Elezioni politiche italiane del 2008

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Elezioni politiche italiane 2008
Stato Italia Italia
Data 13-14 aprile 2008
Legislatura XVI Legislatura
Silvio Berlusconi.jpg Valter Veltroni 2008.jpg Pierferdy Casini.jpg
Leader Silvio
Berlusconi
[1]
Walter
Veltroni
[1]
Pier Ferdinando Casini[1]
Partito Il Popolo
della Libertà
Partito
Democratico
Unione
di Centro
Coalizione Coalizione di centro-destra Coalizione di centro-sinistra Nessuna
Voti 17.403.145[2][3]
46,31 %
14.099.747[2][3]
37,52 %
2.138.246[3][4]
5,69 %
Seggi
344 / 630
(Camera)[5]
174 / 315
(Senato)[5]
247 / 630
(Camera)[5]
134 / 315
(Senato)[5]
36 / 630
(Camera)
3 / 315
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg2,89[6] Red Arrow Down.svg12,20[7] Red Arrow Down.svg4,69
Differenza seggi Green Arrow Up.svg78[8][9] Red Arrow Down.svg125[8][10] Red Arrow Down.svg21[11]
ElezioniPoliticheItaliane Camera 2008 Comuni.PNG
Elezioni Camera 2008 Comuni Candidati.png
Presidente del Consiglio uscente
Romano Prodi (L'Ulivo)
Left arrow.svg 2006 2013 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 2008 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 13 e lunedì 14 aprile 2008 a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere avvenuto il 6 febbraio 2008.

La vittoria andò alla coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia, che ottenne la maggioranza relativa dei voti e, in base alla vigente legge elettorale del 2005, la maggioranza assoluta degli eletti.

Gli elettori chiamati a votare furono 50 257 534 per la Camera e 45 929 308 per il Senato. Di questi rispettivamente 47 295 978 e 43 257 208 erano residenti nel territorio nazionale, divisi in 61 225 sezioni, e rispettivamente 2 961 556 e 2 672 100 all'estero.[12] L'affluenza alle urne è stata nel complesso del 78,1% circa alla Camera e del 78,2% circa al Senato, in calo del 3,1% rispetto alle elezioni del 2006; nel territorio nazionale essa ha raggiunto l'80,5%, mentre all'estero si è attestata intorno al 40%.[13]

Sistema di voto[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni politiche del 2008 si tennero con il sistema introdotto dalla legge n. 270 del 21 dicembre 2005 (la cosiddetta "Legge Calderoli"), che sostituì le precedenti leggi numeri 276 e 277 del 1993 (Mattarellum).

Allo scopo di poter concorrere alle elezioni la legge prevedeva l'obbligo preliminare per ciascuna lista, o coalizione di liste, di depositare un proprio contrassegno, un programma e di indicare la persona designata come capo della forza politica, o della coalizione.

La legge prevedeva un sistema proporzionale corretto con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze. Erano previsti ambiti territoriali diversi per l'attribuzione del premio di maggioranza: l'intero territorio nazionale (esclusa la Valle d'Aosta) per la Camera dei deputati, la singola circoscrizione, coincidente con il territorio di una Regione, per il Senato della Repubblica[14], salvo che per le regioni Valle d'Aosta, Molise e Trentino-Alto Adige.

Per la Camera dei deputati, la legge prevedeva che la lista o coalizione di liste che avesse ottenuto la maggioranza dei voti, ma senza conseguire almeno 340 seggi, fosse assegnataria di una quota ulteriore di seggi in modo da raggiungere tale numero. I 12 seggi assegnati dalla Circoscrizione Estero, il seggio assegnato dalla Valle d'Aosta venivano attribuiti secondo regole diverse, bastate sulla precedente legge elettorale uninominale, e i relativi voti non erano calcolati per la determinazione della lista o coalizione di liste di maggioranza relativa.

Per il Senato della Repubblica, la legge prevedeva che la lista o coalizione di liste che avesse ottenuto la maggioranza dei voti nella Regione ma che non consegue il 55% dei seggi a questa assegnati, avesse diritto a seggi ulteriori fino a raggiungere tale soglia. I 6 seggi assegnati dalla Circoscrizione Estero, il seggio assegnato dalla Valle d'Aosta, i 2 seggi assegnati dal Molise e i 7 seggi assegnati dal Trentino Alto-Adige venivano attribuiti secondo regole diverse.

Circoscrizioni[modifica | modifica sorgente]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 28 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 21 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Piemonte 1 (Torino);
  2. Piemonte 2 (Cuneo, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola);
  3. Lombardia 1 (Milano);
  4. Lombardia 2 (Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco);
  5. Lombardia 3 (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova);
  6. Trentino-Alto Adige;
  7. Veneto 1 (Padova, Verona, Vicenza e Rovigo);
  8. Veneto 2 (Venezia, Treviso e Belluno);
  9. Friuli-Venezia Giulia;
  10. Liguria;
  11. Emilia-Romagna;
  12. Toscana;
  13. Umbria;
  14. Marche;
  15. Lazio 1 (Roma);
  16. Lazio 2 (Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti);
  17. Abruzzo;
  18. Molise;
  19. Campania 1 (Napoli);
  20. Campania 2 (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno);
  21. Puglia;
  22. Basilicata;
  23. Calabria;
  24. Sicilia 1 (Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani);
  25. Sicilia 2 (Catania, Messina, Enna, Ragusa e Siracusa);
  26. Sardegna;
  27. Valle d'Aosta:
  28. Estero (a sua volta suddivisa nelle ripartizioni Europa; America Meridionale; America Settentrionale e Centrale; Africa, Asia, Oceania ed Antartide).

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna;
  21. Estero (a sua volta suddivisa nelle ripartizioni Europa; America Meridionale; America Settentrionale e Centrale; Africa, Asia, Oceania ed Antartide).

Quadro politico[modifica | modifica sorgente]

Principali avvenimenti[modifica | modifica sorgente]

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cronologia del Governo Prodi.
Urna per il voto alla Camera dei deputati
  • 6 febbraio 2008: Le Camere nella loro XV Legislatura furono sciolte dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la caduta del Governo Prodi II al Senato ed all'esito negativo riportato dal mandato "esplorativo" affidato dal Capo dello Stato al Presidente del Senato, Franco Marini[15].
  • 6 febbraio 2008: Entrò in vigore il regime di par condicio per tutte le emittenti radiotelevisive nazionali[16].
  • 13 febbraio 2008: Termine ultimo entro cui dovevano essere presentate le dimissioni dagli incarichi amministrativi per potersi candidare alle elezioni[17].
  • 14 febbraio 2008: Il Consiglio dei ministri approvò un decreto legge che modificava parzialmente la legislazione elettorale[18].
  • 26 febbraio 2008: Le dimissioni dagli incarichi amministrativi date per potersi candidare alle elezioni diventarono irrevocabili ed esecutive[17].
  • Tra il 29 febbraio 2008 e il 2 marzo 2008: Presentazione dei simboli elettorali[19].
  • 9 marzo 2008: Termine ultimo entro cui gli elettori temporaneamente all'estero poterono presentare domanda per esercitare il voto per corrispondenza[17].
  • 9 e 10 marzo 2008: Presentazione delle liste dei candidati[19].
  • 11 marzo 2008: Termine ultimo entro il quale gli elettori iscritti all'AIRE poterono comunicare la loro opzione per votare in Italia. Inizialmente previsto per il 16 febbraio ma venne spostato dal parlamento nella conversione del decreto legge in materia elettorale[17].
  • 21 marzo 2008: Termine ultimo entro cui gli elettori temporaneamente all'estero poterono revocare la domanda per esercitare il voto per corrispondenza[17].
  • Dal 29 marzo 2008: Divieto di rendere pubblici i sondaggi elettorali[20].
  • 1 aprile 2008: Il Consiglio dei ministri approvò un decreto legge che proibiva di portare con sé apparecchi che sono in grado di scattare fotografie durante il voto[21].
  • 2 aprile 2008: La V sezione del Consiglio di Stato emise una ordinanza con cui riconobbe alla Democrazia Cristiana il diritto di poter partecipare alle elezioni. Lo stesso giorno Giuliano Amato, ministro dell'Interno, diede mandato all'Avvocatura di Stato di presentare ricorso davanti alle sezioni unite della Corte suprema di cassazione per chiarire di chi fosse la competenza sulla materia elettorale[22].
  • 8 aprile 2008: La Corte suprema di cassazione si riunì d'urgenza a sezioni civili unite e accolse i ricorsi del ministero contro l'ordinanza del Consiglio di Stato.
  • 10 aprile 2008: Termine ultimo entro cui gli elettori temporaneamente all'estero o quelli iscritti all'AIRE poterono inviare le proprie schede votate ai consolati.[17]
  • Dal 12 aprile 2008: Silenzio elettorale[23].
  • 13 e 14 aprile 2008: Elezioni.

