Elezioni politiche italiane del 1948
| Votazioni | Elezioni politiche del 1948 |
|---|---|
| Governi | De Gasperi V, De Gasperi VI, De Gasperi VII |
| Calendario delle elezioni in Italia |
Le elezioni politiche del 1948 si tennero il 18 aprile. Costituirono la seconda consultazione elettorale a suffragio universale, dopo quella del 1946.
La Democrazia Cristiana si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, caso unico nella storia della Repubblica[1]. Il partito guidato da Alcide De Gasperi ottenne oltre 4,6 milioni di voti in più e un balzo del 13% rispetto alle elezioni della Costituente, diventando il punto di riferimento per l'elettorato anticomunista. Rilevante la sconfitta del Fronte Democratico Popolare, lista che comprendeva sia il PCI che il Partito Socialista Italiano. Con il 31% dei voti, i due partiti di sinistra ottennero insieme meno voti di quanti ne conquistarono separatamente nel 1946.
Le elezioni del 1948 furono notevolmente influenzate dalle questioni internazionali. La Guerra Fredda e la divisione del mondo in sfere d'influenza avevano una grossa ripercussione sull'Italia. Un'eventuale vittoria delle sinistre avrebbe con tutta probabilità favorito l'adesione della giovane Repubblica al Patto di Varsavia anziché al blocco occidentale.
Le elezioni furono importanti perché fissarono per lungo tempo alcuni capisaldi della Repubblica italiana: il pluralismo polarizzato che prevedeva una DC sempre vincente; l'esclusione dei comunisti da ogni governo; l'adesione dell'Italia al blocco occidentale; la forte appartenenza ideologica; la presenza di forti partiti di massa; l'adesione a due concezioni della società oltre che a dei meri partiti politici; la bassa mobilità elettorale; il sistema elettorale proporzionale puro; una mappa geopolitica che vedeva le sinistre forti nel centro-nord, la DC nel Triveneto e le destre al Sud; la contrapposizione comunismo-anticomunismo; la trasformazione dell'avversario politico in nemico da delegittimare; l'influenza più o meno marcata delle gerarchie ecclesiastiche nella politica.
Per vastità della mobilitazione, numero di votanti, importanza della posta in gioco, le elezioni del 1948 segnano un unicum nella storia delle consultazioni elettorali italiane.
Indice |
[modifica] La campagna elettorale
Il clima di collaborazione che aveva animato le forze politiche in seguito alla Liberazione era stato presto sostituito da una violentissima contrapposizione ideologica, esacerbata dal contesto internazionale. Nel 1947, il presidente del Consiglio De Gasperi si recò negli Stati Uniti d'America, ottenendo dal presidente Truman l'assicurazione di poderosi aiuti economici per la ricostruzione del Paese. Il deficit statale era ingente, il carovita non permetteva a buona parte della popolazione una vita dignitosa, la guerra aveva distrutto edifici e infrastrutture. Il Piano Marshall divenne così un eccellente argomento propagandistico: esaltato dalla DC, fortemente osteggiato dalle sinistre, esso fu subordinato all'emarginazione dei comunisti dal governo De Gasperi, che allora comprendeva ancora i partiti membri del Cln. Dopo pochi mesi, il leader della DC formò un esecutivo che non prevedeva alcun membro del PCI e del PSI. Lo scontro si spostò ben presto nelle piazze, con scioperi e proteste in diverse occasioni cui seguirono le ferme risposte del governo che non potevano non rendere ancora più crudo lo scontro in atto.
PCI e PSI decisero di fondare un'alleanza elettorale, presentando liste comuni: era nato il Fronte Popolare. L'ala destra del PSI si unì al PSLI (nato dalla cosiddetta "scissione di Palazzo Barberini" nel '47) nella lista Unità Socialista, mentre monarchici e liberali si unirono nel Blocco Nazionale.
La Chiesa cattolica intervenne direttamente nella contesa con l'istituzione dei Comitati Civici, fondati da Luigi Gedda su suggerimento di papa Pio XII. La fede giocò un ruolo rilevante nella campagna elettorale, e fu probabilmente un potente fattore di mobilitazione per i cattolici non interessati alla dialettica politica.
