Enrico III di Francia
| Enrico III | |
|---|---|
Enrico III di Francia. |
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| Re di Francia | |
| In carica | 30 maggio, 1574 – 2 agosto, 1589 |
| Incoronazione | 13 febbraio 1575, Reims |
| Predecessore | Carlo IX di Francia |
| Successore | Enrico IV di Francia |
| Nome completo | Henri Alexandre-Édouard de France |
| Altri titoli | Re di Polonia (1573-1574) duca d'Angoulême(1551-1560) duca d'Orleans(1560-1566) duca d'Angiò(1566-1574) |
| Nascita | Fontainebleau, 19 settembre 1551 |
| Morte | Castello di Saint-Cloud, 2 agosto 1589 |
| Casa reale | Valois-Angoulême |
| Dinastia | Capetingi |
| Padre | Enrico II di Francia |
| Madre | Caterina de' Medici |
| Consorte | Luisa di Lorena-Vaudémont |
| Firma | |
Enrico III di Valois (Fontainebleau, 19 settembre 1551 – Castello di Saint-Cloud, 2 agosto 1589) fu re di Polonia dal 1º maggio 1573 al 18 giugno 1574 con il nome di Enrico V di Polonia e re di Francia dal 1574 al 1589 col nome di Enrico III di Francia. Fu l'ultimo re della dinastia Valois.
L'11 maggio (giorno della Pentecoste) 1573, fu eletto re di Polonia e raggiunse il suo regno nel 1573; ma già l'anno seguente, avuta notizia della morte di re Carlo IX, suo fratello, abbandonò con improvvisa fuga la corte di Cracovia per raccogliere l'eredità francese. Fu consacrato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III e il 15 febbraio sposò Luisa di Vaudémont, della casa di Lorena.
Durante il suo regno si succedettero ben quattro guerre di religione. Enrico III dovette lottare contro partiti sostenuti da potenze straniere, che finirono col minare la sua autorità. Fallì nel suo tentativo di stroncare i calvinisti, appoggiati anche dal suo stesso fratello, il duca d'Alençon, e firmò l'editto di Beaulieu che accordava ai ribelli l'esercizio del culto e otto piazze di sicurezza. La reazione dei cattolici intransigenti, capeggiati dai Guisa, tolse al re l'effettivo controllo della vita nazionale, soprattutto quando i Guisa, d'accordo col re di Spagna, conclusero la Lega Cattolica, accusandolo di favorire i calvinisti.
Si gettò allora contro i calvinisti e il loro capo Enrico di Navarra, per poi volgersi contro lo strapotere di Enrico di Guisa, che aveva suscitato una sommossa contro di lui a Parigi (1588). Fatto assassinare a Blois Enrico di Guisa, si unì al re di Navarra per marciare su Parigi insorta. Colpito a morte da un monaco fanatico, Jacques Clément (che assecondava le teorie monarcomache cattoliche e calviniste che autorizzavano il tirannicidio per motivi religiosi), nominò suo successore Enrico di Navarra, primo re francese della dinastia Borbone.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Infanzia e giovinezza
Nacque il 19 settembre 1551 nel castello di Fontainebleau e venne battezzato con i nomi "Alessandro Edoardo". A Tolosa, al momento della cresima, il 17 marzo 1565, mutò il nome in "Enrico" in onore del padre, re Enrico II.[1] Enrico fu il figlio prediletto della madre Caterina de' Medici che lo chiamava «luce dei suoi occhi».[2]
Fu cresciuto insieme ai fratelli, alla sorella Margherita, a Enrico di Navarra e a Enrico di Guisa: di quest'ultimo, Enrico era molto geloso e se ne lamentò spesso con la madre.[3] Egli esercitò molto presto il ruolo di principe reale, come testimonia la sua presenza agli Stati Generali del 1561. Fra il 1564 e il 1566, il principe e l'intera corte accompagnarono Carlo IX nel suo viaggio per tutta la Francia.
