Elezioni presidenziali statunitensi del 1880

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Voti delle elezioni presidenziali per Stato.

Le elezioni presidenziali statunitensi del 1880 furono in gran parte considerate come un referendum sulla diminuzione degli sforzi dei Repubblicani per il processo di Ricostruzione negli Stati del Sud. Non ci furono argomenti pressanti in quel periodo eccetto le tariffe: i Repubblicani sostenevano tariffe più alte, mentre i Democratici sostenevano tariffe più basse.

Il Presidente in carica Rutherford Hayes non si propose per la rielezione, tenendo fede ad una promessa fatta durante la campagna elettorale del 1876. Il Partito Repubblicano alla fine scelse un altro candidato proveniente dall'Ohio, James Abraham Garfield, come proprio portabandiera. Intanto il Partito Democratico scelse un generale della guerra civile, Winfield Scott Hancock, come suo candidato. Nonostante aver raccolto meno di 10.000 voti popolari più di Hancock, Garfield fu eletto agevolmente, guadagnando 214 dei 369 voti elettorali degli Stati.

Candidature[modifica | modifica sorgente]

Candidatura del Partito Repubblicano[modifica | modifica sorgente]

Mentre Hayes non cercò la rielezione, l'ex-Presidente Ulysses Simpson Grant (1869-1877) ricercò apertamente la candidatura per il terzo mandato. In vista del congresso di Chicago egli era il capolista, ma gli avversari supportarono altri candidati, inclusi James Gillespie Blaine del Maine e John Sherman dell'Ohio. James Garfield, che rappresentava la delegazione dell'Ohio, fece un importante discorso a favore di Sherman ma presto si trovò lui stesso tra quelli che avevano ricevuto voti dai delegati. Alla 36ª votazione, Garfield raccolse 399 voti dei delegati, battendo alla distanza Grant (che ne aveva 313), Blaine (285) e Sherman, e vinse così la candidatura. Chester Arthur fu successivamente scelto come candidato alla vicepresidenza di Garfield con un grande margine su Elihu Benjamin Washburne. Il congresso è inoltre degno di nota poiché fu il primo nel quale i delegati diedero voti per un afro-americano, Blanche Kelso Bruce.

Candidatura del Partito Democratico[modifica | modifica sorgente]

Il congresso del Partito Democratico svoltosi a Cincinnati (Ohio) fu un evento sfrenato, con letteralmente dozzine di nomi che furono presentati come nominativi potenziali per le elezioni presidenziali. Alla fine, il Generale della Guerra Civile Winfield Scott Hancock fu nominato con 705 voti dei delegati, spuntandola contro Thomas Francis Bayard (154), Samuel Jackson Randall (129), Henry B. Payne (81), Allen Granberry Thurman (69), Stephen Johnson Field (66), e un gran numero di altri candidati. William Hayden English fu successivamente nominato come candidato alla vicepresidenza di Hancock.

Candidatura del Greenback Labor Party[modifica | modifica sorgente]

Insoddisfatto delle politiche fiscali di entrambi i partiti, il Greenback Labor Party, una forza minore nelle elezioni del 1876, si ripresentò con James Baird Weaver come candidato presidenziale e Benjamin Chambers come candidato alla vicepresidenza.

Candidatura dell'American Party[modifica | modifica sorgente]

La sfiducia del movimento massonico portò alla creazione di un nuovo partito politico nativista, che riutilizzò il vecchio nome dell'American Party. L'ex-generale della Guerra Civile John Wolcott Phelps, il capo del movimento anti-massonico del Vermont, fu candidato come Presidente.

Elezione Generale[modifica | modifica sorgente]

Campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

I Democratici iniziarono attaccando la contestata elezione del 1876, con i Repubblicani che risollevavano nuovamente la Guerra Civile, ma la campagna si spostò presto verso i personaggi. Garfield condusse una campagna come uomo industrioso e che si era fatto da sé. I Repubblicani evitarono attacchi diretti ad Hancock, il quale era ampiamente rispettato per il suo servizio a Gettysburg, ma sostennero che il generale avrebbe agito come un uomo di paglia per corrompere i Democratici,[1] come quelli che provarono a diffamare Garfield con la "Morey Letter". I Democratici condussero la propria campagna sulla corruzione dei Repubblicani, attaccando Garfield e soprattutto il suo candidato vicepresidente Arthur.

Il termine degli effetti del Panico del 1873 insieme ad una campagna ben finanziata e condotta, diedero il vantaggio vincente a Garfield.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Candidati Grandi elettori Voti
Presidente Vicepresidente Partito # # %
James A. Garfield, OH Chester A. Arthur, NY Repubblicano 214 4.446.158 48,3
Winfield Scott Hancock, PA William Hayden English, IN Democratico 155 (a) 4.444.260 48,3
James Weaver, IA Benjamin J. Chambers, TX Greenback Labor 0 305.997 3,3
Neal Dow, ME Henry A. Thompson, OH Proibizionista 0 10.305 0,1
Altri 0 4.331 0,0
Totale 369 9.210.420 100,0

Fonte (Voto popolare): (EN) Risultati elezioni presidenziali del 1880Atlante di Dave Leip alle elezioni presidenziali americane

Fonte (Voto elettorale): (EN) Risultati elettorali dei collegi dal 1789 al 1996Sito ufficiale degli Archivi Nazionali

(a) Vedi il “voto della Georgia” più sotto.

Voto della Georgia[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'Articolo II, Sezione 1, disposizione 4 della Costituzione Americana, “Il Congresso può determinare il Tempo per convocare gli Elettori, e il Giorno nel quale essi possono esprimere i loro Voti; questo Giorno deve essere lo stesso per tutti gli Stati Uniti.” Nel 1792, il Congresso stabilì la data per votare per il Collegio Elettorale nel primo mercoledì di dicembre, ed era ancora fissata per quel giorno nel 1880, quando capitava il 1 dicembre. Comunque, gli elettori della Georgia mancarono di votare il 1 dicembre, ed invece votarono il mercoledì successivo, l'8 dicembre. Il Congresso scelse di contare il voto della Georgia nel conteggio ufficiale, ma si può sostenere che il voto elettorale della Georgia fosse costituzionalmente non valido, e perciò il voto elettorale di Hancock dovrebbe essere 144, invece di 155.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il margine tra i due candidati principali nel voto popolare è stato il più piccolo nella storia degli Stati Uniti d'America sia in termini assoluti che in termini percentuali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Harp Week

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]