Emanuele Filiberto Duca d'Aosta (incrociatore)

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Emanuele Filiberto Duca d'Aosta
Керчь (Kerč')
Incrociatore Duca d'Aosta
Incrociatore Duca d'Aosta
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Tipo incrociatore leggero
Classe Condottieri tipo Duca d'Aosta
Proprietario/a Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Naval Ensign of the Soviet Union.svg Voenno Morskoj Flot SSSR
Costruttori OTO
Cantiere OTO Livorno
Impostata 29 ottobre 1932
Varata 22 aprile 1934
Completata 17 marzo 1935
Entrata in servizio Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg: 13 luglio 1935
Naval Ensign of the Soviet Union 1935.svg: 4 marzo 1949
Radiata Naval Ensign of Italy.svg: 1949
Naval Ensign of the Soviet Union.svg: 20 febbraio 1959
Destino finale ceduto all'URSS URSS il 2 marzo 1949 e smantellato nel 1961
Caratteristiche generali
Dislocamento 10.057 t
Stazza lorda 10.540 tsl
Lunghezza 186,9 m
Larghezza 17,5 m
Pescaggio 6,5 m
Propulsione vapore:
Velocità 36,5 nodi  (67,6 km/h)
Autonomia 3.900 miglia a 14 nodi
1.680t di nafta
Equipaggio 27 ufficiali
551 sottufficiali e comuni
Armamento
Artiglieria alla costruzione:
Siluri 6 lanciasiluri da 533mm
(2 complessi tripli)
Altro 2 lanciabombe di profondità
Corazzatura cintura: 100mm
orizzontale 30/35mm
verticale: 70mm
artiglierie: 90mm
torre comando: 100mm
Mezzi aerei 2 × IMAM Ro.43
1catapulta brandeggiabile situata a centro nave
Note
Motto Victoria nobis vita

dati tratti da[1]

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L'Emanuele Filiberto Duca d'Aosta è stato un incrociatore leggero della Regia Marina, appartenente alla classe Condottieri tipo Duca d'Aosta.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La propulsione era a vapore con due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons alimentate dal vapore di sei caldaie a tubi d'acqua del tipo Yarrow/Regia Marina, con bruciatori a nafta, con surriscaldatori, in cui l'acqua fluiva attraverso tubi riscaldati esternamente dai gas di combustione, sfruttando così il calore sprigionato dai bruciatori, dalle pareti della caldaia e dei gas di scarico. Nel XX secolo questo tipo di caldaia diventò il modello standard per tutte le caldaie di grosse dimensioni, grazie anche all'impiego di acciai speciali in grado di sopportare temperature elevate e allo sviluppo di moderne tecniche di saldatura. L'apparato motore forniva una potenza massima di 100 000 CV e consentiva alla nave di raggiungere la velocità massima di quasi 37 nodi, con un'autonomia che ad una velocità media 14 nodi era di 3900 miglia.

Il profilo della nave

L'armamento principale[2] era costituito da otto cannoni da 152/53 A-1932 a culla singola e a caricamento semi-automatico[3] installati in quattro torri binate sopraelevate, due a prora e due a poppavia del secondo fumaiolo.

L'armamento antiaereo principale era costituito da sei cannoni OTO da 100/47mm mod. 1927[4] in tre complessi binati, utili anche in compiti antinave, ma che con l'aumento della velocità dei velivoli e con le nuove forme di attacco in picchiata si mostrarono insufficienti alla difesa aerea e rivelavano una certa utilità solo nel tiro di sbarramento: per ovviare a tali inconvenienti venne approntato dalla Regia Marina il modello 90/50 mm A-1938[5] in un complesso singolo con affusto stabilizzato, che trovò impiego sulle Duilio ricostruite e sulle moderne Littorio ma non sulle Cavour ricostruite.

L'armamento antiaereo secondario era costituito da 8 mitragliere Hotchiss da 13,2/76 mm[6] in quattro impianti binati e otto mitragliere pesanti Breda 37/54 mm[7] montate in 4 impianti binati che si rivelarono particolarmente utili contro gli aerosiluranti e in generale contro i bersagli a bassa quota.