Grazie alla madre, Enrico a sedici anni diventò "luogotenente generale".[4] Sfortunatamente, le ambizioni politiche del principe di Condé, che ambiva al trono, provocarono una forte rivalità tra lui ed il principe, che innescò la ripresa delle ostilità tra il re e i protestanti di cui Condé era il capo. Enrico s'impegnò personalmente nella seconda e terza guerra di religione e si fece onore vincendo le battaglie di Moncontour e di Jarnac. I successi militari di Enrico lo resero popolare e provocarono la gelosia del fratello Carlo IX.[4]
Nel 1568, Enrico partì per prendere il comando delle armate reali, e affidò alla sorella Margherita il compito di difendere i suoi interessi con la madre. La principessa vi si dedicò coscienziosamente ma, nel frattempo, nacque anche una relazione romantica fra lei ed Enrico di Guisa, l'ambizioso leader dei cattolici intransigenti. L'idillio venne scoperto dal duca d'Angiò e la reazione della famiglia reale fu molto violenta anche perché un matrimonio tra i due appariva assolutamente impensabile.[5]
Il principe reale entrò a far parte del Consiglio reale, grazie alla madre, dove predicò una politica di rigore contro i protestanti. In questo periodo, Caterina avrebbe voluto fargli sposare una principessa reale per dargli una corona europea, ma le trattative con Elisabetta I d'Inghilterra, fallirono per motivi religiosi.[6] Inoltre il principe era innamorato della bella Maria di Clèves.[7]
Il 18 agosto 1572, Enrico partecipò al matrimonio di sua sorella Margherita che si maritava al re di Navarra. La cerimonia nuziale si svolse su un podio eretto sul sagrato di fronte a Notre Dame de Paris, poiché lo sposo era protestante. Dopo la cerimonia il duca d'Angiò accompagnò la sorella in chiesa per ascoltare la messa, prendendo il posto dello sposo. Cinque giorni dopo avvenne la strage degli ugonotti, nota come "notte di San Bartolomeo", e niente prova, nonostante i sospetti, una qualsiasi partecipazione del principe al massacro. Nonostante ciò è certo che i suoi uomini parteciparono attivamente all'uccisione dei soldati protestanti.[8]
Nel popolo il fanatismo religioso che era protestante si era spento e si stava diffondendo anche in Germania un grande malcontento nei confronti della monarchia, che non era riuscita a proteggere i suoi sudditi. Nelle città come La Rochelle, in cui il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l'autorità regale. Per ristabilirvi il potere regale, Enrico prese d'assedio la città per parecchi mesi, senza successo. Caterina ebbe però l'occasione di riscattare suo figlio quando giunse la notizia della sua elezione come re di Polonia.[9]
[modifica] Re di Polonia
Il 19 agosto 1573 arrivò a Parigi una delegazione di duecento notabili polacchi che portarono la corona al loro nuovo re. Caterina riservò loro un'accoglienza incredibile per fasto e grandiosità. Enrico non fu molto contento di lasciare la Francia, la corte e la principessa di Condé. E ben poco gli andò a genio la frase con cui gli vennero illustrati i suoi diritti, come re di Polonia sarebbe stato «impotente nel fare il male, onnipotente nel fare il bene», frase che al neosovrano sembrò una limitazione.[10]
Enrico cercò così di rimandare il più volte il momento della partenza, ma quando si diffuse la voce che il duca di Guisa volesse rapirlo per metterlo al capo del partito cattolico, Carlo IX esigette una sua immediata partenza. La corte accompagnò Enrico fino al confine tedesco. Il duca d'Angiò sperava però che la morte del fratello, ormai in gravi condizioni di salute, gli permettesse di rimanere in Francia come nuovo re, ma non fu così e i due fratelli si separarono il 12 novembre a Vitry-le-François. A Nancy, Enrico notò la giovane Luisa di Lorena, figlia del conte Vaudémont e molto somigliante a Maria di Cléves. Toccato dal suo turbamento, le chiese di pregare per lui.[11] Caterina e il resto della corte invece accompagnarono Enrico fino a Balmont, raccomandandogli di ricevere «fama e gloria» nella futura patria.[10] Il duca d'Angiò, da parte sua, si separò dai familiari fra le lacrime e proseguì il viaggio verso la Polonia.
Enrico arrivò a Cracovia il 18 febbraio 1574 dopo una difficile traversata degli stati tedeschi, accompagnato da un seguito di circa cinquecento persone e si stabilì nel castello di Wawel.[12] Il 21 febbraio, il giovane principe venne incoronato re, ma si rifiutò di sposare Anna Jagiello, sorella di Sigismondo II Augusto, una donna quarantottenne dal portamento monacale.[13] Ci furono altri scontri fra Enrico e la Dieta polacca e infine il re cacciò i deputati, che offesi ricordarono al loro sovrano i suoi impegni che aveva firmato quando era divenuto re di Polonia.[12]
Il 17 giugno 1574, Enrico ricevette una lettera da parte della madre che lo informava della morte del fratello maggiore Carlo IX, avvenuta il 30 maggio, e che richiedeva il suo rientro in Francia. Enrico temendo di essere trattenuto suo malgrado in Polonia decise di fuggire dal castello nella notte del 18 giugno grazie all'aiuto di alcuni suoi intimi, come Villiquier e Du Guast, i quali rubarono anche i diamanti della corona polacca nascondendoli sotto gli abiti, per poi fuggire al galoppo.[14] Vennero inseguiti da alcuni cavalieri tartari mandati dagli Elettori palatini, ma Enrico riuscì a distanziarli e, a Pleše, raggiunse la frontiera austriaca.
Enrico passò da Vienna, ospitato dall'imperatore e da Venezia, dove fu ricevuto con ogni deferenza. Insieme ai suoi favoriti si concesse una breve pausa, partecipando a numerose feste date in suo onore. Il suo charme, la sua ricercatezza e i suoi modi gentili suscitarono ovunque entusiasmo.[15] Nella città dei Dogi, Enrico spese 1125 scudi nell'acquisto di profumi e scoprì l'uso della forchetta a quattro rebbi, strumento che al tempo, era ancora sconosciuta in Francia.[14]
Quando raggiunse la Savoia, Enrico cadde facile preda delle lusinghe della zia Margherita e di suo zio Emanuele Filiberto di Savoia. Margherita riuscì ad ottenere dal nipote le ultime piazzeforti francesi in Italia, anche quelle che Enrico II all'epoca della pace di Cateau-Cambresis non aveva voluto cedere.[16] Con ciò Enrico credette di compiere un'opera di pacificazione.[17] Per paura di una opposizione della regina Caterina, il duca di Savoia accompagnò a Lione Enrico e gli estorse un impegno solenne.
