Elezioni regionali italiane del 2005

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Le elezioni regionali del 2005, che interessarono quattordici regioni italiane (escluse Friuli-Venezia Giulia, Molise, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta), si svolsero nei giorni 3 e 4 aprile (in Basilicata il 17 e 18 aprile), chiamando al voto circa 42 milioni di italiani.

Le elezioni furono un netto successo per il centrosinistra, che risultò vincente in tutte le regioni tranne che nelle roccaforti di centrodestra della Lombardia e del Veneto, dove comunque il vantaggio del centrodestra risultò più che dimezzato rispetto alle elezioni del 2000.

Indice

[modifica] Situazione politica

Situazione prima l'elezione

In tutte le regioni si contrapposero principalmente la coalizione dell'Unione, nome esordiente della nuova alleanza di centrosinistra creata e guidata da Romano Prodi, e la Casa delle Libertà, la coalizione di Silvio Berlusconi, che era all'epoca presidente del consiglio, avendo vinto le Elezioni politiche del 2001.

Nelle settimane precedenti alle elezioni, numerosi analisti avevano individuato tre importanti regioni governate dal centrodestra il cui risultato era in bilico: Piemonte, Lazio e Puglia; dall'esito finale di queste consultazioni sarebbe dipesa la valutazione generale su quale coalizione avesse nel complesso vinto le elezioni. In Liguria, Abruzzo e Calabria appariva certo il passaggio dalla Casa delle Libertà all'Unione. In tutte le altre regioni era scontata la riconferma del presidente in carica.

[modifica] Risultati

Situazione dopo l'elezione

L'esito delle elezioni fu il successo in dodici delle quattordici regioni dei candidati della coalizione dell'Unione, togliendo agli avversari l'amministrazione di Abruzzo, Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, e Piemonte, mentre la Lombardia e il Veneto confermarono i presidenti di regione della Casa delle Libertà eletti nel 2000.

[modifica] Irregolarità nelle firme per le liste di Alternativa Sociale

Nella fase precedente alle elezioni, divampò una disputa riguardo all'ammissione della formazione Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, recentemente uscita dal partito Alleanza Nazionale e candidata nel Lazio come presidente di regione in concorrenza all'uscente Francesco Storace, proveniente dal suo ex partito.

Secondo le accuse, le firme sottoscriventi i relativi candidati erano insufficienti poiché parzialmente frutto di falsificazioni. Gli episodi sono rimasti non provati, e le liste si sono potute presentare in tutte le regioni, ma senza riuscire a ottenere un seggio e senza influire sul risultato del voto.

Sulla vicenda, indicata con il nome di Laziogate, fu aperto un procedimento in tribunale. Nel Lazio, il candidato dell'Unione Piero Marrazzo, giornalista e conduttore della celebre trasmissione "Mi manda Raitre", sconfisse Francesco Storace, rappresentante del centrodestra.

[modifica] Rinvio in Basilicata

In Basilicata, per un inconveniente burocratico (la riammissione della lista Unità Popolare, precedentemente esclusa dalla competizione), le elezioni si svolsero due settimane più tardi.

[modifica] Risultato in Puglia

I margini della vittoria furono netti nella maggior parte dei casi, ma in Puglia l'esito delle votazioni rimase incerto fino all'ultimo, risolvendosi con una lieve prevalenza del candidato dell'Unione, Nichi Vendola, su Raffaele Fitto, della Casa delle Libertà.

L'Unione aveva scelto il proprio candidato alla presidenza con un meccanismo innovativo e per la prima volta sperimentato in Italia, le elezioni primarie; Vendola, che rappresentava la sinistra della coalizione, aveva sconfitto sul filo di lana l'economista Francesco Boccia, rappresentante dei partiti più moderati (DS e Margherita).

Dopo le primarie vi sono state voci scettiche sull'attendibilità dei risultati (si è parlato di sostenitori del centrodestra infiltrati) e molti misero in dubbio che un'esponente di Rifondazione Comunista potesse effettivamente espugnare una regione che negli ultimi anni era stata una roccaforte della CdL. Tuttavia, Vendola e Boccia decisero di affrontare insieme le elezioni e si candidarono l'uno come presidente, l'altro come vice.

Il risultato finale stupì tutti gli osservatori, anche perché il presidente uscente di centrodestra, Raffaele Fitto, era considerato un astro nascente della politica nazionale. Il successo di Vendola fu probabilmente dovuto alle sue notevoli doti comunicative, protagonista di comizi vibranti e appassionati, ed anche ad un'eccellente campagna pubblicitaria, costruita per demolire tutte le etichette che erano state applicate al candidato dell'Unione («estremista», «diverso», «pericoloso», eccetera).

