Elfi (Terra di Mezzo)

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« [...] in quell'ora si destarono i Figli della Terra, i Primogeniti d'Ilúvatar. Presso il lago illuminato dalle stelle di Cuiviénen, L'Acqua del Risveglio, essi si levarono dal sonno d'Ilúvatar; e, mentre se ne stavano ancora silenziosi presso Cuiviénen, i loro occhi videro per prima cosa le stelle del cielo. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion[1])
Un gruppo di elfi nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson.

Gli Elfi sono una razza di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. La loro complessa storia è descritta per intero solo ne Il Silmarillion ed è menzionata in parte anche ne Il Signore degli Anelli. Gli Elfi furono i primi abitanti della Terra di Mezzo in grado di parlare. A volte sono chiamati i Primogeniti o i Figli Maggiori (in contrasto con gli Uomini, il Secondo Popolo). Gli Elfi chiamano se stessi Quendi (cioè "coloro che parlano con voci"), in onore del fatto che, quando vennero creati erano gli unici in grado di parlare. Il Vala Oromë fu il primo che li chiamò Eldar (ovvero "Popolo delle stelle") perché si risvegliarono sotto le stelle, ma il nome è generalmente considerato escludente gli Avari.

Storia degli Elfi[modifica | modifica sorgente]

Il risveglio e gli Anni Antichi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Risveglio degli Elfi.

I primi Elfi si destarono sulle rive di Cuivienen, una baia riparata di quello che allora era il Mare di Helcar ed il cui nome significa Acqua del Risveglio, nelle regioni nord orientali della Terra di Mezzo, proprio appena Varda terminò la forgiatura del Valacirca, la falce dei Valar, una costellazione brillante che si staglia nel mezzo del cielo.

Appena destati, volsero il loro sguardo verso il cielo e pronunciarono la parola "Ele!", ovvero "guarda!", la prima mai pronunciata in lingua elfica. Per questo motivo furono chiamati Eldar da Oromë, nella loro stessa lingua.

I primi anni gli Elfi abitarono nei pressi di Cuivienen, all'ombra degli Orocarni, esplorando le zone circostanti la baia ma non allontanandosi troppo per paura di venire catturati dal cavaliere nero; questi non era altro che il nome usato dagli elfi per chiamare i servi di Morgoth, i quali lo informarono della nascita dei Primigeni; il Vala Caduto diede quindi ordine di catturarne alcuni che si allontanavano troppo dalla baia e di trarli in Utumno; lì, per mezzo di arti oscure e perverse, i malcapitati vennero distorti, andando a generare l'orrenda razza degli Orchi.

Quando Oromë li scoprì, essi si nascosero timorosi che anch'egli fosse un demone, ma poi conquistò la loro fiducia e scelse tre di loro da portare a Valinor: Ingwë, Finwë ed Elwë. Questi videro lo splendore del Reame Beato e la luce degli Alberi, ed una volta tornati convinsero buona parte degli Elfi a seguirli verso Valinor: coloro che accettarono furono poi chiamati Calaquendi, gli Elfi Luminosi; altri invece scelsero di rimanere, e vennero chiamati Moriquendi, Elfi Tenebrosi o Scuri, detti anche Avari, i riluttanti.

Gli Eldar in viaggio[modifica | modifica sorgente]

La marcia degli Eldar verso Valinor fu lunga e si protrasse negli anni, e fu ostacolata da Morgoth in tutti i modi possibili (per esempio erigendo le Montagne Nebbiose), tanto che circa un terzo degli Elfi effettivi partiti giunse alla fine in Aman. Chi più di tutti subì perdite furono i Teleri, la schiera più grande guidata da Elwë e da Olwë suo fratello; molti di loro furono scoraggiati dalle Montagne Nebbiose e ripiegarono verso la Valle dell'Anduin, andando a costituire i Nandor guidati da un certo Lenwë, mentre lo stesso Elwë si smarrì nei boschi del Beleriand dove incontrò la Maia Melian, di cui si innamorò e con la quale fondò in seguito il regno del Doriath, restando infine nella Terra di Mezzo. Così, mentre quasi tutti i Noldor, il popolo di Finwë, e tutti i Vanyar, la schiera di Ingwë, traversarono il Grande Mare giungendo infine in Aman, i Teleri si attardarono nella Terra di Mezzo per cercare Elwë; solo in seguito il Maia Ossë, Signore delle Risacche, trasportò i Teleri in Aman per mezzo di Tol Eressea; tuttavia alcuni Teleri rimasero nel Beleriand, e andarono a costituire quello che in seguito sarebbe diventato il regno delle Falas, sotto l'egida di Cirdan il Carpentiere.