Il 6 settembre, Enrico giunse a Lione dove fu accolto dalla madre, dalla famiglia e da tutta la corte. Al momento dell'incontro con la madre i due rimasero a lungo abbracciati in lacrime.[15]
[modifica] Re di Francia
[modifica] I primi anni di regno
Sin dall'inizio del suo regno Enrico III fu messo di fronte alla guerra condotta da Enrico I di Montmorency, conte di Damville, le cui vittorie favorirono il riavvicinamento dei deputati delle chiese riformate e dei "cattolici pacifisti" che conclusero a Nîmes un patto d'unione, con il quale organizzavano una specie di repubblica all'interno del regno francese che comprendeva le terre del Sud e del centro.[18]
A Reims, il 13 febbraio 1575 avvenne la sua incoronazione. Due giorni dopo, il re sposò Luisa di Lorena-Vaudémont, poiché la sua adorata Maria di Cléves era morta di parto l'autunno precedente.[19] Nel frattempo a corte, Enrico III doveva guardarsi dai complotti fomentati dal fratello Francesco, duca d'Alençon e dal re di Navarra che finirono col lasciare la corte e prendere le armi. Allora iniziò una campagna che fu disastrosa per il re.
Nel 1576, Francesco si alleò con i principi protestanti contro la corona, mettendo in serio pericolo il trono. Il 6 maggio 1576, Enrico III concesse la pace chiamata paix de Monsieur molto vantaggiosa per gli ugonotti e per il duca d'Alençon che ricevette diversi titoli, tra cui quello di duca d'Angiò. In risposta a questa pace malvista, i cattolici guidati da Enrico di Guisa si riunirono nella Lega Cattolica. Queste minacce alla pace angosciarono la regina madre che insisté nel far firmare ai capi della Lega un documento nel quale davano la parola di non ribellarsi alla Corona.[20]
Umiliato, Enrico III pensò di prendersi la rivincita. Alla fine dell'anno egli doveva convocare gli Stati Generali a Blois per cercare di mettere riparo al deficit finanziario causato dalla guerra. Spinto dai deputati cattolici, decise però di riprendere la guerra contro i protestanti. Prima di iniziarla, si riconciliò con il fratello che, ricoperto di benefici, marciò al suo fianco. La sesta guerra fu la conseguenza delle condizioni accordate ai protestanti e ai prìncipi dall’editto di Beaulieu e considerate troppo favorevoli. Il re riuscì a riprendere qualche città ma, mal sostenuto dalla Lega cattolica, abbandonò le operazioni per mancanza di mezzi. La guerra terminò con l’editto di Poitiers, nel 1577, che restringeva le condizioni ammesse per la celebrazione del culto protestante.
A corte, dove l'atmosfera era assai tesa, si moltiplicavano gli scontri tra i mignons di Enrico III e i sostenitori di Francesco d'Angiò. La situazione rimase stabile fino al 1578, quando Francesco chiese di assentarsi. Enrico III però venne a conoscenza della sua partecipazione a un complotto: lo fece arrestare in piena notte e lo confinò nella sua stanza, dove lo raggiunse la sorella. Giorni dopo Francesco riuscì a fuggire, grazie a una corda gettata dalla finestra di Margherita.[21]
[modifica] Potente ma fragile
Enrico III lasciò alla madre Caterina de' Medici il compito di pacificare le regioni meridionali di Francia. Nel 1578, Caterina iniziò un secondo viaggio per la Francia, sperando fosse l'occasione per allestire sontuosi ricevimenti nelle città del sud-ovest per rafforzare i legami con la famiglia reale. Durante questo viaggio che sarebbe durato tredici mesi[22], Caterina riconciliò a Nérac il re di Navarra e la figlia Margherita.
Nel 1579 però, dopo che Caterina era tornata a Parigi, scoppiò la settima guerra di religione detta la guerra degli amanti. Il conflitto durò poco, in parte anche grazie a Margherita che suggerì di appellarsi al fratello Francesco per portare avanti le trattative, le quali si risolsero nella "pace di Fleix" nel 1580.[23]
Seguendo i consigli della madre Caterina, Enrico III, mutando completamente atteggiamento, decise di assecondare i piani di Monsieur nella sua iniziativa di conquista delle Fiandre spagnole. Consapevole della fragilità del paese, il re non voleva rischiare un conflitto aperto con la Spagna,[24] ma l'ipocrisia della diplomazia francese provocò la collera di Filippo II e le tensioni franco-spagnole.
Nel 1582, la Francia sostenne la candidatura di Antonio di Crato come successore di Enrico I al trono di Portogallo, mentre Filippo II occupava il paese. Il fiasco dell'esercito francese alle isole Canarie mise definitivamente fine alla supremazia francese in Europa. Enrico III strinse così ancor di più l'alleanza con la regina Elisabetta I d'Inghilterra ricevendo l'Ordine della giarrettiera.
Nello stesso anno, sua sorella Margherita tornò al Louvre. Enrico III e Caterina sperarono che il suo ritorno a Parigi spronasse il re di Navarra a seguirla per tenerlo lontano dagli ugonotti, ma ciò non avvenne, poiché il suo ascendente su Enrico di Navarra era pressoché inesistente.
La presenza a corte di Margherita divenne perniciosa per Enrico III, poiché la sorella incoraggiò le satire contro di lui che alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, ma si adoperò apertamente a favore delle ambizioni del fratello Francesco nelle Fiandre (che risulteranno poi un disastro).[25][26] In questo periodo iniziò la faida tra Margherita e Enrico III.[27] Alla fine di luglio la collera di Enrico III, alimentata dai mignons, si trasformò in furore e con un'azione senza precedenti, cacciò sua sorella dalla corte, attirando le attenzioni di tutta Europa, soprattutto a causa della partenza della regina di Navarra che venne accompagnata da molte umiliazioni.[28]
[modifica] La sua maniera di governare
Fu continuatore della politica della madre, Caterina, nell'escludere dagli affari dello Stato i nobili delle grandi famiglie aristocratiche che non avevano mai cessato, sin dall'inizio delle guerre di religione, di scontrarsi per il potere. Il re promosse al rango della corte gli uomini della piccola nobiltà, uomini nuovi a cui si appoggiò nella sua attività di governo, affidando loro grandi responsabilità. La corte di Enrico III si compose quindi di una folta schiera di favoriti che conobbero una carriera folgorante e che saranno chiamati i mignons.
