Enûma Eliš

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e-nu-ma e-liš la na-bu-ú šá-ma-mu[1] Quando in alto il Cielo non aveva ancora un nome,
šap-liš am-ma-tum šu-ma la zak-rat E la Terra, in basso, non era ancora stata chiamata con il suo nome,
ZU.AB-ma reš-tu-ú za-ru-šu-un Nulla esisteva eccetto Apsû, l'antico, il loro creatore,
mu-um-mu ti-amat mu-al-li-da-at gim-ri-šú-un     E Mummu e Tiāmat, la madre di loro tutti,
A.MEŠ-šú-nu iš-te-niš i-ḫi-qu-ú-ma Le loro acqua si mischiarono insieme,
gi-pa-ra la ki-is-su-ru su-sa-a la she-'u-ú E i pascoli non erano ancora formati, né i canneti esistevano;
e-nu-ma dingir dingir la šu-pu-u ma-na-ma Quando nessuno degli Dei era ancora manifesto.
šu-ma la zuk-ku-ru ši-ma-tú la ši-na-ma Nessuno aveva un nome e i loro destini erano incerti.
ib-ba-nu-ú-ma dingir dingir qê-reb-šú-un Allora, in mezzo a loro presero forma gli Dei.

L'Enûma Eliš (in italiano Quando in alto[2]) è un poema mesopotamico che tratta il mito della creazione e le imprese del dio Marduk. Veniva recitato durante l'akītu, la festa del capodanno di Babilonia. L'opera risale, nella sua forma babilonese, probabilmente al XIII o al XII secolo a.C., al tempo della prima dinastia di Babilonia; se ne conoscono alcune versioni assire del VII secolo a.C. trovate ad Assur e a Ninive. Le origini dell'opera sono probabilmente sumere: nella versione originale il dio creatore era probabilmente An o Enlil.

Apsû e Tiāmat, personificazioni divine delle acque dolci e delle acque salate, si mescolarono dando origine a nuovi dei che, a loro volta, ne generarono altri. Questi giovani disturbavano il sonno di Apsû che decise di ucciderli, contro il parere di Tiāmat, ma venne invece ucciso da uno di loro, Ea/Enki. Tiāmat, irata per il destino del suo sposo, mosse guerra agli altri dei alleandosi con il mostro Kingu e con altre divinità; soltanto Marduk, figlio di Ea/Enki, osò affrontarla, chiedendo in cambio di diventare re di tutti gli dei, e la uccise con una freccia. Poi ne tagliò in due il corpo: una parte diede origine al cielo e l'altra alla terra. Con il sangue di Kingu formò gli uomini perché servissero gli dei.

[modifica] Note

  1. ^ Incipit del poema.
  2. ^ Dal nome delle prime due parole di apertura del poema.

[modifica] Bibliografia

  • L. Cagni, La religione della Mesopotamia, in "Storia delle religioni. Le religioni antiche", Laterza, Roma-Bari 1997, ISBN 978-88-420-5205-0
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