Il decreto legge in materia elettorale[modifica | modifica sorgente]

Francesco Cossiga aveva criticato l'intenzione del governo, già sfiduciato, di emanare il decreto legge

Il Consiglio dei ministri approvò, in due sedute successive – una tenuta il 14 e l'altra il 15 febbraio –, un decreto legge[24] che modificò parzialmente la normativa relativa agli adempimenti elettorali e all'esercizio del diritto di voto all'estero.

Il decreto era composto[17] da 8 articoli. L'articolo 4, in particolare, prevedeva che fossero esonerati dall'obbligo di raccogliere le firme a sostegno delle candidature i partiti politici che fossero rappresentanti in una delle due Camere del parlamento italiano o nel parlamento europeo da almeno due componenti. Proprio questo articolo fu oggetto delle contestazioni de La Destra,[25] che arrivò a chiedere al Presidente della Repubblica di non firmare il decreto, prima che si riunisse nuovamente il Consiglio dei ministri per riesaminarlo.

La motivazione principale delle nuove norme risiedeva comunque nell'esigenza di riunificare le elezioni politiche con quelle amministrative (art.5). Secondo la legge vigente,[26] infatti, le elezioni amministrative avrebbero dovuto tenersi fra il 15 aprile e il 15 giugno.[26] Inizialmente numerosi partiti, fra cui Forza Italia, giudicarono inaccettabile il decreto e il governo sembrava intenzionato a non vararlo.[26] Lo stesso Capo dello stato intervenne con un comunicato,[27] a seguito di una lettera inviata a Napolitano dal presidente emerito Francesco Cossiga per ribadire che un decreto del genere sarebbe stato firmato solo in presenza di un ampio consenso parlamentare che coinvolgesse anche i partiti che fino ad allora avevano «rappresentato l'opposizione». L'accordo venne in seguito raggiunto.

Uno degli scopi dichiarati del provvedimento fu quello di consentire un risparmio di circa 400 milioni di euro.[26]

Altri provvedimenti inseriti nel decreto riguardavano: l'aumento del numero dei componenti dei seggi per lo scrutinio dei voti della circoscrizione estero e diminuzione del numero di elettori per seggio (art.1),[28] il voto di particolari categorie di cittadini temporaneamente all'estero (art. 2),[29] la riconferma del diritto degli osservatori OSCE a entrare nei seggi (art. 3), oltre che alla previsione di personale di supporto per le commissioni elettorali circondariali (art.6).[17][30]

Nel corso della conversione in legge il decreto fu modificato in modo da esentare dalla raccolta delle firme le formazioni rappresentate nel Parlamento – e non esclusivamente in una delle due Camere – con almeno due componenti.[17]

Il ricorso della Democrazia Cristiana[modifica | modifica sorgente]

Giuliano Amato, ministro dell'Interno, aveva ipotizzato lo slittamento delle elezioni.

Il 2 aprile, ad urne già aperte per gli italiani all'estero,[31] fu resa nota una ordinanza della V sezione del Consiglio di Stato[32] che, in via cautelare, ovvero senza entrare nel merito della questione, stabiliva sia la propria competenza a giudicare sugli atti amministrativi connessi al processo elettorale, sia la sospensione delle decisioni dell'Ufficio elettorale centrale nazionale e del Ministero dell'Interno, che avevano portato all'esclusione del simbolo della Democrazia Cristiana dalla competizione elettorale.

Nel testo dell'ordinanza, per giustificare la competenza del consiglio di stato, si fa riferimento ad una precedente decisione della Corte Costituzionale[33] che, secondo il giudice amministrativo, avrebbe indicato la mancanza di una norma apposita per regolare i giudizi sul procedimento elettorale e che pertanto, considerato anche che la giunta delle elezioni della Camera dei deputati aveva più volte dichiarato in precedenza di non avere alcuna titolarità di giudicare i rilievi mossi al processo elettorale preparatorio,[34] spetterebbe alla giustizia amministrativa la competenza sulla questione. Il problema, che avrebbe potuto portare, secondo il ministro Giuliano Amato, ad un rinvio delle elezioni,[22] non era quindi sul merito dell'ammissione del simbolo ma sul fatto che il Consiglio di Stato aveva invaso una sfera di giurisdizione che la legge prevede sia di competenza delle Camere.

Si deve ricordare, a questo proposito, che la legge elettorale vigente nel 2008 prevedeva che i giudizi sull'ammissibilità dei simboli, dati dal Ministero dell'Interno, fossero impugnabili davanti all'Ufficio elettorale centrale nazionale. Per questo motivo, ritenendo che la commissione centrale sia l'unico organo autorizzato a deliberare in materia elettorale, fatto salvo il giudizio definitivo dato dalle giunte delle elezioni di Camera e Senato, il ministro Amato diede mandato[22] all'avvocatura dello Stato di presentare ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione per stabilire, a norma dell'articolo 326 del Codice di Procedura Civile,[35] di chi fosse la competenza a giudicare. La Corte si riunì d'urgenza martedì 8 aprile per valutare i ricorsi del ministero. Prima della sentenza della Cassazione, il Consiglio di Stato era tornato a esprimersi l'8 aprile dichiarando decaduta l'ordinanza a causa della rinuncia a proseguire il giudizio da parte della lista. Lo stesso giorno il TAR del Lazio, altro organo di giustizia amministrativa come il Consiglio di Stato, aveva espresso un giudizio di merito dichiarandosi incompetente a decidere. La Cassazione, infine, dichiarò che la competenza in materia di tutto il processo elettorale, compresa la parte preparatoria, spetta in via esclusiva alle giunte delle elezioni di Camera e Senato,[36] come previsto da alcuni commentatori sulla base dei precedenti.[37]

In ogni caso la Costituzione italiana impone che le elezioni si tengano entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere,[38] cioè entro il 16 aprile, mentre la legge elettorale imponeva che queste si tenessero di domenica e di lunedì: esse quindi non si sarebbero in nessun caso potute svolgere in una data posteriore a quella prevista.

Discussione sulle schede elettorali[modifica | modifica sorgente]

Riproduzione di una scheda per l'elezione del Senato della Repubblica. B e C si candidano coalizzati, così come P e R

Una settimana prima della data fissata per le votazioni in Italia, e quindi a votazioni già in corso all'estero, alcuni capi delle forze politiche, fra cui Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro, avevano segnalato che la composizione grafica delle schede elettorali, preparata secondo la legislazione elettorale vigente,[39] avrebbe potuto generare confusione nell'elettore ed essere, quindi, responsabile dell'annullamento di alcuni voti.

In particolare veniva contestata la stampa dei simboli dei partiti coalizzati entro un'unica casella bianca, sul classico sfondo con tramatura grigia delle schede italiane, separati da una riga sottile. In tal modo, sempre secondo l'interpretazione data da chi non condivideva l'impostazione delle schede, l'elettore avrebbe potuto essere indotto a tracciare un unico segno su entrambi i simboli, annullando, di fatto, il proprio voto non essendo desumibile la lista a cui assegnare la preferenza. Le schede predisposte dal Ministero degli Affari Interni, come detto, erano identiche a quelle usate nella precedente competizione elettorale in occasione delle quali nessuna forza politica lamentò il problema poiché la struttura delle coalizioni (due sole grandi coalizioni con diverse liste, oltre a singole liste non coalizzate) era anzi evidenziata dal modello di scheda elettorale.

Nella discussione, che aveva assunto toni polemici, fu coinvolto il Presidente della Repubblica, che avendo ricevuto un appello diretto affinché intervenisse sul governo, aveva sollecitato il Ministero dell'Interno a fornire gli opportuni chiarimenti. Giuliano Amato, in risposta all'invito del capo dello Stato, convocò una conferenza stampa per ribadire che la grafica delle schede era stata preparata seguendo rigorosamente la normativa vigente e che, anche volendo, non era più possibile intervenire essendo le procedure di votazione già in corso.[40]

Il successivo 8 aprile, a cinque giorni dalle elezioni, il Ministero dell'Interno decise di far appendere in ogni sezione elettorale manifesti che invitano gli elettori ad esprimere il loro voto in modo chiaro, utilizzando lo slogan «un solo segno su un solo simbolo». Il Ministero aveva inoltre ribadito che, anche se il segno dovesse ricadere su più simboli, il voto deve essere conteggiato per la lista sul cui simbolo il segno stesso insiste maggiormente.