Il re voleva intorno a sé uomini completamente devoti. Per realizzare questo progetto creò, nel 1578, l'Ordine dello Spirito Santo, un ordine cavalleresco che riunì tutti i membri intorno a lui. Per imporsi, il re mirava ad impressionare i suoi sudditi. Organizzava feste sontuose, come quelle date in onore del duca di Joyeuse nel 1581 che sposava una sorella della regina Luisa. In questa occasione si rappresentava a corte il sontuoso Balletto comico della regina. Il re concedeva come ricompensa anche somme di denaro rilevanti ai servitori più zelanti. Tutte queste spese non fecero che aumentare i debiti del regno, ma per il re la restaurazione del potere reale restava l'obiettivo primario.
D'altra parte, Enrico III organizzò diverse riforme importanti, soprattutto riforme monetarie che dovevano sistemare i problemi finanziari del regno. Enrico III rese anche l'etichetta di corte più rigida, trasformata poi un secolo più tardi, in regola assoluta dal Re Sole nella Reggia di Versailles.[29] Come Luigi XIV, Enrico III cercò di mettere in rilievo la sua maestà.[30]
[modifica] La guerra contro la Lega Cattolica
Il 10 giugno 1584, morì di tubercolosi il duca Francesco d'Alençon. Con la morte del duca, scomparve l'erede alla corona francese, poiché il matrimonio del re era sterile.[31] In linea di successione il trono sarebbe passato al re di Navarra un ugonotto. Mentre Enrico III, nonostante fosse un cattolico convinto, si dichiarava a favore del cugino (a condizione che abiurasse l'eresia), la Lega cattolica, venduta al re di Spagna,[32] contestò l'autorità reale e progettò di far salire sul trono, il cardinale Carlo di Borbone.
Nel marzo 1585, la regina Margherita, fuggì da Nérac e si unì alla Lega Cattolica. Infine, dopo varie vicissitudini, venne catturata dalle truppe del fratello nell'ottobre 1586 e imprigionata ad Usson, dove rimase per diciannove anni. Nel frattempo, il 7 luglio 1585, Enrico III fu costretto a firmare il Trattato di Nemours con il quale veniva abolita ogni tolleranza religiosa per gli eretici e soprattutto dichiarò guerra all'ugonotto Enrico di Navarra, suo potenziale successore.[33]
Iniziò così l'ottava ed ultima guerra di religione detta la guerra dei tre Enrichi: Enrico di Valois, Enrico di Guisa ed Enrico di Navarra.[34] La situazione si complicò ulteriormente quando, il 9 settembre 1585, Sisto V scomunicò il re di Navarra e suo cugino il principe di Condé, che per la loro parentela con i Valois rientravano nella linea di successione al trono di Francia. Con la scomunica il papa dichiarò decaduti i loro diritti sulla corona francese perché «due volte eretici» essendo tornati al protestantesimo «dopo averlo rinnegato».[35]
Le ambizioni della Lega Cattolica e la sua vasta dimensione provocarono l'odio del re verso il movimento. Egli tentò in tutti i modi di frenarne la diffusione. Molto presto tra lui e gli ambienti cattolici cittadini si creò un fossato. Il malcontento degli ambienti cattolici cominciò a crescere. Essi lamentavano la mancanza di energia nella guerra contro i protestanti. Enrico III in effetti cominciò a temere più il potere dei Guisa. Ordinò loro di non entrare a Parigi, dove si erano radunati nel frattempo gli svizzeri, mercenari del re di Francia. Nel frattempo l'immagine del re, fortemente criticata dai pamphlets della Lega e dal clero parigino si deteriorò anche negli ambienti popolari.
Il 12 maggio 1588 gli estremisti cattolici parigini provocarono un'insurrezione contro gli svizzeri: fu "la giornata delle barricate". In quei momenti la regina madre Caterina de' Medici pur essendo malata si fece portare in portantina per le strade della città e con l'aiuto della nuora, la regina Luisa cugina dei Guisa, riuscì ad ammansire la folla inferocita.[36] Tutto ciò in realtà è una tattica per permettere a Enrico III di fuggire da Parigi con i suoi ministri.
