Elezioni politiche italiane del 1979

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VIII Legislatura
Votazioni Elezioni politiche del 1979
Governi Cossiga I, Cossiga II, Forlani, Spadolini I, Spadolini II, Fanfani V

Le elezioni politiche del 1979 si tennero il 3 giugno, una settimana prima delle prime elezioni europee. Furono le terze elezioni anticipate negli anni Settanta, le prime in assoluto nella storia repubblicana a svolgersi a soli tre anni dalla precedente tornata.

Per la prima volta nella storia elettorale repubblicana il Partito Comunista accusò un calo dei voti; ciò gli impedì di effettuare l'agognato "sorpasso" (il raggiungimento, cioè della maggioranza relativa) ai danni di una Democrazia Cristiana complessivamente stabile (-0,41% dei voti e lo stesso numero di deputati eletti rispetto alle consultazioni del 1976). Gli effetti elettorali della strategia della tensione furono un prosciugamento delle estreme a favore di una più moderata contestazione antidemocristiana, riversata all'interno degli alleati minori di governo che ne ottennero tutti benefici più o meno marcati.

A destra, perse qualcosa il Movimento Sociale Italiano, che aveva subìto la scissione di Democrazia Nazionale. I liberali sfiorarono il 2%, mentre il Partito Radicale ottenne più del triplo dei voti rispetto a tre anni prima.

Indice

[modifica] Risultati elettorali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Grafico delle elezioni politiche italiane.
Distribuzione geografica del voto 1979 per la Camera.

[modifica] Camera dei deputati

totale percentuale (%)
Elettori 42.203.354  
Votanti 38.242.918 90,6 (su n. elettori)
Voti validi 36.671.309 95,9 (su n. votanti)
Voti non validi 1.571.609 4,1 (su n. votanti)
di cui schede bianche 836.669 2,2 (su n. votanti)

Sistema elettorale proporzionale.

Partiti voti voti (%) seggi
Democrazia Cristiana (DC) 14.046.291 -163.228 38,30 -0,41 262 0
Partito Comunista Italiano (PCI) 11.139.231 -1.477.419 30,38 -3,99 201 -27
Partito Socialista Italiano (PSI) 3.596.802 +56.493 9,81 +0,17 62 +5
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 1.930.639 -307.700 5,26 -0,84 30 -5
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 1.407.535 +168.043 3,84 +0,46 20 +5
Partito Radicale (PR) 1.264.870 +870.431 3,45 +2,38 18 +14
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1.110.209 -25.337 3,03 -0,06 16 +2
Partito Liberale Italiano (PLI) 712.646 +232.524 1,94 +0,63 9 +4
Partito di Unità Proletaria per il comunismo (PdUP per il comunismo) 502.247 -54.778 1,37 -0,15 6 =
Nuova Sinistra Unita 294.462 - 0,80 - 0 -
Democrazia Nazionale-Costituente di Destra (DN-CD) 229.205 - 0,63 - 0 -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 204.899 +20.524 +0,56 +0,06 4 +1
Alleati per Trieste (ApT) 65.505 0,18 1
Movimento Friuli (MF) 35.254 - 0,10 - 0 -
UV - UVP - Dem.Pop. - PLI[1] 33.250 - 0,09 - 1 -
Unità della Sinistra 23.909 - 0,07 - 0 -
Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 17.673 - 0,05 - 0 -
DC-PSDI-PRI 13.442 - 0,04 - 0 -
altri 43.240 - 0,14 - 0 -
Totale 36.671.309 100,00 630

Elezioni politiche italiane del 1979/Eletti Camera

[modifica] Senato della Repubblica

Vittorie comune per comune
Partiti voti voti (%) seggi
Democrazia Cristiana (DC) 12.018.077 38,34 138
Partito Comunista Italiano (PCI) 9.859.044 31,45 109
Partito Socialista Italiano (PSI) 3.255.104 10,38 32
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 1.782.004 5,69 13
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 1.321.283 4,22 9
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 1.052.772 3,36 6
Partito Liberale Italiano (PLI) 691.464 2,21 2
Partito Radicale (PR) 413.478 1,32 2
Südtiroler Volkspartei (SVP) 172.577 0,55 3
UV - UVP - Dem.Pop. - PLI[1] 37.070 0,12 1
Democrazia Nazionale-Costituente di Destra (DN-CD) 176.966 0,56 0
Lista per Trieste (Lpt) 61.911 0,20 0
Nuova Sinistra Unita 44.094 0,14 0
altri 458.972 1,46 0
Totale 31.344.816 100,00 315

Elezioni politiche italiane del 1979/Eletti Senato

[modifica] Analisi Territoriale del voto

La Democrazia Cristiana subisce una lieve perdita di consensi frutto di un calo di 1-2 punti percentuali nel Nord Italia e di una crescita consistente del 2-3% nel Sud Italia, con le uniche eccezioni di Sardegna e Basilicata in cui la DC perde consensi. Nel particolare si registra un calo marcato in Friuli-Venezia Giulia, dove la DC perde il 6% dei voti, frutto di un crollo del 13% nella Provincia di Trieste dove si impone la Lista per Trieste. Altri cali notevoli si registrano nelle province di Cuneo e Bergamo dove la DC arretra del 3%. Per quanto riguarda, invece, la crescita di consensi, degni di nota sono le province di Reggio Calabria dove la DC guadagna circa il 7% dei voti, Benevento dove cresce del 6%, Caserta e Caltanissetta in cui avanza di 5 punti percentuali. A queste province si aggiunge il Molise che fa registrare una crescita della DC del 4%, facendo diventare il Molise la regione più democristiana d'Italia, prima di Veneto e Abruzzo che, insieme a Nord della Sicilia e Campania senza Napoli, restano le zone forti della DC. Resta invece debole nelle Zone Rosse, nel Nord Ovest e nella Provincia di Cagliari.

