Giovanni Antonio Colonna di Cesarò

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Giovanni Antonio Colonna Romano di Cesarò
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Giovanni Antonio Colonna Romano di Cesarò
Luogo nascita Roma
Data nascita 22 gennaio 1878
Luogo morte Roma
Data morte 7 novembre 1940
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Partito Partito Radicale Italiano, Partito Democratico Sociale Italiano
Legislatura XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII

Giovanni Antonio Francesco Giorgio Landolfo Colonna duca di Cesarò, marchese di Fiumedinisi, barone di San Calogero, barone di Giancascio e Realturco, signore di Joppolo, signore di onze 40 sulla Dogana di Messina[1] (Roma, 22 gennaio 1878Roma, 7 novembre 1940) è stato un politico italiano, e Ministro delle Poste e Telegrafi del Regno d'Italia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio del duca Calogero Gabriele Colonna di Cesarò (che era stato deputato della sinistra storica) e della baronessa Emmelina Sonnino (sorella di Sidney Sonnino).

La politica[modifica | modifica sorgente]

Cesarò dopo essersi laureato in giurisprudenza, si impegnò in politica nelle file Partito Radicale Italiano e ne divenne uno dei principali esponenti entrando a far parte della direzione centrale nel 1907 e venendo eletto deputato alle elezioni politiche italiane del 1909 e a quelle del 1913, nei collegi di Francavilla di Sicilia, Messina e Catania. Fu consigliere comunale di Palermo. Nuovamente eletto deputato alle elezioni del 1919 e del 1921.

Dopo la prima guerra mondiale e lo scioglimento del partito entrò a far parte, diventandone il capo, del nuovo Partito Democratico Sociale Italiano, una compagine politica della sinistra non marxista, formata in gran parte da ex radicali dell'Italia meridionale. Nel 1921 era diventato il primo presidente dell'Istituto per l'Oriente, fondato da Carlo Alfonso Nallino e da Amedeo Giannini.

Cesarò entrò a far parte del primo governo Facta per pochi giorni, come Ministro delle Poste e Telegrafi dal 26 febbraio al 2 marzo 1922, e non nel secondo. Sempre con la stessa carica, entrò anche nel Governo Mussolini dal 28 ottobre 1922 fino al 5 febbraio 1924, data in cui dette le dimissioni per l'impossibilità di fatto di partecipare alle elezioni del 1924 con il proprio partito. Fu tuttavia rieletto deputato anche nel 1924 [2].

Fu tra i capi della secessione aventiniana insieme a Giovanni Amendola e De Gasperi fino al novembre 1926, anno in cui i deputati aventiniani furono dichiarati decaduti.

Nel 1925 fu invece direttore della rivista Lo Stato democratico e nel 1930 fece parte dell'Alleanza Nazionale per la Libertà, un movimento antifascista di orientamento liberale conservatore.

L'attentato a Mussolini[modifica | modifica sorgente]

Cesarò fu sospettato di essere l'organizzatore dell'attentato a Benito Mussolini compiuto da Violet Gibson il 7 aprile 1926.

Vari indizi pesavano su di lui: alcuni testimoni dell'attentato riferirono della presenza di un uomo, dall'aspetto corrispondente a quello del duca, che avrebbe parlato con la Gibson poco prima del fatto; nell'ultimo interrogatorio (16 giugno 1926) la donna fece il nome del duca, dicendo che effettivamente aveva parlato con lei e le aveva consegnato la pistola; la Gibson aveva abitato nella stessa strada dove aveva sede il gruppo romano della Società Teosofica Indipendente (nel cui edificio abitò anche lo stesso Cesarò); nel 1927 una perquisizione in casa di Cesarò portò alla scoperta di documenti che testimoniavano l'esistenza di un complotto di tendenza monarchica per rovesciare il regime; infine in un colloquio col principe Pietro Ercolani di Bologna, Cesarò aveva sostenuto che l'unico mezzo rimasto per ristabilire la democrazia in Italia era l'assassinio di Mussolini, da attuare non per mezzo di un attentato in un luogo pubblico, ma da qualcuno che avrebbe avuto la possibilità di avvicinarlo facilmente.