Il 1º luglio 1588, il sovrano finse di riconciliarsi con Enrico di Guisa, firmando il "Patto d'unione", con il quale il re attribuiva praticamente tutti i poteri al duca.[37] L'8 settembre, Enrico III con autorità cacciò otto consiglieri fra i più devoti della madre, sostituendoli con altri a lui devoti. Il 16 settembre si aprirono a Blois gli Stati Generali. Nel discorso d'apertura Enrico III rese un pubblico omaggio alla regina madre, che meritava non solo il nome di madre del re, ma anche quello di madre dello Stato e del regno, ma concluse di non essere più disposto a transigere sull'obbedienza dei sudditi.[38]
Il 23 dicembre, Enrico III convocò al castello di Blois il duca di Guisa e lo fece assassinare dai Quarante-cinq, la sua guardia privata. Poco dopo il re andò a far visita alla madre ammalata nella camera sottostante l'assassinio e la avvertì della morte del Guisa: «Io ho ucciso il re di Parigi e finalmente sono re di Francia». La regina madre rimase sconcertata, poi recuperando la lucidità disse al figlio: «Iddio voglia che sia come sperate, e che non vi siate nominato con le vostre mani re di Niente».[39] Il giorno di Natale, Enrico III fece uccidere il cardinale di Guisa, uno dei più pericolosi leghisti, a colpi d'alabarda.[40]
Privata del suo capo, la Francia della Lega destituì il re. Le truppe reali e quelle protestanti allora si unirono contro la Lega. Lunedì 1º agosto 1589, a Saint Cloud, mentre i due re erano all'assedio di Parigi, in mano alla Lega, il monaco domenicano Jacques Clément venne introdotto nella camera di Enrico III. Il re era in vesti ancora scomposte e su invito del monaco fece allontanare i presenti, poiché Jacques voleva fargli una confidenza. Appena il re si chinò sul monaco, questi lo pugnalò al basso ventre con un coltello. «Ah! Il perfido monaco mi ha ucciso!» disse il sovrano.[41]
Alle undici il re di Navarra giunse dal re morente che lo benedisse: «Fratello mio, muoio contento perché vi vedo vicino a me. La Corona è vostra, dopo che Dio avrà fatto di me secondo la sua volontà».[41] Il re si spense alle tre del mattino il 2 agosto 1589: si estinse così la casata dei Valois, che regnava in Francia dal 1328.[42] Ereditava il trono suo cugino, Enrico III di Navarra gli succede con il nome di Enrico IV di Francia.
[modifica] Il mistero di Enrico III
| « Sarebbe stato un principe eccellente se avesse avuto in sorte di vivere nel secolo giusto.[43] » |
Queste parole vennero usate dal cronista Pierre de L'Estoile alla morte del re per ricordare che, nonostante la sua personalità particolare e l'esplosione di odio a cui dette luogo, Enrico III aveva anche le sue qualifiche. Ancora oggi, la sua personalità è discussa, in particolare la sua sessualità.
[modifica] La sua personalità
Enrico III era un uomo di contrasti e dalle molte sfaccettature: quella di uomo fiero, distinto e solenne ma anche quella di uomo stravagante, amante del divertimento e del piacere. La sua personalità fu complessa: sotto un'apparente dolcezza nascondeva un animo spesso nervoso che lo portava talvolta ad avere violenti accessi di collera.
Enrico possedeva soprattutto la grazia e la maestà di un re. Sempre alla ricerca dell'eleganza, curava molto il suo aspetto. Amante della moda e delle sue follie (orecchini e profumi), persona molto dolce, detestava la violenza e cercava di evitare le battaglie. Trascura l'attività fisica, anche se era uno dei migliori spadaccini del regno. La sua avversione per la caccia e le attività di guerra, i privilegi dei nobili, come il suo gusto per la pulizia e l'igiene, gli valsero aspre critiche dai suoi contemporanei, molti dei quali lo considerano un uomo dal comportamento effeminato. Educato in un ambiente umanistico, il re incoraggiava il mondo letterario, sostenendo finanziariamente scrittori (Montaigne, Du Perron) e si dedicava alla filosofia.
Enrico III era un re più adatto a discutere con i suoi ministri piuttosto che a guerreggiare sui campi di battaglia. Questo non gli impedì di fare diverse campagne militari, dando anche l'ordine di esecuzione come l'uccisione del principe di Condé a Jarnac con un colpo di pistola. Enrico possedeva un'intelligenza sottile e intuitiva.[44] Era però debole di carattere ed il suo più grande difetto fu sicuramente l'eccessiva mansuetudine.
Enrico III era un uomo molto pio, profondamente cattolico. Con l'età, la sua devozione aumentò: il re infatti alternava una vita dissoluta a crisi mistiche, esponendosi al biasimo dei sudditi di entrambe le religioni.[45] La sfortuna ed i mali che gravavano su di lui alla fine del suo regno gli diedero perfino un certo gusto per il macabro. Si dedica in modo ostentato alle processioni di penitenti. Il re, di natura piuttosto emotiva, credeva che le sue sfortune, in particolare l'assenza di eredi, e quelle del regno fossero dovute ai suoi peccati. Perciò, per espiarli, spesso si ritirava per giorni interi nei monasteri a mortificarsi od in ritiri spirituali.
[modifica] La passione per le donne
I contemporanei di Enrico III ci hanno descritto il re come un uomo che amava molto le avventure femminili. Se queste furono meno conosciute di quelle di Enrico II o di Francesco I, ciò è dovuto al fatto che, per rispetto a sua madre ed a sua moglie, Enrico III non conferì mai alle sue amanti il titolo di "favorite".[46]
Quando era giovane, Enrico a causa delle sua salute cagionevole, trascorse un'infanzia diversa da quella degli altri principi. Visse in appartamenti coperti di tappeti, cuscini e tendaggi di seta, circondato da donne che lo adoravano, lo coprivano di carezze e lo intorpidivano sotto le loro "equivoche tenerezze".[44]
Sue amanti furono Luisa di la Béraudière (madre di Gabrielle d'Estrées) e Renée de Rieux,[47] dalla media nobiltà. Nel corso del suo viaggio italiano al rientro dalla Polonia nel giugno 1574, incontrò la bellissima Veronica Franco, una cortigiana veneziana molto conosciuta all'epoca, con la quale trascorse piacevoli momenti.
