Elezioni parlamentari della Germania Est del 1990

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Elezioni parlamentari del 1990
Stato Germania Est Germania Est
Data 18 marzo 1990
Lothar de Maizière 2011.jpg Bundesarchiv Bild 183-1990-0222-016, Leipzig, SPD-Parteitag, Ibrahim Böhme.jpg Modrow.jpg
Leader Lothar de Maizière Ibrahim Böhme Hans Modrow
Partito Unione Cristiano Democratica Partito Socialdemocratico Partito del Socialismo Democratico
Voti 4.710.552
40,8 %
2.525.473
21,9 %
1.892.329
16,4 %
Seggi 163 88 66
Primo ministro
Lothar de Maizière
Left arrow.svg 1986

Le Elezioni parlamentari del 1990 si tennero nella Repubblica Democratica Tedesca il 18 marzo 1990 per il rinnovo totale della Volkskammer, ossia il parlamento monocamerale della Repubblica.

Esse furono le prime ed uniche libere elezioni parlamentari nella Germania Est, essendo state quelle precedenti caratterizzate dal sistema di voto monopolizzato dal Fronte nazionale guidato dalla SED. In quell'area della Germania, sono state, dopo le elezioni federali del 1933, le uniche elezioni libere insieme a quelle per i parlamenti dei Länder svoltesi nel 1946.

Furono eletti un totale di 400 deputati alla Volkskammer, e la maggioranza relativa andò alla coalizione dei partiti di centro-destra favorevoli all'unificazione, l'Alleanza per la Germania.

Legge elettorale[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni rinnovarono tutti i 400 deputati della Camera con un sistema proporzionale puro, senza nessuno sbarramento e con l'intero territorio della Repubblica come collegio elettorale. La ripartizione dei seggi fu effettuata con il metodo Hare-Niemeyer, che consentito un'ampia pluralità della rappresentanza.

Non erano permessi apparentamenti fra le liste. Tuttavia, numerose liste si presentarono come uniche fra più movimenti: l'Alleanza 90, i Verdi, l'Alleanza dei Liberi Democratici, l'Associazione delle Donne Libere, ed altre.

La partecipazione degli elettori al voto fu del 93% circa.

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Dalle elezioni uscì vincitrice la coalizione elettorale Alleanza per la Germania, formata dalla Unione Cristiano Democratica (Christlich-Demokratische Union Deutschlands, CDU, partito precedentemente parte del Blocco nazionale) con il leader Lothar de Maizière e dalle nuove formazioni Unione Sociale Tedesca (Deutsche Soziale Union DSU, legata alla CSU bavarese) e Risveglio Democratico (Demokratischer Aufbruch, DA). Dei leader della DSU, Hans-Wilhelm Ebeling, e del DA, Wolfgang Schnur, fu rilevata la collaborazione informale con la Stasi a tre giorni dalle elezioni.

Si fermò invece al 22% dei voti il Partito Socialdemocratico (Sozialdemokratische Partei in der DDR, SPD), rifondato pochi mesi prima delle elezioni e dato per favorito alle stesse. Anche del leader dell'SPD orientale, Ibrahim Böhme, si scoprì successivamente il passato da collaboratore della Stasi.

L'ex Partito Socialista Unificato di Germania partecipò con il nuovo nome, Partito del Socialismo Democratico e ottenne 66 seggi.

Partiti e coalizioni % Seggi
Unione Cristiano Democratica 40,8% 163
Unione Sociale Tedesca 6,3% 25
Risveglio Democratico 0,9% 4
Totale Alleanza per la Germania 48% 192
Partito Socialdemocratico 21,9% 88
Partito del Socialismo Democratico 16,4% 66
Associazione dei Liberi Democratici 5,3% 21
Alleanza 90 2.9% 12
Partito Democratico Agrario della Germania 2,2% 9
Partito dei Verdi della Germania Est e Associazione Femminista Indipendente 2% 8
Partito Nazionalista Democratico della Germania Est 0,4% 2
Lega Democratica Femminile di Germania 0,3% 1
Sinistra Unita 0,3% 1
Altri 0,5% 0
Affluenza: 93,4%[1] 100% 400

Dopo il voto[modifica | modifica sorgente]

Il 5 aprile 1990, la nuova Volkskammer elesse il membro della CDU Sabine Bergmann-Pohl come presidente; dato che il Consiglio di Stato era stato sciolto, la Bergmann-Pohl divenne anche Capo di Stato della Germania Est. Il 12 aprile Lothar de Maizière (CDU) divenne Primo Ministro, capo di una grande coalizione composta da: CDU, SDP, FDP, Unione Sociale Tedesca (DSU) e da membri non iscritti.[2]

Il 3 ottobre dello stesso anno il parlamento votò per l'annessione della Germania Est alla Repubblica Federale Tedesca, mettendo così fine a 40 anni di esistenza dello Stato. Il trattato fu così approvato con 442 sì e 47 no dal Bundestag, e con un margine di 299 sì e 80 no alla Volkskammer.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Geoffrey Pridham, Tatu Vanhanen. Democratization in Eastern Europe Routledge, 1994. ISBN 0-415-11063-7 pp. 135
  2. ^ History of German parliamentarianism: 1949-89: Volkskammer of the GDR (East-Germany) in German Bundestag, 19 novembre 2008.
  3. ^ Politics in Germany: The Online Edition in University of California, Irvine, 19 novembre 2008.