Principali forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Lista Collocazione Ideologia Leader[1]
Coalizione di centro-destra
Coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia
Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Cristianesimo democratico, Conservatorismo, Conservatorismo liberale, Conservatorismo nazionale, Populismo di destra, Nazionalismo, Federalismo, Autonomismo, Regionalismo, Anticomunismo, Antistatalismo Silvio Berlusconi
Coalizione di centro-sinistra
Coalizione composta da Partito Democratico e Italia dei Valori
Centro-sinistra Socialdemocrazia, Cristianesimo sociale, Cristianesimo democratico, Progressismo, Ecosocialismo, Eurocomunismo, Socialismo, Socialismo democratico, Anticorruzione, Legalitarismo, Antifascismo Walter Veltroni
Unione di Centro Centro / Centro-destra Centrismo, Cristianesimo democratico, Conservatorismo sociale, Antifascismo, Anticomunismo Pier Ferdinando Casini
La Sinistra - L'Arcobaleno
Lista elettorale in cui sono confluiti: Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Federazione dei Verdi e Sinistra Democratica
Sinistra Ecosocialismo, Socialismo, Comunismo, Eurocomunismo, Ecologismo, Marxismo-Leninismo, Progressismo, Neomarxismo, Antifascismo, Antiliberalismo, Anticorruzione, Pacifismo Fausto Bertinotti
La Destra - Fiamma Tricolore
Lista elettorale in cui sono confluiti: La Destra, Fiamma Tricolore e Fronte Sociale Nazionale
Destra Nazionalismo, Neofascismo, Conservatorismo nazionale, Conservatorismo sociale, Destra sociale, Corporativismo, Anticomunismo Daniela Santanchè

Schieramenti a confronto[modifica | modifica sorgente]

Rispetto alle precedenti elezioni gli schieramenti erano molto variati. Quelle che erano state le due grandi alleanze, nel 2006 e prima, erano già estinte, e i partiti al loro interno erano stati protagonisti di grandi mutazioni. Tendenza generalizzata fu la scomposizione in più liste, e l'accorpamento fra loro di forze politiche simili.[41] All'elettore si presentava un quadro con un più vasto numero di schieramenti, ma al loro interno molto meno variegati ed anzi composti da singole liste – con le eccezioni delle coalizioni maggiori – con programmi unitari.

Liste e partiti che facevano parte de l'Unione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce La fine dell'Unione.
Fausto Bertinotti - Capo della forza politica La Sinistra-L'Arcobaleno
Walter Veltroni - Capo della Coalizione composta da Partito Democratico e Italia dei Valori

L'alleanza di centrosinistra L'Unione si sciolse con la caduta del governo Prodi, il 24 gennaio 2008, e le forze che l'avevano composta diedero vita a varie nuove formazioni.[42] Il Partito Democratico decise di fare a meno della quasi totalità degli ex-alleati sia per le elezioni del Senato sia per quelle della Camera;[43] inoltre, il partito precisò che avrebbe accettato alleanze solo con i partiti che condividessero integralmente, e senza riserve, il proprio programma elettorale.[42] Unica alleanza mantenuta dal PD fu, infine, quella con l'Italia dei Valori,[44] che, secondo gli accordi, avrebbe mantenuto il proprio simbolo nella corsa elettorale per poi formare gruppi parlamentari unificati con il compagno di coalizione.[45] I Radicali italiani, dopo una lunga trattativa,[46] accettarono[47] l'accordo proposto dal PD per inserire propri candidati nelle liste di quest'ultimo: la conseguenza fu che i Radicali formalmente non presentarono alcuna lista nonostante avessero presentato il proprio simbolo.

Altri quattro partiti (PRC, PdCI, SD e Verdi) colsero l'occasione per coalizzarsi in un'unica lista chiamata La Sinistra-L'Arcobaleno[42] e per esprimere un'unica candidatura a Palazzo Chigi.

Marco Ferrando - Capo della forza politica Partito Comunista dei Lavoratori

Si presentò senza alcun alleato anche il Partito Comunista dei Lavoratori, nato da dissidenti di Rifondazione Comunista.[48] Il movimento Sinistra critica, nato anch'esso da una scissione di Rifondazione Comunista, decise di presentarsi senza alleati alle elezioni con il proprio simbolo e una propria candidatura per la Presidenza del Consiglio.[49]

Enrico Boselli - Capo della forza politica Partito Socialista

Il Partito Socialista, che aveva sostenuto il Governo Prodi, aveva avuto fin dall'inizio l'intenzione di presentare il proprio simbolo nella competizione[50] e questa fu la ragione principale del mancato accordo con il Partito Democratico che aveva, invece, chiesto al Partito Socialista di sciogliersi e convergere nel PD.[51]

L'Unione Democratica per i Consumatori scelse per correre da sola alle elezioni con un proprio capo della forza politica,[52] così come Movimento politico dei cittadini, movimento che, come il precedente, sorse dallo sgretolamento dell'Unione al Senato nel corso della precedente legislatura, e che presentò una propria lista.[53]

La Südtiroler Volkspartei non entrò in nessuna coalizione per la Camera dei Deputati; tuttavia, limitatamente ai collegi del Senato in Trentino-Alto Adige, strinse un'alleanza, il cosiddetto Patto di Salorno, con il PD, l'Italia dei Valori, il Partito Socialista e alcune liste locali: nei due collegi di in cui la SVP era più forte la lista si presentò autonomamente, mentre negli altri quattro i candidati corsero sotto il simbolo di SVP-Insieme per le Autonomie.[54]

L'UDEUR, abbandonato definitivamente il campo del centro-sinistra, e posizionatosi al centro, nonostante qualche perplessità iniziale,[55] aveva preso la decisione di presentarsi senza entrare in nessuna coalizione[56] candidando Clemente Mastella alla presidenza del Consiglio dei ministri; tuttavia, in seguito, lo stesso leader del partito annunciò il ritiro della propria candidatura.[57]

Liste e partiti che facevano parte della CdL[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce La fine della Casa delle Libertà.
Silvio Berlusconi - Capo della Coalizione composta da Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia
Gianfranco Fini - Cofondatore con Silvio Berlusconi del Popolo della Libertà
Umberto Bossi - Leader e fondatore della Lega Nord
Pier Ferdinando Casini - Capo della forza politica Unione di Centro

Per quanto riguarda il centro-destra, anche nel campo della ex-Casa delle Libertà lo scenario proposto agli elettori risultò mutato rispetto a quello del 2006.[42] Dopo la scelta del Partito Democratico di correre in una coalizione ristretta, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini decisero che i rispettivi partiti, Forza Italia e Alleanza Nazionale, si sarebbero presentati sotto l'unico simbolo del Popolo della Libertà,[58] creando la coalizione di centro-destra del 2008 che inglobava anche la Lega Nord, che avrebbe presentato le sue liste solo al Centro-Nord, ed il Movimento per l'Autonomia, che lo avrebbe fatto nelle altre regioni.[47] La trattativa con l'MpA a livello nazionale fu dominata dal tema della scelta candidature per la presidenza della Regione Siciliana che si svolsero contestualmente.[59]

Varie formazioni minori diedero, poi, il proprio assenso all'ingresso nel Popolo della Libertà, come la DCA, i Liberal Democratici (fuoriusciti dallo schieramento di centro-sinistra) e Azione Sociale.[60] Inizialmente anche la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza aveva espresso la volontà di coalizzarsi al Senato con il Popolo delle Libertà ma il suo simbolo fu ritenuto troppo simile a quello dell'Unione di Centro e quindi bocciato dal Ministero, il cui giudizio fu successivamente confermato dalla Commissione Centrale elettorale della Cassazione[61] con una decisione che fu poi l'origine della vicenda giudiziaria già discussa precedentemente.

Il movimento La Destra, in disaccordo con la strategia di Berlusconi di creare un partito unico,[46] aveva annunciato l'intenzione di presentare una propria lista e un proprio candidato premier;[62] questo nonostante, in un primo momento, i dirigenti del partito avessero sperato in un cambiamento della strategia del leader del PdL.[63] Solo il perdurare della situazione di stallo li convinse a procedere e a stringere un accordo con la Fiamma Tricolore: i due partiti presentarono un'unica lista, convergendo sul candidato premier già indicato da La Destra.[64] Discorso a parte per Forza Nuova, che decise fin dalla notizia dello scioglimento delle Camere di correre in solitaria con il proprio simbolo.

Anche all'UDC fu proposto di confluire nel Popolo della Libertà,[65] prospettiva che l'UDC, nonostante una spaccatura dovuta alla scelta di singoli esponenti come Carlo Giovanardi di aderire al PdL, non condivise:[66] l'UDC quindi si presentò indipendentemente, con un proprio candidato premier.[67] Nelle settimane di consultazioni presidenziali, il brusco ritorno di Pier Ferdinando Casini su posizioni consonanti con quelle di Forza Italia aveva provocato una scissione interna all'UDC: Bruno Tabacci e Mario Baccini avevano dato vita ad un nuovo movimento politico chiamato la Rosa Bianca, a ciò aveva aderito anche l'ex sindacalista Savino Pezzotta, e che si era dichiarato pronto a presentare un proprio candidato premier.[42][68] Tuttavia a seguito della scelta dell'UDC di non coalizzarsi o confluire nel PdL,[67] i due partiti scelsero di presentare una lista comune, l'Unione di Centro, con un unico candidato alla presidenza del consiglio.[69]

Alcuni esponenti singoli del centrodestra, come Giuliano Ferrara che aveva nei giorni precedenti alla campagna elettorale esortato il paese a dibattere sull'opportunità di una moratoria sull'applicazione della legge sull'aborto,[70] presentarono una lista che nel simbolo recava la scritta «Aborto? No, grazie».[71]

Candidature[modifica | modifica sorgente]

Primo tema affrontato subito dopo lo scioglimento delle Camere fu il "nodo" delle alleanze e delle coalizioni elettorali. La legge elettorale in vigore imponeva l'obbligo, per ogni lista,[72] di indicare un Capo della forza politica, ovvero, in caso di liste coalizzate, un Capo della coalizione cioè, di fatto, il nome del candidato che la lista si impegnava ad appoggiare per la nomina alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Tuttavia tale nomina non è giuridicamente dovuta, poiché la Presidenza del Consiglio non è un incarico elettivo, ma di nomina del Presidente della Repubblica. Ciò premesso i candidati ufficialmente collegati ai contrassegni depositati al Ministero dell'Interno furono originariamente più di 150,[73] molti di più di quelli che effettivamente riuscirono poi a presentare effettivamente le liste a sostegno della propria candidatura, anche in una sola circoscrizione.[74] Fra questi ultimi quelli che erano sostenuti da liste presentate nella maggioranza delle circoscrizioni per Camera e Senato furono (in ordine alfabetico per cognome):

Codice di autoregolamentazione per le candidature[modifica | modifica sorgente]

Beppe Grillo ha promosso una campagna dal titolo "parlamento pulito".