La mobilitazione fu ingente. Centinaia di migliaia furono i militanti che in ogni parte d'Italia organizzavano comizi, affiggevano manifesti (quelle del '48 furono le prime elezioni in cui divenne rilevante il ruolo della propaganda cartellonistica), praticavano proselitismo convincendo casa per casa gli elettori indecisi.
L'esito delle elezioni fu favorevole alla Democrazia Cristiana. La propaganda anticomunista, gli aiuti economici americani, il ruolo della fede, l'adesione ad un sistema democratico occidentale piuttosto che a uno socialista avevano avuto la meglio. Dando prova di intelligenza politica, al fine di non inimicarsi altri settori dello scacchiere politico, De Gasperi scelse di non costituire un governo monocolore democristiano, pur avendone i numeri, ma di avvalersi dei partiti minori che lo avevano appoggiato nei precedenti esecutivi: PRI, PSI e PSDI. La fase del centrismo, inaugurata pochi mesi prima, prendeva definitivamente avvio.
[modifica] Risultati elettorali
| Per approfondire, vedi la voce Grafico delle elezioni politiche italiane. |
| totale | percentuale (%) | ||
|---|---|---|---|
| Elettori | 29.117.270 | ||
| Votanti | 26.855.741 | 92,2 | (su n. elettori) |
| Voti validi | 26.264.452 | 97,8 | (su n. votanti) |
| Voti non validi | 591.289 | 2,2 | (su n. votanti) |
| di cui schede bianche | 164.392 | 0,6 | (su n. votanti) |
[modifica] Camera dei deputati
| totale | percentuale (%) | ||
|---|---|---|---|
| Elettori | 29.117.270 | ||
| Votanti | 26.855.741 | 92,2 | (su n. elettori) |
| Voti validi | 26.264.452 | 97,8 | (su n. votanti) |
| Voti non validi | 591.289 | 2,2 | (su n. votanti) |
| di cui schede bianche | 164.392 | 0,6 | (su n. votanti) |
[modifica] Camera dei deputati
Fonte: Ministero dell'Interno
[modifica] Senato della Repubblica
| totale | percentuale (%) | ||
|---|---|---|---|
| Elettori | 25.858.712 | ||
| Votanti | 23.846.411 | 92,22 | (su n. elettori) |
| Voti validi | 22.570.263 | 94,65 | (su n. votanti) |
| Voti non validi | 1.276.148 | 5,35 | (su n. votanti) |
| di cui schede bianche | 480.104 | 2,01 | (su n. votanti) |
| Partiti | voti | voti (%) | seggi |
|---|---|---|---|
| Democrazia Cristiana (DC) | 10.864.698 | 48,14 | 130 |
| Fronte Democratico Popolare (FDP) | 7.015.092 | 31,08 | 72 |
| Blocco Nazionale (BN) | 1.400.249 | 6,20 | 10 |
| US - PRI[2] | 816.546 | 3,62 | 6 |
| Unità Socialista (US) | 811.014 | 3,59 | 6 |
| Partito Repubblicano Italiano (PRI) | 605.192 | 2,68 | 4 |
| Partito Nazionale Monarchico (PNM) | 451.192 | 2,00 | 4 |
| Movimento Sociale Italiano (MSI) | 200.241 | 0,89 | 1 |
| DC - PPST (Südtiroler Volkspartei, SVP)[3] | 130.348 | 0,58 | 3 |
| Partito dei Contadini d'Italia | 65.925 | 0,29 | 0 |
| Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) | 65.743 | 0,29 | 1 |
| Partito Nazionale Monarchico - Movimento Sociale Italiano | 51.144 | 0,23 | 0 |
| PLI - Indipendenti[4] | 45.732 | 0,20 | 1 |
| PLI - Indipendenti[5] | 23.966 | 0,11 | 1 |
| MSI - Indipendenti[6] | 23.576 | 0,10 | 1 |
| PNM - Indipendenti[7] | 22.114 | 0,10 | 1 |
| PLI - Indipendenti[8] | 19.944 | 0,09 | 1 |
| altri | 572.322 | 2,53 | 0 |
| Totale | 22.657.290 | 100,00 | 237[9] |
Fonte: Ministero dell'Interno
[modifica] Analisi Territoriale del voto
La Democrazia Cristiana si conferma come partito predominante nel Triveneto e nell'Alta Lombardia con percentuali superiori al 60%. Ottiene ottimi risultati anche in Abruzzo con consensi superiori al 55% dei voti. Conferma il pessimo radicamento in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria dove ottiene risultati intorno al 35% dei voti, sempre con l'eccezione della Provincia di Lucca dove supera il 50% delle preferenze. Risultati in linea con la media nazionale nel Sud Italia e di poco inferiori nel Nord Ovest dove supera la maggioranza assoluta dei voti nelle province di Cuneo e Imperia.