Allo stesso tempo, la sua passione per Maria di Clèves era conosciutissima e le numerose lettere che le scrisse ne sono ancor oggi la prova. Maria morì di parto il 30 ottobre 1574. La regina madre apprendendo della notizia, non osò comunicarla al re, ma infilò la lettera fra le altre sparse sulla scrivania; quando giunse il re, per caso, vi posò lo sguardo e senza neppure averla letta tutta svenne. Per tre giorni fu preso da febbre violenta. Quando si riprese, Enrico mostrò alla corte un lutto ostentato; aveva perfino piccoli teschi cuciti sui risvolti del giustacuore e sui nastri delle scarpe.[48]
Dopo il suo matrimonio con Luisa di Vaudémont, le avventure di Enrico III furono più discrete. In segno di rispetto per la moglie che amava, organizzava i suoi appuntamenti con le amanti fuori dai palazzi, in dimore a Parigi. Insolitamente, Enrico III scelse Luisa per la sua bellezza e lo spirito, e non per ragioni politiche, come è avvenuto per la maggior parte dei matrimoni reali.[49] La regina Luisa era molto importante nella vita spirituale ed emotiva del re. Un giorno, quando Caterina de' Medici entrò nei suoi appartamenti senza farsi annunciare, la sorprese sulle ginocchia del marito.[50] Questa intimità quasi unica in una coppia reale non impedì al re di continuare le sue avventure galanti con molte belle ragazze (Demoiselles d'Assy, di Mirandola, di Ponto, Stavay, o una sorella di Gabrielle d'Estrées[51])
[modifica] La leggenda rosa di Enrico III
A lungo andare, l'immagine trasmessa di Enrico III è stata indissociabile da quella dei suoi favoriti detti mignons.
Nel XIX secolo era un tema alla moda nel quale si cimentavano diversi pittori ed autori romantici.
Enrico III venne rappresentato circondato da efebi effeminati, dai costumi eccentrici e grotteschi «tutti ricciuti, impomatati, con i capelli iridescenti, cosparsi di cipria violetta e di unguenti profumati che lasciano al loro passaggio per le strade, piazze e case una scia fragrante».[52] Questa immagine caricaturale del re, molto lontana dalla realtà, è rimasta molto popolare. Il re è descritto anche come un uomo molto devoto e l'omosessualità e la religione cattolica nel XVI secolo s'accordavano poco.
I testi che si riferiscono all'omosessualità sono solo opuscoli scritti da Leghisti radicali, o calvinisti o da membri del partito di Malcontenti nella cerchia del fratello del re Francesco d'Alençon, che aveva perduto il favore regale.[53] In più memorialisti come L'Estoile o Brantôme noti per aver annotato varie informazioni scabrose sui personaggi noti dell'epoca non danno credito a queste voci, mettendo invece in evidenza la passione traboccante del re per le donne. Storici moderni come Pierre Chevallier hanno rimesso in discussione la cattiva reputazione del re: la sua omosessualità, spiega Chevallier, è «una leggenda ingiustificata e calunniosa» di cui si rideva persino nella cerchia del sovrano, e accusa Théodore Agrippa d'Aubigné di essere «il principale responsabile della leggenda dei mignons come si è perpetuata nella memoria collettiva.»[54]
A discapito della sua "leggenda rosa", molti libelli ugonotti, come ad esempio il Le Réveil-Matin des François o anche Le Divorce Satyrique (attribuito a D'Aubigné) soprattutto dopo la strage di San Bartolomeo andarono ad infangare la famiglia reale, fra cui anche Enrico, accusato di aver avuto rapporti incestuosi con la sorella Margherita durante l'adolescenza.[55]
La distorsione dell'immagine di Enrico III si spiega anche con la propaganda particolarmente violenta sollevato contro di lui da parte della Lega.[56] Durante le guerre di religione i preti parigini non esitavano a diffondere false notizie sul re, ingiuriandolo e ridicolizzandolo nel corso di prediche infuocate. La chiamata alla rivolta venne accompagnata negli ultimi mesi del suo regno da una violenta ondata di libelli diffamanti destinati a sovvertire l'immagine del re nella mente dei francesi. Dopo l'assassinio del duca di Guisa era tale l'odio, che i preti più fanatici preconizzavano di farlo abbattere. Il cambio di dinastia non ha permesso la riabilitazione di questo re beffeggiato ed un'immagine peggiorativa di Enrico III è rimasta nel tempo.[57] Nonostante gli sforzi della regina Luisa e della duchessa di Angoulême, né Enrico IV, troppo desideroso di soddisfare i Guisa, né la Chiesa stessa che l'aveva scomunicato come punizione per aver condannato degli ecclesiastici contro il volere di Roma,[58] fecero nulla per sostenere la riabilitazione del re defunto, la cui immagine restò diffamata.
[modifica] Onorificenze
| Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo | |
| Gran Maestro dell'Ordine di San Michele | |
[modifica] Enrico III nella cultura popolare
[modifica] Letteratura
- Tre romanzi storici di Alexandre Dumas dedicati agli Ultimi Valois:
- La Henriade di Voltaire
[modifica] Cinema
Pochi film trattano di Enrico III. Tra essi è possibile citare:
- L'Assassinat du duc de Guise, film di André Calmettes. Enrico III è interpretato da Charles Le Bargy. (1908)
- L'Assassinat d'Henri III, film di Henri Desfontaines. (1912)
- La Regina Margot, film di Jean Dréville. Enrico duca d'Angiò è interpretato da Daniel Ceccaldi. (1954)
- La Regina Margot, film di Patrice Chéreau. Enrico duca d'Angiò è interpretato da Pascal Greggory. (1994)
- Elizabeth, film di Shekhar Kapur. Enrico duca d'Angiò è interpretato da Vincent Cassel. (1998)
- Padrona del suo destino, film di Marshall Herskovitz. Enrico III è interpretato da Jake Weber. (1998)
[modifica] Teatro
- Pierre Matthieu, La Guisiade (1589).
