Elena Ceaușescu

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Elena Ceaușescu
Elena Ceausescu portrait.jpg

Vice-Primo Ministro della Repubblica Socialista di Romania
Durata mandato 30 marzo 1980 –
22 dicembre 1989
Presidente Nicolae Ceaușescu
Primo ministro Ilie Verdeț
Constantin Dăscălescu
Predecessore titolo creato
Successore nessuno

First lady della Romania
Durata mandato 4 giugno 1946 –
26 luglio 1952
Presidente Nicolae Ceaușescu
Predecessore Maria Alexe
Successore Nina Iliescu

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Rumeno
Titolo di studio Laurea in Ingegneria Chimica
Alma mater Università di Bucarest
Professione Politica, ricercatrice chimica

Elena Ceauşescu (Petrești, 7 gennaio 1916Târgoviște, 25 dicembre 1989) è stata una politica rumena. Fu vice Primo ministro della Romania e moglie del dittatore comunista Nicolae Ceauşescu. Vera eminenza grigia del regime, Elena Ceauşescu arrivò a simulare scoperte scientifiche per autocelebrarsi. Morì fucilata insieme al marito durante la rivoluzione rumena del 1989.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Elena Petrescu, il suo nome da nubile, nacque da una misera famiglia di contadini a Petreşti, nella regione rumena della Valacchia. Il padre manteneva la famiglia coltivando un piccolo appezzamento di terreno in affitto e gestendo nel contempo un piccolo negozio di generi assortiti dove vendeva pane, candele e farina. Elena lasciò la scuola in quarta elementare e si trasferì a Bucarest, dove trovò lavori generici prima come assistente di laboratorio, poi come cucitrice in una fabbrica di tessuti. Cominciò a interessarsi di politica poco più che adolescente, partecipando alle riunioni della Lega dei giovani comunisti.[1] Nel 1939 conobbe Nicolae Ceauşescu, allora capo dell'Unione della gioventù comunista, che sposò nel 1946. A metà degli anni quaranta si iscrisse al partito comunista rumeno. Dopo la presa del potere da parte dei comunisti lavorò come segretaria presso il Ministero degli Esteri e rimase una figura anonima fino alla nomina del marito a segretario generale del partito nel 1965.

Gli anni del Regime[modifica | modifica sorgente]

Elena Ceaușescu riceve una laurea honoris causa a Manila

Durante il regime del marito, Elena Ceauşescu divenne una delle principali figure politiche rumene. Disse pubblicamente che era un onore essere chiamata «compagno»; i rumeni espatriati negli Stati Uniti si riferivano invece a lei come «Madame Ceauşescu», con grande disprezzo, essendo forse una delle persone più odiate in Romania durante la presidenza del marito.

La mancanza di istruzione fu all'origine di uno dei comportamenti più singolari da lei tenuti nel corso di tutta la sua vita pubblica: la continua bramosia di riconoscimenti accademici. Benché priva anche della licenza elementare, e a malapena alfabeta, Elena si fece dare una laurea in chimica ed eleggere presidente del più importante istituto di ricerca chimica della Romania.

Pubblicò a suo nome sulle riviste specializzate i risultati delle ricerche di alcuni famosi scienziati romeni, da lei costretti a cedergliele. Si adoperò per ottenere riconoscimenti accademici anche all'estero: durante il periodo in cui il marito fu a capo della Romania ricevette lauree honoris causa da quasi tutti i Paesi in cui andò in visita.[2] In particolare ottenne molti riconoscimenti scientifici internazionali nel campo della chimica dei polimeri.

Un altro importante aspetto del carattere di Elena Ceauşescu fu la sua grande ambizione di potere.