La Gibson in seguito ritrattò la confessione (genuina o estorta che fosse); Cesarò sostenne di aver conosciuto la donna a Monaco nel 1912 in occasione degli incontri della Società Teosofica ma di non averla più rivista in seguito e naturalmente negò di averle parlato poco prima dell'attentato e di averle consegnato la pistola; le indagini non trovarono riscontri su eventuali frequentazioni tra la Gibson e il gruppo teosofico; inoltre la sorveglianza a cui Cesarò era sottoposto fin dal 1925 (a causa della sua partecipazione alla secessione aventiniana) e fattasi più intensa dal giugno 1926, non portò all'individuazione di movimenti o persone sospette gravitanti intorno al duca. La sorveglianza fu poi revocata nel 1934.

Lo scrittore Claudio Mauri, nel libro "La Catena invisibile" (Mursia, 2005), sulla base di documenti e testimonianze dell'epoca, ha avanzato l'ipotesi che Cesarò abbia fatto parte di una cosiddetta "catena magica", costituita da cinque persone che tramite suggestione ipnotica avrebbero spinto la Gibson a compiere l'attentato.

L'antroposofia[modifica | modifica sorgente]

Cesarò fu uno dei principali divulgatori dell'antroposofia in Italia. In un primo tempo fu interessato dalla teosofia: negli anni precedenti la prima guerra mondiale scrisse articoli sulla rivista Ultra, periodico della Società Teosofica Indipendente diretto da Decio Calvari e partecipò intorno al 1925 ai "Corsi di cultura spirituale" tenuti a Roma presso la sede della stessa Società. In seguito all'uscita di Rudolf Steiner dalla Società Teosofica in polemica con Annie Besant, Cesarò raccontò i retroscena della scissione sulla rivista Rassegna contemporanea, da lui fondata e diretta insieme a Vincenzo Picardi.

La madre di Cesarò (nota anche come Emmelina De Renzis, dal cognome del secondo marito) dirigeva uno dei due gruppi antroposofici di Roma, il "Pico della Mirandola" (l'altro, il "Novalis", era diretto da Giovanni Colazza) e aveva in Italia l'esclusiva per la traduzione delle opere di Steiner. La De Renzis fu in assoluto la prima persona a diffondere le idee di Steiner traducendole direttamente dagli originali in lingua tedesca di cui era depositaria per gli amici e i frequentatori del suo salotto a Roma e in seguito del suo gruppo antroposofico. Molte delle opere di Steiner furono poi fatte pubblicare da Laterza fra il 1919 e il 1936, su richiesta della De Renzis e grazie all'interessamento di Giovanni Preziosi[3].

Cesarò fu ritenuto dall'ambiente antroposofico italiano come il possibile tramite attraverso il quale proporre al governo fascista le idee di Steiner come alternativa spirituale per l'Italia. Sembra infatti che Cesarò abbia tentato di far conoscere a Benito Mussolini il libro di Steiner I punti essenziali della questione sociale rispetto alle necessità della vita nel presente e nell'avvenire nel 1922, quando il duca faceva parte del suo governo, ma che abbia fallito nel tentativo. Anni dopo, poco dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, fu fatto un secondo tentativo, stavolta riuscito, ad opera dello scrittore Fabio Tombari; Mussolini, del quale Tombari era amico personale, letto il libro affermò che esso conteneva «la risposta che tanto ho cercato per tutta la vita»[4].

L'esoterismo[modifica | modifica sorgente]