Nelle settimane precedenti alla presentazione delle liste elettorali tutti i principali partiti discussero sull'opportunità e sulle modalità per evitare la candidatura di cittadini condannati, o indagati, nelle proprie liste.

Il dibattito ricalcò quello mai completamente sopito nato a seguito, sia della raccomandazione Commissione parlamentare antimafia di un codice di autoregolamentazione[76] per le elezioni amministrative del 2007, sia della raccolta firme promossa da Beppe Grillo per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare dall'emblematico titolo "parlamento pulito" che prevedeva, fra l'altro, l'incandidabilità per i condannati in qualunque grado di giudizio indipendentemente dalla gravità del reato.[77]

Il Partito Democratico, dopo aver già approvato un proprio Codice etico in materia,[78] dichiarò[45] – facendo proprio un tema[79] dell'alleata Italia dei Valori – che non avrebbe candidato nessuno che fosse stato condannato in primo grado, cioè anche prima che la sentenza fosse stata definitivamente confermata.

Su proposta di Alleanza Nazionale, il cui leader aveva chiesto "liste pulite", anche Il Popolo della Libertà comunicò di voler impedire la candidatura dei condannati, purché non si trattasse di condanne avvenute a seguito di «processi politici».[80] A tale dichiarazione ne seguì un'altra che precisava che in ogni caso non era ipotizzabile trattare come condannato chi non avesse superato tutti e tre i gradi di giudizio.[47]

Per quanto riguarda La Sinistra - L'Arcobaleno, il segretario di Rifondazione Comunista dichiarò che era «necessario un codice etico» proponendo l'adozione di quello già varato dalla commissione antimafia in occasione delle precedenti amministrative.[81]

Campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

La legge elettorale in vigore richiedeva alle forze politiche di presentare i propri programmi contestualmente ai simboli elettorali: per questo tutte le forze politiche e le coalizioni rappresentate in parlamento pubblicarono i loro programmi elettorali entro la prima decade di marzo.[82] In rapporto ai due programmi presentanti per le elezioni politiche italiane del 2006 una differenza evidente fu che nessuno degli schieramenti ripropose programmi lunghi ed estremamente dettagliati come quello presentato dall'Unione nelle consultazioni precedenti.

Confrontando i programmi delle maggiori forze politiche si possono notare analogie di proposte per quanto riguarda, ad esempio, la necessità di investire su scuola, università e ricerca - seppur con diverse sfumature quanto al metodo migliore per farlo - mentre le differenze più profonde si registrano nel campo dell'economia - per cui alcune liste proposero la nazionalizzazione delle imprese mentre altre la loro completa privatizzazione - e dei cosiddetti temi eticamente sensibili; in particolare non manca in nessun programma un riferimento al problema della regolamentazione delle convivenze. Anche l'equilibrio fra la tutela ambientale, la ricerca di nuove fonti energetiche - compreso l'utilizzo dell'energia nucleare che fu più o meno esplicitamente proposto in alcuni casi - e la riqualificazione della rete infrastrutturale sono temi presenti sostanzialmente in tutti i programmi delle principali liste che furono presenti nella competizioni elettorale, così come sono una costante gli impegni per l'efficienza della giustizia e dell'apparato amministrativo, per la riduzione dei costi della politica e per una maggiore sicurezza.

La vicenda Alitalia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia dell'Alitalia.

La sorte della compagnia di bandiera italiana si intrecciò con quella della campagna elettorale. Il governo, già prima dello scioglimento delle camere, aveva dato il proprio parere favorevole ad una trattativa commerciale esclusiva con Air France-KLM. Tuttavia, dopo le dimissioni dell'esecutivo, da parte delle forze di opposizione della XV Legislatura giunse la richiesta di astenersi dal proseguire la trattativa. Tale richiesta fu motivata dall'esigenza di rimettere la scelta ad un governo politicamente legittimato, dovendo il governo dimissionario limitarsi al disbrigo degli affari correnti. Tuttavia il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e il premier Romano Prodi replicarono di non poter garantire che la compagnia non sarebbe andata in fallimento in caso di una dilazione di due mesi, e che tale prospettiva, che avrebbe scaricato i costi sull'azionista statale, a loro parere, rendeva totalmente legittima l'attività dell'esecutivo.[83]

Dopo l'inizio della campagna elettorale vera e propria, il tema tornò al centro dell'attenzione, grazie anche alla difficoltà intrinseca della trattativa che vedeva contrapposti a diverso titolo, governo, acquirenti e sindacati, nonché gli stessi enti locali lombardi, per il tramite della SEA. Ai problemi che una situazione di questo genere poteva comportare, dal punto di vista squisitamente finanziario, se ne aggiunsero altri, dovuti al crescere continuo dell'interesse dei candidati a capo delle forze politiche per la questione. In particolare il dibattito si focalizzò attorno alla possibilità che si potesse materializzare un gruppo di imprenditori italiani che facesse una controproposta rispetto a quella del vettore francese. Tale cordata avrebbe dovuto sostenere l'originario progetto di Airone di acquisizione di Alitalia. In conseguenza del dibattito sviluppatosi durante la campagna, anche a causa della possibilità concreta che alcuni degli interventi avrebbero rispecchiato la linea politica del futuro governo, di cui Air France comunque si era impegnata a chiedere il gradimento prima di procedere con l'acquisto, il titolo in borsa fu caratterizzato da un'altissima volatilità, tanto da essere più volte sospeso.[84]

Nel corso della campagna, furono espresse almeno tre posizioni distinte: la posizione sostenuta da Silvio Berlusconi, ovvero quella di stimolare,[85] contando anche sul suo doppio ruolo di imprenditore e politico, l'interesse dell'imprenditoria italiana;[86] al contrario, la coalizione guidata da Walter Veltroni, si dichiarò sempre pronta a rispettare le scelte del mercato, non escludendo a priori la vendita ad un gruppo italiano se le condizioni dell'offerta, che comunque non fu ufficialmente presentata prima delle elezioni, fossero risultate migliori.[87] Una terza opzione quella rappresentata dalla lista a sostegno di Fausto Bertinotti che sostenne la possibilità che fosse lo Stato a farsi carico della sorte del risanamento della compagnia almeno provvisoriamente.[88][89] Le posizioni dei tre personaggi politici suscitarono a più riprese, e a vario titolo, la reazione di sostegno o di disapprovazione da parte delle forze politiche concorrenti.

Sondaggi pre-voto[modifica | modifica sorgente]

La seguente tabella mostra la media dei sondaggi, elaborata a cura del sito termometropolitico.it.

Elaborazione Mese Centrosinistra
(Walter Veltroni)
La Sinistra - L'Arcobaleno
(Fausto Bertinotti)
Unione di Centro
(Pier Ferdinando Casini)
Centrodestra
(Silvio Berlusconi)
termometropolitico.it novembre 2007 32,6 5,2 3,5 45,7
termometropolitico.it dicembre 2007 29,9 6,3 5,4 45,8
termometropolitico.it gennaio 2008 30,6 4,8 3,2 46,0
termometropolitico.it febbraio 2008 35,4 6,3 5,3 44,7
termometropolitico.it marzo 2008 37,2 5,8 6,1 44,4
Centrosinistra
(Walter Veltroni)
La Sinistra - L'Arcobaleno
(Fausto Bertinotti)
Unione di Centro
(Pier Ferdinando Casini)
Centrodestra
(Silvio Berlusconi)