Ottimi risultati per il Fronte Democratico Popolare nelle cosiddette Regioni Rosse (Emilia-Romagna, Toscana e Umbria) con percentuali che sfiorano la maggioranza assoluta dei voti. Buoni risultati anche nel Nord Ovest, dove raggiunge anche il 40% dei voti, con l'eccezione della Provincia di Cuneo dove predomina la DC. Ottiene risultati in linea con la media nazionale o poco inferiori nel Sud Italia, mentre conferma i pessimi risultati di PSIUP e PCI alle elezioni politiche precedenti nel Nord Est, con le solite eccezioni di Rovigo e Venezia, in Campania e in Sardegna.
L'Unità Socialista ottiene buoni risultati nel Nord Italia dove si aggira tra l'8 e il 10%. Nel Centro Italia riscuote consensi in linea con la media nazionale e in qualche caso inferiori, mentre i risultati del Sud Italia sono nettamente inferiori alla media con qualche eccezione, come le province di Catania e Siracusa in cui si aggira intorno all'8%.
Il Blocco Nazionale ottiene risultati superiori al 2% solo in Piemonte e nel Centro-Sud dove raccoglie più del 5% dei voti. Va molto bene specialmente in Campania, Puglia, Sardegna e nella Sicilia Settentrionale, dove riscuote spesso più del 8% dei voti.
Il Partito Nazionale Monarchico raccoglie la maggior parte dei suoi voti nel Sud Italia, mentre nel Nord Italia raggiunge raramente l'1% dei voti. Ottiene ottimi risultati soprattutto in Campania, in cui supera il 10% dei consensi, e in Sicilia con risultati superiori al 6% dei voti.
Il Partito Repubblicano Italiano si conferma forte nel Centro Italia, specialmente nel Lazio, nelle Marche, in Romagna e sulla costa della Toscana con percentuali superiori al 10% dei voti. Risultati in linea con la media nazionale in Calabria e Sicilia, portati soprattutto dalla Provincia di Trapani in cui supera il 15% dei consensi. Nel Resto del Paese stenta molto spesso a superare l'1% dei voti.
Il Movimento Sociale Italiano supera il 2% dei voti solo nel Centro-Sud con risultati superiori al 5% in Calabria e nelle province di Roma e Napoli.
Fonte: Ministero dell'Interno
[modifica] Galleria
[modifica] Note
- ^ E. Novelli, Le elezioni del Quarantotto. Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana, Donzelli, Roma 2008.
- ^ candidature presentate in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Liguria
- ^ Eletti due senatori SVP e uno DC.
- ^ candidature presentate in Puglia con il contrassegno Orologio "Il Tempo"
- ^ candidature presentate in Campania con il contrassegno Cavallo
- ^ candidature presentate in Campania con il contrassegno Orologio, stella e spiga
- ^ candidature presentate in Campania con il contrassegno Scudo e corona
- ^ candidature presentate in Piemonte con il contrassegno Due edelweiss
- ^ Ai senatori elettivi vanno aggiunti quelli di diritto previsti dalla III disposizione transitoria della Costituzione, che prevede la nomina, per la sola prima Legislatura, per i perseguitati dal Fascismo, per coloro che sono stati destituiti dalla seduta della Camera del 9 novembre 1926, per chi ha fatto parte del disciolto Senato del Regno d'Italia e altre caratteristiche descritte nell'articolo. I senatori non elettivi furono 106 (vedi), che hanno quindi portato il totale a 343, rendendo così il Senato della I Legislatura il più numeroso di sempre nella Repubblica italiana. Inoltre, sempre durante la prima Legislatura, furono nominati otto senatori a vita più Enrico De Nicola, senatore a vita di diritto in quanto ex-Presidente della Repubblica.
[modifica] Bibliografia
- E. Novelli, Le elezioni del Quarantotto. Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana, Roma, Donzelli, 2008.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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