Cesarò fu vicino anche al mondo dell'esoterismo e del neopaganesimo romano di quegli anni. Fu presente nel 1923 alla rappresentazione della tragedia Rumon di Roggero Musmeci Ferrari Bravo[5], fece parte del Gruppo di Ur (con lo pseudonimo di Arvo secondo Renato Del Ponte[3], come Krur e Breno secondo Piero Fenili[6].). Come Arvo avrebbe scritto l'articolo Magia delle statuette, dove si parla del potere della suggestione ipnotica e della possibilità di controllare a distanza la volontà delle persone[7]. Scrisse inoltre un libro intitolato Il mistero delle origini di Roma. Miti e tradizioni (Milano, La Prora, 1938) nel quale prende le distanze dalle idee espresse dal suo amico Julius Evola nel suo Imperalismo pagano, pur facendo numerosi riferimenti alle esperienze vissute nel Gruppo di Ur.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Del regime doganale nei rapporti fra colonie e la madre patria. Sezione ottava, tema 3. Secondo Congresso degli italiani all'estero, Roma, Tipografia editrice Nazionale, 1911.
  • Spese dipendenti dall'occupazione della Libia. Discorso dell'onorevole Giovanni Colonna Di Cesaro pronunciato alla Camera dei Deputati nella 2. tornate, Roma, Carlo Colombo, 1914.
  • Le colonie, Roma, C. A. Bontempelli, 1915.
  • Germania imperiale e il suo programma in Italia, Firenze, Libr. Della Voce, 1915.
  • Per la Dalmazia italiana. A proposito di una imminente pubblicazione, Roma, Direzione della Nuova antologia, 1916.
  • L'Adriatico. Dagli atti del Congresso straordinario dell'Associazione Trento-Trieste, tenutosi a Roma, i giorni 25-26-27 marzo 1917, Roma, Tip. de l'italiana, 1917.
  • L'Italia nell'Albania meridionale. Note e documenti, 1917-1918, Foligno, F. Campitelli, 1922.
  • Il primo nome di Dio secondo Dante, in "Il Giornale dantesco", XXX, Firenze, 1927, pp. 118-123.
  • L'Uomo, in Arturo Onofri (1885-1928), Firenze, Vallecchi, 1930.
  • Il "mistero" delle origini di Roma. Miti e tradizioni, Milano, La prora, 1938.
  • Saggio d'interpretazione del Vangelo di Luca, Modena, Guanda, 1941.
  • Aritmosofia. Numeri, Lanciano, Carabba, 1942.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nobiliario di Sicilia
  2. ^ Giovanni Antonio Colonna Roman0 Di Cesarò: XXVII Legislatura del Regno d'Italia / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  3. ^ a b Renato Del Ponte. Evola e il magico Gruppo di Ur. Scandiano, Sear Edizioni, 1994.
  4. ^ Gianfranco de Turris (a cura di), Esoterismo e fascismo. Storia, interpretazioni, documenti, Roma, Edizioni mediterranee, 2006, p. 108.
  5. ^ [1] Le foto del Rumon presso l'Istituto Nazionale di Studi Romani sono ora visibili sul sito: http://www.artiminervali.it
  6. ^ Aurelio Perenne (Piero Fenili). Renato Del Ponte, Evola e il magico Gruppo di Ur. Politica Romana, 2, 1995.
  7. ^ Arvo. Magia delle statuette in Ur 1928. Roma, Tilopa, 1980.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Camera dei deputati, Comitati segreti sulla, condotta della guerra (giugno-dicembre 1917), Roma 1967, ad Indicem;
  • Partito radicale italiano, Atti del III congresso naz., Roma 1908, pp. 75 ss., 90 s., 96 e passim;
  • L. Fera, Per la patria e per la democrazia, Roma 1924, pp. 16, 35 s., 149 s.;
  • N. M. Fovel, Democrazia sociale, Milano 1925, pp. 20, 49-54;
  • A. D'Alia, La Dalmazia nella storia e nella polit., nella guerra e nella pace, Roma I 1928, pp. 74, 160, 162, 204, 208;
  • F. L. Pullè-G. Celesia di Vegliasco, Memorie del Fascio parlamentare di difesa naz., Bologna 1932, pp. 13, 39-45, 53, 65, 102, 105 e passim;
  • M. Soleri, Memorie, Torino 1949, p. 164;
  • G. Dorso, La rivoluz. meridionale, Torino 1955, ad Indicem;
  • B. Mussolini, Opera omnia, XIX, XX, Firenze 1956, ad Indices;