L'armamento silurante era di sei tubi lanciasiluri in 2 complessi tripli brandeggiabili che trovavano posto in coperta circa a metà distanza fra i due fumaioli; l'armamento antisommergibile era completato da due lanciabombe di profondità.

L'unità imbarcava due idrovolanti da ricognizione marittima IMAM Ro.43 biplani biposto capaci di raggiungere circa 300 km/h e con circa 1 000 km di autonomia,[8] che venivano lanciati da una catapulta, disposta a centro nave.

Nome[modifica | modifica sorgente]

La nave fu battezzata con questo nome in onore di Emanuele Filiberto di Savoia Duca d'Aosta, generale del Regio Esercito, figlio del Re di Spagna Amedeo I e fratello del duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia.

Nel corso della prima guerra mondiale Emanuele Filiberto guidò la terza armata senza mai subire sconfitte guadagnandosi l'appellativo di Duca Invitto e al cui comando conquistò Gorizia nella sesta battaglia dell'Isonzo. Nel 1926 fu nominato Maresciallo d'Italia. Morì nel 1931 e per sua volontà venne sepolto tra i soldati nel Sacrario Militare di Redipuglia.

Il motto della nave era Victoria nobis vita (per noi vittoria è vita)[9] che era il motto del Duca Invitto, e nella Marina Militare sarebbe stato ereditato dall'incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto; nella nave erano presenti altre scritte, tra cui "ça costa lon ça costa! Viva l'Aosta!" (Costi quel che costi, Viva l'Aosta), motto del battaglione alpini Aosta.[10]

In precedenza nella Regia Marina a portare il nome Emanuele Filiberto era stata un nave da battaglia intitolata però ad Emanuele Filiberto di Savoia X Duca di Savoia e antenato di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta; la nave, in servizio dal giugno 1901 al febbraio 1920, ricevette la bandiera da combattimento a La Spezia il 10 aprile 1902 proprio dalle mani del Duca d'Aosta.[11]

Servizio[modifica | modifica sorgente]

La nave venne impostata sugli scali il 29 ottobre 1932 nei cantieri OTO di Livorno, varata nel 1934 ed entrò in servizio nel 1935. Nel 1938 iniziò con la gemella Eugenio di Savoia una circumnavigazione del globo che venne interrotta dalla minaccia dello scoppio della seconda guerra mondiale mentre le due navi si trovavano in Sud America. La partenza prevista per il 1º settembre 1938 avvenne il 5 novembre dello stesso anno da Napoli, mentre il ritorno, che era previsto per il 25 luglio 1939, alla fine di gennaio del 1939 venne anticipato con il richiamo delle navi che il 3 marzo 1939 rientrarono alla Spezia.

Attività bellica[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della seconda guerra mondiale svolse principalmente compiti di scorta a convogli e di deposizione di campi minati.

Il Duca d'Aosta in navigazione prima del conflitto

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale l'unità era aggregata alla VII Divisione Incrociatori nell'ambito della II Squadra. La Divisione era completata dal Montecuccoli, dall'Attendolo e dal gemello Eugenio di Savoia, nave insegna dell'ammiraglio Sansonetti.

Il 9 luglio 1940 prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro durante il conflitto tra la Regia Marina e la Royal Navy.

Il 17 dicembre 1941, prese parte alla scorta al convoglio M 42, costituito dalle motonavi Monginevro, Napoli e Vettor Pisani e dalla nave da carico tedesca Ankara; la missione di scorta culminò nella prima battaglia della Sirte.[12][13] La nave era tra le unità che costituivano la forza di copertura ravvicinata, insieme ai cacciatorpediniere Camicia Nera, Ascari e Aviere, alla nave da battaglia Caio Duilio e alle unità della VII Divisione Incrociatori al completo, svolgendo il ruolo di nave insegna dell'ammiraglio De Courten.