In quello stesso periodo, i Valar decisero di muovere guerra a Morgoth, ed attaccarono la fortezza di Utumno, catturandolo e portandolo in prigionia a Valinor. Non catturarono tuttavia Sauron, il principale servo di Morgoth, che si rifugiò ad Angband aspettando pazientemente il ritorno del suo Sire.

Gli Eldar in Aman e i Sindar nella Terra di Mezzo[modifica | modifica sorgente]

Giunti a Valinor, le Tre Stirpi furono accolte dai Valar e si insediarono nelle città di Valimar e di Tirion, oltre che nella valle del Calacirya, il Passo della Luce; i Teleri rimasero su Tol Eressea, ed in seguito alcuni di loro, guidati da Olwë, costruirono il porto di Alqualondë sulle coste di Aman a nord di Tol Eressea e del Calacirya. I Noldor ed i Vanyar costruirono bellissime torri e bianche case con le quali abbellirono Tirion e Valimar, mentre i Teleri cosparsero di gemme preziose le coste di Eressea e Alqualondë, in modo che la Luce dei Due Alberi vi si riflettesse e creasse spettacoli di colori e riflessi.

La vita degli Eldar in Aman fu dunque felice e prospera, e questa beatitudine durò migliaia e migliaia di anni, periodo nel quale prosperarono e eccelsero nelle più svariate arti.

Negli anni della permanenza degli Eldar in Valinor, nella Terra di Mezzo gli Avari si sparsero lentamente per tutto il continente, specialmente ad oriente e a sud.

Il Regno del Doriath, nel Beleriand, prosperava sotto la guida di re Thingol, nome Sindarin di Elwë, e di sua moglie Melian. Anche i Teleri delle Falas, guidati da Cirdan, prosperarono.

Nel Beleriand inoltre si trasferirono parte dei Nandor, guidati da Denethor figlio di Lenwë, che si stabilirono nell'Ossiriand creando il popolo dei cosiddetti elfi verdi, a causa delle tonalità dei vestiti.

La fine della Beatitudine e l'Offuscamento di Valinor[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Silmarillion.

Accadde però che Morgoth, dopo tre Ere di prigionia, venisse liberato e ricevesse il perdono di Manwë, con il divieto però di lasciare Valinor.

Gli Eldar all'inizio ne diffidarono, tuttavia egli, per nulla pentito, cominciò a diffondere voci e discordie tra gli elfi, e con le sue arti ne conquistò la fiducia e insegnò loro, in gran segreto, a forgiare armi e attrezzature belliche. Morgoth era in effetti in quegli anni il fabbro più abile di Arda, ad eccezione di Fëanor, il primogenito di Finwë. Questi diffidava di Morgoth (fu infatti lui a coniare il termine Morgoth, che significa nero nemico del Mondo, che andò a sostituire il nome originale del Vala Caduto, ovvero Melkor) e non credeva al suo pentimento, tuttavia ne fu influenzato negativamente e cominciò a covare rancore verso i Valar stessi, iniziando a ponderare quella linea di pensiero che avrebbe portato successivamente alla Ribellione.

Accadde che, poco dopo la liberazione di Morgoth, Fëanor creasse la sua opera massima, ovvero le Tre Gemme chiamate Silmaril, che contenevano lo splendore della Luce degli Alberi. Varda e Yavanna le benedissero come migliori opere mai create, e Morgoth ne fu geloso e desiderò fortemente impadronirsene. Diede perciò fondo alle sue arti e diffuse ulteriori nequizie.

Fu allora che Fëanor iniziò a parlare apertamente della possibilità di un ritorno nella Terra di Mezzo, sicché (secondo lui) i Valar non tenevano gli Eldar in Aman per amore, bensì per impedire che questi creassero regni e domini potenti nella Terra di Mezzo, tenendoli insomma in una sorta di gabbia dorata.

I Valar chiamarono Fëanor in Valimar e ne decretarono un periodo di allontamanento; sicché egli, insieme al padre Finwë e ad alcuni Noldor suoi apprendisti forgiatori si ritirò nel Nord del paese, costruendo la città di Formenos; ivi accumulò la maggioranza delle ricchezze da lui prodotte, compresi i Silmaril.