[modifica] Conseguenze a livello nazionale

Queste elezioni furono fatali per il Governo nazionale, guidato da Silvio Berlusconi, costretto in seguito alle pressioni dell'UDC e di Alleanza Nazionale ad aprire ufficialmente una crisi di governo. Con la sostituzione di alcuni ministri, si costituì il Governo Berlusconi III.

[modifica] Elezioni Regionali (3-4 aprile 2005)

Regione Candidati Presidenti uscenti
L'Unione Casa delle Libertà Alternativa Sociale Altri
Abruzzo Ottaviano Del Turco
455.665 (58,1%)
Giovanni Pace
318.004(40,6%)
Fabrizio Bosio
9.835 (1,3%)
Giovanni Pace (CdL)
Basilicata (17-18 aprile) Vito De Filippo
236.814 (67,0%)
Cosimo Latronico
101.843 (28,8%)
Roberto Fiore
(Forza Nuova)
3.578 (1,0%)
Margherita Torrio
(Nuovo PSI)
8.783 (2,5%)


Angela Rosa Mancuso
(Unità Popolare)
2.446 (0,7%)

Filippo Bubbico (L'Unione)
Calabria Agazio Loiero
662.722 (59,0%)
Sergio Abramo
446.634 (39,7%)
Fortunato Aloi
12.577 (1,1%)
Giuseppe Bilello
(DC Ecologisti)
2.593 (0,2%)
Giuseppe Chiaravalloti (CdL)
Campania Antonio Bassolino
1.896.664 (61,6%)
Italo Bocchino
1.057.523 (34,4%)
Alessandra Mussolini (Azione Sociale)

59.652 (1,9%)
Gianfranco Rotondi
(Nuova DC)
64.483 (2,1%)
Antonio Bassolino (L'Unione)
Emilia-Romagna Vasco Errani
1.585.714 (62,7%)
Carlo Monaco
889.231 (35,2%)
Gianni Correggiari
(Forza Nuova)
25.394 (1,0%)
Bruno Barbieri
(Lista Consumatori)
27.220 (1,1%)
Vasco Errani (L'Unione)
Lazio Piero Marrazzo
1.628.486 (50,7%)
Francesco Storace
1.522.198 (47,4%)
Alessandra Mussolini
62.352 (1,9%)
Francesco Storace (CdL)
Liguria Claudio Burlando
492.352 (52,6%)
Sandro Biasotti
435.601 (46,6%)
Angelo Riccobaldi
7.328 (0,8%)
Sandro Biasotti (CdL)
Lombardia Riccardo Sarfatti
2.282.424 (43,2%)
Roberto Formigoni
2.846.926 (53,8%)
Gianmario Invernizzi
(Forza Nuova)
142.689 (2,7%)
Marco Marsili
(Liberaldemocratici)
13.002 (0,3%)
Roberto Formigoni (CdL)
Marche Gian Mario Spacca
499.793 (57,7%)
Francesco Massi
333.635 (38,6%)
Vincenzo Rosini
12.273 (1,4%)
Marco Masili
(Liberaldemocraticici)
13.936 (0,3%)
Vito D'Ambrosio (L'Unione)
Piemonte Mercedes Bresso
1.234.354 (50,9%)
Enzo Ghigo
1.143.993 (47,1%)
Ludovico Ellena
24.650 (1,0%)
Gianfranco Rotondi
(Nuova DC)
25.017 (1,0%)
Enzo Ghigo (CdL)
Puglia Nichi Vendola
1.165.536 (49,8%)
Raffaele Fitto
1.151.405 (49,2%)
Gianfelice Galassi
10.973 (0,47%)
Laura Scalabrini
(Democrazia Cristiana)
10.477 (0,45%)
Raffaele Fitto (CdL)
Toscana Claudio Martini
(Toscana Democratica)
1.185.264 (57,4%)
Alessandro Antichi
678.254 (32,8%)
Marzio Gozzoli
20.853 (1,0%)
Luca Ciabatti
(Rifondazione Comunista)
151.657 (7,3%)

Renzo Macelloni
(Socialisti e laici)
30.068 (1,5%)

Claudio Martini (L'Unione)
Umbria Maria Rita Lorenzetti
319.109 (63,0%)
Pietro Laffranco
170.357 (33,6%)
Luca Romagnoli
7.410 (1,5%)
Marcello Ramadori
(Nuovo PSI)
9.561 (1,9%)
Maria Rita Lorenzetti (L'Unione)
Veneto Massimo Carraro
1.144.358 (42,4%)
Giancarlo Galan
1.365.698 (50,6%)
Roberto Bussinello
28.649 (1,0%)
Giorgio Panto
(Progetto Nord Est)
162.037 (6,0%)
Giancarlo Galan (CdL)

Fonte:

[modifica] Voci correlate

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