Per quanto PdL e Lega Nord fossero in vantaggio da mesi, i sondaggi hanno mostrato un andamento secondo cui PD e IdV erano in costante crescita, e un richiamo al voto utile agli elettori di estrema sinistra, misto a un'eventuale erosione dei votanti della vecchia Alleanza Nazionale verso La Destra di Daniela Santanchè e l'UdC di Pier Ferdinando Casini, avrebbe per lo meno potuto portare il Partito Democratico a divenire primo partito, e con i votanti all'estero maggioranze diverse tra Camera e Senato come si sfiorò due anni prima sembrava possibile. In realtà il richiamo al voto utile generò sì lo sgonfiamento della lista di Bertinotti, ma sia la coalizione di Veltroni sia il suo partito non ne beneficiarono, mostrando la sovrastima di uno dei due schieramenti. Intanto a destra l'emorragia di voti verso altre forze moderate o più estremiste non avvenne, e mentre Il Popolo della Libertà divenne primo partito, al Senato il risultato fu oltre le attese vista la vittoria anche in regioni come il Lazio, Campania e Liguria, fino all'ultimo date appannaggio dell'avversario.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Pochi secondi dopo la chiusura dei seggi furono diffusi gli exit poll per la Camera dei deputati. Essi assegnavano la vittoria al Popolo delle Libertà ma con un margine ridotto di vantaggio: 42% alla coalizione che sosteneva Silvio Berlusconi e 40% a quella che sosteneva Walter Veltroni.[90] Pur avendo correttamente predetto la vittoria del centrodestra, come nel 2006 gli exit poll presentavano errori elevati rispetto al dato reale (-5% per la coalizione di centrodestra, +2,5% per quella di centrosinistra). Inoltre sovrastimavano sia il Partito Democratico, che venne erroneamente indicato come primo partito italiano, sia la Sinistra Arcobaleno, cui fu assegnata una percentuale di voti che pareva sufficiente ad assicurare l'elezione di alcuni suoi parlamentari.

I risultati delle elezioni politiche furono diffusi, a titolo provvisorio, dal Ministero dell'Interno, man mano che le prefetture ricevevano i verbali delle sezioni elettorali. I risultati definitivi, salvo reclami esaminati dalla giunte per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, furono forniti dalla Commissione elettorale centrale istituita presso la Suprema Corte di Cassazione. A seguito della proclamazione dei risultati nazionali, le singole commissioni elettorali circoscrizionali proclamarono i candidati eletti. La composizione del plenum di entrambe le assemblee legislative nella XVI Legislatura, tuttavia, fu definita solo dopo che i parlamentari eletti in più circoscrizioni decisero per quale seggio optare lasciando che i primi dei non eletti nelle altre circoscrizioni accedessero in loro vece in Parlamento.

Camera dei Deputati[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Coalizioni (e candidati leader) maggioritarie nelle singole circoscrizioni elettorali.
Leader Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Silvio Berlusconi
Il Popolo della Libertà (PdL) 37,38 13.629.464 272 Green Arrow Up.svg1,28 Green Arrow Up.svg60
Lega Nord (LN)[91] 8,30 3.024.543 60 Green Arrow Up.svg2,84 Green Arrow Up.svg34
Movimento per l'Autonomia (MpA)[92][93] 1,13 410.499 8 Green Arrow Up.svg1,13 Green Arrow Up.svg8
Totale coalizione 46,81 17.064.506 340 Green Arrow Up.svg2,93 Green Arrow Up.svg63
Walter Veltroni
Partito Democratico (PD) 33,18 12.095.306 211 Green Arrow Up.svg1,97 Red Arrow Down.svg3
Italia dei Valori (IdV) 4,37 1.594.024 28 Green Arrow Up.svg2,08 Green Arrow Up.svg12
Totale coalizione 37,55 13.689.330 239 Red Arrow Down.svg12,26 Green Arrow Up.svg101
Unione di Centro (UdC)
Pier Ferdinando Casini 5,62 2.050.229 36 Red Arrow Down.svg1,13 Red Arrow Down.svg3
Fausto Bertinotti
La Sinistra-L'Arcobaleno (SA) 3,12 1.124.298 0 Red Arrow Down.svg7,01 Red Arrow Down.svg72
Daniela Santanché
La Destra-Fiamma Tricolore (LD-FT) 2,43 884.961 0 - -
Enrico Boselli
Partito Socialista (PS) 0,98 355.495 0 Red Arrow Down.svg1,91 Red Arrow Down.svg18
Marco Ferrando
Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) 0,57 208.296 0 - -
Flavia D'Angeli
Sinistra Critica (SC) 0,46 168.916 0 - -
Siegfried Brugger
Südtiroler Volkspartei (SVP)[94][95] 0,41 147.718 2 Red Arrow Down.svg0,07 Red Arrow Down.svg2
Giuliano Ferrara
Aborto? No, grazie (ANG)[96] 0,37 135.535 0 - -
Stefano Montanari
Per il Bene Comune (PBC)[97] 0,33 119.569 0 - -
Roberto Fiore
Forza Nuova (FN)[98] 0,30 109.699 0 - -
Stefano De Luca
Partito Liberale Italiano (PLI)[99] 0,29 104.053 0 - -
Bruno De Vita
Unione Democratica per i Consumatori (UDpC) 0,25 91.106 0 - -
Renzo Rabellino
No Euro - Lista dei Grilli Parlanti (NE-LGP)[100] 0,18 66.835 0 - -
Altri
Altre liste 0,39 136.708 0 - -
Totale[101] 100,00 36.457.254 617

Valle d'Aosta[modifica | modifica sorgente]

Candidato Lista Voti (%) Voti Seggi
Roberto Rolando Nicco Autonomie Liberté Démocratie (ALD) 39,12 29 314 1
Ego Perron Vallée d'Aoste (VA) 37,84 28 357 0
Giuseppe Gambardella Il Popolo della Libertà (PdL) 18,52 13 880 0
Patrizio Giovannacci Lega Nord (LN) 3,10 2 322 0
Giancarlo Borluzzi Azione Sociale (AS) 1,42 1 066 0
Totale[102] 100,00 74.939 1

Estero[modifica | modifica sorgente]

Lista Voti (%) Voti Seggi
Partito Democratico (PD) 32,48 338.954 6
Il Popolo della Libertà (PdL) 30,90 322.437 4
Unione di Centro (UdC) 8,43 88.017 0
Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE)[103] 8,33 86.970 1
Associazioni Italiane in Sud America (AISA)[104] 6,16 64.325 0
Italia dei Valori (IdV)[105] 4,04 42.149 0
Partito Socialista (PS)[106] 3,12 32.513 0
La Sinistra-L'Arcobaleno (SA)[107] 2,73 28.495 0
La Destra-Fiamma Tricolore (LD-FT)[108] 1,43 14.974 0
L'Altra Sicilia (LAS)[109] 0,89 9.251 0
Sinistra Critica (SC)[110] 0,58 6.062 0
Consumatori Civici Italiani (CCI)[111] 0,47 4.878 0
Valori e Futuro (VF)[112] 0,43 4.493 0
Totale[113] 100,00 1.043.518 12

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Coalizioni (e candidati leader) maggioritarie nelle singole circoscrizioni elettorali.
Leader Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Silvio Berlusconi
Il Popolo della Libertà (PdL) 38,17 12.511.258 141 Red Arrow Down.svg1,01 Green Arrow Up.svg25
Lega Nord (LN)[114] 8,06 2.642.280 25 Green Arrow Up.svg3,66 Green Arrow Up.svg12
Movimento per l'Autonomia (MpA)[115] 1,08 355.361 2 Green Arrow Up.svg1,08 Green Arrow Up.svg2
Totale coalizione 47,31 15.508.899 168 Red Arrow Down.svg2,88 Green Arrow Up.svg15
Walter Veltroni
Partito Democratico (PD) 33,69 11.042.452 116 Green Arrow Up.svg5,78 Green Arrow Up.svg13
Italia dei Valori (IdV) 4,31 1.414.730 14 Green Arrow Up.svg1,49 Green Arrow Up.svg10
Totale coalizione 38,00 12.457.182 130 Red Arrow Down.svg10,95 Red Arrow Down.svg18
Unione di Centro (UdC)
Pier Ferdinando Casini 5,69 1.866.356 3 Red Arrow Down.svg0,95 Red Arrow Down.svg18
Fausto Bertinotti
La Sinistra-L'Arcobaleno (SA) 3,21 1.053.258 0 Red Arrow Down.svg8,12 Red Arrow Down.svg38
Daniela Santanché
La Destra-Fiamma Tricolore (LD-FT) 2,09 686.926 0 Green Arrow Up.svg1,47 Straight Line Steady.svg
Enrico Boselli
Partito Socialista (PS)[116] 0,86 284.837 0 Red Arrow Down.svg1,94 -
Marco Ferrando
Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) 0,55 180.442 0 - -
Flavia D'Angeli
Sinistra Critica (SC) 0,41 136.679 0 - -
Stefano Montanari
Per il Bene Comune (PBC) 0,32 105.827 0 - -
Stefano De Luca
Partito Liberale Italiano (PLI)[117] 0,30 100.759 0 - -
Roberto Fiore
Forza Nuova (FN)[118] 0,26 85.564 0 - -
Bruno De Vita
Unione Democratica per i Consumatori (UDpC) 0,23 78.139 0 - -
Renzo Rabellino
No Euro – Lista dei Grilli Parlanti (NE-LGP)[119] 0,15 49.535 0 - -
Giorgio Vido
Liga Veneta Repubblica (LVR)[120] 0,14 47.647 0 - -
Eva Rossi
Lega per l'Autonomia - Alleanza Lombarda
- Lega Pensionati
(LpA-AL-LP)[121]
0,13 45.623 0 - -
Altri
Altre liste 0,22 132.319 0 - -
Totale[122] 100,00 32.774.339 301