Fu allora che Morgoth fuggì da Valinor e andò nel sud di Aman, dove dimorava un'orrenda creatura aracniforme chiamata Ungoliant; insieme a questa, durante una festa tenuta dai Valar a cui parteciparono tutti gli Eldar eccetto Finwë, si recarono a Formenos e uccise il Re dei Noldor, dopodiché rubarono i Silmaril e, cosa ben più grave, devastarono i Due Alberi, facendo piombare la tenebra sul Reame Beato

La profezia di Mandos ed il ritorno nella Terra di Mezzo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sorte dei Noldor.

Le Guerre dei Gioielli e la Prima Era[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Silmarillion.

Il ritorno a Valinor e la Seconda Era[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gil-Galad e Celebrimbor.

Terza e Quarta Era[modifica | modifica sorgente]

Nella Terza Era pochi dei Noldor rimanevano nella Terra di Mezzo: la maggioranza di essi vivevano nel Lindon sotto la guida di Cirdan, o ad Imladris sotto l'egida di Elrond.

I Sindar invece erano abbastanza numerosi, e dimoravano prevalentemente nel Lothlorien guidati da Celeborn e Galadriel, o nel Reame Boscoso, sotto la guida di Thranduil, padre di Legolas della Grigia Compagnia.

È ipotizzabile che nelle regioni orientali e meridionali della Terra di Mezzo risiedesse ancora una grande quantità di Avari. Nel The War of the Jewels, Tolkien fornisce i nomi di sei delle stirpi degli Avari, che ancora abitavano nella Terra di Mezzo sul finire della Terza Era: Kindi, Cuind, Hwenti, Windan, Kinn-lai, Penni. I nomi sono nelle sei principali lingue avare, e significano l'equivalente quenya di "Quendi", ovvero coloro che parlano con voci proprie. Essi erano i nomi che gli Avari davano a loro stessi. Nota Tolkien, "essi avevano evidentemente continuato a chiamare se stessi *kwendî, in relazione a quelli che andarono via (che sono gli Eldar) come disertori."

All'inizio della Quarta Era, la maggioranza dei Noldor rimasti partirono per Valinor; ben pochi ne rimasero.

Nella Quarta Era e presumibilmente nelle successive, la stirpe elfica nella Terra di Mezzo fu dunque rappresentata principalmente dagli Avari e dai Sindar.

Suddivisione e Stirpi[modifica | modifica sorgente]

Separazione degli elfi a seguito dell'esilio dei Noldor.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisione degli Elfi.

Gli elfi che si trasferirono a Valinor, detti Calaquendi, si dividono in tre stirpi: Vanyar, Noldor e Teleri. I Vanyar eccellono nel canto, nella poesia e nell'epica. Sono i più simili ai Valar in quanto a nobiltà d'animo, bellezza e potere, e risiedono soprattutto nella città di Valimar. In un certo senso costituiscono una sorta di casata reale degli elfi, e a loro si rivolgono tutti gli altri per ricevere saggi consigli. Il re dei Vanyar è Ingwe, il primo dei tre Padri degli Elfi che mise piede in Valinor e vide la Luce degli Alberi. Sono la stirpe elfica più cara a Manwe e Varda, dai quali i Vanyar hanno appreso la maggior parte delle loro conoscenze. Nessun Vanyar ha mai più desiderato tornare nella Terra di Mezzo.

I Noldor risiedono a Tirion e Formenos, sono i più amati da Aulë e sono gli elfi con maggiori abilità e conoscenze. Possessori di una scienza vasta e profonda, sono quelli con maggiori capacità intellettive e manuali; molto nobili e affascinanti, sono particolarmente orgogliosi delle loro opere, bramano una sempre maggiore conoscenza e non si fermano dinanzi a nulla per ottenere ciò che vogliono; spesso questa cieca determinazione li ha portati allo sbando. Eccellono nelle arti figurative, cioè pittura, scultura e architettura, sono anche abili ingegneri ed esperti di scienza metallurgica; sanno lavorare quasi al pari di Aule tutti i metalli e amano soprattutto la raffinatura delle gemme: le loro opere di gioielleria hanno un valore incommensurabile. Sono anche stati i primi a creare un linguaggio scritto. Buona parte dei Noldor di Valinor decise di seguire Feanor quando questi si ribellò ai Valar e decise di tornare nella Terra di Mezzo, per fondarvi reami elfici e soprattutto combattere Morgoth e recuperarei i Silmaril. I pochi che non partirono rimasero a Tirion e furono governati da Finarfin, fratellastro di Feanor. Alla fine della Prima Era, molti dei Noldor superstiti tornarono a Valinor. Coloro che rimasero, ben pochi in verità, si stabilirono principalmente nel regno del Lindon e ne regno dell'Eregion e, successivamente alla dissoluzione di questo, a Gran Burrone.