  • A. Schiavi, Esilio e morte di F. Turati (1926-1932), Roma 1956, p. 97;
  • E. Amendola Kühn, Vita con G. Amendola, Firenze 1960, ad Indicem;
  • Dalle carte di G. Giolitti. Quarant'anni di politica ital., Milano 1962, III, a cura di C. Pavone, ad Indicem;
  • 2000 pagine di Gramsci, a cura di G. Ferrato-N. Gallo, Milano 1964, II, p. 45;
  • G. Salvemini, Dalla guerra mondiale alla dittatura..., Milano 1964, ad Indicem;
  • F. Martini, Diario..., Milano 1966, ad Indicem; A. Giovannini, Il rifiuto dell'Aventino, Bologna 1966, ad Indicem;
  • L. Albertini, Epistolario. 1911-1926, a cura di O. Barié, Milano 1968, II, ad Indicem;
  • A. Gramsci, La costruzione del partito comunista. 1923-1926, a cura di E. Fubini, Torino 1971, ad Indicem;
  • O. Majolo Molinari, La stampa periodica romana dal 1900 al 1926, Roma 1977, ad Indicem;
  • F. Turati A. Kuliscioff, Carteggio, Torino 1977, ad Indices;
  • B. Vigezzi, Il suffragio universale e la "crisi" del liberalismo in Italia (dic. 1913-apr. 1914), in Nuova Rivista storica, XLVIII (1964), pp. 544, 550 s., 557 ss., 575;
  • B. Vigezzi., L'Italia di fronte alla prima guerra mondiale, I, L'Italia neutrale, Milano-Napoli 1966, ad Indicem;
  • R. De Felice, Mussolini il fascista, I, La conquista del potere. 1921-1925, Torino 1966, ad Indicem; II, L'organizz. dello Stato fascista. 1925-1929, ibid. 1968, ad Indicem;
  • R. Vivarelli, Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo (1918-1922), I, Dalla fine della guerra all'impresa di Fiume, Napoli 1967, ad Indicem;
  • D. Veneruso, La vigilia del fascismo. Il primo ministero Facta nella crisi dello Stato liberale in Italia, Bologna 1968, ad Ind.;
  • L. Salvatorelli-G. Mira, Storia d'Italia nel periodo fascista, Milano 1969, ad Indicem;
  • O. Confessore, Conservatorismo politico e riformismo religioso. La "Rassegna nazionale" dal 1898 al 1908, Bologna 1971, ad Indicem;
  • S. Colarizi, I democratici all'oppos. Giovanni Amendola e l'Unione nazionale (1922-1926), Bologna 1973, ad Indicem;
  • A. Fava-G. Restifo, Un giornale "democratico" meridionale di fronte al fascismo: "La Sera" di Messina (gennaio 1924-maggio 1925), in Nuovi Quaderni del Meridione, XI (1973), pp. 194 s., 202-207, 324 s., 330, 332 ss. e passim;
  • A. Landuyt, Le sinistre e l'Aventino, Milano 1973, ad Indicem; A. Lyttelton, The seizure of power. Fascism in Italy. 1919-1929, London 1973, ad Indicem;
  • A. Capone, Giovanni Amendola e la cultura ital. del Novecento (1899-1914), Roma 1974, p. 64;
  • G. Sabbatucci, I combattenti nel primo dopoguerra, Roma-Bari 1974. ad Indicem;
  • G. C. Marino, Partiti e lotta di classe in Sicilia da Orlando a Mussolini, Bari 1976, ad Indicem;
  • G. Miccichè, Dopoguerra e fascismo in Sicilia. 1919-1927, Roma 1976, ad Indicem;
  • A. A. Mola, Storia della Massoneria ital. dall'Unità alla Repubblica, Milano 1976, ad Indicem;
  • F. Monteleone, La radio italiana nel periodo fascista, Venezia 1976, ad Indicem;
  • Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Milano 1977, ad Indicem;
  • M. Saija, Note sul sistema politico in Sicilia. Dagli ascari di Giolitti ai gerarchi di Mussolini, in Potere e società in Sicilia nella crisi dello Stato liberale, Catania 1977, ad Indicem;
  • H. Ullrich, La classe politica nella crisi di partecipaz. dell'Italia giolittiana. Liberali e Radicali alla Camera dei Deputati, 1909-1913, Roma 1979, ad Indicem.
  • Claudio Mauri, La catena invisibile. Il giallo del fascismo magico, Milano, Mursia, 2005. ISBN 8842533319.
  • Gianfranco De Turris (a cura di), Esoterismo e Fascismo, Roma, Edizioni Mediterranee, 2006. ISBN 8827218319.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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