Eduino Francini

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Eduino Francini (memoria.provincia.ar.it, CC-BY 3.0).

Eduino Francini (Massa Carrara, 17 dicembre 1925Villa Santinelli, 27 marzo 1944) è stato un partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Orfano della madre Eduina dalla nascita, dopo la partenza del padre Lino per l'Argentina (1928) visse a Sansepolcro con il fratello Silvio e il nonno materno. Alla morte di quest'ultimo (1933) venne aiutato da un parente, Otello Filiberti.

Ottenuta la licenza media, nell'ottobre 1942 si arruolò in Marina, ma dopo l'8 settembre rientrò a Sansepolcro. Pochi giorni dopo ottenne dal Comitato provinciale di concentrazione antifascista di Arezzo l'incarico di organizzare una formazione di partigiani nell'Alta Valle del Tevere, di cui, nonostante i soli 17 anni di età, fu nominato comandante[1].

L'eccidio di Villa Santinelli[modifica | modifica sorgente]

Compiuta una serie di brillanti operazioni, la formazione (denominata IV Compagnia Valtiberina, facente capo al comando militare della 23ª Brigata Garibaldi "Pio Borri") fu protagonista della cosiddetta insurrezione di Sansepolcro (19 marzo 1944), di cui Francini fu uno dei capi. Subito dopo gli scontri che aprirono la fase che avrebbe portato alla liberazione della cittadina toscana[2], Eduino Francini partì alla testa di un manipolo con l'obiettivo di rafforzare una squadra partigiana operante nello Spoletino[1].

Il gruppo però fu assediato da preponderanti forze nazifasciste[3] a Villa Santinelli, tra Città di Castello e Umbertide. Il casolare divenne teatro di un lungo combattimento, con il gruppo Francini che riuscì a resistere per oltre 18 ore, fino all'esaurimento delle munizioni. Costretti ad arrendersi, Francini ed altri otto partigiani[4] rifiutarono, nonostante le torture, di rivelare informazioni al nemico, e poco dopo furono fucilati a colpi di mitra[5].

I cadaveri, inizialmente gettati in una fossa comune[5], sono stati traslati nel cimitero di Sansepolcro nell'aprile 1945[1].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al valor militare (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (alla memoria)
«Comandante di un reparto seriamente impegnato in duro combattimento contro un nemico superiore in forze, resisteva tenacemente, riscuotendo l'ammirazione dei suoi compagni di lotta. Benché ferito rifiutava ogni soccorso continuando a combattere, finché esaurite le munizioni veniva catturato e sottoposto ad estenuante interrogatorio teneva contegno fiero e spavaldo, finché i suoi aguzzini esasperati lo finivano a colpi di mitra. Bellissima figura di combattente della libertà[6].»
— Villa Santinelli, 27 marzo 1944

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c La vita di Eduino Francini in Provincia di Arezzo - Progetto Memoria. URL consultato il 25-08-2009.
  2. ^ Gli eventi che hanno preceduto la Liberazione di Sansepolcro (3 agosto 1944) e l'autogoverno partigiano fino all'arrivo degli Alleati (3 settembre) sono narrati, tra gli altri resoconti, in Giovanni Ugolini, È passata la rovina a Sansepolcro. Cronaca cittadina dall'8 settembre 1943 al 3 settembre 1944, riproduzione anastatica a cura del Museo e biblioteca della Resistenza di Sansepolcro della edizione del 1945, Sansepolcro, Grafiche Borgo, 2001. Si veda anche l'intervista al partigiano Orlando Pucci e alla moglie Silvana in Luca Madrignani, Insurrezione e lotta armata a Sansepolcro in Patria Indipendente, 21-10-2007, pp. pp. 25-27. URL consultato il 26-08-2009.
  3. ^ Ai Repubblichini che avevano inizialmente circondato il casolare, si unirono su richiesta del Prefetto di Perugia rinforzi tedeschi con sette autoblindo e numerosi soldati della Panzer-Aufklärungs-Abteilung 103 affiancati da reparti di paracadutisti. Cfr. Andrea Bertocci, L'insurrezione popolare di Sansepolcro e la battaglia di Villa Santinelli in Patria Indipendente, n. 6, 24-06-2007, pp. pp. X-XI. URL consultato il 25-08-2009.
  4. ^ Giustino Bianchini, Alvaro Cheli, Giuseppe Magnani, Mario Mordaci, Donato Sbragi, Spartaco Forconi, Corrado Luttini e Giuseppe Gobbi. Lino Mercati (Seme, 1922-1982), catturato, riuscì a sfuggire all'esecuzione nascondendosi in un tino (Cfr. Bertocci, cit.). Tra i caduti in combattimento a Villa Santinelli, Gradassi e Raspanti ricordano Anton Firman, uno degli ex internati balcanici del campo di concentramento fascista di Renicci, annotando che «Misteriosamente, quasi tutte le fonti, escluso A. Curina (...), ignorano la morte di Firman, nonostante che sia fra quelli che stavano a fianco di Eduino Francini in quel tragico scontro» ( Enzo Gradassi, Ezio Raspanti, Prigionieri ad Anghiari, Arezzo, Biblioteca Città di Arezzo, 1998, Pag. 51.).
  5. ^ a b Catia Del Furia, La lapide di Villa Santinelli in L'Altrapagina, marzo 2003.
  6. ^ Eduino Francini - Decorazioni in Provincia di Arezzo - Progetto Memoria. URL consultato il 25-08-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]