Elizabeth: The Golden Age

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Elizabeth: The Golden Age
Elizabeththegoldenagescreen.jpg
Cate Blanchett nei panni della regina Elisabetta
Titolo originale Elizabeth: The Golden Age
Paese di produzione Regno Unito, Francia
Anno 2007
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere storico, drammatico
Regia Shekhar Kapur
Soggetto William Nicholson e Michael Hirst
Sceneggiatura William Nicholson e Michael Hirst
Fotografia Remi Adefarasin
Montaggio Jill Bilcock e Andrew Haddock
Musiche Craig Armstrong e A.R. Rahman
Scenografia Guy Dyas e Richard Roberts
Costumi Alexandra Byrne
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Donna. Guerriero. Regina. »
(tagline del film)

Elizabeth: The Golden Age è un film del 2007 diretto da Shekhar Kapur, seguito di Elizabeth (1998).

Presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Première, è uscito nelle sale italiane il 26 ottobre 2007.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1585 l'Europa è scossa dalla Guerra santa intrapresa da Filippo II di Spagna: solo la regina anglicana d'Inghilterra, Elisabetta, osa opporglisi. La regina, oltre alle preoccupazioni di politica estera, deve anche interessarsi dei problemi interni al suo regno dal momento che, non essendosi sposata e non avendo figli, il suo trono potrebbe essere ereditato dalla sua cugina cattolica Maria Stuart, regina di Scozia, tenuta prigioniera dalla sovrana inglese in un castello.

Mentre Elisabetta prende in considerazione le proposte di matrimonio avanzate da molti sovrani europei, a corte arriva un affascinante corsaro, Sir Walter Raleigh, che porta con sé le novità delle Americhe e dichiara di aver fondato una colonia in nome della regina, battezzata Virginia in nome della sua verginità. L'avventuriero, però, porta anche molti dubbi nella tormentata intimità della regina, divisa tra la sua femminilità repressa e la ragion di Stato.

Mary Stuart, ingannata da Filippo II, prende parte ad un complotto organizzato dai cattolici per assassinare la regina d'Inghilterra. Grazie al consigliere Francis Walsingham, capo delle spie di Elisabetta, l'attentato viene sventato, ma quest'ultima deve prendere un'amara decisione: mandare a morte la sua stessa cugina, accusata di tradimento. Con la decapitazione della regina Mary, Filippo II ottiene finalmente il valido pretesto tanto atteso per attaccare l'Inghilterra con la sua Invincibile Armata, che ora veleggia contro le coste inglesi.

Nel frattempo Elisabetta scopre che la sua dama di corte più fidata, Elizabeth "Bess", è rimasta incinta di Raleigh e che lo ha sposato senza il suo consenso. Adirata, la regina caccia via la ragazza e fa arrestare il corsaro Raleigh, che farà liberare poco dopo ritenendolo necessario per la battaglia contro gli spagnoli. Elisabetta, pronta a difendere il suo regno, indossa l'armatura e, dall'alto del suo destriero, arringa i suoi soldati incitandoli alla vittoria: la battaglia navale, condotta da Raleigh e da Francis Drake, porta gli esiti sperati sventando la minaccia spagnola. La vittoria inglese segna l'inizio di un lungo periodo di pace e prosperità per il regno elisabettiano. Alla fine del film Elisabetta perdona Bess e Walter Raleigh, dando la sua benedizione al loro bambino.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Il brano utilizzato nel trailer del film è "My Name is Lincoln" di Steve Jablonsky, già utilizzata due anni prima dal film fantascientifico The Island di Michael Bay.

La colonna sonora è stata composta da Craig Armstrong e A. R. Rahman.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

A livello tecnico il film è stato criticato per l'eccessiva lentezza di alcune scene nella parte centrale[1]. A livello di contenuti, invece, risulterebbe in generale forzatamente anticattolico, a scapito della realtà storica. Il film tende, infatti, ad idealizzare il personaggio di Elisabetta, demonizzando per contro i cattolici, rappresentati dalle figure di Filippo II, l'Ambasciatore spagnolo e Mary Stuart che, mossi da un fervore religioso che sfiora il fanatismo, fa loro ordire piani di morte e di conquista contro l'Inghilterra e la regina Elisabetta[1].

La critica più rilevante in questo senso è stata quella dello storico Franco Cardini sul quotidiano Avvenire, dove si possono trovare utili precisazioni a livello storiografico[2].