Valle d'Aosta[modifica | modifica sorgente]

Candidato Lista Voti (%) Voti Seggi
Antonio Fosson Vallée d'Aoste (VA) 41,39 29.191 1
Carlo Perrin Autonomie Liberté Démocratie (ALD) 37,40 26.377 0
Anacleto Benin Il Popolo della Libertà (PdL) 17,25 12.167 0
Sergio Ferrero Lega Nord (LN) 2,95 2.081 0
Marinella Monza Azione Sociale (AS) 1,01 712 0
Totale[123] 100,00 70520 1

Trentino-Alto Adige[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Risultati dei collegi uninominali del Trentino Alto Adige alle Elezioni politiche italiane del 2008.
Lista Voti (%) Voti Seggi
Il Popolo della Libertà (PdL) 28,18 156.126 3
Südtiroler Volkspartei - Insieme per le Autonomie (SVP-IpA)[124] 27,75 153.721 2
Südtiroler Volkspartei (SVP)[124][125] 17,86 98.948 2
La Sinistra-L'Arcobaleno (SA) 7,21 39.957 0
Unione di Centro (UdC) 5,87 32.511 0
Die Freiheitlichen (DF) 4,47 24.772 0
Partito Democratico (PD)[126] 3,48 19.253 0
La Destra-Fiamma Tricolore (LD-FT) 2,97 16.462 0
Union für Südtirol (UfS) 2,13 11.820 0
Partito Socialista (PS) 0,07 369 0
Totale[127] 100,00 553.939 7

Estero[modifica | modifica sorgente]

Lista Voti (%) Voti Seggi
Il Popolo della Libertà (PdL) 33,86 322.698 3
Partito Democratico (PD) 33,02 314.703 2
Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE)[128] 7,61 72.511 1
Associazioni Italiane in Sud America (AISA)[129] 6,38 60.794 0
Unione di Centro (UdC) 6,07 57.817 0
Italia dei Valori (IdV)[130] 4,02 38.357 0
Partito Socialista (PS)[131] 2,95 28.149 0
La Sinistra-L'Arcobaleno (SA)[132] 2,84 27.067 0
La Destra-Fiamma Tricolore (LD-FT)[133] 1,38 13.139 0
L'Altra Sicilia (LAS)[134] 0,88 8.391 0
Sinistra Critica (SC)[135] 0,61 5.855 0
Consumatori Civici Italiani (CCI)[136] 0,38 3.663 0
Totale[137] 100,00 953.144 6

Eletti[modifica | modifica sorgente]

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati della XVI Legislatura della Repubblica italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 2008.
La composizione della Camera dei deputati della XVI legislatura

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[138], per coalizione, alla Camera:

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord
Movimento per l'Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
276
60
8
344
Partito Democratico
Italia dei Valori
Autonomie Liberté Démocratie
Totale Coalizione di centro-sinistra
217
29
1
247
Unione di Centro 36
Südtiroler Volkspartei 2
Movimento Associativo Italiani all'Estero 1
Totale 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senatori della XVI Legislatura della Repubblica italiana e Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 2008.
La composizione del Senato della Repubblica della XVI legislatura

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[139], per coalizione, al Senato:

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord[140]
Movimento per l'Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
146
26
2
174
Partito Democratico[141]
Italia dei Valori
Totale Coalizione di centro-sinistra
119
14
133
Unione di Centro 3
Südtiroler Volkspartei[124] 3
Vallée d'Aoste 1
Movimento Associativo Italiani all'Estero 1
Totale 315

Affluenza alle urne[modifica | modifica sorgente]

  • Dati definitivi sull'affluenza alle ore 15,00 di lunedì 14 aprile. Le percentuali dei votanti sono state le seguenti: Camera dei Deputati: 80,456% (di cui 36 452 305 voti validi (77,073%) su 47 295 978 elettori aventi diritto), Senato della Repubblica 80,507% (di cui 32 771 227 voti validi (75,759%) su 43 257 208 elettori aventi diritto) , Provinciali: 74,580%, Comunali: 78,116%.
  • Alle ore 22,00 di domenica 13 aprile le percentuali dei votanti sono state le seguenti: Camera dei Deputati 62,546%, Provinciali 57,067%, Comunali 60,640%.
  • Alle ore 19,00 di domenica 13 aprile le percentuali dei votanti sono state le seguenti: Camera dei Deputati 48,689%, Provinciali 43,424%, Comunali 46,669%.
  • Alle ore 12,00 di domenica 13 aprile le percentuali dei votanti sono state le seguenti: Camera dei Deputati 16,356%, Provinciali 14,286%, Comunali 15,564%.[142]

Analisi territoriale del voto[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.
Coalizioni maggioritarie nelle singole regioni per il Senato.

Rispetto alle precedenti elezioni del 2006 ha avuto luogo una stragrande prevalenza del centro-destra sul centro sinistra nella quasi totalità delle regioni.

La coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi ottiene risultati schiaccianti, sfiorando alla Camera dei Deputati il 55% dei voti in Lombardia e Veneto, e ottenendone oltre il 50% in Campania e Sicilia. Ottimi risultati sono stati ottenuti anche in Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte e Puglia, dove la coalizione supera il 45% dei consensi. Da segnalare la prevalenza della Lega Nord, con oltre il 30% dei voti come partito principale nelle province lombarde di Bergamo e Sondrio, e in quelle venete di Treviso, Verona e Vicenza[143].

La coalizione di centro-sinistra di Walter Veltroni, ottiene buoni risultati solo in Toscana, dove alla Camera dei Deputati supera il 50% delle preferenze, in Emilia Romagna, dove sfiora il 50%, e in Umbria e Marche, dove supera il 45%[143].

Conseguenze del voto[modifica | modifica sorgente]

I risultati elettorali hanno consegnato alle aule parlamentari una composizione di eletti che non vede rappresentanze dei partiti della sinistra tradizionale - socialisti e comunisti - per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana e dopo più di un secolo, se si esclude il ventennio di dittatura fascista.[144][145][146] Questo dato, anticipato già dalle prime proiezioni dopo l'inizio dello scrutinio, era inatteso in quanto i sondaggi pre-elettorali avevano fatto ritenere che almeno La Sinistra - L'Arcobaleno riuscisse a superare la soglia di sbarramento alla Camera e potesse aspirare ad eleggere propri rappresentanti anche al Senato.[147] La pesante sconfitta subita dalla lista, che è stata votata da circa un quarto del proprio bacino elettorale, è stata addebitata dagli esperti di flussi elettorali principalmente ad un travaso di consensi in favore del Partito Democratico e in misura minore all'astensionismo.[148] Ciò ha determinato l'abbandono del progetto di costituzione di una formazione unitaria e in alcuni casi anche il ribaltamento dei rapporti di forza all'interno dei singoli partiti.[149].

Il processo di ridimensionamento drastico del bacino elettorale, con la conseguente perdita della rappresentanza parlamentare, in ogni caso, ha riguardato quasi tutti i partiti minori, fatti salvi quelli rappresentativi delle minoranze linguistiche e l'UDC.[150][151] I flussi[148] elettorali sembrano infatti aver premiato solo le due coalizioni maggiori che hanno ottenuto il voto di grandissima parte dell'elettorato. Il Popolo della Libertà, pur essendosi imposto come partito di maggioranza relativa, ha confermato la percentuale di consensi ottenuta nelle precedenti elezioni dalle forze che lo hanno composto, subendo invece un calo in termini di voti assoluti a causa della minor affluenza elettorale.[148] D'altra parte, il centrosinistra, considerato nel suo insieme, ha subito una netta diminuzione nelle preferenze elettorali.[152]

Nella coalizione vincente del centro-destra ha suscitato sorpresa la significativa crescita elettorale della Lega Nord che, pur non essendo presente in circa metà delle circoscrizioni, ha superato a livello nazionale l'8% dei voti,[153] quasi raddoppiando i consensi ottenuti alle elezioni politiche del 2006 ed imponendosi come primo partito in vaste aree del Veneto e della Lombardia, rafforzando la sua posizione comunque in tutto il nord Italia.[154] In termini di voti, per la Lega Nord si è trattato del miglior risultato di sempre dopo quello delle elezioni politiche del 1996; in termini di seggi, invece, l'affermazione elettorale ha reso i parlamentari leghisti per la prima volta determinanti per la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, accrescendo anche in termini programmatici l'influenza del partito sull'esecutivo.[155] In particolare alcuni commentatori hanno evidenziato il legame che sembra esistere fra la crescita dei consensi per la Lega Nord soprattutto nelle zone dell'Italia Settentrionale a maggiore tradizione operaia, in concomitanza con l'indebolimento delle forze di sinistra.[156][157]