I Teleri risiedono sulle coste di Eldamar, nella Tirion marittima e su Tol Eressea, l'Isola Solitaria. Sono i più cari a Ulmo, che li ha istruiti sommamente sulla musica, che è l'arte dove più di tutti gli elfi mostrano le proprie capacità. Adorano il mare e risiedono, se possibile, sempre in prossimità di esso, perché quando lo scorgono per la prima volta non riescono più a smettere di amarlo. Sono anche abili costruttori di navi e navigatori, amano visitare luoghi lontani dove natura e mare creano paesaggi incantevoli. Tra le stirpi elfiche sono quelli più buoni e gentili, anche se forse i meno saggi, ciononostante sono gli elfi che mostrano maggiore prudenza in caso di pericolo.

Facenti parte dei Teleri vi sono altri sottogruppi, come i Nandor, che si sono trovati in tempi remoti lontano dai loro parenti valinoreani e si sono poi mescolati con gli Elfi Avari, che non desideravano dimorare a Valinor. Riguardo a questo gruppo c'è da dire che pian piano cominciarono a dimorare nei boschi, trasformandosi in Elfi silvani. Sono i più simili agli uomini, in un certo modo, poiché non eccellono in nessuna arte o scienza in particolare, ciononostante come i loro parenti mostrano quella gentilezza e nobiltà d'animo tipica degli Elfi e, soprattutto, ne condividono l'immortalità. Certamente sono i più pericolosi, dato che spesso si sono trovati ad affrontare esseri malvagi; sono validissimi combattenti, usano strategie furtive ma elaborate. Sono gli elfi che di più amano la Terra di Mezzo, dimorano nei boschi o nelle vallate nei pressi dei fiumi, sono molto attaccatti alla loro terra e sono anche quelli in rapporti più cordiali e sinceri con gli uomini.

Gli Avari o Moriquendi (elfi della notte), infine, sono tutti quegli elfi che sirifiutarono di mettersi in marcia per Valinor e scelsero di rimanere nella Terra di Mezzo. Furono loro ad avere i primi contatti coi Nani e con gli Uomini.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

Gli Elfi sono descritti come le più belle creature della Terra di Mezzo, amanti dell'arte (in particolare le canzoni, che amano cantare con le loro splendide voci) e della conoscenza. Fisicamente hanno i capelli scuri e gli occhi grigi, tranne i Vanyar e i loro discendenti, con biondi capelli dorati (eccezioni furono Mahtan, la figlia Nerdanel e il nipote Maedhros, con capelli rossi). Gli Elfi non hanno la barba. Possiedono sensi più acuti, e molti sono più forti degli Uomini. Tra di essi, soprattutto i Noldor possiedono abilità e conoscenze che agli Uomini della Terra di Mezzo appaiono magiche. Le loro memorie e i loro ricordi sono vividi come la loro vita. Sono immortali, nel senso che la loro aspettativa di vita è eterna, ciononostante possono morire se vengono uccisi, oppure se provano un dolore morale profondo, o se rinunciano alla propria immortalità per amore degli uomini. Nei primi due casi possono tornare, dopo un periodo nelle Aule di Mandos, e reincarnarsi nel corpo di prima, conservando i ricordi (ne abbiamo due casi accertati: Finrod e Glorfindel); nel caso in cui rinunciano alla propria immortalità, diventano a tutti gli effetti degli uomini, pur conservando le caratteristiche fisiche originarie. Dunque sono immortali ma non indistruttibili, e condividono il destino degli Uomini che è quello di provare sofferenza (fisica, psichica e morale): gli elfi crescono allo stesso ritmo temporale degli uomini fino alla maturità, dopodiché l'invecchiamento si arresta, facendoli mantenere le sembianze acquisite in età adulta.

