Elogio della follia

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Elogio della Follia
Titolo originale Stultitiæ Laus
HolbeinErasmusFollymarginalia.jpg
Uno spiritoso disegno di Hans Holbein il Giovane della Follia (1515), nella prima edizione, una copia posseduta da Erasmo stesso (Kupferstichkabinett, Basel)
Autore Erasmo da Rotterdam
1ª ed. originale 1509
Genere Saggistica
Lingua originale latino

Elogio della Follia (titolo originale in latino: Stultitiæ Laus; in greco: Morias Enkomion (Μωρίας Εγκώμιον), olandese: Lof der Zotheid) è un saggio scritto da Erasmo da Rotterdam nel 1509 e pubblicato per la prima volta nel 1511.

Il lavoro fu redatto, compilato e completato originariamente nel giro di una settimana mentre soggiornava con Tommaso Moro nella residenza di quest'ultimo a Bucklersbury. Elogio della follia è considerato uno dei lavori letterari più influenti della civiltà occidentale e uno fra i catalizzatori della Riforma protestante.

Erasmo dedica la sua opera proprio al suo amico Tommaso Moro, e gioca sul doppio significato del titolo "Moriae Encomium" che potrebbe essere tradotto anche come "Elogio di Moro". Nella dedica a quest'ultimo Erasmo da Rotterdam sottolinea il carattere satireggiante del saggio, nato durante un periodo di malattia ed ozio forzato, e volto a suscitare il riso degli amici. Il fine ultimo della scrittura dell'opera non era infatti la pubblicazione, e lo stesso Erasmo rimase sbalordito dal successo riscosso. Prima della morte di Erasmo il libro era stato ristampato più volte e tradotto in Francese e Tedesco. Subito dopo ne seguì pure un'edizione inglese.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il saggio si apre con un elogio da parte della Follia - che parla in prima persona- di sé stessa. Subito essa prende le distanze dai "mortali" lasciando intendere la sua natura divina. Figlia di Plutos e della Giovinezza e allevata dall'ignoranza e dall'ubriachezza, i cui fedeli compagni includono Philautia (Vanità), Kolakia (Adulazione), Lethe (Dimenticanza), Misoponia (Accidia), Hedone (Piacere), Anoia (Demenza), Tryphe (Licenziosità), Komos (Intemperanza) ed Eegretos Hypnos (sonno mortale); la Morìa descrive se stessa come portatrice di allegria e spensieratezza, e giustifica l'autoelogio con la sua natura schietta, che si rivela anche nel linguaggio diretto. Nel libro si riportano numerosi esempi e citazioni a favore della grandezza della Pazzia, e della sua utilità per la felicità dell'essere umano. Essa è in noi fin dall'atto stesso della nascita, che non potrebbe avvenire senza la sua presenza, e ci accompagna durante tutta la vita aiutandoci nella relazioni interpersonali e nell'autocompiacimento, fino alla vecchiaia, che "neppure ci sarebbe" "se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza". Nell'ultima parte si ha un esame critico degli abusi della dottrina cattolica e di alcune pratiche corrotte della Chiesa cattolica romana - alla quale peraltro Erasmo era stato sempre fedele. La posizione critica si estende però solo ai religiosi - senza risparmiare nessuno, dagli ordini mendicanti ai pontefici - e mai a Dio, che è l'unico essere perfetto, e nella sua perfezione ha in sé anche un pizzico di follia. Moira conclude dicendosi "dimentica di quello che ha appena detto" ed invitando gli ascoltatori stessi a scordare l'orazione, spronandoli piuttosto ad applaudire, vivere e bere.

Il contesto sociale e culturale[modifica | modifica sorgente]

Influenza ed ispirazione[modifica | modifica sorgente]

Erasmo da Rotterdam (1466/69 - 1536) vive a cavallo fra Medioevo e Rinascimento, in un'epoca caratterizzata da numerose rivoluzioni su diversi ambiti: egli nasce poco dopo l'invenzione della stampa (1455), ha fra i 23 ed i 26 anni nella data della scoperta dell'America (la data di nascita è incerta), è testimone di un periodo di grande frammentazione cristiana. Tutti questi elementi sono alla base del suo pensiero umanista, che si riflette nell'"Elogio della Follia", ispirato, secondo Giovanni Papini, dal lavoro di un umanista italiano, il De triumpho stultitiae di Faustino Perisauli, opera ripubblicata presso Il Fauno editore, Firenze, 1963, con studio introduttivo di Alberto Viviani e note di Giannino Fabbri.

La religione[modifica | modifica sorgente]

"Stultitiæ Laus" fu scritto al ritorno di un deludente viaggio da Roma, dove l'autore aveva rifiutato di essere promosso gerarchicamente nella curia papale. L'accesa critica alla corruzione della Chiesa rivela Erasmo come uno dei massimi esponenti dell'Umanesimo cristiano. Nel saggio l'autore nomina più volte le indulgenze con accezione negativa, trovandosi su questo punto d'accordo con Martin Lutero, coevo di Erasmo. Nonostante questo Erasmo non condivide la posizione del riformista tedesco e scrive, sempre con tono satireggiante, il "De libero arbitrio", a cui Lutero risponde un anno dopo con il trattato "De Servo Arbitrio" (1525). La posizione di Erasmo di umanista cristiano, desideroso di ricavare il significato originale dai testi sacri, è sottolineata nella critica agli ordini mendicanti. L'autore satireggia sulla ricerca da parte di questi della povertà apostolica senza per altro osservare i veri valori cristiani come quello della carità.

