Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1888

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Voti elettorali presidenziali per Stato

Le elezioni presidenziali statunitensi del 1888 si svolsero il 6 novembre 1888.

Il Presidente uscente Grover Cleveland ricevette il numero più alto di singoli voti, ma l'avversario Repubblicano Benjamin Harrison ricevette il voto da 233 grandi elettori, contro i 168 di Cleveland. Questa era la prima volta dalle controverse elezioni del 1876 in cui un Presidente eletto non guadagnava il voto popolare, e non sarebbe più accaduto fino alle elezioni del 2000, 112 anni dopo.

Candidature[modifica | modifica sorgente]

Partito Repubblicano[modifica | modifica sorgente]

Alla Convention Nazionale Repubblicana a Chicago, Benjamin Harrison, proveniente dall'Indiana, vinse le primarie grazie ai voti di 544 delegati, battendo in larga misura John Sherman (con 249 voti), Russell A. Alger (142) e Walter Q. Gresham (123). La scelta del partito alla carica di Vicepresidente cadde su Levi Morton con i voti di 592 delegati, seguito da William Walter Phelps (119) e William Q. Bradley (103).

Partito Democratico[modifica | modifica sorgente]

Il Presidente uscente Grover Cleveland fu nominato unanimemente alla candidatura per riconfermare la sua carica, durante la Convention Nazionale Democratica a St. Louis, nel Missouri. Allen G. Thurman, dell'Ohio, fu scelto per la nomina a Vicepresidente con un largo margine (684 delegati), mentre gli altri candidati Isaac P. Gray e John C. Black ricevettero rispettivamente 101 e 36 voti.

Altre candidature[modifica | modifica sorgente]

Il Partito Proibizionista raccolse quasi 250.000 consensi, poiché il relativo movimento guadagnava il favore di molti. Un altro gruppo, chiamato Union Labour Party, ottenne circa 150.000 voti, ma non riuscì a farsi conoscere in tutta la Nazione. Nessuno di questi due partiti ricevette alcun voto dai Grandi Elettori.

Elezioni Generali[modifica | modifica sorgente]

Campagna[modifica | modifica sorgente]

Cleveland pose l'argomento principale della campagna proponendo un importante abbattimento delle tariffe doganali nel suo discorso annuale al Congresso del dicembre 1887. Egli sostenne che le tariffe erano inutilmente alte e inutilmente, in materia di tassazione, significa ingiustamente. I Repubblicani ribattevano che alte tariffe avrebbero protetto l'industria americana dalla concorrenza straniera, garantendo alti salari, alti profitti e alta crescita. La disputa tra protezionisti e liberisti sulla taglia delle tariffe era una vecchia questione, che risaliva all'applicazione delle tariffe nel 1816. Dal punto di vista pratico, le tariffe erano prive di senso sui prodotti industriali, dato che gli stati Uniti producevano al più basso prezzo in quasi tutti i settori (ad eccezione dei prodotti lanieri), e pertanto non potevano essere battuti sul prezzo dai meno efficienti Europei. Ciò nondimeno, la questione delle tariffe appassionò entrambi gli schieramenti. Oltre all'ovvio aspetto economico, infatti, la questione aveva anche un aspetto etnico.

All'epoca, le politiche liberiste erano attivamente promosse dall'Impero britannico, sicché qualunque politico che si dichiarasse a favore del libero commercio era immediatamente esposto all'accusa di essere filobritannico, rischiando di perdere il decisivo appoggio elettorale degli americani di origine irlandese. Cleveland neutralizzò seccamente questo pericolo, promuovendo azioni punitive nei confronti del Canada (che era ancora visto come parte dell'Impero) in una disputa sui diritti di pesca. Harrison aveva a disposizione gli ingenti fondi degli attivisti del partito, ed organizzò una campagna molto combattiva per gli standard dell'epoca, pronunciando numerosi discorsi dal suo quartier generale ad Indianapolis, tutti ampiamente ripresi dalla stampa. Cleveland invece si attenne alla tradizione che i candidati presidenziali non partecipassero alla campagna elettorale e proibì di farlo anche ai membri del suo gabinetto, lasciando che la sua testa d'ariete diventasse il settantacinquenne candidato vicepresidente Thurman.