[modifica] Ascendenza
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| Enrico III di Valois | Padre: Enrico II di Francia |
Nonno paterno: Francesco I di Francia |
Bisnonno paterno: Carlo di Valois-Angoulême |
| Bisnonna paterna: Luisa di Savoia |
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| Nonna paterna: Claudia di Francia |
Bisnonno paterno: Luigi XII di Francia |
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| Bisnonna paterna: Anna di Bretagna |
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| Madre: Caterina de' Medici |
Nonno materno: Lorenzo de' Medici duca di Urbino |
Bisnonno materno: Piero il Fatuo |
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| Bisnonna materna: Alfonsina Orsini |
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| Nonna materna: Madeleine de La Tour d'Auvergne |
Bisnonno materno: Giovanni III de La Tour d'Auvergne |
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| Bisnonna materna: Giovanna di Borbone |
[modifica] Note
- ^ Arlette Jouanna (dir.), Histoire et dictionnaire des guerres de religion, 1559–1598, Robert Laffont, coll. « Bouquins », 1998, p. 962.
- ^ Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, p. 251
- ^ Orieux, p. 290
Inizialmente i due erano amici, ma il Guisa convinto dai parenti si rese complice di un tentato rapimento del priincipe reale, che sentendosi tradito, iniziò a provare contro di lui un garnde odio. (Orieux, p. 251) - ^ a b Castelot, Regina Margot, p. 53
- ^ La regina madre richiamò la figlia all'ordine infliggendole con le proprie mani una lezione memorabile: secondo l'ambasciatore di Spagna, Caterina e Carlo IX avrebbero picchiato a sangue la ragazza, strappandole persino le vesti. Enrico poi molto geloso della sorella avrebbe avvertito minacciosamente il duca di Guisa dicendo: «Guardatevi bene dal rivedere mia sorella e pensare a lei, perché vi ucciderei.» (Castelot, pp.60-62)
- ^ Oltre a ciò Enrico pretese il titolo di re, la partecipazione al governo. sessantamila sterline l'anno e il diritto di reggenza per i figli in caso in cui Elisabetta fosse morta prima di lui. (Kotnik, Elisabetta d'Inghilterra. Una donna al potere, p. 154)
- ^ Il principe pensava di ottenere l'annullamento del matrimonio di Maria per poi poterla sposare.
- ^ Alcuni testimoni riferiscono che le guardie del duca d'Angiò saccheggiarono le gioielleria, riportando al loro padrone, grande estimatore di perle, le più belle che avevano raccolto. (Orieux, p. 445)
- ^ Caterina aveva infatti inviato il vescovo di Valence, Jean de Montluc, come ambasciatore straordinario per sostenere davanti alla Camera dei deputati della Polonia la candidatura del figlio al trono polacco. Grazie alla sua abilità di diplomatico, Montluc riuscì a convincere l'assemblea ed Enrico fu eletto re della Confederazione Polacco-Lituana con il nome di Henryk Walezy ("Enrico di Valois").
- ^ a b Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, pp. 70-71
- ^ Castelot, p. 117
- ^ a b Castelot, p. 124
- ^ Ma infine Enrico cedette quando i signori polacchi gli ebbero, in risposta ala sua disinvoltura, tagliato i viveri (Cloulas, Caterina de' Medici, p. 334).
- ^ a b Castelot, p. 125-126
- ^ a b Melotti, Caterina de' Medici, p. 141
- ^ «Suvvia, prendete la fortezza del Pinerolo, che è la chiave per la Lombardia, prendete dunque Savignano e anche La Pèrouse, se vi fa piacere. Mi spiace di non avere niente altro da offrirvi, è giusto quanto mii resta dell'eredità italiana di mio padre e di mio nonno» disse Enrico III alla zia
(Orieux, p. 511). - ^ Orieux, pp. 512-513
- ^ Cloulas, pp. 34-342
- ^ Cloulas, p. 342
Il mattino delle nozze, Enrico III volle provvedere personalmente all'abbigliamento della sposa, vestirla, pettinarla e truccarla: mai contento del risultato, ricominciò il lavoro più volte fino a che la cerimonia non venne spostata al pomeriggio. Per questo motivo i parigini affibbiarono al re il nomignolo di «inamidatore delle gorgiere e parrucchiere della regina.» (Castelot, p. 129) - ^ Nemi e Furst, Caterina de' Medici, p. 330
- ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 177.
- ^ Nemi e Furst, p. 347
- ^ Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, pp. 134-135
- ^ Orieux, pp. 627-628
- ^ Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, p. 80
- ^ Castelot, pp. 203-204
- ^ Già durante la settima guerra di religione, Enrico III aveva sospettatto che Margherita facesse il doppio gioco nei confronti della Francia e dopo aver visto che ella non riusciva a far giungere il marito a Parigi le intimò di andarsene, ma la regina di Navarra era senza soldi (Viennot, p.134).
- ^ Viennot, p. 156.
- ^ Lever, Madame de Pompadour. Passioni e destino di una favorita, p. 36
- ^ Così apparvero le barriere che impedivano ai cortigiani di avvicinarsi al tavolo o al letto reale.