Gli Elfi di Tolkien sono una rappresentazione di cosa gli umani sarebbero potuti diventare, se non avessero commesso il peccato originale. Anche se questo li rende molto morali e giusti (nessun Elfo ha mai servito i Nemici, Morgoth o Sauron) ciò non li rende immuni dall'essere ingannati (per esempio, Maeglin tradì Gondolin per avere salva la vita e per amore di sua cugina Idril) e li rende anche meno capaci degli Uomini all'adattarsi ad un mondo decaduto e in continua mutazione.

Dal brano ambientato a Lórien nel Signore degli Anelli si ricava l'impressione che molti Elfi vivano sugli alberi e impugnino archi, mentre da altri racconti di Tolkien si apprende di Elfi che abitavano semplicemente in caverne (Nargothrond) o in fortezze rocciose (Gondolin) e che i Noldor erano più famosi per le loro terribili spade.

Ne Il Signore degli Anelli o ne Il Silmarillion non ci sono riferimenti espliciti alle "orecchie a punta". Solo in un brano dell'Etimologia Tolkien afferma che "le orecchie degli Elfi erano più allungate e a forma di foglia di quelle degli Uomini". Ad ogni modo, considerazioni pratiche, che includono molte occasioni dove gli Uomini sono confusi per Elfi, suggeriscono che la punta deve essere sottile, abbastanza differente dalle larghe orecchie di Elfquest e dalle lunghissime e strette orecchie degli elfi di alcuni anime.

I racconti della Prima Era sono legati principalmente agli Elfi, che abitano in vari regni sparsi per il Beleriand, e gli Uomini appaiono soltanto nelle storie più tarde. Gli Elfi sono qui nella loro gioventù, e sono abbastanza potenti da sfidare realmente Melkor. Dopo la fine della Prima Era e la distruzione di quasi tutto il Beleriand, gli Elfi della Terra di Mezzo sono ancora abbastanza forti da tenere a bada Sauron, e creare gli Anelli di Potere che hanno il potere di rallentare il tempo. Nonostante la loro diminuzione a causa delle molte guerre combattute in difesa dei loro paesi e la creazione dell'Unico Anello da parte di Sauron, essi riuscirono a mantenere la loro forza anche dopo la fine di importanti regni come l'Eregion, almeno fino alla caduta di Gil-galad, ai tempi dell'Ultima Alleanza (Seconda Era). Comunque, durante Terza Era (il periodo de Il Signore degli Anelli), l'importanza degli Elfi negli affari del mondo sta diminuendo, e solo pochi di loro sono rimasti (Avari a parte), nei rifugi di Gran Burrone, Lothlórien e Bosco Atro oppure ai Rifugi Oscuri presso il Lindon. Tra gli Eldar, cioè coloro che intrapresero il viaggio da Cuiviénen, la maggior parte di quelli rimasti erano Elfi Silvani, mescolati con i Sindar, e vivevano ad est delle Montagne Nebbiose. Molti di loro potevano essere visti dirigersi all'Ovest, ad Aman, partendo dai Porti Grigi, per lasciare la Terra di Mezzo per sempre, e quelli che rimanevano sapevano che il loro destino era di "svanire o andare all'Ovest" (per i Noldor si trattava di un ritorno, dopo i fatti narrati dal Silmarillion). Quindi pochi di loro rimasero nella Terra di Mezzo dopo la fine della Terza Era (i loro Anelli persero ogni potere a causa della distruzione dell'Unico, che tuttavia fu da loro voluta per annientare Sauron) e quelli che vi rimasero erano destinati a "scomparire", invecchiando e diventando simili agli Uomini. Ciò era dovuto alla corruzione di Arda, e specialmente della Terra di Mezzo, dimora di Morgoth e Sauron, capace col tempo di intaccare anche la natura degli Elfi; ciò era iniziato quando Morgoth vi disperse il proprio potere, distruggendo la creazione originale di Iluvatar e degli Ainur.

Elfi famosi[modifica | modifica sorgente]

Mezzelfi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mezzelfi (Terra di Mezzo).

Aragorn figlio di Arathorn è discendente dei mezzelfi, così come tutti i Re di Numenor, di Gondor e di Arnor

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Silmarillion, Quenta Silmarillion, cap. III, p. 73, Bompiani, Milano, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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