Blocchi di Cinque[modifica | modifica sorgente]

Uno dei più famosi brogli elettorali venne organizzato durante questa campagna in Indiana. William Wade Dudley, Tesoriere del Comitato Nazionale Repubblicano, scrisse una circolare ai presidenti di contea dello Stato, chiedendo loro di "dividere gli indecisi in gruppi di cinque e rendere un uomo dotato dei fondi necessari responsabile di questi cinque, in modo che nessuno si sottragga al voto e tutti votino i nostri due candidati".

La lettera di Murchison[modifica | modifica sorgente]

George Osgoodby, un repubblicano della California scrisse una lettera a sir Lionel Sackville-West, ambasciatore britannico per gli Stati Uniti, firmandosi "Charles F. Murchison". Nella missiva descrisse se stesso come un ex cittadino inglese, oggi californiano, e chiese come dovesse votare nelle imminenti elezioni. Sir Lionel gli rispose, sbilanciandosi nel suggerire che Cleveland fosse probabilmente l'uomo migliore dal punto di vista britannico. I repubblicani pubblicarono questa lettera appena due settimane prima del voto, ed essa ebbe sugli elettori di origine irlandese un effetto perfettamente corrispondente al clamoroso errore di "Rhum, Papismo, e Ribellione" delle elezioni precedenti: Cleveland perse lo stato di New York e la Presidenza, mentre Sackville-West fu rimosso dall'incarico di ambasciatore.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Cleveland venne sconfitto. Fu in vantaggio sul voto popolare (48.6% su 47.8%), ma Harrison vinse al Collegio Elettorale per 233 a 168, quasi esclusivamente in virtù della sua vittoria per l'1% a New York, patria di Cleveland. Se questi avesse vinto a casa sua, avrebbe vinto anche il voto elettorale per 204 a 197, essendo 201 la soglia della vittoria. Va notato comunque che Cleveland guadagnò 24 dei suoi voti elettorali in stati in cui vinse per meno dell'1% (Connecticut, Virginia e West Virginia). In questo modo, Cleveland divenne uno dei soli tre uomini che abbiano vinto il voto popolare, ma perso la Presidenza: non ci sarebbe stato un altro esito simile fino alla sconfitta di misura di Al Gore contro George W. Bush nel 2000. Quando Frances Cleveland e l'ex Presidente lasciarono la Casa Bianca, lei assicurò al personale che sarebbero tornati dopo quattro anni, come poi avvenne.

Candidati Grandi elettori Voti
Presidente Vicepresidente Partito # # %
Benjamin Harrison, IN Levi P. Morton, NY Repubblicano 233 5.443.892 47,8
Grover Cleveland, NY Allen G. Thurman, OH Democratico 168 5.534.488 48,6
Clinton B. Fisk, NJ John A. Brooks, MO Proibizionista 0 249.819 2,2
Alson J. Streeter, IL Charles E. Cunningham, AR Union Labor 0 146.602 1,3
Altri 0 8.519 0,1
Totale 401 11.383.320 100,0

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

Libri
  • Roger Butterfield, The American Past: A History of the United States from Concord to Hiroshima, 1775–1945, New York, Simon and Schuster, 1947.
  • Richard Jensen, The Winning of the Midwest: Social and Political Conflict, 1888–1896, 1971.
  • H. Wayne Morgan, From Hayes to McKinley: National Party Politics, 1877–1896, 1969.
  • Joanne R. Reitano, The Tariff Question in the Gilded Age: The Great Debate of 1888, 1994.
  • Mark Wahlgren Summers, Party Games: Getting, Keeping, and Using Power in Gilded Age Politics, 2004.
Articoli di giornale
  • James L. Baumgarden, The 1888 Presidential Election: How Corrupt? in Presidential Studies Quarterly, vol. 14, Summer 1984, pp. 416–27.
Siti web

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]