Approfittò dell'elezione, avvenuta nel dicembre 1967, di suo marito a presidente del Consiglio di Stato - carica che lo rendeva di fatto capo dello Stato –, per farsi strada tra i ranghi del Partito comunista. Sorprendentemente veloce la sua carriera: nel 1968 membro del Comitato municipale di Bucarest del PCR, nel 1972 membro del Comitato centrale, nel 1973 membro del Comitato esecutivo.[3]

Sotto la sua influenza nel 1966 Nicolae Ceauşescu emanò una serie di leggi contro divorzio e aborto. I risultati di tali leggi - che proibivano tra l'altro l'uso di contraccettivi, obbligavano ogni donna sposata sotto i quarant'anni ad avere un minimo di quattro figli e aumentavano le tasse a carico delle coppie senza prole e di quelle che avevano meno di quattro figli – si rivelarono disastrosi: molte famiglie non potevano permettersi di mantenere un numero così elevato di figli che perciò affidavano a orfanotrofi gestiti dallo Stato, mentre le donne erano trasformate di fatto in macchine per fare figli.[4]

Una donna influente[modifica | modifica sorgente]

Elena e Nicolae Ceauşescu con Hirohito durante una visita a Tokyo nel 1975

L'influenza di Elena pesò anche sulla decisione di Nicolae degli ultimi anni ottanta di esportare enormi quantitativi di prodotti agricoli, industriali e risorse naturali del Paese per pagare gli enormi debiti (circa dieci miliardi dollari) con gli istituti di credito occidentali che gli avevano concesso negli anni precedenti grandi finanziamenti per la realizzazione del suo piano di trasformazione della società da agraria a urbana e dell'economia del Paese da agricola a industriale. Questa politica di pesanti esportazioni gettò la Romania in una cronica mancanza di cibo, medicinali, energia e generi di prima necessità.[5]

Elena Ceauşescu in una foto del 1978

Quando tra il 1987 e 1988 scoppiò il caso delle migliaia di bambini degli orfanotrofi di Stato infettati dal virus dell'AIDS, Elena, a capo della commissione statale per la salute, proibì gli esami del sangue sostenendo che l'AIDS non esisteva in Romania trattandosi di una malattia propria dei «decadenti occidentali».[6]

In tal modo, causò una delle più gravi epidemie dell'occidente. Tra l'altro questi orfanotrofi erano istituti inadeguati e privi anche dell'essenziale. Ai bambini veniva dato poco cibo e nessuna istruzione o assistenza medica. Molti di essi morivano mentre coloro che sopravvivevano crescevano gravemente menomati nel fisico e nella mente.[6]

Nominato presidente della Repubblica a vita il 28 marzo 1974, Ceaușescu cominciò ad assegnare gli incarichi chiave nel governo e nell'esercito ai membri della sua famiglia. Il culmine di questa politica nepotistica nel 1980 quando Elena si fece nominare vice primo ministro, diventando così la persona più importante della Romania dopo il marito.[7]

A questo punto Elena avviò una campagna promozionale della sua immagine di first lady. Il suo nome doveva essere scritto sempre sulla stessa linea di Nicolae affinché spiccasse quanto quello del marito. Nessuna foto di Ceaușescu doveva essere pubblicata se al suo fianco non compariva anche lei. Nella promozione della loro immagine i due dittatori curarono con la massima attenzione anche i dettagli più insignificanti. Fu stabilito che negli articoli di giornale su di loro, non dovessero essere menzionate altre persone affinché i due avessero il massimo rilievo. Lo sfondo di tutte le fotografie che li ritraevano doveva essere rosso, il colore ufficiale del Partito Comunista. Al ritorno delle loro visite di stato all'estero, venivano prelevati dalle città, dai villaggi, dalle scuole cittadini e studenti in gran numero e portati all'aeroporto per agitare bandiere e cantare le lodi dei due leader.[8]

Approfittando del potere del marito, Elena si fece conferire nel corso degli anni titoli altisonanti in quantità. Nel 1979 in occasione del suo sessantatreesimo compleanno il quotidiano Scinteia le dedicò così tanti elogi che ci vollero due numeri consecutivi per contenerli tutti: «Eroica combattente del Partito per il glorioso destino della Romania», «Madre della Patria», «Fiaccola del Partito», «Grande esempio di devozione e passione rivoluzionaria»...