La nuova legislatura, infine, si segnala per un aumento della rappresentanza femminile[158] che comunque è rimasta ben lontana dalla soglia della parità, nonostante quelle per la XVI Legislatura siano state le seconde elezioni dopo la modifica della Costituzione che ha stabilito l'obbligo per la Repubblica Italiana di promuovere le pari opportunità fra i sessi, anche in ambito politico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d La legge elettorale vigente (Legge Calderoli) richiede l'indicazione di un leader della forma politica che si presenta alle elezioni
  2. ^ a b Voti di tutta la coalizione alla Camera dei Deputati, il totale comprende la somma dei voti di tutte le circoscrizioni (Italia, Valle d'Aosta ed Estero)
  3. ^ a b c Elezioni 2008 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ Voti del partito alla Camera dei Deputati, il totale comprende la somma dei voti di tutte le circoscrizioni (Italia, Valle d'Aosta ed Estero)
  5. ^ a b c d Seggi riferiti a tutta la coalizione
  6. ^ Per il Popolo della Libertà, considerando la somma di Forza Italia e Alleanza Nazionale alle precedenti elezioni
  7. ^ Per il Partito Democratico, considerando la somma di Democratici di Sinistra e La Margherita alle precedenti elezioni
  8. ^ a b Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di camera e senato della coalizione
  9. ^ Per il Popolo della Libertà, considerando la somma di Forza Italia e Alleanza Nazionale alle precedenti elezioni
  10. ^ Per il Partito Democratico, considerando la somma di Democratici di Sinistra e La Margherita alle precedenti elezioni
  11. ^ Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di camera e senato del partito
  12. ^ Ministero dell'Interno, Rilevazione straordinaria del corpo elettorale a 45 giorni dalle elezioni politiche, 18-03-2008. URL consultato il 09-11-2010.
  13. ^ Ministero dell'Interno, affluenza alle urne (URL consultato il 3/1/2009). Il sito riporta i dati aggiornati a tutte le sezioni, eccetto 27 sezioni estere.
  14. ^ Obbligo imposto dall'art. 57, comma 1 della Costituzione italiana.
  15. ^ Sciolte le Camere, si vota il 13 e 14 aprile da Corriere.it, consultato il 07-02-2008
  16. ^ È già par condicio, in arrivo regole per la tv da Ansa.it, consultato il 10-02-2008
  17. ^ a b c d e f g h i testo del decreto legge 15 febbraio 2008, n.24 e della legge di conversione (30/2008) dal sito del Parlamento Italiano, consultato il 07-03-2008
  18. ^ Via libera all'election day, da Corriere.it, consultato il 14-02-2008
  19. ^ a b Lo speciale, verso le elezioni da Ansa.it, consultato il 07-02-2008.
  20. ^ Articolo 8 comma 1 della Legge 22 febbraio 2000, n. 28 Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica da Parlamento.it, consultato il 10-02-2008
  21. ^ La Diretta, da repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  22. ^ a b c Il ciclone Pizza sulle elezioni Voto o rinvio: gli scenari possibili da Repubblica.it, consultato il 02-04-2008
  23. ^ Per silenzio elettorale si intende il divieto di tenere «comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico» e di affiggere nuovi «stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda». Così come prescritto dall'articolo 9 della Legge 4 aprile 1956, n. 212 – Norme per la disciplina della propaganda elettorale, link consultato il 10-02-2008
  24. ^ Elezioni: Partiti con 2 parlamentari no raccolta firme, da news.kataweb.it, consultato il 17-02-2008
  25. ^ VOTO '08: la Fiamma Tricolore: insieme a Storace., da clandestinoweb.com, consultato il 17-02-2008
  26. ^ a b c d "Senza intesa salta l'election day". No di Fi, governo verso la rinuncia da Repubblica.it, consultato il 17-02-2008
  27. ^ Testo del comunicato del Quirinale in merito al decreto sull'election day, da Quirinale.it, consultato il 17-02-2008
  28. ^ Nel 2006 i dati riguardanti lo spoglio della circoscrizione estero arrivarono anche 48 ore dopo la chiusura delle operazioni di voto quando lo spoglio era pressoché completo per le circoscrizioni italiane
  29. ^ Le categorie furono in particolare: dipendenti delle amministrazioni statali in missione, ricercatori e docenti universitari all'estero per motivi di studio e ricerca, appartenenti alle forze armate in missione. In particolare il voto venne esercitato per le circoscrizioni di residenza e non per la circoscrizione estero, a differenza di quanto accaduto nel corso delle ultime elezioni. La normativa non fu estesa rispetto a quella votata nel 2006 ad altre categorie di cittadini temporaneamente all'estero come ad esempio agli studenti in Erasmus
  30. ^ Gli articolo 7 e 8 contenevano la copertura finanziaria e la data di entrata in vigore del decreto.
  31. ^ Le votazioni per le elezioni sia dei parlamentari della circoscrizione estero, sia di alcuni parlamentari eletti nelle circoscrizioni nazionali, votati da italiani temporaneamente all'estero, secondo quanto previsto dalle nuove disposizioni sul voto all'estero, erano prossime al termine, scadendo il termine per l'invio delle schede votate il giorno successivo.
  32. ^ Testo dell'ordinanza del Consiglio di Stato da wikisource
  33. ^ Testo dell'ordinanza da Cortecostituzionale.it, URL consultato il 03-04-2008
  34. ^ Nella XV legislatura questo è successo, ad esempio, con la delibera della giunta del 13 dicembre da Camera.it, url consultato il 04-03-2008.
  35. ^ Questo articolo del codice di procedura civile disciplina i ricorsi alla Corte di Cassazione in caso di conflitto di giurisdizione fra giudici, ovvero nel caso in cui due diversi giudici ritengano di essere competenti a giudicare sulla stessa questione, come in questo caso.
  36. ^ Testo della sentenza, da wikisource
  37. ^ Dc: ricorsi Avvocatura, Cassazione decide martedì da Ansa.it, URL consultato il 03-04-08
  38. ^ L'articolo 61 della Costituzione infatti dice "Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni."
  39. ^ Modificata, da ultimo, dalla L. 20 marzo 2006, n. 121, in materia di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 marzo 2006, n. 75, recante modificazioni alla composizione grafica delle schede per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica", consultato il 06-04-2008
  40. ^ Berlusconi: 'Schede ingannevoli' Amato: 'Sono come le hai volute tu', da repubblica.it, consultato il 06-04-2008
  41. ^ Massimo Giannini, Un terremoto nella politica, da Repubblica.it, consultato il 08-02-2008.
  42. ^ a b c d e Cosa Rossa, Pd e Rosa Bianca da sola Quattro poli, il risiko delle alleanze da Repubblica.it, consultato il 07-02-2008
  43. ^ «Pd solo anche al Senato, niente pasticci» da Corriere.it, consultato il 07-02-2008
  44. ^ «L'IdV presenterà le sue liste alle elezioni ma è alla ricerca di un accordo con il Pd basato su punti programmatici. Lo ha annunciato il leader Di Pietro al termine dell'esecutivo del partito. "L'esecutivo – ha spiegato Di Pietro – ha deliberato all'unanimità che alle prossime elezioni l'Idv sarà presente con il proprio simbolo e con una propria lista, sia alla Camera che al Senato che alle amministrative". Ma "ha dato mandato anche di cercare un incontro con Veltroni per vedere se ci sono dei margini per un programma comune con il Pd"», da Televideo Rai, 08-02-2008 10:30.
  45. ^ a b c Accordo di coalizione IdV-PD da Corriere.it, 13-02-2008.
  46. ^ a b La Diretta 13 febbraio da Repubblica.it, consultato il 13-02-2008
  47. ^ a b c d La diretta 23 febbraio da Repubblica.it, riportato il 24-02-2008
  48. ^ a b La Stampa, 12-02-2008
  49. ^ a b La Diretta 19 febbraio da Repubblica.it, consultato il 21-02-2008
  50. ^ La Diretta 9 febbraio da Repubblica.it, consultato il 09-02-2008
  51. ^ Il no di Radicali e Socialisti Il Pd in trattative con Di Pietro da Repubblica.it, consultato il 13-02-2008.
  52. ^ a b Elezioni/ in campo anche l'Ud di Bordon: siamo tra il 2 e il 4% da notizie.alice.it, consultato il 26-02-2008.
  53. ^ Rossi s'incatena in Senato: non mi fanno presentare le liste senza le firme da Corriere.it, consultato il 26-02-2008
  54. ^ Svp e Insieme per le autonomie firmano il "patto di Salorno", 05-03-2008. URL consultato il 26-11-2008.
  55. ^ Udeur: potremmo andare da soli, da Corriere.it, consultato il 17-02-2008
  56. ^ a b La diretta, 01 marzo, da Repubblica.it, consultato il 01-03-2008
  57. ^ Elezioni, Mastella getta la spugna: "Sconfitto, rinuncio a candidarmi", da lastampa.it, consultato il 08-03-2008.
  58. ^ Svolta di Berlusconi, arriva il Pdl: "Forza Italia-An sotto stesso simbolo" dal sito de La Stampa, consultato il 08-02-2008.
  59. ^ Intesa in Sicilia, Berlusconi esulta «Vinceremo al Senato. Noi il centro» da Corriere.it, consultato il 25-02-2008
  60. ^ Alessandra Mussolini: «Convinti nel Pdl» da Corriere.it, consultato il 09-02-2008
  61. ^ Cassazione: fuori la Dc di Pizza e di Sandri. Ok alla Destra da Andrkornos.it, consultato il 23-03-2008
  62. ^ La Diretta 10 febbraio da Repubblica.it, consultato il 10-02-2008
  63. ^ a b Storace: «Santanchè candidata premier» dal Corriere.it, consultato il 10-02-2008.
  64. ^ a b La Destra e Fiamma Tricolore corrono insieme, da ladestranews.it, consultato il 15-02-2008.
  65. ^ Casini: «Pronto al dialogo con Berlusconi» da Corriere.it , consultato il 09-02-2008