La nave in livrea mimetica durante il conflitto

Nel giugno 1942 prese parte alla battaglia di mezzo giugno[14] aggregato alla VIII Divisione Incrociatori, nell'occasione formata da Duca d'Aosta e Garibaldi. Le unità della VIII Divisione, al cui comando c'era l'ammiraglio De Courten, con insegna sul Duca d'Aosta, erano partite da Taranto con la I Squadra e bordo del Garibaldi e della corazzata Littorio erano presenti gruppi di intercettazione delle comunicazioni avversarie, mentre a bordo dell'incrociatore pesante Gorizia era presente personale tedesco per mantenere i contatti radio con la Luftwaffe. La formazione italiana era preceduta dal cacciatorpediniere Legionario, che era stato dotato di un radar Modello Fu.Mo 21/39 De.Te. di costruzione tedesca), divenendo così la prima unità italiana ad essere dotata di tale strumento.[15]

Il successivo 2 agosto, dopo la conquista da parte dei tedeschi della Grecia e di Creta il Duca d'Aosta, con gli incrociatori Garibaldi e Duca degli Abruzzi ed i cacciatorpediniere Alpino, Bersagliere, Corazziere e Mitragliere venne dislocato a Navarino in Grecia per la protezione del traffico nel Mediterraneo Orientale da eventuali attacchi da parte di unità di superficie britanniche che potevano usufruire del porto di Haifa.

Nell'agosto 1943 l'ammiraglio Fioravanzo che il precedente 14 marzo aveva assunto il comando della VIII Divisione ebbe il compito di bombardare Palermo, da qualche giorno in mano alle truppe alleate.

La missione iniziò la sera del 6 agosto 1943 quando l'ammiraglio, con la divisione formata daGaribaldi e dal Duca d'Aosta, lasciò Genova per La Maddalena. La sera del giorno successivo la Divisione lasciò La Maddalena con obiettivo le navi alleate alla fonda dinanzi a Palermo. Il Garibaldi aveva però difficoltà con l'apparato motore per cui non poteva sviluppare più di 28 nodi di velocità ed inoltre nessuno dei due incrociatori aveva a disposizione il radar. Dopo l'avvistamento, da parte della ricognizione aerea, di navi sconosciute in rotta verso la Divisione, Fioravanzo, ritenendo che avrebbe dovuto scontrarsi con una forza navale avversaria in condizioni di netta inferiorità per non correre il rischio di perdere i due incrociatori, ma soprattutto la vita dei 1.500 uomini degli equipaggi, senza poter arrecare danni significativi all'avversario, rinunciò al compimento della missione rientrando a La Spezia alle 18:52 dell'8 agosto. Alle 17:00 del 9 agosto i due incrociatori lasciarono La Spezia diretti a Genova, scortati dai cacciatorpediniere Mitragliere, Carabiniere e Gioberti, al cui comando era, alla sua prima uscita in mare in tempo di guerra, il capitano di fregata Carlo Zampari e che nel corso di quella navigazione sarebbe stato l'ultimo cacciatorpediniere della Regia Marina ad essere affondato nel conflitto. La formazione, mentre procedeva nella navigazione con il Mitragliere in testa, i due incrociatori in linea di fila e Carabiniere e Gioberti , rispettivamente, a sinistra e a dritta degli incrociatori, a sud di Punta Mesco, tra Monterosso e Levanto, subì un agguato dal sommergibile inglese Simoon che lanciò sei siluri contro le unità italiane, due dei quali colpirono a poppa il Gioberti che, spezzato in due, affondò in breve tempo.[16]

Il Carabiniere rispose lanciando bombe di profondità che danneggiarono i tubi di lancio poppieri del battello inglese, dopodiché la formazione proseguì verso Genova, dove giunse in serata. Molti dei naufraghi del Gioberti furono recuperati da una squadriglia di MAS e da altri mezzi di soccorso usciti da La Spezia appena ricevuta la notizia della perdita dell'unità.