Ma a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, Elena e il marito non erano amati. Il fallimento della loro politica economica, di cui la reintroduzione del razionamento del pane nel 1980 era la prova più evidente, aveva messo il Paese alla fame, mentre essi vivevano nel lusso più sfrenato. Possedevano più di quaranta palazzi, organizzavano banchetti dove si dice che Elena mangiasse per due, senza badare a spese nell'acquisto dei cibi e delle bevande più raffinate importate direttamente dall'estero. Elena aveva una collezione di vestiti così vasta da essere costretta a riservargli un'intera sala del palazzo nel Primaverii Boulevard di Bucarest, oltre che gioielli e un numero spropositato di pellicce.[9]

La fine[modifica | modifica sorgente]

Il 16 dicembre 1989 a Timișoara un piccolo raduno a sostegno del sacerdote ungherese Laszlo Tokes, incarcerato per aver attaccato il regime dei Ceaușescu, si trasformò in una grande manifestazione contro il governo. L'esercito sparò sulla folla, provocando centinaia di vittime. Ma il 20 dicembre si svolse una seconda manifestazione, cui parteciparono 50.000 persone, indetta appositamente per protestare contro il governo e Nicolae Ceaușescu. Nicolae Ceaușescu, su consiglio di Elena, ordinò per il giorno seguente un raduno di massa nella piazza centrale di Bucarest, dove sorgeva il palazzo del Comitato centrale. Si presentarono 80.000 persone le quali, appena Nicolae si affacciò dal balcone con accanto la moglie e vari funzionari e iniziò a elogiare il "socialismo scientifico", presero a gridare pesanti slogan contro i due dittatori.[10]

Attraverso la trasmissione televisiva che riprendeva in diretta l'evento migliaia di persone assistettero all'umiliazione del dittatore e scesero per le strade chiedendo la destituzione di Ceaușescu. L'esercito si unì ai manifestanti, che il giorno seguente irruppero nell'edificio del Comitato centrale dove si trovavano i due dittatori. Dopo una breve fuga in elicottero, essi furono arrestati e trasferiti in una base militare a Târgovişte, cinquanta chilometri a nord di Bucarest dove furono processati da un tribunale militare. Accusati di crimini contro il popolo, genocidio, attacco armato contro la popolazione e il potere dello Stato, distruzione di edifici e istituti statali, con la conseguente compromissione dell'economia nazionale, il pubblico ministero chiese per i due la pena capitale. Lo stesso avvocato difensore si espresse a sfavore degli imputati.[11]

Elena rifiutò di rispondere alle domande e contestò la legittimità dell'interrogatorio, interrompendo più volte il processo con commenti sarcastici.[12]

Condannati a morte, Elena e il marito vennero immediatamente fucilati nel cortile della caserma ove si era svolto il processo. Era il giorno di Natale del 1989.[13]

Le loro salme vennero sepolte nel cimitero di Ghencea, nella zona sud-occidentale di Bucarest.[13]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia commemorativa per il 2500° anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 2500° anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[14]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana (Italia)
— 21 maggio 1973[15]
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 12 giugno 1975[16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 417
  2. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 418
  3. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 419
  4. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 420-421
  5. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 421-422
  6. ^ a b Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p.423
  7. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 424
  8. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 424
  9. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 425
  10. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 425-427
  11. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Ariccia (Roma), Newton & Compton Editori, 2005, p. 427-428
  12. ^ Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, Newton & Compton, Ariccia, 2005, p.429
  13. ^ a b Shelley Klein - Miranda Twiss, I personaggi più malvagi della storia, cit., p. 430
  14. ^ Badraie
  15. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  16. ^ Portogallo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John Sweeney, The Life and Evil Times of Nicolae Ceaușescu, 1991

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 91290409 LCCN: n82044545