  66. ^ La lista unica spacca il centrodestra da Corriere.it , consultato il 09-02-2008
  67. ^ a b c L'UDC corre da sola da Repubblica.it, consultato il 13-02-2008. Vedi inoltre L'UDC corre da sola da Corriere.it, consultato il 13-02-2008.
  68. ^ Nasce «Rosa Bianca» quarto polo, Tabacci candidato premier da Ansa.it, consultato il 07-02-2008.
  69. ^ a b Udc e Rosa Bianca trovano l'accordo Casini premier, Pezzotta segretario, da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  70. ^ Binetti: "Sulla 194 voterò con Fi". Turco: "Dibattito, non modifica" da Repubblica.it, consultato il 16-02-2008
  71. ^ Ferrara non molla anzi rilancia: addio a La7 e presenta il suo simbolo da Panorama.it, consultato il 02-04-2008
  72. ^ Articolo 1, comma 5 della legge 270/2005 da Parlamento.it, consultato il 19-02-2008
  73. ^ Bisogna tenere conto che alcuni simboli furono presentati esclusivamente per evitarne il deposito da parte di gruppi o associazioni che non ne detenevano la titolarità.
  74. ^ Si veda l'elenco depositato sul sito del Ministero dell'Interno, url consultato il 03-03-2008
  75. ^ [1] da partitoliberale.it, consultato il 3-03-2008
  76. ^ Relazione sulla designazione dei candidati alle elezioni amministrative da Parlamento.it, consultato il 25-02-2008
  77. ^ Festa in piazza per il V-Day di Beppe Grillo "Piccolo popolo in marcia ma è solo l'inizio" da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  78. ^ Il Codice etico del Partito Democratico da Partitodemocratico.it, consultato il 28-02-2008
  79. ^ Ineleggibilità, Bertinotti replica a Di Pietro "Ha perso il senso della misura" da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  80. ^ La diretta, 21 febbraio da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  81. ^ La diretta 22 febbraio da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  82. ^ Si vedano i siti ufficiali dei partiti e delle coalizioni o dei candidati. Siti consultati il 09-03-2008
  83. ^ Italia al voto il 13 e 14 aprile Napolitano: "Continui il dialogo" da Repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  84. ^ La Diretta 27 marzo, da repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  85. ^ Il leader del PdL a sostegno delle sue affermazioni più volte, in rapida successione, prospettò e smentì l'interesse di vari gruppi economici.
  86. ^ Alitalia: Berlusconi rinnova appello a imprenditori italiani da newscontrol.repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  87. ^ Alitalia: D’Alema, cordata italiana ben venga se c’è da newscontrol.repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  88. ^ Alitalia: Giordano, Non solo francesi e intervento stato da newscontrol.repubblica.it, URL consultato il 05-04-2008
  89. ^ A posteriori si seppe che questa posizione non sarebbe stata comunque praticabile, in quanto i principali concorrenti dell'Alitalia espressero più volte, nel corso del 2008, la loro contrarietà ad ulteriori aiuti di Stato alla compagnia di bandiera italiana, esprimendo una posizione sostenuta anche dall'Unione Europea, come riportato ad esempio in questa lettera: Sei compagnie scrivono alla Ue - No agli aiuti di Stato per Alitalia - Economia, Repubblica.it
  90. ^ Il Tempo - Proiezioni, si consolida il Pdl al Senato. Cresce la Lega
  91. ^ lista presente solo in Piemonte 1 e 2, Lombardia 1,2 e 3, Trentino-Alto Adige, Veneto 1 e 2, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche
  92. ^ Lista presente in Lazio 1 e 2, Abruzzo, Molise, Campania 1 e 2, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia 1 e 2, Sardegna
  93. ^ partecipa al riparto dei seggi come migliore lista al di sotto del 2% all'interno di una coalizione che ha raggiunto il 10%.
  94. ^ Lista presente solo in Trentino-Alto Adige
  95. ^ partecipa al riparto dei seggi in quanto rappresentante di una minoranza riconosciuta e avendo superato il 20% nella circoscrizione d'appartenenza.
  96. ^ Lista non presente in Trentino-Alto Adige
  97. ^ Lista non presente in Sicilia 2
  98. ^ Lista non presente in Piemonte, in Lombardia 1, in Trentino-Alto Adige, Campania 2 e Basilicata
  99. ^ Lista non presente in Lombardia 1 e in Campania 2
  100. ^ Lista presente solo in Piemonte 2, Lombardia 1, Veneto 1 e 2, Friuli-Venezia Giulia, Campania 1 e 2, Calabria e Sardegna
  101. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  102. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  103. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  104. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  105. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  106. ^ Lista non presente nella ripartizione America settentrionale
  107. ^ Lista presente solo nelle ripartizioni America Meridionale e Europa
  108. ^ Lista non presente nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide
  109. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  110. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  111. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  112. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  113. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  114. ^ lista presente solo in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche
  115. ^ Lista presente in Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna
  116. ^ Lista non presente in Basilicata
  117. ^ Lista non presente in Umbria
  118. ^ Lista non presente in Piemonte, in Toscana, in Liguria, nelle Marche e Basilicata
  119. ^ Lista presente solo in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Calabria e Sardegna
  120. ^ Lista presente solo in Veneto
  121. ^ Lista presente solo in Lombardia
  122. ^ Ministero dell'Interno - Archivio Storico Elezioni
  123. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  124. ^ a b c La SVP si presenta in un'unica lista con Insieme per le autonomie in 4 collegi e con lista autonoma in 2 collegi
  125. ^ Voti:56.810 + 42.138
  126. ^ Voti:9.679 + 9.574
  127. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  128. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  129. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  130. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  131. ^ Lista non presente nella ripartizione America settentrionale
  132. ^ Lista presente solo nelle ripartizioni America Meridionale e Europa
  133. ^ Lista non presente nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide
  134. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  135. ^ Lista presente solo nella ripartizione Europa
  136. ^ Lista presente solo nella ripartizione America meridionale
  137. ^ Ministero dell'Interno - archivio storico delle Elezioni
  138. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  139. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  140. ^ Di cui uno, Sergio Divina, eletto all'interno del PdL in Trentino-Alto Adige (dove la Lega non si presentava)
  141. ^ Dei due senatori eletti nella lista SVP-Insieme per le Autonomie uno fa riferimento alla SVP e uno al Partito Democratico. Questi due senatori si devono aggiungere a quelli indicati in tabella per dare il totale complessivo dei senatori per singolo partito - e non per lista di elezione - che vede, quindi, il Pd a 119 e l'SVP a 3.
  142. ^ Ministero dell'Interno. URL consultato il 14 aprile 2008.
  143. ^ a b Ministro dell'Interno - risultati elezioni
  144. ^ La fine di un'epoca, un Parlamento senza comunisti né socialisti da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  145. ^ L'antagonismo ex parlamentare da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  146. ^ Il tracollo della Sinistra Arcobaleno Resta fuori da Camera e Senato da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  147. ^ Salvate il soldato Fausto da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  148. ^ a b c Sinistra Arcobaleno un voto su due al Pd da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  149. ^ Rifondazione, è resa dei conti e Ferrero punta al ribaltone da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  150. ^ E sulle ceneri dei partitini nasce la Terza Repubblica, da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  151. ^ La strana festa di Daniela "Sconfitta? No, un successo" da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  152. ^ Quei 7 punti persi dal centrosinistra da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  153. ^ Ministero dell'Interno, Risultati delle elezioni politiche 2008, riepilogo nazionale Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. URL consultato il 20-12-2008
  154. ^ Il Carroccio padrone del Nord in Veneto punte del 35 per cento da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  155. ^ Oltre il 6%, la Lega di Bossi esulta "Ora le riforme che aspettiamo" da repubblica.it, url consultato il 17-04-2008
  156. ^ Il Nord del Senatur da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008
  157. ^ Gli operai Fiom che votano a destra "Così protetti da tasse e criminalità" da repubblica.it, URL consultato il 18-04-2008
  158. ^ Elette in rosa, ancora non va Solo il Pd porta il 30% di donne da repubblica.it, URL consultato il 17-04-2008

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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