Electric Mud

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Electric Mud
Artista Muddy Waters
Tipo album Studio
Pubblicazione 5 ottobre 1968
Durata 36 min : 54 sec
Tracce 8
Genere Blues rock
Etichetta Cadet Records
Produttore Marshall Chess
Charles Stepney
Registrazione maggio 1968
Muddy Waters - cronologia
Album precedente
(1967)
Album successivo
(1969)

Electric Mud è un album del 1968 di Muddy Waters nel quale si tenta una fusione tra blues e rock psichedelico in alcuni dei brani classici di Waters. L'album raggiunse nello stesso anno la posizione 127 sulla classifica Billboard degli album Pop.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968, la Chess Records provò a modernizzare il suono dei suoi bluesman di spicco, Howlin' Wolf e Muddy Waters, convincendoli a registrare alcuni brani con arrangiamenti psichedelici fortemente ispirati alla musica di Jimi Hendrix, culminati negli album Electric Mud e The Howlin' Wolf Album.[1][2]

Marshall Chess assemblò quelli che lui stesso definì come i più bravi e talentuosi interpreti di avant-garde rock disponibili a Chicago per le sessioni di registrazione dell'album.[2] Al posto dei soliti musicisti di Muddy Waters furono infatti chiamati Gene Barge, Pete Cosey, Roland Faulkner, Morris Jennings, Louis Satterfield, Charles Stepney e Phil Upchurch.[3] Cosey, Upchurch e Jennings proposero ironicamente di chiamare il gruppo "The Electric Niggers".[3] A Marshall Chess piacque il loro suggerimento, ma Leonard Chess si rifiutò di adottare quel nome.[3]

Nell'album si fa largo utilizzo del pedale wah-wah e del fuzzbox.[4] Marshall Chess aumentò la sezione ritmica della Muddy Waters live band con l'impiego dell'organo elettrico e del sassofono.[4]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Electric Mud vendette 150.000 copie nelle prime sei settimane dalla data di pubblicazione.[2] Raggiungendo la posizione numero 127 nella classifica Billboard degli album Pop,[5] divenne il primo album di Muddy Waters ad entrare nelle classifiche Billboard e Cash Box.[6] Secondo quanto affermato da Robert Gordon in "Can't Be Satisfied: La vita e la musica di Muddy Waters", il cameriere personale di Jimi Hendrix rivelò a Pete Cosey che Hendrix era solito ascoltare "Herbert Harper's Free Press News" come ispirazione prima di esibirsi.[6] Il bassista dei Led Zeppelin John Paul Jones citò Electric Mud come ispirazione per il riff della canzone "Black Dog", contenuta nel famoso quarto album della formazione inglese.[2] Nonostante la critica americana stroncò duramente l'album, in Inghilterra Electric Mud fu accolto bene.[6] Al riguardo Marshall Chess affermò che Electric Mud fu il miglior album che Muddy Waters avesse mai registrato per la Chess, e nonostante questo fallì istantaneamente. Sostenne inoltre che in Inghilterra fu accolto diversamente perché gli inglesi erano meno eccentrici degli americani.[6]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Muddy Waters l'anno seguente registrò After the Rain, incorporando elementi del suono di Electric Mud. Secondo quanto affermato da Pete Cosey, non appena entrò nello studio di registrazione, Muddy Waters lo vide e disse: "Hey, how you doing, boy, play some of that stuff you played on that last album."[6] A seguito di una forte stroncatura dell'album da parte della critica musicale, Muddy Waters affermò di non amare né l'album né il nuovo sound, e di non considerare quello di Electric Mud come blues.[4] Muddy Waters affermò inoltre che, ogni volta che registrò per la Chess, cercarono di affiancargli musicisti non blues, snaturando il suo suono, e quindi la sua vera essenza.[6] Nella sua biografia "The Mojo Man", Muddy Waters affermò che l'album Electric Mud era spazzatura e che, nonostante all'inizio vendette moltissimo, presto le copie cominciarono ad essere rimandate indietro a causa di tutti quegli effetti quali wah-wah e fuzztone, affermando che quello non potesse essere Muddy Waters.[7]

In "Lost in the Grooves: Scram's Capricious Guide to the Music You Missed", Gene Sculatti scrisse che la sezione ritmica sembra anticipare la musica hip-hop di quasi tre decadi.[8] Chuck D affermò di aver ascoltato Electric Mud su suggerimento di un membro dei Public Enemy, che gli trasmise il suo interesse nei primi lavori di Muddy Waters, e in generale nel blues delle origini.[9][10] La serie-documentario Dal Mali al Mississippi (The Blues - Feel Like Going Home), prodotta da Martin Scorsese, ritrae il gruppo che registrò Electric Mud esibirsi con Chuck D e alcuni membri dei The Roots.[11]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. I Just Want To Make Love To You - 4:19 - (Willie Dixon)
  2. I'm Your Hoochie Coochie Man - 4:53 - (Willie Dixon)
  3. Let's Spend The Night Together - 3:12 - (Mick Jagger, Keith Richards)
  4. She's Alright - 6:36 - (Muddy Waters)
  5. Mannish Boy - 3:50 - (Muddy Waters)
  6. Herbert Harper's Free Press News - 4:40 - (Barnes, Thurston)
  7. Tom Cat - 3:42 - (Williams)
  8. The Same Thing - 5:42 - (Willie Dixon)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Personale aggiuntivo[modifica | modifica wikitesto]

Classifica[modifica | modifica wikitesto]

Anno Classifica Posizione
1968 Billboard Pop albums (Billboard 200) 127

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Charles Shaar Murray, Blue are the Life-giving Waters in Crosstown traffic: Jimi Hendrix and the post-war rock'n'roll revolution, Macmillan, 1991, p. 134, ISBN 0-312-06324-5.
  2. ^ a b c d Tim Shannon, Muddy Waters: His most hated, misunderstood album, Perfect Sound Forever, dicembre 2006. URL consultato il 18 marzo 2009.
  3. ^ a b c Nadine Cohodas, Final Tracks in Spinning Blues Into Gold: The Chess Brothers and the Legendary Chess Records, 2001, p. 289.
  4. ^ a b c Tom Moon, A Blues Icon Who Rocks Unwillingly, NPR, 20 settembre 2006. URL consultato il 16 marzo 2009.
  5. ^ Charts and awards for Electric Mud, Billboard. URL consultato il 16 marzo 2009.
  6. ^ a b c d e f Robert Gordon, Rollin' Stone in Can't Be Satisfied: The Life and Times of Muddy Waters, Back Bay, 2003, pp. 206-207, ISBN 0-316-16494-1.
  7. ^ Rich Cohen, Machers and Rockers: Chess Records and the Business of Rock & Roll, W. W. Norton & Company, 2004, p. 176, ISBN 0-393-05280-X.
  8. ^ Gene Sculatti, Muddy Waters in Kim Cooper e David Smay (a cura di), Lost in the Grooves: Scram's Capricious Guide to the Music You Missed, Routledge, 2005, p. 244, ISBN 0-415-96998-0.
  9. ^ Peter Guralnick e Robert George-Warren (a cura di), Godfathers and Sons in Martin Scorsese Presents The Blues: A Musical Journey, HarperCollins, 2003, p. 186, ISBN 0-06-052544-4.
  10. ^ Weissman Dick, The New Generation of Blues Artists in Blues: The Basics, Routledge, 2005, p. 151, ISBN 0-415-97068-7.
  11. ^ Paul A. Woods (a cura di), Scorsese: A Journey Through the American Psyche, Plexus, 2005, p. 272, ISBN 0-85965-355-2.