All'armistizio dell'8 settembre la nave si trovava a Genova, da dove partì insieme a Garibaldi e Duca degli Abruzzi e alla torpediniera Libra per ricongiungersi al gruppo navale proveniente da La Spezia guidato dall'ammiraglio Bergamini, per poi consegnarsi agli Alleati a Malta assieme alle altre unità navali italiane provenienti da Taranto. Il gruppo, dopo essersi riunito con le unità provenienti da La Spezia, per ottenere una omogeneità nelle caratteristiche degli incrociatori, il Duca d'Aosta passò dalla VIII alla VII Divisione, formata da Attilio Regolo, Montecuccoli ed Eugenio di Savoia, nave insegna dell'ammiraglio Oliva, sostituendo l’Attilio Regolo che entrò a far parte della VIII Divisione. Durante il trasferimento, la corazzata Roma, nave ammiraglia dell'ammiraglio Bergamini, affondò nel pomeriggio del 9 settembre al largo dell'Asinara centrata da una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe. A prendere il comando della flotta diretta a Malta, dopo l'affondamento dalla Roma, fu l'ammiraglio Oliva, che adempì ad una delle clausole armistiziali, quello di innalzare il pennello nero del lutto sui pennoni ed i dischi neri disegnati sulle tolde,[17] mentre l'ammiraglio Bergamini, che avvertito telefonicamente da De Courten dell'armistizio ormai imminente, e delle relative clausole che riguardavano la flotta, era andato su tutte le furie[18] per poi formalmente accettare con riluttanza gli ordini, aveva lasciato gli ormeggi innalzando però il gran pavese e non adempiendo così a tale clausola.

La nave nel 1948 a La Spezia durante i lavori di ripristino prima della consegna

Durante il conflitto effettuò 24 missioni di guerra per un totale di 31330 miglia.

Durante la cobelligeranza la nave, dopo avere effettuato ad ottobre 1943 piccoli lavori di manutenzione all'Arsenale di Taranto venne inviata in missioni di pattugliamento nell'Atlantico centrale, insieme al Garibaldi e al Duca degli Abruzzi, impiegata in azioni di pattugliamento contro le navi corsare tedesche dalla base di Freetown, svolgendo sette missioni di pattugliamento tra novembre 1943 e febbraio 1944. Dopo ritorno in Italia nell'aprile 1944, venne impiegata solamente in missioni di trasporto. Dal settembre 1943 al maggio 1945 effettuò 55 missioni per un totale di 61.542 miglia.

La cessione[modifica | modifica sorgente]

Al termine del conflitto, in ottemperanza alle clausole del trattato di pace, il Duca d'Aosta venne ceduto all'Unione Sovietica come riparazione per i danni di guerra. Oltre al Duca d'Aosta i sovietici ottennero la nave da battaglia Giulio Cesare, la nave scuola Cristoforo Colombo, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere classe Ciclone Animoso, Ardimentoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, che non venne ritirato a causa della sua obsolescenza ed altro naviglio, quali MAS e motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da trasporto e dodici rimorchiatori. Oltre al Riboty, una piccola parte della quota di naviglio destinata ai sovietici non venne ritirata a causa del pessimo stato di manutenzione e per questa parte di naviglio i sovietici concordarono una compensazione economica.[19]

La nave in attesa della cessione all'Unione Sovietica

Il trattato prevedeva che le navi destinate alla cessione, fossero cedute in condizione di operare e pertanto prima della cessione l'unità venne sottoposta ad alcuni lavori di ripristino, effettuati presso l'Arsenale di La Spezia.