Il Partito Comunista Italiano subisce una consistente perdita di consensi rispetto alle elezioni precedenti frutto di un calo generale particolarmente forte nel Sud Italia. Infatti, mentre nel Nord perde circa il 2-3% dei voti e l'1-2% nelle Regioni Rosse, al Sud arretra di 4-5 punti percentuali. In particolare è la Campania che fa registra il calo più marcato, 7%, risultato di un arretramento del 9% nella Provincia di Napoli. Seguono la Calabria, la Sicilia e il Lazio con un calo del 6%, come le province di Isernia e Trieste. Al Nord si registra una perdita di consensi soprattutto in Piemonte (-5%) e nella Lombardia Occidentale con Milano e Varese che fanno registrare un calo del 4% dei voti per il PCI. In generale comunque la distribuzione elettorale dei comunisti non cambia notevolmente: le Regioni Rosse restano il cuore del PCI come il Nord Ovest la seconda area d'influenza. La Provincia di Cagliari, con l'indebolimento della DC, sembra essere l'unica delle zone dell'exploit comunista del '76 ad aver mantenuto il predominio comunista. Si confermano ostili al PCI il Triveneto, l'Alta Lombardia, la Campania e il Nord della Sicilia.

Il Partito Socialista Italiano cresce nel Nord Ovest e nel Sud Italia mentre cala nel Nord Est. In particolare cresce notevolmente in Provincia di Messina (+3%), in Calabria e in Provincia di Alessandria (+1%). Al contrario arretra in Provincia di Belluno (-3%) e in Friuli-Venezia Giulia (-4%) che passa da zona forte del PSI a zona debole aggiungendosi al Centro Italia con l'esclusione dell'Umbria. Il risultato di questa tornata elettorale è il riequilibrio nella distribuzione territoriale del voto. Il PSI, infatti, risulta l'unico partito equamente distribuito sul territorio nazionale restando poco più debole della media solo in alcune regioni.

Il Movimento Sociale Italiano arretra su tutto il territorio nazionale, con un calo meno marcato nel Nord Italia che si conferma lontana dal MSI. Nel Centro- Sud, invece, i missini perdono circa l'1% dei voti ma restano comunque forti, specialmente in Lazio, Campania in cui insieme alla Calabria perdono quasi il 2% dei consensi, Puglia e nelle province di Catania e Reggio Calabria pur perdendo il 3% dei voti. Altri cali marcati si registrano nelle province di Messina (-5%), Trapani (-4%) che abbassano il dato della Sicilia del 3%, e Trieste in cui il MSI perde 4 punti percentuali.

Il Partito Socialista Democratico Italiano registra una crescita generale con le uniche eccezioni di Marche e Molise regione in cui perde l'1% dei voti. Si conferma forte nel Nord Ovest, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Belluno. A queste zone si aggiunge la Sicilia in cui cresce dell'1% grazie soprattutto all'ottimo risultato della Provincia di Catania (+3%). Un'altra crescita notevole si registra nella Provincia di Cosenza dove cresce del 2%.

Il Partito Radicale ottiene un ottimo risultato grazie ad una crescita generale, molto marcata nel Nord Italia dove del 3-4% confermando questa come la sua principale zona d'interesse oltre le grandi città. La crescita nel Centro (1-2%) è notevole ma limitata rispetto al resto d'Italia, mentre al Sud è in linea con il trend nazionale intorno al 2-3%.

Il Partito Repubblicano Italiano è sostanzialmente stabile. Le uniche variazioni degne di nota riguardano la Sicilia in cui cresce dell'1%, il Molise e il Friuli-Venezia Giulia dove invece perde l'1% dei voti. La Sicilia entra quindi di diritto tra le zone forti del PRI affiancandosi al Nord Ovest, alla Romagna e al costa toscana.

Il Partito Liberale Italiano cresce quasi esclusivamente nel Nord Italia, in particolare in Piemonte (+1,5%), mentre nel resto del paese risulta stabile o in lievissima crescita. Si conferma forte nel Nord e in alcune province del Sud come Benevento e Messina.

Il Partito di Unità Proletaria subisce un calo di consensi nel Nord Italia, specialmente nel Trentino-Alto Adige dove perde l'1% dei voti, mentre risulta stabile nel Centro e nel Sud, con l'unica eccezione della Basilicata in cui cresce dell'1%. Nonostante il calo il nord si conferma la zona più favorevole ai demoproletari che nel Centro-Sud continuano ad arrancare.

Fonte: Ministero dell'Interno

[modifica] Galleria

[modifica] Note

  1. ^ a b candidatura presentata in Valle d'Aosta
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