- ^ Craveri, p. 56
- ^ Nemi e Furst, pp. 367-368
- ^ Nemi e Furst, p. 372
- ^ Melotti, p. 147
- ^ Mariotti Masi, Maria de' Medici, p. 17
- ^ Orieux, pp. 682-683
- ^ Orieux, pp. 683-684
- ^ Craveri, p. 57
- ^ Orieux, pp. 693-694
Il giorno di Natale Caterina disse ad un monaco: «Ah, lo sventurato, che cosa ha fatto! Pregate per lui, che ne ha più mai bisogno e che vedo precipitarsi incontro alla rovina, e che temo perda il corpo, l'anima e il regno!» (Craveri, p. 58) - ^ Orieux, pp. 694-695
- ^ a b Castelot, p. 253
- ^ In verità all'epoca era ancora viva, ma reclusa ad Usson, Margherita regina di Navarra (la "regina Margot") che sarebbe morta il 27 marzo 1615, dopo aver dato il suo assenso all'annullamento del matrimonio (a seguito dell'offerta di generose ricompense) con Enrico IV di Francia.
- ^ Craveri, p. 55
- ^ a b Orieux, p. 354
- ^ Craveri, p. 80
- ^ Melotti, p. 154
- ^ Orieux, p. 413
- ^ Nemi e Furst, p. 308
- ^ La regina madre stava cercando di combinare infatti un matrimonio con la figlia del re di Svezia, ma colta di sorpresa dalla decisione del figlio, dissimulò i propri sentimenti e tentò di far credere di aver voluto lei stessa quel matrimonio lorenese. (Cloulas, p. 342)
- ^ Chevallier, Henri III: roi shakespearien, p. 448
- ^ Chevallier, p. 446
- ^ Castelot, p. 167
- ^ Riguardo a ciò, il contributo di Nicolas Le Roux è notevole, si veda in particolare il libro: La faveur du roi: Mignons et courtisans au temps des derniers Valois (vers 1547-vers 1589), Seyssel, Champ Vallon, 2001, 805 p.
- ^ Viennot, p. 402
- ^ Queste diffamazioni vennero prese per veritiere da molti storici e scrittori, come Jean Orieux e André Castelot. Nel 1858, ad esempio, vennero pubblicati da Ludovic Lalanne gli Anecdotes inédites de l'histoire de France ricavati dalle conversazioni di due contemporanei di Margherita di Valois, Peiresc e du Vair, pieni di invenzioni sul suo conto. Ad esempio, Peirisc afferma che il vescovo di Grasse, confessore di Margherita, informato da du Vair, il quale a sua volta informato da chissà chi, avrebbe affermato che Margherita aveva confessato di essere stata l'amante dei suoi tre fratelli. Sempre secondo gli Anecdotes, al momento del suo arresto nel 1584 per ordine di Enrico III, Margherita avrebbe detto a Canillac suo carceriere: «Mio fratello [Enrico III] si lamenta perché occupo il tempo, ma non lo sa forse di essere stato il primo ad avermi montata? Se questo soltanto bastasse a dispiacergli, e se credessi di irritarlo davvero, me e andrei a Roma a fare la cortigiana!» (Viennot, p. 352).
- ^ Lever, p. 124
- ^ Melotti, p. 153
- ^ Spinosa, Luigi XVI. L'ultimo sole di Versailles, p. 126
[modifica] Bibliografia
- (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
- André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
- (FR)Pierre Champion, La jeunesse d'Henri III, 2 tomes, Paris, B.Grasset, 1941-1942
- (FR)Pierre Champion, Henri III, roi de Pologne, Paris, B.Grasset, 1943-1951
- (FR)Pierre Chevallier, Henri III: roi shakespearien, Paris, Fayard, 1985
- Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.(ISBN non disponibile)
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008.ISBN 978-88-459-2302-9
- Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
- Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
- Dara Kotnik, Elisabetta d'Inghilterra. Una donna al potere, Milano, Rusconi libri, 1984.
- Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.
- Evelyne Lever, Madame de Pompadour. Passioni e destino di una favorita, Milano, Mondadori, 2002.ISBN 88-04-51762-X
- Maria Luisa Mariotti Masi, Maria de' Medici, Milano, Mursia, 1994. ISBN 88-425-3520-6
- Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
- Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia , Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
- (FR)Jean- François Solnon, Henri III: un désir de majesté, Perrin, 2001
- Antonio Spinosa, Luigi XVI. L'ultimo sole di Versailles, Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-58134-5
- Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Copton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
- Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.
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Les Derniers Valois
Iconographie de Henri III de France
| Predecessore: | Re di Francia |
Successore: |
|---|---|---|
| Carlo IX | 30 maggio 1574 - 2 agosto 1589 | Enrico IV |
| Predecessore: | Re di Polonia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Sigismondo II Augusto | 1573–1574 | Massimiliano II |
| Predecessore: | Granduca di Lituania | Successore: |
|---|---|---|
| Sigismondo II Augusto | 1573–1574 | Massimiliano II |
| Predecessore: | Delfino e Conte del Viennois, Conte di Diois | Successore: |
|---|---|---|
| Carlo IX | 1574–1589 Enrico II |
Enrico IV |
| Predecessore: | Duca di Orléans | Successore: |
|---|---|---|
| Carlo III d'Orleans | 1560–1574 | Unito alla corona francese |
| Predecessore: | Duca d'Angiò | Successore: |
|---|---|---|
| Luisa di Savoia | 1566–1574 | Francesco, duca d'Angiò |
| Predecessore: | Duca d'Angoulême | Successore: |
|---|---|---|
| Carlo II di Valois | 1551–1574 | Enrico di Valois-Angoulême |
| Predecessore: | Conte di Provenza e Forcalquier | Successore: |
|---|---|---|
| Carlo IX | 1574–1589 Enrico II |
Enrico IV |