Elena Karađorđević
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Elena Karađorđević Јелена Карађорђевић (Cettigne, 4 novembre 1889 – Nizza, 16 ottobre 1960) fu una principessa serba, divenuta granduchessa russa dopo le nozze. Figlia di Pietro I di Serbia e della Principessa Zorka del Montenegro, era quindi sorella del principe Giorgio Karađorđević e di Alessandro I di Iugoslavia e nipote delle granduchesse Stana e Milica e della regina d'Italia Elena.
Elena, ragazza intelligente e disponibile, orfana di madre già in tenera età, fu educata dalle zie Stana e Milica ed istruita in Russia all'Istituto Smol’nyj, una scuola di San Pietroburgo per le giovani nobili. "Aveva un viso molto dolce, con bei occhi scuri, era molto tranquilla e di maniere aggraziate" scrisse Margaretta Anna Eagar, governante delle figlie di Nicola II, aggiungendo che Elena, ospite spesso all'ora del the con un'altra sua zia, la principessa Vera di Montenegro, ed altri cugini, era molto affezionata alla granduchessa Olga [1]
[modifica] Fidanzamento e matrimonio
Una quarta zia, Elena di Montenegro, regina dell'Italia, la invitò per una visita presso la sua corte e le fece conoscere il principe Ivan Konstantinovič Romanov, che le propose di sposarlo, suscitando grande sorpresa in famiglia: il delicato, introverso, Ivan aveva pensato di diventare un monaco [2]. "Forse sai che Ioanchik è fidanzato ad Elena di Serbia, è così toccante" scrisse la sua lontana cugina, la quindicenne granduchessa Tatiana a sua zia la granduchessa Olga, il 14 luglio 1911 [3]. La coppia si sposò il 21 agosto 1912, a San Pietroburgo.
Elena studiò medicina all'università di San Pietroburgo dopo il matrimonio.
[modifica] Rivoluzione
Elena seguì volontariamente il marito quando questi fu arrestato durante la Rivoluzione Russa e tentò di ottenere suo rilascio. Ioann fu incarcerato in un primo momento a Ekaterinburg e poi trasportato ad Alapaevsk, una città nell'Oblast' di Sverdlovsk dai bolscevichi: lì fu assassinato il 18 luglio 1918 con la granduchessa Elizaveta Fëdorovna, il granduca Sergej Michailovič Romanov; i suoi fratelli Konstantin Konstantinovič ed Igor Konstantinovič, il suo lontano cugino il principe Vladimir Pavlovič Palej, il segretario del granduca Sergej, Fëdor Remez, e Varvara Jakovleva, una monaca del convento della granduchessa Elisabetta. Furono trasportati nella foresta dai bolscevichi locali e gettati in una miniera abbandonata, fatta poi crollare tramite granate.
[modifica] Prigionia
Ioann aveva persuaso Elena a lasciare Alapaevsk per tornare dai loro due bambini, lasciati in custodia alla madre di Ioann, la granduchessa Elizaveta Mavrikievna di Russia: Elena invece fu arrestato a Ekaterinburg e incarcerata a Perm nel 1918. Durante il suo imprigionamento, i bolscevichi le portarono una ragazza che diceva di essere al figlia dello zar Anastasia perché la riconoscesse, ma la granduchessa Elena ritenne non fosse chi diceva di essere [4].
[modifica] Esilio
I diplomatici svedesi ottennero il permesso per la suocera di Elena, la granduchessa Elizaveta Mavrikievna di lasciare la Russia con i nipotini e i due figli minori, il principe George Konstantinovič e la principesse Vera Konstantinovna, nel mese di ottobre del 1918 a bordo della nave svedese Angermanland. Elena rimase incarcerata a Perm fino a quando i diplomatici norvegesi non la ritrovarono non riuscirono a farla trasferire nel palazzo del Cremlino, dove rimase prigioniera fino a quando non le fu permesso di andare dai suoi figli in Svezia [5].
Elena infine si trasferì a Nizza dove visse, senza più sposarsi, il resto della vita.
[modifica] Discendenza
Dal matrimonio con Ioann nacquero due figli:
- Vsevelod Ivanovič (20 gennaio 1914 - 18 giugno 1973);
- Caterina Ivanovna (12 luglio 1915 - 14 luglio 2007).
In seguito agli eccidi della rivoluzione russa, i tre figli ed i sette nipoti della principessa Caterina, sposata e poi separata dal Marchese Farace di Villaforesta, sono gli unici discendenti del granduca Konstantin Konstantinovich di Russia e di sua moglie la granduchessa Elizaveta Mavrikievna.
[modifica] Note
- ^ "Six Years at the Russian Court". URL consultato il 03-01-2007.
- ^ Charlotte Shannon, la macchina fotografica ed il Tsars: Un album della famiglia di Romanov, 2004, p. 56.
- ^ Alexander Bokhanov, Dr. Manfred Knodul, Vladimir Oustimenko Slabnen, Zinaida Peregudova Jacubz, and Lyubov Tyutyunnik Applickd, translator Lyudmila Xenofontova Wastlier, The Romanovs: Love, Power and Tragedy, 1993, p. 127.
- ^ Peter Kurth, Anastasia: The Riddle of Anna Anderson, 1983, p. 43.
- ^ Charlotte Zeepvat, The Camera and the Tsars: A Romanov Family Album, 2004, p. 213.
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