La consegna delle navi ai sovietici sarebbe dovuto avvenire in tre fasi a partire da dicembre 1948 per concludersi nel giugno successivo. Le unità principali erano quelle del primo e del secondo gruppo. Del primo gruppo facevano parte il Cesare, l'Artigliere e ai due sommergibili, mentre il del secondo gruppo facevano parte il Duca d'Aosta il Colombo e le torpediniere. Per tutte le navi la consegna sarebbe avvenuta nel porto di Odessa, ad eccezione della corazzata e dei due sommergibili la cui consegna era prevista nel porto albanese di Valona, in quanto la Convenzione di Montreux non consentiva il passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e sommergibili appartenenti a stati privi di sbocchi sul Mar Nero.[19] Il trasferimento sarebbe dovuto avvenire con equipaggi civili italiani sotto il controllo di rappresentanti sovietici e con le navi battenti bandiera della Marina Mercantile, con le autorità governative italiane responsabili delle navi sino all'arrivo nei porti dove era prevista la consegna. Per prevenire possibili sabotaggi, le navi dei primi due gruppi sarebbero state condotte ai porti di destinazioni senza munizioni a bordo, che sarebbero state trasportate successivamente a destinazione con normali navi da carico, ad eccezione della corazzata, consegnata con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100 colpi dei cannoni principali e l'intera dotazione di 32 siluri da 533mm dei due battelli.[19]

Al comando dell'unità venne designato il capitano di 1º rango Semën Michailovič Lobov (cirillico: Семён Михайлович Лобов) che nel corso del secondo conflitto mondiale era stato prima comandante di cacciatorpediniere e poi di squadriglia in Estremo Oriente e successivamente, dopo aver lasciato il comando dell'incrociatore italiano, avrebbe comandato l'incrociatore Vorošilov e dal 1951 la nave da battaglia Sevastopol', per poi raggiungere nel 1970 il grado di ammiraglio di flotta, il secondo più alto grado della Marina Sovietica.[19]

La nave nel 1950 all'ancora nel Mar Nero

L'Unione Sovietica, dopo la resa e l'uscita dall'Asse dell'Italia, già nel corso della Conferenza di Mosca, nell'incontro tra i ministri degli esteri delle tre principali potenze alleate, Eden, Hull e Molotov, aveva richiesto una consistente quota di naviglio militare e mercantile italiano in conto riparazione danni di guerra, ed aveva ribadito tale richiesta nell'incontro tra Stalin, Roosevelt e Churchill alla Conferenza di Teheran trovando l'appoggio del presidente americano; ma essendo in quel momento l'Italia cobelligerante con gli Alleati, non venne ritenuta opportuna la spartizione della flotta italiana, per cui i sovietici ricevettero in cambio, a titolo di prestito, da americani e britannici, in attesa che con la fine del conflitto fosse stata decisa la sorte della flotta italiana,[20] alcune unità, che prestarono tutte servizio nella Flotta del Nord e vennero restituite al termine del conflitto, tranne un cacciatorpediniere perso per cause belliche.[19][21] Tra le navi che i sovietici ricevettero a titolo di prestito c'erano alcuni cacciatorpediniere della classe Town, tre battelli classe U, la vecchia corazzata britannica Royal Sovereign, ribattezzata Archangel'sk durante il periodo trascorso sotto la bandiera sovietica e l'incrociatore leggero statunitense Milwaukee, della classe Omaha ribattezzato Murmansk dai sovietici e restituito agli Stati Uniti il 16 marzo 1949 dopo la consegna del Duca d'Aosta.

Inizialmente, prima del trattato di pace era stato stabilito che l'incrociatore italiano avrebbe dovuto chiamarsi Stalingrad in ricordo della battaglia di Stalingrado, ma l'idea venne abbandonata per dare il nome Stalingrad ad un futuro incrociatore da battaglia del Progetto 82 la cui realizzazione, andata molto a rilento, venne poi interrotta nella seconda metà degli anni cinquanta.

La bandiera di guerra dell'incrociatore conservata al sacrario delle bandiere del Vittoriano

La nave, con la sigla 'Z 15',[22] fu consegnata alla Marina Sovietica, nel porto di Odessa, il 2 marzo 1949.

La bandiera di guerra dell'unità è conservata a Roma al Sacrario delle Bandiere del Vittoriano.

La nave, scartata l'ipotesi iniziale di essere ribattezzata Stalingrad, in attesa della consegna era stata prima ribattezzata Admiral Ušakov e poi Odessa, dopo essere entrata a far parte della Marina Sovietica ebbe il nome definitivo Kerč' (in russo: Керчь) ed inquadrata nella flotta del Mar Nero.[19] In nome della nave è dedicato alla città eroina di Kerč', un porto nella parte est della penisola di Crimea.

