesso Alessandro e l'imperatore Federico Barbarossa, nel 1162, sia il re di Francia, Luigi VII che Enrico II, a Coucy-sur-Loire, avevano tributato ad Alessandro III il loro rispetto e lo dichiararono unico papa vero e legittimo.
  14. ^ Il re Enrico II chiese conto a Tommaso Becket di alcune somme di denaro, al tempo in cui era cancelliere, chiedendone la condanna anche da parte dei vescovi, che si limitarono a chiedere al papa Alessandro III di deporlo per spergiuro (l'anno prima, non aveva sottoscritto il documento da lui approvato, a Clarendon).
  15. ^ Non venne mai chiarito se i soldati avessero agito per ordine di Enrico II o avessero preso l'iniziativa indipendentemente, nella speranza di ingraziarsi il re.
  16. ^ Dermot MacMurrough era stato cacciato dal suo regno di Leinster, nel 1166, da un altro re, Tigernán Ua Ruairc.
  17. ^ Gerald del Galles riporta che quando Re Enrico diede il bacio della pace a suo figlio Riccardo, gli disse dolcemente, "Possa il Signore non permettermi di morire finché mi sarò preso la giusta vendetta su di te."
  18. ^ Nel corso dell'ultimo colloquio con Filippo II Augusto di Francia, quello stesso 4 luglio 1189, apprese che in testa alla lista delle persone che lo avevano tradito vi era il figlio, Giovanni Senza Terra, che Enrico avrebbe voluto come suo successore al posto di Riccardo cuor di leone.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ferdinand Chalandon, La conquista normanna dell'Italia meridionale e della Sicilia, cap. XIV, vol. IV (La riforma della chiesa e la lotta fra papi e imperatori) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 483–529.
  • Alexander Hamilton Thompson, La dottrina medioevale al concilio lateranense del 1215, cap. XII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 496–567.
  • A.S. Turbeville, Le eresie e l'inquisizione nel Medioevo: 1000-1305 ca., cap. XIII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 568–598.
  • Louis Alphen, La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180), cap. XVII, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 705-739
  • Frederick Maurice Powicke, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, cap. XIX, vol. V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 776-828
  • William John Corbett, Inghilterra, 1087-1154, cap. II, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 56-98.
  • Doris M. Stenton, Inghilterra: Enrico II, cap. III, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 99-142
  • Frederick Maurice Powicke, Inghilterra: Riccardo I e Giovanni, cap. IV, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 143-197
  • A. Weiner, La Hansa, cap. XII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 460-500
  • Hilda Johnstone, Francia: gli ultimi capetingi, cap. XV, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 569-607
  • C.H. Mc Ilwain, Le classi sociali nel Medioevo, cap. XXIII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 884–938.

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