Elam

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Storia della Persia
Civiltà e dinastie persiane
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L'area dell'impero elamita (in rosso) e le aree confinanti

         

Statuetta di offerente barbato, dall'acropoli di Susa, XII secolo a.C. (Parigi, Louvre)

Elam è il nome convenzionale con cui si fa riferimento ad una civiltà sviluppatasi dal III al I millennio a.C. nell'area corrispondente all'attuale Iran sud-occidentale, nelle regioni del Khuzistan e del Fars. I due centri di riferimento furono Susa, nell'estensione sud-orientale del bassopiano mesopotamico, e Anshan, identificato con il sito di Tall-e Malyan nella piana di Marv Dasht (a nord di Shiraz), la stessa in cui più tardi fu costruita Persepoli.

Indice

[modifica] Etimologia

Il nome, correntemente usato negli studi sul Vicino Oriente antico, deriva dalla tradizione biblica, secondo la quale deriverebbe a sua volta da Elam (עֵילָם in ebraico), figlio maggiore di Sem e nipote di Noè, come attesterebbe Genesi, 10,22[1]. Il dettato biblico dà dunque a intendere che Elam avrebbe generato la sua discendenza in queste terre. Presumibilmente, però, l'origine della popolazione elamita non era semitica[2]. Gli Elamiti chiamavano la propria terra Haltamti[3], che corrispondeva a ELAM in lingua sumera, mentre in lingua accadica il nome era Elamû ("abitante di Susa"; al femminile Elamītu)[4]. I geografi greci la conoscevano con il nome di Susiana, dal nome del grande centro elamita e poi achemenide, Susa.

[modifica] Storia

La ricostruzione della storia dell'Elam rimane piuttosto frammentaria, anche perché si basa principalmente su fonti esterne mesopotamiche. Questa regione fu la sede di una delle più antiche civiltà urbane a noi note e i cui inizi sono documenti archeologicamente almeno dalla fine del IV millennio a.C. La storia dell'Elam fu condizionata dalla vicinanza con le civiltà mesopotamiche, da cui avrebbe ereditato molta della propria pratica cultuale[2]. Convenzionalmente la cronologia della civiltà elamita si divide in quattro periodi: - periodo proto-elamita (3200-2700 a.C. circa), corrisponde al Calcolitico Tardo-Bronzo Antico. - periodo antico elamita (2700-1600 a.C. circa), anche detto periodo della dinastia dei sukkalmah, dal nome del "grande visir". Corrisponde al Bronzo Medio. - periodo medioelamita (1500-1100 a.C., anche detto dei "re di Susa e Anshan", che corrisponde al Bronzo Tardo - periodo neoelamita (1100-539 a.C., quest'ultimo è l'anno dell'ingresso in Babilonia di Ciro il Grande). Alla prima metà del III millennio a.C. risalgono scontri documentati tra i principi elamiti di Awan e i sovrani sumerici[2]. Il regno elamita, infatti, fu conquistato una prima volta nel XXI secolo a.C. dai Babilonesi, sebbene sia subito ritornato indipendente e anzi abbia poco tempo dopo conquistato anche la città di Ur, nel 1930 a.C. circa.[senza fonte]

L'apice della civiltà elamita fu raggiunto intorno al XIII secolo a.C., ma in seguito il regno fu conquistato ad opera di Nabucodonosor I, re di Babilonia all'incirca dal 1127 e il 1103 a.C., che sconfisse inaspettatamente Khutelutush-In-Shushinak[2]. Elam piombò a questo punto nell'oblio della storia per più di tre secoli.

Liberatosi dagli Assiri, si ricostituì in regno neoelamita intorno all'VIII secolo a.C., per essere poi conquistato per la terza e ultima volta dall'ultimo re degli Assiri, Assurbanipal, che nel 640 a.C. saccheggiò e incendiò Susa, capitale del regno elamita.

[modifica] Arte

Gli elementi più originali dell'arte elamita sono rintracciabili nella fase protostorica (IV millennio), quando i pittori e gli artigiani locali anticiparono alcuni tratti caratteristici dell'estetica persiana.[5]

Nel III millennio comparvero la lavorazione del bronzo, l'arte funeraria regale, la ceramica policroma e le statuette stilizzate. I sigilli in pietra furono incisi per raffigurare demoni animali ed i rilievi dimostrarono un'influenza sumera.

Nel II millennio l'arte elamita si distinse sia per un gusto geometrizzante, sia per l'uso delle paste di maiolica e del bitume, usato per i vasi e per la malta delle costruzioni. A questo periodo risalgono grandi sculture in terracotta raffiguranti animali e idoli femminili.

L'architettura in cotto si manifestò soprattutto attraverso costruzioni di maestosi palazzi, templi e zigurrat a più piani. La maestria e l'originalità elemita si notò nelle decorazioni e nella lavorazione delle mattonelle smaltate.

Nel I millennio proseguì la produzione di rilievi in cotto e di piastrelle figurate, raffiguranti in massima parte grifoni.

[modifica] Note

  1. ^ Si veda anche Esdra, 4.9.
  2. ^ a b c d Grande Enciclopedia De Agostini, Elam, Novara, 1986.
  3. ^ Roland Kent, Old Persian: Grammar, Texts & Lexicon, American Oriental Society, 1953, 33), pp. 53. ISBN 0-940490-33-1
  4. ^ Jeremy Black, Andrew George & Nicholas Postgate (eds.) (a cura di), A Concise Dictionary of Akkadian, Harrassowitz Verlag, 1999, pp. 68. ISBN 3-447-04225-7
  5. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, vol. IV, pag. 323-324.

[modifica] Bibliografia

  • Paolo Matthiae, Storia dell'arte dell'Oriente Antico vol. 3. I primi imperi e i principati dell'età del Ferro, Electa Mondadori, Milano 1997, ISBN 978-88-435-5349-5
  • Enciclopedia archeologica, vol. Asia, Treccani, Roma 2005.

[modifica] Voci correlate

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