Rinascimento e Classicità[modifica | modifica sorgente]

Il Cinquecento e tutto il periodo rinascimentale sono caratterizzati dalla riscoperta della classicità greca e romana. Numerose sono le traduzioni di testi antichi in latino: lo stesso Erasmo, insieme a Tommaso Moro aveva tradotto lavori di Luciano di Samosata, famoso satirico greco -il quale viene citato più volte- ed altre opere. Ritroviamo in "Elogio della Follia" costanti allusioni ad importanti scrittori latini quali Virgilio e Seneca, e di filosofi greci, fra i quali il più citato è Platone ed in particolare il mito della caverna (Repubblica). Il richiamo alla filosofia è però usato contro la stessa, a favore invece dell'insipienza, ovvero della follia: "Che differenza pensate vi sia fra coloro che nella caverna di Platone contemplano le ombre e le immagini delle varie cose, senza desideri, paghi della propria condizione, e il sapiente che, uscito dalla caverna, vede le cose vere?"

La donna secondo Erasmo[modifica | modifica sorgente]

In passato, la donna ha sempre avuto un ruolo di secondo piano. Le sue mansioni erano quelle di procreare, governare la casa ed i figli. Se nel Rinascimento si compiono notevoli passi avanti verso la cultura, la posizione della donna rimane comunque confinata all'ambiente domestico. I casi di donne importanti e regine sono rari e creano scandalo. Enrico VIII, re d'Inghilterra, nei primi decenni del Cinquecento chiede il divorzio da Caterina di Aragona, che non era in grado di dargli un erede maschio.[1] La nascita di una figlia creava sempre una certa preoccupazione in confronto alla gioia di un figlio. Erasmo nomina più volte la donna con accezione sì positiva, ma satireggiante: la donna è felice in quanto folle, è un "animale, sì stolto e sciocco, ma deliziosamente spassoso." "E, se per caso una donna volesse passare per saggia, ottiene solo di essere due volte folle". E solo grazie alla follia è possibile procreare: chi può pensare di sposarsi e convivere tutta la vita con una donna, se non un pazzo, spinto dal desiderio sessuale, che è un istinto irrazionale? Erasmo dunque esprime esplicitamente la misoginia dell'epoca - è in questo periodo, infatti, che si consolida la caccia alle streghe - e testimonia chiaramente in "Elogio della Follia" la mentalità rinascimentale in questo ambito.

Il linguaggio[modifica | modifica sorgente]

Il tono scherzoso adottato dall'autore gli permette di rivolgere abbondanti critiche non solo a retorici, alchimisti, giocatori d'azzardo, ma anche a persone importanti come principi, nobili, e soprattutto ecclesiastici, senza correre rischi. Papa Leone X trovò il saggio divertente, nonostante l'accusa ai pontefici fosse esplicita. La Follia parla in modo diretto, senza contraddizioni: "non simula in volto una cosa, mentre ne ha un'altra nel cuore". Il linguaggio utilizzato da Erasmo è però dotto, tipico di un intellettuale.

La fortuna[modifica | modifica sorgente]

Il libro fu fatto pubblicare dagli amici di Erasmo, ai quali l'autore aveva fatto leggere l'inizio "perché- come dice lui stesso- maggiore allegria ne venisse dal ridere in compagnia". Questi, entusiasti, lo esortarono a continuare, ed una volta completato lo portarono in Francia, dove fu pubblicato pieno di errori e mancante di una parte. Ben presto se ne diffusero molte versioni, tradotte in varie lingue.

Influenzò l'insegnamento della retorica durante la fine del sedicesimo secolo, e l'arte dell'adossografia o elogio di soggetti senza valore divenne un esercizio popolare nelle scuole di Grammatica elisabettiane: si veda Charles O. McDonald, La Retorica della Tragedia (Amherst, 1966). La prima edizione non presenta illustrazioni. Una delle copie fu illustrata con disegni di Hans Holbein il Vecchio.

In "Elogio della Follia" ritroviamo l'opera più famosa di Erasmo da Rotterdam, pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori Editore, ultima ristampa nel 2001. Johan Huizinga, autore di "Erasmo", descrive Moriae Encomium come l'unica sua opera imperitura, perché scritta da un 'Erasmus ludens' che, con essa, "diede al mondo ciò che nessuno al di fuori di lui poteva dare".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico VIII fu appoggiato nel divorzio da Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury. Dopo il divorzio il re fu scomunicato, questo lo spinse a dichiarare l'Atto di Supremazia che nel 1534 diede origine alla Chiesa anglicana

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