Il 7 febbraio 1956 la nave venne ritirata dal servizio attivo e impiegata come nave scuola fino all'11 maggio 1958, quando venne classificata unità sperimentale con la denominazione "OS 32".[19][23]

Il 20 febbraio 1959 la nave venne radiata ed avviata alla demolizione,[19] avvenuta nel 1961.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Emanuele Filiberto Duca d'Aosta in marina.difesa.it. URL consultato il 28 giugno 2014.
  2. ^ Cannoni & Munizioni. URL consultato il 3-2-2008.
  3. ^ Italy 152 mm/53 (6") Models 1926 and 1929. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  4. ^ Italy 100 mm/47 (3.9") Models 1924, 1927 and 1928
  5. ^ Italian 90 mm/50 (3.5") Model 1939. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  6. ^ Italian 13.2 mm/75.7 (0.52") MG Model 1931. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  7. ^ Italian 37 mm/54 (1.5") Models 1932, 1938 and 1939. URL consultato il 19 febbraio 2008.
  8. ^ L'aviazione Navale Italiana. URL consultato il 24-10-2008. di Sebastiano Tringali
  9. ^ I motti delle navi italiane, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1962, pp. 40.
  10. ^ http://www.smalp.it/aosta.htm Il Battaglione Alpini "Aosta"
  11. ^ La Regia corazzata Emanuele Filiberto. URL consultato il 25-09-2009.
  12. ^ La I battaglia della Sirte. URL consultato il 19-03-2008.
  13. ^ La prima battaglia della Sirte. URL consultato il 19-03-2008.
  14. ^ La battaglia di mezzo giugno. URL consultato il 15-12-2007.
  15. ^ La battaglia di mezzo giugno. URL consultato il 17-03-2008.
  16. ^ E. Bagnasco M. Brescia - Cacciatorpediniere classi “Freccia/Folgore”, “Maestrale” e “Oriani” - opera citata pagg. 126/127
  17. ^ Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 309
  18. ^ Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 305
  19. ^ a b c d e f g h Sergej Berežnoj, traduzione e annotazioni: Erminio Bagnasco, Navi italiane all'URSS in Storia Militare, nº 23, agosto 1995, pp. 24–33, ISSN 1122-5289.
  20. ^ Bertoldi Silvio, " e ora consegnate la flotta a Stalin " in Corriere della sera, 19 maggio 1994, p. 29. URL consultato il 4 maggio 2009.
  21. ^ La rivista Storia Militare n° 23 dell'agosto 1995, nell'articolo "Navi italiane all'URSS" (fonte citata), riporta che delle unità che i sovietici ricevettero in prestito andarono persi un cacciatorpediniere ed un sommergibile, ma in realtà tutti i sommergibili, i cui nomi originali erano erano Unbroken, Unison e Ursula, vennero restituiti agli inglesi, mentre ad andare perduto fu il solo cacciatorpediniere Dejatel'nyj, ex Churchill, affondato da un U-Boot tedesco il 16 gennaio 1945 mentre scortava un convoglio tra la penisola di Kola e il Mar Bianco
  22. ^ Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla alfanumerica. Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera 'Z': Cesare Z 11, Artigliere Z 12, Marea Z 13, Nichelio Z 14, Duca d'Aosta Z15, Animoso Z 16, Fortunale Z 17, Colombo Z 18, Ardimentoso Z 19, Fuciliere Z 20; le navi consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Eritrea E1, Oriani O3, Regolo R4, Scipione Africano S7; per le navi consegnate a Jugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere 'Y' e 'G': l'Eugenio di Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2. Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente all'aliquota di naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - Erminio Bagnasco, La Marina Italiana. Quarant'anni in 250 immagini (1946-1987) in supplemento "Rivista Marittima", 1988, ISSN 0035-6984.
  23. ^ OS= Opytnoye Sudo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Pier Paolo Bergamini, Le forze navali da battaglia e l'armistizio in supplemento "Rivista Marittima", nº 1, gennaio 2002, ISSN 0035-6984.
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