Inesattezze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • La regina viene rappresentata come una persona tollerante verso le credenze religiose; nella realtà, per quanto spinta da motivazioni politiche più che prettamente religiose, limitò fortemente sia la libertà dei cattolici che quella di coloro che appartenevano alle correnti più radicali del protestantesimo (puritani, presbiteriani).
  • Storicamente, quando Sir Walter Raleigh fece il suo ingresso nella corte inglese, la regina Elizabeth I aveva 53 anni, mentre nel film viene rappresentata molto più giovane.
  • Raleigh si presenta alla regina dicendo di aver appena scoperto la Virginia e di averla battezzata così in suo onore; ciò successe effettivamente nel 1585, ma l'ingresso di Raleigh a corte è posteriore di circa un anno.
  • Raleigh non prese mai parte allo scontro navale con l'Invincibile Armata spagnola.
  • Filippo II ebbe tre figlie: Isabella Clara e Caterina Michela (nate tra il 1566 e il 1567, quindi adulte nel 1585) e Maria che, nata nel 1580, morì appena tre anni dopo. La principessa mostrata nel film è Isabella, qui nelle vesti di una bambina, mentre storicamente all'epoca era ventenne.
  • Filippo II, come documentato dai ritratti di Tiziano Vecellio, aveva gli occhi castani, era biondo e soffriva di un lieve mento asburgico, mentre il personaggio del film, interpretato da Jordi Mollà, ha gli occhi molto chiari ed è moro. Per questo motivo le caratteristiche estetiche di Mollà erano considerate inadeguate al momento della formazione del casting, visto che anche i ritratti iniziali del film, già pronti al momento della scelta del cast, raffiguravano il re spagnolo con le caratteristiche originali. Heath Ledger sembrava esser stato scelto per il ruolo, tuttavia poco prima dell'inizio delle riprese il regista comunicò che l'attore spagnolo Jordi Mollà, che era stato appena scritturato per il ruolo del corsaro inglese poi andato a Clive Owen, aveva scalzato Ledger nei panni del re Filippo e che sarebbero stati rifatti i disegni iniziali sulla base delle caratteristiche fisiche di Mollà, con una motivazione apparentemente banale, ovvero l'accento spagnolo dell'attore nella lingua inglese che non lo rendeva convincente nel cockney parlato e la volontà da parte dell'attore stesso di interpretare un ruolo molto differente dai suoi ruoli abituali. Nonostante le critiche degli storici Mollà non fu snaturato con colorazione per capelli e lenti a contatto.
  • In una delle scene iniziali si intravede un esemplare di West Highland White Terrier, ma questa razza canina venne introdotta solo intorno all'anno 1870, quindi circa tre secoli dopo gli eventi narrati nel film.
  • Nel film alla regina viene proposto in matrimonio Ivan IV il Terribile. Il film inizia partendo dal 1585 quando Ivan IV morì l'anno precedente, nel 1584.

Gli incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha incassato nella prima settimana 6,1 milioni di dollari negli Usa e in Canada, arrivando al 6º posto nel box office[3]. In Italia, solamente nel weekend d'apertura, ha incassato 1,2 milioni di euro[4].

Premi e nomination[modifica | modifica wikitesto]

Premi Oscar 2008[modifica | modifica wikitesto]
Golden Globe 2008[modifica | modifica wikitesto]
BAFTA 2008[modifica | modifica wikitesto]
David di Donatello 2008[modifica | modifica wikitesto]
  • Nomination Miglior film dell'Unione Europea
Nastro d'argento 2008[modifica | modifica wikitesto]
  • Nomination Miglior film europeo
SAG Awards 2008[modifica | modifica wikitesto]
Satellite Awards 2007[modifica | modifica wikitesto]
Critics' Choice Movie Awards 2008[modifica | modifica wikitesto]
  • Nomination Critics' Choice Movie Awards per la migliore attrice a Cate Blanchett

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tiziana Cappellini, "Elizabeth the Golden Age" di Shekhar Kapur, 28-10-2007. URL consultato il 20-10-2010.
  2. ^ Franco Cardini, "Elizabeth: The Golden Age" Un film che falsa la storia e ricicla tutti i cliché anglosassoni contro l'«oscurantismo papista», «Europa Oggi Magazine» (articolo originariamente apparso su Avvenire), 30-10-2007. URL consultato il 20-10-2010.
  3. ^ Elizabeth: The Golden Age (2007) - Weekend Box Office, Box Office Mojo. URL consultato il 20-10-2010.
  4. ^ Classifica Box Office Italia 2007/2008, MYmovies.it. URL consultato il 20-10-2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema