Edoardo Agnelli (1954-2000)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Edoardo Agnelli (New York, 9 giugno 1954Fossano, 15 novembre 2000) era uno dei due figli di Gianni Agnelli e di Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto, comproprietario, azionista e dirigente della FIAT. È morto il 15 novembre 2000 a Fossano in circostanze misteriose.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Compie gli studi superiori al Liceo classico Massimo d'Azeglio di Torino, poi frequenta l'Atlantic College nel Regno Unito e l'Università di Princeton negli USA, dove consegue una laurea in lettere moderne. Designato dal padre come eventuale successore al vertice dell'azienda di famiglia, ben presto rivelerà scarso interesse per i beni materiali, dedicando maggior attenzione a temi filosofici e spirituali. A 22 anni polemizza sulla stampa con Margherita Hack, difendendo i valori dell'astrologia. Compie viaggi in India, dove incontra il Maestro Sathya Sai Baba, e successivamente si reca a Teheran, dove rimane colpito dalla figura mistica dell'ayatollah Khomeini e si avvicina all'Islam sciita. In seguito torna molte volte in Iran, così come in Kenya, dove viene arrestato il 20 agosto del 1990, a Malindi, poiché trovato in possesso di eroina[1], venendo successivamente assolto dalle autorità locali.

Agnelli viene inoltre prosciolto nell'autunno dello stesso anno dall'accusa di spaccio di stupefacenti in base alla legge n. 685 del 1975 riguardante la "modica quantità per uso personale".[2] La sua posizione di inquisito era sorta da un'inchiesta su un giro di droga nella "Roma Bene" in seguito al decesso per overdose d'eroina, avvenuto il 6 giugno 1988[2], di Ranieri Ferrara Santamaria, figlio di un noto avvocato capitolino, nonché amico dello stesso Edoardo.[2] In seguito alla testimonianza fornita da questi (che comporta perfino l'ammissione della propria tossicodipendenza)[2] al Giudice istruttore Stefano Meschini e ai riscontri delle intercettazioni telefoniche di alcune conversazioni tra l'imputato e la vittima vengono rinviate a giudizio trenta persone. Tra quest'ultime figurano i nomi di alcuni spacciatori, nonché di diversi appartenenti al mondo dello spettacolo e all'alta società romana.[2]

Nelle rare interviste concesse alla stampa, afferma di voler prendere le distanze dai valori del capitalismo e sostiene di volersi dedicare a studi di teologia. Edoardo Agnelli non nasconde di simpatizzare per il marxismo-leninismo in chiave mistica e verso l'Iran sciita; secondo voci non confermate negli ultimi anni cambia persino nome, assumendo un nome islamico. Compare in pochissime occasioni pubbliche e in qualche manifestazione religiosa o antinuclearista. I tentativi di inserirlo in attività collaterali del grande gruppo aziendale di famiglia, tra cui anche una breve esperienza nel Consiglio d'Amministrazione della Juventus nel 1986, non danno buon esito.

La morte[modifica | modifica sorgente]

La mattina del 15 novembre 2000 il suo corpo senza vita viene trovato da un pastore cuneese, Luigi Asteggiano, presso la base del trentacinquesimo pilone del viadotto autostradale Generale "Franco Romano" della Torino-Savona, nei pressi di Fossano. La sua Croma scura, con il motore ancora acceso e il bagagliaio socchiuso, era parcheggiata a lato della carreggiata del viadotto che sovrasta il fiume Stura di Demonte. La magistratura conclude presto le indagini formulando l'ipotesi del suicidio.

Nel 2009 esce il libro Ottanta metri di mistero - La tragica morte di Edoardo Agnelli di Giuseppe Puppo nel quale viene rilanciata l'idea dell'omicidio di Edoardo Agnelli: nessuno lo ha visto buttarsi da quel viadotto in un tratto di autostrada dove transitavano otto vetture al minuto. Inoltre Edoardo in quel periodo zoppicava e utilizzava il bastone, quindi è probabile che abbia impiegato almeno due minuti per arrampicarsi sul parapetto dell'autostrada per gettarsi di sotto, aumentando quindi le probabilità di essere visto. Altre perplessità vengono sollevate dalle condizioni del corpo, ritrovato con bretelle allacciate e mocassini ai piedi, nonostante il volo di ottanta metri e la mancanza di indicazioni dei suoi ultimi spostamenti da parte della sua scorta. Seguono poi la rapida rimozione e sepoltura del cadavere, senza effettuarne l'autopsia. Puppo afferma infine che da ben tre fonti diverse ha raccolto l'informazione che, poche settimane prima della morte di Edoardo, qualcuno cercò di fargli firmare un documento, in cui gli si chiedeva di rinunciare a tutti i suoi diritti di gestione in Fiat in cambio di un'ingente somma di denaro e immobili. Edoardo, dopo essersi consigliato con alcuni amici, si rifiutò di sottoscrivere.[3] Secondo alcune teorie, Edoardo Agnelli, che si era convertito all'Islam con il nome di Mahdi, sarebbe stato ucciso su commissione da ignoti per paura che l'eredità della famiglia Agnelli potesse passare in mano a un fervente musulmano.[4]

Edoardo è sepolto a Villar Perosa accanto al padre, nella monumentale tomba di famiglia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A Malindi va in scena il pubblico processo a Edoardo Agnelli, repubblica.it, 25 settembre 1990. URL consultato il 20 agosto 2014.
  2. ^ a b c d e I droga-party della Roma bene, processo a 30 vip, Agnelli jr. prosciolto, repubblica.it, 7 ottobre 1990. URL consultato il 20 agosto 2014.
  3. ^ Edoardo Agnelli in realtà è stato ucciso, mettendo in scena il suo suicidio, dagospia.com, 5 febbraio 2009. URL consultato il 20 agosto 2014.
  4. ^ L'ultima verità su Edoardo Agnelli: "ucciso da un complotto", ariannaeditrice.it, 5 marzo 2009. URL consultato il 20 agosto 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 89904170